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maxadamo
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domenica 30 gennaio 2011
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solo cattiveria gratuita contro i partigiani.
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La storia, quella vera, quella ufficiale, dice ben altro. Osvaldo Valenti lascia Roma per recarsi a Venezia, nei territori della Repubblica Sociale. Qui indosserà una divisa della Decima Flottiglia MAS, non perché senza altri vestiti a disposizione, ma perché decide autonomamente e spontaneamente di aderire al corpo militare comandato da Junio Valerio Borghese.
Il regista si diverte invece ad inventare una storia che ha pochi riscontri con la realtà, trasforma Valenti in un eroe, spaccia i partigiani per degli assassini senza scrupoli e rischia che qualcuno tra il pubblico possa aver voglia di passarlo per le armi.
Una stella è sin troppo per un film che dovrebbe essere cancellato, dalla storia e dalla memoria.
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La storia, quella vera, quella ufficiale, dice ben altro. Osvaldo Valenti lascia Roma per recarsi a Venezia, nei territori della Repubblica Sociale. Qui indosserà una divisa della Decima Flottiglia MAS, non perché senza altri vestiti a disposizione, ma perché decide autonomamente e spontaneamente di aderire al corpo militare comandato da Junio Valerio Borghese.
Il regista si diverte invece ad inventare una storia che ha pochi riscontri con la realtà, trasforma Valenti in un eroe, spaccia i partigiani per degli assassini senza scrupoli e rischia che qualcuno tra il pubblico possa aver voglia di passarlo per le armi.
Una stella è sin troppo per un film che dovrebbe essere cancellato, dalla storia e dalla memoria.
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arvin
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venerdì 20 giugno 2008
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quando il cinema racconta la storia
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Attraverso la storia di Valenti e della Ferida, che sicuramente molti ignoravano prima dell'uscita del film, Giordana ci fa vivere e rapprsenta molto bene il quadro storico dell'Italia della Guerra Civile. Un affresco che rispecchia perfettamente lo spaccato dell'epoca. La storia che giordana ci racconta non è solo una storia d'amore tormentato e maledetto tra due personaggi altrettanto tormentati e vittime del loro stesso narcismo, ma è la storia di un paese vista attraverso i loro occhi. Una storia tragica con un tragico epilogo, ma senza strumentalizzazioni di nessun tipo, solo la voglia di raccontare una storia senza filtri e senza censure. Giordana osa nella scelta del Cast e ci azzecca.
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Attraverso la storia di Valenti e della Ferida, che sicuramente molti ignoravano prima dell'uscita del film, Giordana ci fa vivere e rapprsenta molto bene il quadro storico dell'Italia della Guerra Civile. Un affresco che rispecchia perfettamente lo spaccato dell'epoca. La storia che giordana ci racconta non è solo una storia d'amore tormentato e maledetto tra due personaggi altrettanto tormentati e vittime del loro stesso narcismo, ma è la storia di un paese vista attraverso i loro occhi. Una storia tragica con un tragico epilogo, ma senza strumentalizzazioni di nessun tipo, solo la voglia di raccontare una storia senza filtri e senza censure. Giordana osa nella scelta del Cast e ci azzecca. La Bellucci è quanto mai perfetta nel ruolo della Ferida, e che se ne dica, Monica sarebbe stata l'unica in grado trasmettere la passionalità e di esprimere i tormenti di una donna vittima del proprio amore per un uomo "maledetto" come valenti. Zingaretti perfetto nei panni del maledetto vittima del proprio ego e dei propri vizi. Fanno da sfondo tante piccole storie, tanti piccoli drammi umani, che concorrono a rendere ancora più realistico e coinvolgente questo splendido film corale. Ingiustamente presentato fuori concorso a Cannes, ma ben accolto dalla critica, credo che sangue pazzo avrà comunque qualche riconoscimento a livello nazionale, anche se forse come botteghino incasserà poco. Comunque da vedere !!
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[+] d'accordo, un'altra prova notevole di giordana.
(di valvestino)
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(di valvestino)
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mirco (reggio e.)
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sabato 31 maggio 2008
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ah no?
