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vic
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mercoledì 4 febbraio 2009
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il dubbio è tale dall'inizio alla fine...
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Questo film è come un cerchio che si chiude,inizia come finisce.Il telespettatore non puo'che rimanere a bocca aperta per tutto il tempo e non soltanto per la magnifica interpretazione della Streep e di Hoffman(ma anche delle secondarie Amy Adams e Viola Davis)ma anche perché il nodo del dubbio non si scioglie.In una cattolica scuola del Bronx degli anni'60 Suor Aloysius(M.Streep)insinua che Padre Flynn(S.P.Hoffman)molesti un ragazzino di colore,Donald Miller.Ma non ha alcuna prova,solo le sue "certezze" avallate dai pettegolezzi di Suor James(Amy Adams).Ma ci chiediamo:Padre Flynn ha veramente molestato Donald Miller?Perché ha cambiato tre parrocchie in soli 5 mesi?Cosa nasconde nel suo passato?Perché si dimette se non ha nessuna colpa se non quella di voler portare una ventata di progresso nella Chiesa cattolica degli anni'60?Il sermone iniziale di padre Flynn è un azzecatissimo prologo in cui"il dubbio ha lo stesso potere della certezza".
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Questo film è come un cerchio che si chiude,inizia come finisce.Il telespettatore non puo'che rimanere a bocca aperta per tutto il tempo e non soltanto per la magnifica interpretazione della Streep e di Hoffman(ma anche delle secondarie Amy Adams e Viola Davis)ma anche perché il nodo del dubbio non si scioglie.In una cattolica scuola del Bronx degli anni'60 Suor Aloysius(M.Streep)insinua che Padre Flynn(S.P.Hoffman)molesti un ragazzino di colore,Donald Miller.Ma non ha alcuna prova,solo le sue "certezze" avallate dai pettegolezzi di Suor James(Amy Adams).Ma ci chiediamo:Padre Flynn ha veramente molestato Donald Miller?Perché ha cambiato tre parrocchie in soli 5 mesi?Cosa nasconde nel suo passato?Perché si dimette se non ha nessuna colpa se non quella di voler portare una ventata di progresso nella Chiesa cattolica degli anni'60?Il sermone iniziale di padre Flynn è un azzecatissimo prologo in cui"il dubbio ha lo stesso potere della certezza".Il parroco rappresenta il futuro,il progresso,il cambiamento.La preside,invece,rappresenta il passato,il regresso e la staticità.Tra i due fuochi,c'è la giovane e inesperta sorella James.La preside è convinta della colpevolezza del parroco sebbene non abbia alcuna prova per accusarlo ma è pronta ad andare all'inferno ed avvicinarsi al Male seguendo Dio pur di schiacciare il Diavolo impersonificato da padre Flynn.La reazione del prete è indignata ma allo stesso tempo ambigua.Lui supporta la gentilezza,l'amore e l'altruismo ma a volte queste parole cosi forti sembrano velarsi di un qualcosa di torbido e di illecito,come se veramente avesse qualcosa da nascondere.Andando più in profondità ci accorgiamo che ogni singolo personaggio presenta zone d'ombra,nessuno appare per quello che è veramente e soprattutto non si ha mai la certezza di nulla.Padre Flynn sembra essere reticente sul suo passato,Suor Aloysious sembra aver commesso un peccato terribile,Suor James sembra esser colpevole di aver calunniato un innocente,la madre del presunto ragazzino molestato sembra mettere la testa sotto la sabbia e persino Donald,il ragazzino,sembra avere delle tendenze particolari...Sembra anche che Dio intervenga nel clou delle discussioni ora con un'insistente telefonata,ora con una lampadina che si fulmina,ora con un vento improvviso e apocalittico.L'epilogo è una Suor Aloysious che piange perché colta da un atroce dubbio che ha ridotto in fratumi tutte le sue certezze...Sebbene si tratti di un film statico con pochi personaggi,poche ambientazioni e una ripresa piuttosto convenzionale,i dialoghi sono sorprendenti come sorprendente è l'interpretazione degli attori.
