Hancock

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Un film di Peter Berg. Con Will Smith, Charlize Theron, Jason Bateman, Jae Head, Eddie Marsan.
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Azione, Ratings: Kids+13, durata 92 min. - USA 2008. - Sony Pictures uscita venerdì 12 settembre 2008. MYMONETRO Hancock * * - - - valutazione media: 2,44 su 249 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Arriva Hancock, un pasticcione che ha bisogno di essere salvato

di Anna Lombardi Il Venerdì di Repubblica

Alcolista, senza un soldo e senza costume. Nel suo nuovo film, Will Smith è un vero fenomeno, soprattutto per i guai che combina. Riuscirà a cambiare grazie a un pubblicitario. Perché da Batman a Spiderman, al cinema gli eroi diventano fragili.
Tempi duri per i supereroï. Oggi salvare il mondo non basta più: bisogna anche farlo con stile. E se l'eroe e nero, alcolista e depresso, sa volare ma atterra facendo enormi buchi nel marciapiede, prende a male parole stampa e polizia, vive in una roulotte sgangherata e soprattutto combatte il crimine in pantaloncini e camicia hawaiana, be', neanche il volto sensuale ed energico di Will Smith può salvarlo dall'essere messo al bando dei suoi stessi concittadini, più occupati a fare il conto dei danni provocati dall'eroe goffo che a provare gratitudine per il suo intervento. E pazienza se si chiama Hancock, come il patriota americano che per primo firmò la Dichiarazione d'indipendenza, ed è il blockbuster della prossima stagione (nelle sale il 12 settembre), firmato da Peter Berg, il regista di The Kingdom.
«Un supereroe sfigato? Non sarebbe la prima volta» dice marco lupo!, direttore editoriale di marvel Italia.
«Nel fumetto i supereroi problematici esistono fin da quando, nei primi anni Sessanta, Stan Lee comprese che la gente voleva identificarsi nei propri eroi e a grandi poteri dovevano dunque corrispondere grandi problemi. Con i Fantastici Quattro, L'Uomo Ragno, L'incredibile Hulk, cambia radicalmente l'immagine del supereroe: questi personaggi hanno un brutto carattere, sono malinconici, vanitosi, litigano fra di loro, sono preoccupati dai conti da pagare». Proprio come Hancock, insomma, anche se il suo personaggio è solo liberamente ispirato al mondo del fumetto (anzi, pare che sarà il film a ispirare un albo). «Certo» prosegue Lupoi «al cinema il fenomeno è recente perché recente è l'arrivo dei supereroi sul grande schermo. Se il Superman degli anni Settanta fu un flop, oggi le tecnologie permettono di riprodurre ogni superpotere. E dopo qualche film, si è capito che affrontare il lato umano dei personaggi, com'era accaduto nei fumetti, al botteghino rende».
Così L'Uomo Ragno, nel terzo episodio della saga cinematografica si trasforma nel cattivo Venom, il Batman di Il cavaliere oscuro cede al pessimismo e perfino nei film per bambini si preferiscono le cattive maniere dell'orco Shrek e la normalità di Gli Incredibili.
Ecco, la vita del povero Hancock è quella di un Superman dei giorni nostri. Agisce spinto da un senso del dovere che non comprende, non sa relazionarsi con quelli che cerca di salvare e, anzi, ogni sua azione scatena le protesta dei concittadini. Ma com'è possibile, lamentano, che per fermare quattro banditi un supereroe degno di questo nome debba scatenare un putiferio, che qualcuno deve riparare e soprattutto pagare? Sarà il fortuito incontro con íl pubblicitario Ray (Jason Bateman), che Hancock salva da un incidente mortale, e con sua moglie Mary (Charlize Theron), a cambiargli la vita. Ray gli insegna a rendersi accettabile, ad agire in squadra, ne ripulisce l'immagine, lo costringe ad accettare le sue responsabilità e a indossare un costume con l'aquila come insegna, vera divisa del supereroe. L'immagine, dunque, conta anche per salvare il mondo? «Il film è un paradosso» dice Annamaria Testa, vera autorità nel campo della comunicazione e della creatività, «ma trovare la forma giusta, la più efficace per far passare i messaggi è fondamentale. Ad esempio, permette alla gente di esercitare il controllo democratico. Si, perché rendere comprensibili le cose è una magia, che viene svilita se la si identifica solo con la pubblicità. Pensi al problema di certa politica italiana che non ha trovato forme adeguate per spiegare i propri contenuti...».
Ma qui la storia si complica. Adeguata l'immagine alle aspettative del pubblico, Hancock deve anche fronteggiare tutta una serie di colpi di scena che impongono, come sempre accade a personaggi del suo calibro, di compiere una serie di scelte etiche. «Mi fa pensare» dice Maurizio Ferraris, che insegna Filosofia teoretica all'Università di Torino ed è autore di Il tunnel delle multe. Ontologia degli oggetti quotidiani «a una frase del filosofo francese Emmanuel Lévinas, secondo il quale per affrontare la vita quotidiana è necessario il coraggio del samurai. Questo film mi, sembra contenere un tipico messaggio da epoca in crisi, col supereroe barbone che rispecchia l'immagine di un'America in piena recessione economica. In un Paese travagliato dalla crisi dei mutui, perfino l'eroe, e certo non a caso, è costretto a vivere in una roulotte. Addirittura s'innamora di una donna che ai superpoteri sembra preferire la sicurezza di una bella casa e qualcosa di buono per pranzo. E, come se non bastasse, accetta di vestire ü costume, una divisa proprio come i suoi compatrioti che combattono in Iraq e in Afghanistan. Perfino il colore della pelle mi fa pensare a qualcosa di cui l'America ha bisogno in questo momento. Un Obama, che scuota dall'apatia. E anche se la sceneggiatura è stata studiata prima che il senatore afroamericano venisse alla ribalta, ecco, è lo specchio dei tempi...».
Tira fuori ü supereroe che è In te, dunque? «Perché no» conclude Marco Lupoi. «Abbiamo bisogno di questi personaggi fantastici che hanno preso il posto degli del classici, degli angeli custodi, realizzando i nostri sogni di potenza. Siamo tutti eroi svogliati, bisognosi di un personal trainer che ci aiuti a rimetterci in carreggiata e ci spinga a fare il nostro dovere».
«Yes, we can», insomma: possiamo farcela. Sopporteremo il peso di poteri più o meno super, e, per dirla con Spiderman, le grandi responsabilità che ne conseguono.
Da Il Venerdì di Repubblica, 5 settembre 2008

di Anna Lombardi, 5 settembre 2008

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