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"[...] può far davvero scattare la molla del giudizio "erano tutti uguali". Non è vero e non è sicuramente quello che Giordana vuole."
Ah... non erano tutti uguali? Persone che hanno lottato per i propri ideali, chi da una parte, chi dall'altra, hanno fatto scelte assai difficili che noi non potremo mai capire. Ma come si fa a pensare che da una parte erano 'tutti cattivi' e/o dall'altra 'tutti buoni'? Ognuno ha le proprie responsabilità, qualsiasi sia il suo credo politico, ma evidentemente Voi andate solo verso una direzione, che non è detto sia quella giusta, così per voi come per gli altri...
Compagni, Camerati... erano persone e quando di mezzo c'è la guerra, la morte tutti sono uguali, specie davanti a Dio.
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"[...] può far davvero scattare la molla del giudizio "erano tutti uguali". Non è vero e non è sicuramente quello che Giordana vuole."
Ah... non erano tutti uguali? Persone che hanno lottato per i propri ideali, chi da una parte, chi dall'altra, hanno fatto scelte assai difficili che noi non potremo mai capire. Ma come si fa a pensare che da una parte erano 'tutti cattivi' e/o dall'altra 'tutti buoni'? Ognuno ha le proprie responsabilità, qualsiasi sia il suo credo politico, ma evidentemente Voi andate solo verso una direzione, che non è detto sia quella giusta, così per voi come per gli altri...
Compagni, Camerati... erano persone e quando di mezzo c'è la guerra, la morte tutti sono uguali, specie davanti a Dio.
Saluti
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ciccio capozzi
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sabato 31 maggio 2008
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un film intenso anche se imperfetto
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Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, sono attori famosi durante il ventennio fascista; essi stanno insieme anche quando decidono di aderire alla Repubblica di Salò. Arresisi ai partigiani, sono accusati di essere torturatori di partigiani. I due sono antesignani di un amore folle e distruttivo. Il regista ha cercato con tutta l’onestà documentaria e antideolgica possibile di ricostruirne la vicenda in un ambito di attendibilità storica. C’è riuscito? A mio avviso, si. Lo sforzo era, però, contemporaneamente di costruirvi un film che avvincesse: su questo punto i risultati sono meno entusiasmanti; anche se siamo in presenza di un film denso. La personalità di Valenti, che spesso i suoi amici chiamavano “Sandokan”, era quella di un attore-istrione sul set come nella vita: un fanfarone, che spesso confondeva la vita come una grande provocazione.
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Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, sono attori famosi durante il ventennio fascista; essi stanno insieme anche quando decidono di aderire alla Repubblica di Salò. Arresisi ai partigiani, sono accusati di essere torturatori di partigiani. I due sono antesignani di un amore folle e distruttivo. Il regista ha cercato con tutta l’onestà documentaria e antideolgica possibile di ricostruirne la vicenda in un ambito di attendibilità storica. C’è riuscito? A mio avviso, si. Lo sforzo era, però, contemporaneamente di costruirvi un film che avvincesse: su questo punto i risultati sono meno entusiasmanti; anche se siamo in presenza di un film denso. La personalità di Valenti, che spesso i suoi amici chiamavano “Sandokan”, era quella di un attore-istrione sul set come nella vita: un fanfarone, che spesso confondeva la vita come una grande provocazione. Dotato di grande talento gestuale (anche se non di grande voce), lavorò con tutti i famosi registi dell’epoca, come A.BLasetti. Che propiziò l’incontro con la Ferida. Costei non era una semplice figurante, come appare nel film, ma un’attrice di teatro già affermata. Comunque, nella sostanza, è vero quanto detto nel film, circa la tempestosità, ma anche la vibrante energia erotica del rapporto tra i due. L.Zingaretti ne dà un’interpretazione validissima: la sua perentorietà caratteriale, ma anche la sua disperazione di cocainomane perso, sono rese con un’efficacia di sfumature e di tratti compresenti di grande accuratezza psicologica. E tutta la relazione trai due è molto ben descritta, con una carnale, luminosa, sicura della sua incombente femminilità muta, M.Bellucci. Come anche tutta l’architettura del regime fascista nell’ambito del cinema, compresa la fase RSI, è resa con una sicurezza di tratti, che non è solo scenografica, ma concentrata su facce e modi di porsi, che la rendono assolutamente credibile. Lo è di meno quella parte dedicata alla prigionia, dove prevale il personaggio del regista-resistente Golfiero (un clone di Luchino Visconti?). Anche se A.Boni ne offre un’interpretazione intensa, risalta un approccio che vorrebbe essere riflessivo sulla serie di eventi, ma è solo rallentante. In questa parte del film, il miglior personaggio, per costruzione, è quello del Capo partigiano, l’attore M.Donadoni. Egli incarna i tormentosi dubbi che alla fine anche noi formuliamo. I due furono vittime di se stessi, e furono travolti, per incoscienza e incapacità, come ha dichiarato il regista, di distinguere la realtà storica dalla finzione. Pensarono che la famigerata Banda del torturatore Koch era una roba da film, e non l’essenza di in regime folle e sanguinario.