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[+] è vero
(di paolo)
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chiarialessandro
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domenica 1 febbraio 2009
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la certezza: un film splendido
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In questo film c'è una sola cosa su cui non esistono dubbi: che si tratta di un film stupendo. Meryl Streep (il cacciatore) è tornata a splendere come ai tempi de "La scelta di Sophie" (rendendo perfettamente credibile la parte di preside duro, rigoroso ed intollerante) e Philip Seymour Hoffman (la preda) come ai tempi di "Truman Capote"; a loro si aggiunge la pregevolissima interpretazione dalle molteplici sfaccettature di Amy Adams. La sceneggiatura non fa una grinza e i dialoghi sono un punto di forza: ascoltandoli con attenzione lasciano a bocca aperta per la profondità (i sermoni, soprattutto quello sulle "piume", sono memorabili). La costruzione della trama è infine esemplare nel mostrarci come si debba impostare una pellicola per raggiungere il risultato di agganciare l'attenzione dello spettatore facendo in modo che la tensione non abbia mai cadute sino al termine della recitazione perchè, dentro di te, è una continua altalena tra "allora è vero!" e "allora non è vero!"; anzi, oserei dire di più, perchè questo lungometraggio è talmente coinvolgente da continuare a tenerti attento anche quando è terminato: se lo hai visto in compagnia, una volta che sei uscito dal cinema non puoi fare a meno di continuare a parlarne per cercare di capirne i mille risvolti, le sottigliezze, le possibilità e le ipotesi; e se poi sei solo e non riesci proprio a trattenerti, puoi sempre provare a cercare dei perfetti sconosciuti che siano disponibili a farti intromettere nella loro discussione per permetterti di esprimere anche la tua opinione (non è un'esagerazione, è successo veramente).
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In questo film c'è una sola cosa su cui non esistono dubbi: che si tratta di un film stupendo. Meryl Streep (il cacciatore) è tornata a splendere come ai tempi de "La scelta di Sophie" (rendendo perfettamente credibile la parte di preside duro, rigoroso ed intollerante) e Philip Seymour Hoffman (la preda) come ai tempi di "Truman Capote"; a loro si aggiunge la pregevolissima interpretazione dalle molteplici sfaccettature di Amy Adams. La sceneggiatura non fa una grinza e i dialoghi sono un punto di forza: ascoltandoli con attenzione lasciano a bocca aperta per la profondità (i sermoni, soprattutto quello sulle "piume", sono memorabili). La costruzione della trama è infine esemplare nel mostrarci come si debba impostare una pellicola per raggiungere il risultato di agganciare l'attenzione dello spettatore facendo in modo che la tensione non abbia mai cadute sino al termine della recitazione perchè, dentro di te, è una continua altalena tra "allora è vero!" e "allora non è vero!"; anzi, oserei dire di più, perchè questo lungometraggio è talmente coinvolgente da continuare a tenerti attento anche quando è terminato: se lo hai visto in compagnia, una volta che sei uscito dal cinema non puoi fare a meno di continuare a parlarne per cercare di capirne i mille risvolti, le sottigliezze, le possibilità e le ipotesi; e se poi sei solo e non riesci proprio a trattenerti, puoi sempre provare a cercare dei perfetti sconosciuti che siano disponibili a farti intromettere nella loro discussione per permetterti di esprimere anche la tua opinione (non è un'esagerazione, è successo veramente).
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lky rock
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lunedì 9 febbraio 2009
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il dubbio(doubt)
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Il dubbio(Doubt) è un capolavoro. Il film ingloba la cultura americana degli anni sessanta, ne cita il razzismo, la severità nelle scuole e la pedofilia, Nasce un racconto vecchio stile ma capace di graffiare e di attirare lo spettatore verso una regia magistrale che maschera e smaschera il faditico dubbio. Il regista John Patrick Shanley è sorprendente, veramente appassionante il rapporto fra la regia e la storia e la scenografia di David Gropman è fantastica, è uno dei validi motivi per vedere questo lungometraggio. Meryl streep(alla quale non interessa ricevere l'oscar) e Philip Seymour Hoffman si calano indubbiamante nella parte in modo perfetto e gli altri attori impersonano il ruolo affibiatogli risultando struggenti.
