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dalika
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domenica 8 marzo 2009
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un film per pochi
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Il contrasto della vita, la sua insensatezza e la mancanza di finalità che apportino un qualche significato, sono i temi portanti del film. Narra principalmente la storia di uno scrittore per caso attorniato da una famiglia per caso, di pensieri che nascono a caso e vicende che accadono per caso. Apparentemente non decide nulla ma tutti operano per lui;la figlia lo invia tramite una bugia in piscina al posto suo;la moglie incapace di vivere una vita senza manifesta affettività,alla fine sarà lei ad allontanarsi come lascia intendere la sceneggiatura; la sua editrice lo dirige nella carriera senza difficoltà;
lui sogna e guarda gli accadimenti con distacco.
Solo una volta decide di intervenire sugli eventi, scrivendo una lettera al posto di Giulia alla figlia di lei, per convincerla ad incontrarsi.
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Il contrasto della vita, la sua insensatezza e la mancanza di finalità che apportino un qualche significato, sono i temi portanti del film. Narra principalmente la storia di uno scrittore per caso attorniato da una famiglia per caso, di pensieri che nascono a caso e vicende che accadono per caso. Apparentemente non decide nulla ma tutti operano per lui;la figlia lo invia tramite una bugia in piscina al posto suo;la moglie incapace di vivere una vita senza manifesta affettività,alla fine sarà lei ad allontanarsi come lascia intendere la sceneggiatura; la sua editrice lo dirige nella carriera senza difficoltà;
lui sogna e guarda gli accadimenti con distacco.
Solo una volta decide di intervenire sugli eventi, scrivendo una lettera al posto di Giulia alla figlia di lei, per convincerla ad incontrarsi. (Giulia è una donna in semilibertà che lavora in una piscina come istruttrice di nuoto. Ha ucciso l'uomo per il quale aveva abbandonato il marito che ancora l'ama e la figlia che rifiuta di incontrarla).
Chiaramente essendo uno scrittore trova le parole giuste per convincerla e ci riesce. Ma dall'incontro tra Giulia e la figlia ci sarà per la donna il tracollo con gli esiti assoluti del finale.
Meglio chiarirlo subito: il personaggio principale è Guido, non Giulia.
Assolutamente si delinea la completa realizzazione da parte di quest'uomo dell'inutilità degli affanni. Non è per tutti la consapevolezza dell'assoluta solitudine ancestrale dell'uomo. Lui vuol bene a tutti ed è assolutamente incompreso. Lui garantisce tutto a tutti attraverso la modalità propria di questi personaggi fatta di una presenza invisibile.
Ma gli altri non chiedono questo.
Vogliono carezze, sguardi complici e parole d'amore che per Guido sono assolutamente inutili, fuorvianti insensati e di cui ne è assolutamente incapace.
Ma l'amore che cela dentro di sè è universale.
Assolutamente comprensivo verso chiunque abbia letto i suoi libri non riuscendo a finirli, quasi dotato del senso della conoscenza dei propri limiti, virtù rara negli uomini di questi tempi.
Il contrasto tra l'essere e il dover essere è quel che fa di questo personaggio un divino solitario. Il vero motore immobile che dirige la vita delle persone care. Ma la vita con siffatti uomini è assolutamente difficile, ecco perchè resterà solo con se stesso, accettando questo stato per assoluta incapacità di essere altro.
Guido comprende che gli altri possono vivere anche senza di lui, così la bella moglie, così la figlia. Tutto va avanti come se lui già fosse morto ecco perchè ha bisogno di interessarsi a chi realmente non ha capacità strutturali per andare avanti . Ecco perche nasce il sentimento per Giulia assolutamente indifesa e senza alcuna speranza, senza strumenti per far fronte alla durezza della vita, assolutamente ingenua che quando vede che ha distrutto perfino l'uccellino giocattolo regalatogli da Guido, matura nell'incapacità di ripararlo, l'estrema decisione. Giulia Disperata.
Il film è per pochi, concepire la positività del personaggio è alternativa difficile. Tutti crescono e si evolvono, lui è su una torre d'avorio in cerca di qualcuno che riesca a comprenderlo, e nell'attesa passa il tempo con il suo miglior amico, che non gli crea sensi di colpa, che non gli da problemi, con cui ha un'assoluta identità di vedute tra conscio e inconscio, lapidario, e granitico nella certezza dell'impermanenza, insomma con se stesso.