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ciccio capozzi
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sabato 31 maggio 2008
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un film intenso anche se imperfetto
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Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, sono attori famosi durante il ventennio fascista; essi stanno insieme anche quando decidono di aderire alla Repubblica di Salò. Arresisi ai partigiani, sono accusati di essere torturatori di partigiani. I due sono antesignani di un amore folle e distruttivo. Il regista ha cercato con tutta l’onestà documentaria e antideolgica possibile di ricostruirne la vicenda in un ambito di attendibilità storica. C’è riuscito? A mio avviso, si. Lo sforzo era, però, contemporaneamente di costruirvi un film che avvincesse: su questo punto i risultati sono meno entusiasmanti; anche se siamo in presenza di un film denso. La personalità di Valenti, che spesso i suoi amici chiamavano “Sandokan”, era quella di un attore-istrione sul set come nella vita: un fanfarone, che spesso confondeva la vita come una grande provocazione.
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Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, sono attori famosi durante il ventennio fascista; essi stanno insieme anche quando decidono di aderire alla Repubblica di Salò. Arresisi ai partigiani, sono accusati di essere torturatori di partigiani. I due sono antesignani di un amore folle e distruttivo. Il regista ha cercato con tutta l’onestà documentaria e antideolgica possibile di ricostruirne la vicenda in un ambito di attendibilità storica. C’è riuscito? A mio avviso, si. Lo sforzo era, però, contemporaneamente di costruirvi un film che avvincesse: su questo punto i risultati sono meno entusiasmanti; anche se siamo in presenza di un film denso. La personalità di Valenti, che spesso i suoi amici chiamavano “Sandokan”, era quella di un attore-istrione sul set come nella vita: un fanfarone, che spesso confondeva la vita come una grande provocazione. Dotato di grande talento gestuale (anche se non di grande voce), lavorò con tutti i famosi registi dell’epoca, come A.BLasetti. Che propiziò l’incontro con la Ferida. Costei non era una semplice figurante, come appare nel film, ma un’attrice di teatro già affermata. Comunque, nella sostanza, è vero quanto detto nel film, circa la tempestosità, ma anche la vibrante energia erotica del rapporto tra i due. L.Zingaretti ne dà un’interpretazione validissima: la sua perentorietà caratteriale, ma anche la sua disperazione di cocainomane perso, sono rese con un’efficacia di sfumature e di tratti compresenti di grande accuratezza psicologica. E tutta la relazione trai due è molto ben descritta, con una carnale, luminosa, sicura della sua incombente femminilità muta, M.Bellucci. Come anche tutta l’architettura del regime fascista nell’ambito del cinema, compresa la fase RSI, è resa con una sicurezza di tratti, che non è solo scenografica, ma concentrata su facce e modi di porsi, che la rendono assolutamente credibile. Lo è di meno quella parte dedicata alla prigionia, dove prevale il personaggio del regista-resistente Golfiero (un clone di Luchino Visconti?). Anche se A.Boni ne offre un’interpretazione intensa, risalta un approccio che vorrebbe essere riflessivo sulla serie di eventi, ma è solo rallentante. In questa parte del film, il miglior personaggio, per costruzione, è quello del Capo partigiano, l’attore M.Donadoni. Egli incarna i tormentosi dubbi che alla fine anche noi formuliamo. I due furono vittime di se stessi, e furono travolti, per incoscienza e incapacità, come ha dichiarato il regista, di distinguere la realtà storica dalla finzione. Pensarono che la famigerata Banda del torturatore Koch era una roba da film, e non l’essenza di in regime folle e sanguinario.