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Il dubbio(Doubt) è un capolavoro. Il film ingloba la cultura americana degli anni sessanta, ne cita il razzismo, la severità nelle scuole e la pedofilia, Nasce un racconto vecchio stile ma capace di graffiare e di attirare lo spettatore verso una regia magistrale che maschera e smaschera il faditico dubbio. Il regista John Patrick Shanley è sorprendente, veramente appassionante il rapporto fra la regia e la storia e la scenografia di David Gropman è fantastica, è uno dei validi motivi per vedere questo lungometraggio. Meryl streep(alla quale non interessa ricevere l'oscar) e Philip Seymour Hoffman si calano indubbiamante nella parte in modo perfetto e gli altri attori impersonano il ruolo affibiatogli risultando struggenti. Il film meriterebbe almeno uno degli oscar a cui è stato nominato perchè un'uscita senza un premio che consacri la bellezza di questo cult sarebbe realmente una delusione cocente. Risultati il 22 febbraio.
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eugenio
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giovedì 5 marzo 2009
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moralità al di sopra di tutto?
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"Il dubbio",film di grande complessità in senso lato, tratta tematiche sociali molto importanti:il presunto scandalo della pedofilia nella chiesa,purtroppo ancora attuali....
La pellicola è realizzata come una sorta di piece teatrale, che vede tra i suoi ottimi interpreti P.S.Hoffman e Meryl Streep,nei panni rispettivamente di un sacerdote e di una madre superiore: Siamo nel Bronx,nel periodo degli anni'60,in un quartiere disagiato,multietnico,quasi corale dove si muove un intera società americana.
Il film è costruito sui dialoghi e le psicologie dei tre personaggi coinvolti, la suora timida interpretata da una splendida Amy Adams,il prete e la madre superiore.
Ottima risulta l'ambientazione naturale, a volte allegorica (le foglie al vento e le piume del pettegolezzo)e umana;le inquadrature e certi strani particolari (la lampadina che si spegne.
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"Il dubbio",film di grande complessità in senso lato, tratta tematiche sociali molto importanti:il presunto scandalo della pedofilia nella chiesa,purtroppo ancora attuali....
La pellicola è realizzata come una sorta di piece teatrale, che vede tra i suoi ottimi interpreti P.S.Hoffman e Meryl Streep,nei panni rispettivamente di un sacerdote e di una madre superiore: Siamo nel Bronx,nel periodo degli anni'60,in un quartiere disagiato,multietnico,quasi corale dove si muove un intera società americana.
Il film è costruito sui dialoghi e le psicologie dei tre personaggi coinvolti, la suora timida interpretata da una splendida Amy Adams,il prete e la madre superiore.
Ottima risulta l'ambientazione naturale, a volte allegorica (le foglie al vento e le piume del pettegolezzo)e umana;le inquadrature e certi strani particolari (la lampadina che si spegne..la suora cieca..e altri) La sceneggiatura risulta solida,asciutta,anche se talvolta molto lenta e qui il punto debole: la mancanza di azione puo' distogliere la visione:non si vede alcuna immagine morbosa piuttosto che violenta ma se accuratamente visto,il film insinua un male presente dal quale è difficile uscire...
Il finale è volutamente discutibile:lascia adito a molti dubbi appunto,dubbi che certamente sono diversi a seconda del proprio modo di vedere il mondo,tra cui il fondamentale si puo' non agire se si hanno titubanze nel perseguire un crimine odioso o il non far nulla, nel dubbio, è comunque peggio del fare? Cosa fareste voi in questa condizione?
Be l'azione finale nello splendido secco,giardino del collegio tra la Streep e la Adams(la suora intimorita e timida),cerca di mostrare un possibile finale,che seppure drammatico,è di straordinaria intensità...