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ornella
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martedì 3 marzo 2009
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meno siamo e meglio stiamo
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Pellicola poco adatta a chi è abituato ad avere davanti a sé certezze ma stimolante per tutti gli altri: chi per esempio ha nutrito un desiderio rimasto inespresso, chi sente di sbagliare comunque, chi infine si sente inadeguato, sfasato rispetto alla realtà, chiuso in una gabbia di vetro (infrangibile). Potrebbe anche uscire ma in fin dei conti per incontrare chi? Un'altra persona che non è detto che abbia una capacità superiore alla propria di andare oltre, capire davvero? La Golino lo fa ma le va male, come a molti (ma non a voi naturalmente, pubblico fortunato) e decide che non ne vale più la pena. Meglio dentro o meglio fuori? Meglio il nulla. Aprite le orecchie al silenzio...
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furio
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sabato 28 febbraio 2009
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la vita è un'opera in corso. golino magnanesca
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Presente all'anteprima di firenze del film, ho assistito ai saggi discorsi di un regista che fa di tutto per mediare fra il naturalistico della 'fiction' e il troppo caricato del 'teatro'. Un'attrice come la Golino ha spiegato le cose, gli studi che ha fatto per arrivare a interpretare bene Giulia e, c'è da ammetterlo in modo unanime, ha dato forme e volto a un personaggio vero come pochi e di gran lunga superiore a quelli, pur belli, interpretati negli ultimi anni. Mastandrea, il vero protagonista del film, si rivela sempre più bravo man mano che sempre più registi lo scritturano: pur continuando a gigioneggiare a causa della sua indiscussa simpatia, interpreta uno scrittore dalla psicologia molto nella norma, che ha perso ogni slancio nel lavoro e nella vita con la coniuge e la figlia, che incomincia a interessarsi al sesso insieme al fidanzatino.
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Presente all'anteprima di firenze del film, ho assistito ai saggi discorsi di un regista che fa di tutto per mediare fra il naturalistico della 'fiction' e il troppo caricato del 'teatro'. Un'attrice come la Golino ha spiegato le cose, gli studi che ha fatto per arrivare a interpretare bene Giulia e, c'è da ammetterlo in modo unanime, ha dato forme e volto a un personaggio vero come pochi e di gran lunga superiore a quelli, pur belli, interpretati negli ultimi anni. Mastandrea, il vero protagonista del film, si rivela sempre più bravo man mano che sempre più registi lo scritturano: pur continuando a gigioneggiare a causa della sua indiscussa simpatia, interpreta uno scrittore dalla psicologia molto nella norma, che ha perso ogni slancio nel lavoro e nella vita con la coniuge e la figlia, che incomincia a interessarsi al sesso insieme al fidanzatino. Lo scrittore si trova, fino all'incontro con Giulia nella sua piscina, in un mondo morto. Ci sono traslochi, racconti iniziati e mai finiti, personaggi che prendono vita e invadono il mondo dello scrittore nei modi più impensati, come creature (pirandelliane) in cerca di autore e finale. Ma il vero motore del film è Giulia, che pur non mostrandosi troppo nella durata del film, scuote la vita dello scrittore e il pubblico, ci travolge annientandosi silenziosamente. Io non ho mai visto "Luce dei miei occhi"o nessuno degli ultimi film di Piccioni. Vidi negli anni 90 le sue prime commedie amarognole dove spesso era protagonista la Margherita Buy. Con questo film c'è un rovesciamento di genere. Pur rimanendo i momenti umoristici, siamo immersi in una tragedia umana. Curiosa la somiglianza fra i finali di questo film e "The reader", contemporaneamente a questo nelle sale ed entrambi i film tenuti in piedi da una protagonista femminile imponente. Con questo film, anche se lei è molto meno in vista della diva romana, la Golino si conferma la Magnani del nuovo cinema italiano.
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sicampauguale
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giovedì 5 marzo 2009
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una vita cosi' ..
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Prima del film, avendo letto la trama, pensi .. io non sono lui .. io non sono lei .. il film finisce e pensi .. io sono lui .. io sono lei .. Passata la linea d'ombra, non si gioca piu' .. bisogna vivere .. e far vivere chi ci ama e che magari non amiamo .. Guido vorrebbe tornare indietro .. prima di quella linea .. e si comporta come se fosse possibile .. inizia storie e non le finisce .. scrive storie e nessuno le legge, forse manco lui .. dei premi non gli frega nulla .. Giulia invece quella linea l'ha superata .. tragicamente e sa che non puo' tornare indietro .. ci spera, lo sogna per poco quanto durano i sogni .. ma poi .. due vite non vite .. un amore che non sara' .. tutto non è.