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libs
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venerdì 30 maggio 2008
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il tema meritava di meglio
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Il regista ci presenta due "simpatiche canaglie", ma non sono stati, al di là della popolarità del momento, nè simpatici nè semplici canaglie. Il regista presenta una rivisitazione "nobile" della X mas che contrasta con la storia, unanimemente condivisa, di una X efferata. Istrionesco Zingaretti, impalpabile la Bellucci.
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gabriella
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giovedì 29 maggio 2008
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forse si potrebbe giudicare meglio se ....
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bello! bello il film, ottima la recitazione degli attori. la bellucci, appena sufficiente.........il finale è quello giusto, a quei tempi "erano tutti uguali" è quasi d'obbligo.
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giorgio
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mercoledì 28 maggio 2008
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polpettone lento e brutto
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SANGUE PAZZO
Un brutto melodramma che affronta (ma la storia si fa così?) gli ultimi anni, intrecciati (come ormai va di moda) con gli ultimi giorni, della vita di Luisa Ferida e Osvaldo Valente. In effetti si tratta di un’opera indirizzata tutta verso la rivalutazione dei due personaggi. Ma la vita è diversa da un melodramma! Se si voleva fare un fumettone, come in effetti è il film, non ci si doveva basare su personaggi reali. Sposare poi tutte le teorie buoniste ci sembra un po’ troppo! Io non so e non posso sapere la verità, però far vedere i fascisti cattivi che uccidono tre ragazzi, forse violentando anche la donna, ci sembra troppo. Credo che non ci siano stati i cattivi e i buoni, io credo che ci siano state le cause sbagliate e le cause giuste e che, queste cause, abbiano prodotti morti, delitti e vendette.
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SANGUE PAZZO
Un brutto melodramma che affronta (ma la storia si fa così?) gli ultimi anni, intrecciati (come ormai va di moda) con gli ultimi giorni, della vita di Luisa Ferida e Osvaldo Valente. In effetti si tratta di un’opera indirizzata tutta verso la rivalutazione dei due personaggi. Ma la vita è diversa da un melodramma! Se si voleva fare un fumettone, come in effetti è il film, non ci si doveva basare su personaggi reali. Sposare poi tutte le teorie buoniste ci sembra un po’ troppo! Io non so e non posso sapere la verità, però far vedere i fascisti cattivi che uccidono tre ragazzi, forse violentando anche la donna, ci sembra troppo. Credo che non ci siano stati i cattivi e i buoni, io credo che ci siano state le cause sbagliate e le cause giuste e che, queste cause, abbiano prodotti morti, delitti e vendette. Il film arriva persino a dirci che la X MAS agiva per salvare l’Italia dagli stessi nazisti, ci dice che per fucilare i due protagonisti si vuole sapere se uno almeno di loro è stato fascista. Ripeto io non so e non posso sapere la verità, però una cosa è certa se si fanno delle scelte se ne pagano le conseguenze e, in quel periodo, era facile pagare con la vita. Tenendo presente che in una guerra ci sono tantissime persone che pagano con la vita, non le loro scelte, ma quelle di altri ed in particolare dei loro governanti, mi sembra quanto meno strumentale e forse storicamente scorretto non, evidenziare, scrivere o filmare, di un eventuale errore o eccessiva punizione dei due personaggi, ma farci apparire gli stessi come due figure, in fin dei conti, positive che spinti dal loro amore, dalla loro lealtà e, forse, da un po’ di superficialità si siano ritrovati dalla parte sbagliata.