Non son rimasto entusiasta del doppiaggio,specie in Hoffman:ma come si fa a dare la voce di Nicolas Cage a un prete?? Il tono è sbagliato e poco appropriato;ottima la scelta della DiMeo per il doppiaggio di Streep,tra i coprimari si segnala la voce della giovane Mari per Amy Adams.
In conclusione,un buon film anche se in parte rovinato da un doppiaggio poco fedele alla lingua originale.
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lorenzo della ventura
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giovedì 19 febbraio 2009
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dialoghi affascinanti e spunti di riflessione
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Le quasi due ore di questo film volano decisamente, sull'onda di dialoghi dalle parole interessanti e profonde, recitati da due attori eccezionali, capaci di un'espressività fuori dal normale, specialmente la grandiosa Maryl Streep.
Uscendo dal cinema, non si può che rimanere - effettivamente - con un dubbio nella testa, e con l'interiore necessità di decidere (o perlomeno provarci) da che parte stare: dalla parte della conservatrice preside (Maryl Streep) e dei suoi presentimenti che si trasformano in certezze sotto l'ombra di un evidente preconcetto ed "intolleranza"...oppure dalla parte del prete, credendo nelle sue buone intenzioni e nella sua genuina voglia di riformare una chiesa "relegata al Medioevo".
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Le quasi due ore di questo film volano decisamente, sull'onda di dialoghi dalle parole interessanti e profonde, recitati da due attori eccezionali, capaci di un'espressività fuori dal normale, specialmente la grandiosa Maryl Streep.
Uscendo dal cinema, non si può che rimanere - effettivamente - con un dubbio nella testa, e con l'interiore necessità di decidere (o perlomeno provarci) da che parte stare: dalla parte della conservatrice preside (Maryl Streep) e dei suoi presentimenti che si trasformano in certezze sotto l'ombra di un evidente preconcetto ed "intolleranza"...oppure dalla parte del prete, credendo nelle sue buone intenzioni e nella sua genuina voglia di riformare una chiesa "relegata al Medioevo". Con chi schierarsi? Virtù o gentilezza? Fiducia o meno? Questo film pone davvero dei grandi interrogativi e mette al vaglio la morale dello spettatore, lasciando a lui decidere il finale della storia. Anche se nessuno potrà mai risolvere il dubbio, se non la nostra coscienza.
Un film da gustare e, soprattutto da elaborare con calma terminata la visione: vi assicuro che assumerà un gusto diverso in proporzione al tempo che passerà e alle riflessioni che vi farete. Attenzione a tutti i particolari, le espressioni, i toni e i registri, e a tutte le inquadrature. Ognuno di essi potrà fornirvi una nuova prospettiva sulla "realtà" di questo bel film.
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martino76
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mercoledì 25 maggio 2011
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bello perchè incompleto
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Film bello, davvero bello. Ti coinvolge dall'inizio alla fine, ti appassiona e ti affascina per le magistrali recitazioni dei due attori principali. Il finale fa rimanere tutti a bocca asciutta perchè non dà la soluzione che appaga lo spettatore. Il regista, tra i fatti poco concreti della direttrice severa, le tante contraddizioni e bugie del parroco gentile e gli atteggiamenti del ragazzino incompreso, ha intenzionalmente lasciato questo margine che dà spazio a qualsiasi interpretazione.
Gli elementi che possono far trarre delle conclusioni ci sono, ma se ci fate caso sono volutamente contrastanti tra loro tanto da lasciarti ... nel dubbio.
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andrea b
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domenica 31 ottobre 2010
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non lascia dubbi
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Il film racconta la storia di Padre Flynn il nuovo parroco St. Nicholas che,con i suoi metodi innovativi,presta molte attenzioni a un giovane ragazzino di colore con il quale si pensa abbia avuto una rapporto sessuale.Sarà vero?.Da questa domanda si edificata tutta la storia che si fonda proprio sul questo assillante tema:dubbio.Hoffman recita una parte così scomoda e spiacevole con una formidabile interpretazione dimostrando di essere un grandissimo attore che però mancò l' Oscar a causa di quella altrettanto ottima di Sean Penn in "Milk".Nonostante ciò gli furono fatti in diretta tv ,alla premiazione, i complimenti per la sua superba recitazione.