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alessio altieri
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martedì 9 giugno 2009
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un film ovattato metafora del nostro tempo
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Ovattato film di Giuseppe Piccioni nel quale i due attori protagonisti, Mastandrea e Golino rendono il tutto più speciale. Guido(Mastandrea) è uno scrittore apatico, che affronta con apparente disinteresse la vita. Vive con distacco anche fatti teoricamente molto importanti come la possibilità di vincere un premio letterario e il trasloco tanto invocato dalla moglie. Il tedio scompare quando Guido inizia ad andare in piscina per imparare a nuotare, lì sarà proprio la sua istruttrice, Giulia,donna introversa e maledettamente intrigante a stravolgere i piani della sua vita che piani non aveva. Nel raccontare la storia di questo uomo che “sta alla finestra”(Mastandrea) Piccioni parla di una società che sta alla finestra, rapportando alla staticità personale-esistenziale di Guido la staticità sociale-politica che affligge il nostro tempo.
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Ovattato film di Giuseppe Piccioni nel quale i due attori protagonisti, Mastandrea e Golino rendono il tutto più speciale. Guido(Mastandrea) è uno scrittore apatico, che affronta con apparente disinteresse la vita. Vive con distacco anche fatti teoricamente molto importanti come la possibilità di vincere un premio letterario e il trasloco tanto invocato dalla moglie. Il tedio scompare quando Guido inizia ad andare in piscina per imparare a nuotare, lì sarà proprio la sua istruttrice, Giulia,donna introversa e maledettamente intrigante a stravolgere i piani della sua vita che piani non aveva. Nel raccontare la storia di questo uomo che “sta alla finestra”(Mastandrea) Piccioni parla di una società che sta alla finestra, rapportando alla staticità personale-esistenziale di Guido la staticità sociale-politica che affligge il nostro tempo. Addirittura strepitosi i due protagonisti che riescono con una recitazione volutamente e meritevolmente sotto le righe ad esprimere a volte con una sola espressione il tremendo travaglio interiore di cui per ragioni diverse entrambi i protagonisti sono afflitti. Nella colonna sonora Valeria Golino canta con i “Baustelle”.
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costcla
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giovedì 14 maggio 2009
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se non ci fosse valerio!
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Diciamo che il film è noioso,decisamente inverosimile,falsamente filosofeggiante...però il mondo di oggi in fin dei conti non è così?
tra gli attori ottima la recitazione della famiglia Montani,compreso lo spettacolare fidanzatino della figlia...pessima quella della famiglia di Giulia (sempre troppo sopra le righe,compresa la sempre brava Golino...stavolta meno brava).Originali le trovate registiche di rendere reali i personaggi della fantasia di Montani...
però la verità è che senza le battute english-style (in romanesco) di V.Mastrandrea stò film risulterebbe una noia mortale!
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domenico argondizzo
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venerdì 13 marzo 2009
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giulia non esce
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Lo scrittore vive nel/del suo mondo, come chiunque di noi, ed ha desideri, valutazioni, paure, limiti, che lo portano - per il breve tratto del film - ad allontanarsi dalla sua famiglia. Questo allontanamento non sembra avere delle spiegazioni/giustificazioni, anzi, in alcuni passaggi/dialoghi, Montani risulta proprio antipatico per come non corrisponde alle attese della moglie e della figlia. Ciò che però rileva ai fini della scelta di Mastrandrea è il fatto che la sua felicità/realizzazione è altrove; è la fatalità della vita gli fa incontrare Giulia, una persona sola, che sta pagando per le responsabilità/scelte fatte nella sua vita.
Questo incontro potrebbe essere foriero di una crescita per entrambi, lui/lei incominciano a fare le cose che non sanno fare (nuotare/fare da madre), ma, mentre per la Golino il peso del passato è invincibile (tanto da far apparire preferibile gettare la spugna), per lo scrittore si profilano due strade da poter percorrere simultaneamente:
1) recuperare il rapporto con la propria figlia;
2) scrivere il suo miglior libro, che ovviamente tratta di pezzo significativo della propria vita.
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Lo scrittore vive nel/del suo mondo, come chiunque di noi, ed ha desideri, valutazioni, paure, limiti, che lo portano - per il breve tratto del film - ad allontanarsi dalla sua famiglia. Questo allontanamento non sembra avere delle spiegazioni/giustificazioni, anzi, in alcuni passaggi/dialoghi, Montani risulta proprio antipatico per come non corrisponde alle attese della moglie e della figlia. Ciò che però rileva ai fini della scelta di Mastrandrea è il fatto che la sua felicità/realizzazione è altrove; è la fatalità della vita gli fa incontrare Giulia, una persona sola, che sta pagando per le responsabilità/scelte fatte nella sua vita.
