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Il primo giorno di inverno: l'età inquietaEsce in sole sei copie il bel film di Mirko Locatelli, un film importante sullo sperdimento esistenziale e adolescenziale. |
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Beautiful thing
Ci sono film in Italia che per esistere e resistere alla spirale del silenzio devono autoprodursi e autodistribuirsi. Ci sono film, magari apprezzati e premiati in tutto il mondo ma non a casa nostra, che non rimuovono il reale e non hanno paura ad avvicinare l'esperienza tragica. Ci sono film, come Il primo giorno d'inverno, che interrogano e interpretano la società italiana contemporanea. Attraverso una messa in scena fredda, rigorosa e distante, il regista milanese produce una riflessione sul mondo adolescenziale, che è al contempo etica ed estetica, meglio, etica attraverso l'estetica. Non diversamente dai suoi personaggi, alle parole Locatelli preferisce i fatti, quelli che organizza dentro una fotografia desaturata, che avvolge e svolge un paesaggio di solitudini, disperazioni e indifferenza. L'autore dimostra una sorprendente capacità di riprendere i corpi, perché in questo film dal tratto netto e asciutto, tutto è corpo, materialità, fisicità. I corpi bagnati dall'acqua, i corpi eccitati sotto le docce, il corpo instabile, specchiato e battuto, i corpi alle prese con la necessità dell'immagine, perché nel primo giorno di primavera il tempo non fugge via come in (quasi) tutto il cinema contemporaneo, dove l'immagine successiva cancella quella precedente, le si sovrappone, la pacifica. "Macchina appostata", dialoghi al minimo, inquadrature taglienti, Locatelli scolpisce un microcosmo che ha il sapore della rivelazione. La rivelazione di due adolescenti di tirare fuori dal fango la loro "cosa bella", ossia la consapevolezza del dolore inflitto e patito che impedirà la vita come era prima. La rivelazione del mondo, altrimenti impenetrabile, in cui i suoi adolescenti (soprav)vivono, fra casa e scuola, fra scuola e piscina, sospesi a uno sguardo che sta fra Dumont e i Dardenne.
Trasformazioni
Mirko Locatelli: Non è la prima volta che io e Giuditta Tarantelli rappresentiamo l'adolescenza, lo abbiamo già fatto precedentemente con un mediometraggio e un documentario. Nel 2004 girammo Come prima, la storia di un adolescente che in seguito a un incidente deve imparare a fare i conti con la propria disabilità e in qualche modo rinascere, ricostruendo la sua autonomia. Prima era in piedi, adesso è seduto. Il film lo coglie proprio nel momento in cui esce dall'ospedale e rientra nella vita tetraplegico. Nel 2005 sullo stesso argomento ma in forma documentaria abbiamo girato Crisalidi, una serie di interviste incrociate a un gruppo di giovanissimi, disabili e non. Il film è l'incontro delle loro risposte sui temi della vita e sulla percezione che gli adolescenti hanno del proprio corpo. Io e Giuditta siamo da sempre interessati al tema del cambiamento e al centro dei nostri film c'è sempre il corpo, il corpo in trasformazione, sia essa di natura fisiologica, sia indotta da una patologia. In quell'occasione scelsi di partire da una serie di primi piani per destabilizzare lo spettatore e per non svelare subito la diversità.
Gli anni in tasca
Mirko Locatelli: L'adolescenza è il periodo della vita dove è più evidente la trasformazione. Tutto è bianco o nero, non ci sono mediazioni. Il primo giorno d'inverno racconta l'adolescenza come passaggio critico ma allo stesso tempo mette in scena il mondo adulto, quello che fa più fatica ad accettare il cambiamento. Il film indaga sulla solitudine in cui versano adulti e ragazzi. I primi, la madre del protagonista e l'istruttore di nuoto, non sono in grado di trasferire nessun patrimonio di conoscenza ai loro "figli". Il personaggio interpretato da Giuseppe Cederna incarna quell'ansia da prestazione che finisce per sfinire gli adolescenti maschi, che imparano in quegli anni a fare i conti con la loro forza e prestanza fisica, come le ragazze con la bellezza. È in quell'età delicata che si guardano allo specchio come il mio protagonista, per cercare la misura del proprio corpo e il riferimento della propria immagine.
Nuovi orizzonti
Mirko Locatelli: La presenza a Venezia nella sezione "Orizzonti" nel 2008 ci ha permesso di riversare il film in 35 mm. Il primo giorno d'inverno era stato girato in HD con la Varicam, una telecamera digitale molto elaborata che permette una resa comparabile a quella della pellicola. Il progetto risale a qualche anno fa, cercavamo un produttore che arrivò finalmente nel 2007 e così l'anno successivo lo girammo in diciassette giorni. Durante le riprese mi è capitato spesso di fare prove girate, che poi sono entrate ufficialmente nel film perché risultavano più spontanee dei ciak accreditati. Il film è costato centocinquanta mila euro, versati dalla mia casa di produzione, la Officina Film, dal produttore Piero De Vecchi e dalla Provincia di Milano. Siamo riusciti nei limiti del possibile a pagare il cast e a sostenere le spese di produzione e di post-produzione. Adesso abbiamo fatto domanda per ricevere la qualifica di film d'essai.
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(mymonetro: 2,94) |
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