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Il film racconta la storia di Padre Flynn il nuovo parroco St. Nicholas che,con i suoi metodi innovativi,presta molte attenzioni a un giovane ragazzino di colore con il quale si pensa abbia avuto una rapporto sessuale.Sarà vero?.Da questa domanda si edificata tutta la storia che si fonda proprio sul questo assillante tema:dubbio.Hoffman recita una parte così scomoda e spiacevole con una formidabile interpretazione dimostrando di essere un grandissimo attore che però mancò l' Oscar a causa di quella altrettanto ottima di Sean Penn in "Milk".Nonostante ciò gli furono fatti in diretta tv ,alla premiazione, i complimenti per la sua superba recitazione.Tornando al film, l' unico difetto che ha è quello di indugiare e rimarcare con eccesso il tema del dubbio senza arrivare dritto al sodo.Crea quindi un a pellicola basata molto sul dialogo rendendolo qualche volta un po' troppo pesante.Una bella colonna sonora rende gravi e drammatici i momenti più ampollosi del film permettendo di sopperire le parti troppo parlate.Degne di nota sono anche le interpretazioni della Streep e della Adams.
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carlo
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giovedì 12 marzo 2009
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il dubbio resta
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interpreti straordinari... film sobrio, ben diretto, che gioca molto sui controtempi e interruzioni quasi impercettibili, che forse tendono ad infastidire ilo spettatore piu attento, e che portano ad avvalorare lo stato di dubbio che affligge i personaggi dall'inizio alla fine.
un film teatrale che alla fine pur non essendo un capolavoro da grande spazio agli interpreti... e quindi da vedere
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alessio altieri
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martedì 9 giugno 2009
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il dubbio come lite-motive
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Film che fa del proprio titolo il suo lite-motive. Nel vedere il film si ha infatti il dubbio che Sorella Aloysius (Meryl Streep) non sia effettivamente la tiranna che sembra, che Padre Flynn sia, poi non sia, poi ancora sia quello di cui è accusato. In mezzo a tutti questi dubbi però si possono trovare alcune certezze granitiche, come per esempio Meryl Streep, ancora una volta straordinaria, capace di dar vita ad un personaggio talvolta perfido nella sua rettitudine ma spesso genialmente ironico. Bravo anche Philip Seymour Hoffman, capace anch’egli di dar vita ad un personaggio dalle molte sfaccettature che proprio per la bravura dell’attore non diventa mai troppo antipatico e soprattutto mantiene quell’alone fondamentale di dubbio.
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Film che fa del proprio titolo il suo lite-motive. Nel vedere il film si ha infatti il dubbio che Sorella Aloysius (Meryl Streep) non sia effettivamente la tiranna che sembra, che Padre Flynn sia, poi non sia, poi ancora sia quello di cui è accusato. In mezzo a tutti questi dubbi però si possono trovare alcune certezze granitiche, come per esempio Meryl Streep, ancora una volta straordinaria, capace di dar vita ad un personaggio talvolta perfido nella sua rettitudine ma spesso genialmente ironico. Bravo anche Philip Seymour Hoffman, capace anch’egli di dar vita ad un personaggio dalle molte sfaccettature che proprio per la bravura dell’attore non diventa mai troppo antipatico e soprattutto mantiene quell’alone fondamentale di dubbio. Molti meriti della buona riuscita di questo film vanno dati poi a John Patrick Shanley, il regista, bravo a non far scadere il film nella retorica trattando un tema sul quale retorica è facile fare (pedofilia all’interno della chiesa) introducendo alcune tematiche, talvolta atroci, come quella della madre nera tacitamente consenziente agli abusi subiti dal figlio. Non azzeccatissimo il finale che pretenderebbe di lasciare col dubbio ma che in realtà lascia con una rassicurante certezza. Splendida l’austera fotografia che con i suoi colori cupi, sempre tendenti al grigio, fa sentire l’aria chiusa e conservatrice che si respirava nell’istituto di St. Nicholas.