Questo incontro potrebbe essere foriero di una crescita per entrambi, lui/lei incominciano a fare le cose che non sanno fare (nuotare/fare da madre), ma, mentre per la Golino il peso del passato è invincibile (tanto da far apparire preferibile gettare la spugna), per lo scrittore si profilano due strade da poter percorrere simultaneamente:
1) recuperare il rapporto con la propria figlia;
2) scrivere il suo miglior libro, che ovviamente tratta di pezzo significativo della propria vita.
Una postilla che potrebbe essere - senza volere - irriguardosa: la riscoperta che Giulia fa della scrittura, mi ha ricordato, per assonanza, l’analogo percorso che Hanna-Winslet segue verso la lettura; la cultura svolge una insostituibile funzione catartica e di riequilibrio dell’interiorità psichica.
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ciccio capozzi
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venerdì 6 marzo 2009
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incontro immerso nell’acqua, nei fluidi vitali
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“GIULIA NON ESCE LA SERA” di GIUSEPPE PICCIONI; ITA, 09. Guido è uno scrittore incerto tra trame diverse, premi letterari e vocazione a scrivere libri belli, ma che pochi leggono integralmente. Incontra Giulia, che “non esce la sera” perché detenuta in semilibertà. Nonostante qualche incertezza, il film mi ha preso. E’ uno scrittore che interroga la vita solo a partire dalle parole e dai fatti che mette in campo nella fantasia: finalmente incontra Giulia. L’approccio con la sua vicenda è molto complesso. L’incontro è immerso nell’acqua, nei fluidi vitali: è protetto, finché resta in quella dimensione. Siccome è giocoforza uscirne, ecco che questo si offre alle infinite casualità della vita.
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“GIULIA NON ESCE LA SERA” di GIUSEPPE PICCIONI; ITA, 09. Guido è uno scrittore incerto tra trame diverse, premi letterari e vocazione a scrivere libri belli, ma che pochi leggono integralmente. Incontra Giulia, che “non esce la sera” perché detenuta in semilibertà. Nonostante qualche incertezza, il film mi ha preso. E’ uno scrittore che interroga la vita solo a partire dalle parole e dai fatti che mette in campo nella fantasia: finalmente incontra Giulia. L’approccio con la sua vicenda è molto complesso. L’incontro è immerso nell’acqua, nei fluidi vitali: è protetto, finché resta in quella dimensione. Siccome è giocoforza uscirne, ecco che questo si offre alle infinite casualità della vita. Delle quali alcune sono molto dolorose: come il rapporto con la figlia di lei. Il dolore provato per l’abbandono della madre, l’ha murata viva in questa prigione di odio irriducibile nei suoi confronti, impassibile e vendicativo. E’ comunque Giulia il personaggio più riuscito del film. V.Golino ha dato una prova assolutamente convincente. Pur se chiusa in sé, nel ricordo della sua vita di affetti che ha voluto abbandonare e nel rimorso per ciò che ha fatto, non è del tutto estranea alla vita. E’ affascinata dalla persona dello scrittore, dalla sua sensibilità, dalla sua simpatia (V.Mastandrea). Nella sua vita irrompe la letteratura: con la sua profonda e malata ambiguità. Perché essa “sembra” in grado di dare delle risposte: ma sono tutte finzioni, costruite dall’emotività dello scrittore. Sono universi la cui razionalità esiste solo nella sua fantasia: in quel regno anch’esso, come la piscina, ovattato e protetto, dove tutto risponde a precise esigenze, dà delle risposte se non certe, almeno attendibili: in ogni caso coerenti. La realtà è ben diversa. Essa è ben altrimenti illogica: spesso clamorosamente. Questo respiro circola per tutto il film. Il talento, la sensibilità di Guido, “non guida” Giulia: mette su lettera delle parole non sue alla figlia. Parole che le si ritorceranno contro. La donna non ha che se stessa: ma non basta. Come non basteranno le parole scritte sul diario, che avranno la riuscita funzione di fare un controcanto esplicativo, di eccellente effetto filmico-narrativo, su suoi comportamenti relativi all’incontro con Guido. Qui si vede la mano della brava ed esperta montatrice Esmeralda Calabria. Del resto anche lui è solo rispetto alla moglie. Mentre in parallelo, il rapporto con la figlia, non tanto “graziosa”, e piuttosto grassottella, ha una sincerità di fondo, che si apre in modi affettuosi e non stucchevoli all’ascolto e alla comprensione. La solitudine di G., e sconfitta finali, non solo al Premio, sono espresse dallo slargarsi della piscina come un mare infinito
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goldy milano
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venerdì 27 febbraio 2009
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consapevolezza e frustrazione
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Più che una Storia è una scheggia. Piccola, breve ma intensa. Uno sguardo alle tante insoddisfazioni che caratterizzano tante vite di oggi. Come fare i conti con la passione quando non si vuole rinunciare a viverla in tutta la sua intensità Come la mettiamo con il "diritto alla felicita?" Come risolvere il dramma del dolore che cuasiamo agli altri (in genere ai più piccoli e indifesi). Il film scandaglia, consapevolizza ma non potendo pervenire a una qualche soluzione lascia un senso di frustrazione e impotenza.