Detto ciò occorre dire che il film è lento, brutto e noioso, che ci sono scene al limite della sopportazione (vedi le scene di istrionismo di Valente e la scena della grotta con la ragazzina), nonostante Zingaretti, per la parte che gli si richiede, reciti con la solita professionalità e la Bellucci reciti discretamente. Insomma un film deludente.
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[+] giorgio, avevi bevuto quel giorno?
(di alessia)
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carmen
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martedì 27 maggio 2008
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l'inconfutabile "oggettività dell'apparenza!"
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Il film non è un capolavoro,nel senso di"armonioso equilibrio delle componenti".La sceneggiatura è certo carica,perchè da una lato romanzata bene e dall'altro basata su fonti dirette ed approfondite.Le interpretazioni sono alterne:affascinanti(Zingaretti),impressionanti(S.Bergamasco-prigioniera di Kock),credibili(Boni e gli altri partigiani),discutibili e da clichè(Bellucci,che a parer mio resta ancora un fenomeno Pigmalione che nonstante la varietà dei ruoli interpretati, raggiunge il top solo in personaggi in cui è la l'iconicità a colpire(Malena)e non la sua espressività drammatica.Tuttavia forse è questa la vera legittimità del binomio Bellucci/Ferida da parte del regista che cito "ha sempre creduto nelle sue doti di attrice").
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Il film non è un capolavoro,nel senso di"armonioso equilibrio delle componenti".La sceneggiatura è certo carica,perchè da una lato romanzata bene e dall'altro basata su fonti dirette ed approfondite.Le interpretazioni sono alterne:affascinanti(Zingaretti),impressionanti(S.Bergamasco-prigioniera di Kock),credibili(Boni e gli altri partigiani),discutibili e da clichè(Bellucci,che a parer mio resta ancora un fenomeno Pigmalione che nonstante la varietà dei ruoli interpretati, raggiunge il top solo in personaggi in cui è la l'iconicità a colpire(Malena)e non la sua espressività drammatica.Tuttavia forse è questa la vera legittimità del binomio Bellucci/Ferida da parte del regista che cito "ha sempre creduto nelle sue doti di attrice").Valenti e Ferida sono "passati alla storia" come icone del cinema fascista e come tali andavano esemplarmente "sopressi" al pari dello stesso Mussolini-incarnazione umana dello spirito del regime.E'la loro immaggine propagandistica che prevale e va distrutta..poco imporata la verità o la confusa contingenza reale dei fatti o che siano già vittime delle loro debolezze(immaturità, divismo, sentimenti istintivi,irrazionali,autodistruttivi). La lezione morale è pari a quella della tragedia euripidea "L'Elena",tragedia del "Dubbio"(espreso da LoCascio in chiusura). Mentre il vero valore del film è senz'altro l'aver dato risonanza (ben oltre le biografie per un target di nicchia)ad una vicenda italiana, di quelle che formanola Storia istituzionale, molto probabilmente sconosciuta al giovane pubblico, al di là delle ideologie.
Tuttavia temo che il circolo sia vizioso:il film è già una imminente fiction televisiva e il labile confine tra finzione e realtà sarà perpetuato senza un'adeguato approfondimento, che al massimo andrà in onda "dulcis in fundo" in seconda serata...!
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[+] ma cosa dici? la ferida era una brava attrice
(di anna)
[ - ] ma cosa dici? la ferida era una brava attrice
[+] per anna
(di carmen)
[ - ] per anna
[+] concordo ma scusa la battuta
(di anna)
[ - ] concordo ma scusa la battuta
[+] scusate gli errori ortografici da tastiera!
(di carmen)
[ - ] scusate gli errori ortografici da tastiera!
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marika
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lunedì 26 maggio 2008
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glossy tedious
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L'ha definito un critico americano..vuol dire una cosa tipo un tedio patinato.Concordo in pieno e anche se lo stesso critico salva la meglio gioventù, la sottoscritta l'ha trovato noiosissimo a parte l'episodio di Boni e e la Maya Sansa..e pochi altri.Il mio giudizio:STOMACHEVOLE.
[+] il tedio semmai è "gomorra".
(di alessia)
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