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ciccio capozzi
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venerdì 6 febbraio 2009
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un conflitto che va oltre le persone
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“IL DUBBIO” di JOHN PATRICK SHANLEY; USA, 08. Brooklyn 1964, nella scuola parrocchiale la Direttrice, una Suora ipertradizionalista, pur all’indomani del Concilio, sospetta che il Parroco abbia atteggiamenti ambigui rispetto ad uno studente di colore, da lui protetto. E’ la puntuale messa in film del dramma teatrale omonimo, diretto dallo stesso autore, anche da noi rappresentato in questi giorni con la regia di S.Castellitto e con S.Accorsi, ritenuto al top della bravura, nella parte del prete. Nel film è Ph. Seymour Hoffman, candidato all’Oscar; mentre la suora è M. Streep, che dallo scatenato musical “Mamma mia!” passa con estrema scioltezza ad una così cupa caratterizzazione, anch’essa candidata all’Oscar.
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“IL DUBBIO” di JOHN PATRICK SHANLEY; USA, 08. Brooklyn 1964, nella scuola parrocchiale la Direttrice, una Suora ipertradizionalista, pur all’indomani del Concilio, sospetta che il Parroco abbia atteggiamenti ambigui rispetto ad uno studente di colore, da lui protetto. E’ la puntuale messa in film del dramma teatrale omonimo, diretto dallo stesso autore, anche da noi rappresentato in questi giorni con la regia di S.Castellitto e con S.Accorsi, ritenuto al top della bravura, nella parte del prete. Nel film è Ph. Seymour Hoffman, candidato all’Oscar; mentre la suora è M. Streep, che dallo scatenato musical “Mamma mia!” passa con estrema scioltezza ad una così cupa caratterizzazione, anch’essa candidata all’Oscar. Un film di mostri sacri? Si, e non solo. Nonostante la provenienza chiaramente teatrale, esso dà forti emozioni; costruisce un’azione e un crescendo di tensione. Anzi, la validità del film suggerisce un ulteriore elemento alla vecchia discussione, nata si può dire con la nascita del cinema: il teatro può essere cinema? Personalmente, ritengo che, anche in questa, l’unica soluzione è “rovesciare il tavolo”. Il trasferimento in sede filmica del gesto teatrale, fatto di parola/atto scenico, funziona se il tempo narrativo è scandito, nella forme peculiari e/o reinventate (una volta si sproloquiava di un misterioso “specifico filmico”) del linguaggio cinematografico, attraverso, nel senso etimologico, di “profondamente dentro”, la stessa parola. Il montaggio, la costruzione dell’inquadratura, l’illuminazione, la scenografia, la coreografia, ecc. devono servirsi della capacità attoriale di “essere”, essi stessi, incarnazione di quanto pronunziano. Così è stata individuata, nel tempo, un’altra forma di genere narrativo, quella “Teatrale”. Gli attori danno una rappresentazione “strutturata e inglobata” del tempo storico cornice della vicenda. Ed è ciò che fanno al meglio i tre del film, non dimenticando la suorina giovane- testimone e “coro” della vicenda, la sottilmente brava Amy Adams, alle prese di un’epoca assai difficile e complessa quale erano gli anni 60. Sono citati due riferimenti storici-chiave: l’assassinio di J.F.K. e il Concilio. In questo recinto si dibatte un conflitto che va oltre le persone, ma le ingloba con tutta la possibile complessità delle psicologie messe in campo, le ambiguità e i dubbi. Gli scontri ideologici si basano su quelle individualità, non solo sui messaggi che essi portano, e sono rivissuti con sofferenza. Anzi, all’inizio si pone la sfera del dubbio come una matrice filosofica di fondamentale accrescimento delle proprie consapevolezze razionali ed emotive. In questo il film non ci dà alcuna facile certezza e pace.
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