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dario adamo
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mercoledì 13 maggio 2009
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piccioni nel giusto
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Il nuoto è sempre stato considerato uno sport completo: tonifica i muscoli del corpo in maniera omogenea, fa bene alla schiena, ottimo per il cuore ed è un eccellente antidoto contro l'antiestetica cellulite. Ma forse doveva ricomparire Giuseppe Piccioni, dopo cinque anni d'assenza dal suo ultimo La vita che vorrei (2004), per farci scoprire le possibilità nascoste della piscina come luogo non solo di abnegazione sportiva, ma anche di competizione umana e di riscoperta di se stessi, dove c'è chi insegna e c'è chi impara, non solo a muovere bene il corpo, ma anche a restare a galla nonostante tutto.
Guido (Valerio Mastrandrea) è uno scrittore non proprio vitale, ma comunque di successo, che con il suo ultimo libro si è meritato di entrare in finale per un importante premio letterario.
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Il nuoto è sempre stato considerato uno sport completo: tonifica i muscoli del corpo in maniera omogenea, fa bene alla schiena, ottimo per il cuore ed è un eccellente antidoto contro l'antiestetica cellulite. Ma forse doveva ricomparire Giuseppe Piccioni, dopo cinque anni d'assenza dal suo ultimo La vita che vorrei (2004), per farci scoprire le possibilità nascoste della piscina come luogo non solo di abnegazione sportiva, ma anche di competizione umana e di riscoperta di se stessi, dove c'è chi insegna e c'è chi impara, non solo a muovere bene il corpo, ma anche a restare a galla nonostante tutto.
Guido (Valerio Mastrandrea) è uno scrittore non proprio vitale, ma comunque di successo, che con il suo ultimo libro si è meritato di entrare in finale per un importante premio letterario. Di tanto in tanto accompagna la figlia in piscina, ma presto si accorgerà che ad avere bisogno di grandi bracciate ed esercizi respiratori sarà proprio lui, con tutti gli affanni dell'ultimo periodo. L'istruttrice che si prenderà cura di lui sarà Giulia (Valeria Golino), una donna affascinante, ma un po' cupa, spenta, che passa tutto il giorno in piscina, ma che “non esce mai la sera”. Ben presto si scoprirà che dietro quest'impedimento si nasconde qualcosa di più grosso, che ha a che fare con un passato altrettanto buio ed è così che Guido se ne sentirà in qualche modo attratto e inizierà ad aiutarla, sentendosi via via più coinvolto e attratto.
Tocco leggero ma allo stesso tempo deciso quello di Giuseppe Piccioni, che con Giulia non esce la sera, riesce a raccontare una storia di riabilitazione sentimentale e affettiva, dove non è mai troppo tardi per recuperare e dove c'è ancora tempo per le per le possibilità e le occasioni, senza esagerare nei toni e trovando la giusta dimensione narrativa, scavando con perizia ed estraendo dai propri personaggi il necessario, senza cadere nella banalità o nell'espressionismo delle emozioni. Guido e Giulia si incontrano lì dove bisogna sbracciare per non affondare e in qualche modo riescono a portare questo espediente anche sulla terra ferma, dove muovendosi con più vigore e sicurezza riescono a fare più strada e più velocemente. Ciò non li porterà a risolvere del tutto i loro problemi, né il loro è un percorso che li conduce alla redenzione completa o alla catarsi finale, ma senza dubbio è una grande, unica vasca nella piscina della consapevolezza.
Meritevole d'encomio il solito Mastrandrea che pellicola dopo pellicola si conferma una certezza per i registi che lo scelgono e per il pubblico che con lui ha imparato a sorridere anche delle piccole sconfitte che sa dipingersi sul volto battuta su battuta. Non temete dunque se accanto alla voce “genere”leggerete “drammatico”, ci penserà lui a sdrammatizzare senza intaccare il risultato finale. Soddisfatti e rimborsati.
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