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gaara
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lunedì 19 luglio 2010
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il cinema italiano
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Il protagonista, Guido Montani, interpretato da un compassato Valerio Mastrandrea, è un affermato scrittore di nicchia, riconosciuto come tale da un pubblico maturo, a causa del suo modo di scrivere e di plasmare personaggi. .
Non sa com'è diventato scrittore ed in maniera poco consueta, ma al contempo affascinante, dichiara di iniziare a scrivere a partire dai suoi personaggi, cercando di attribuirgli una collocazione sentimentale ed infine, solo infine, trovare le parole, quasi come se fossero irrilevanti nella stesura di un libro, nonostante queste siano vincolanti.
Ciò lo porta ad una ricerca estenuante, al punto tale che i suoi personaggi, invadano flebilmente la sua vita e forse Guido con difficoltà riesce a scindere le cose.
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Il protagonista, Guido Montani, interpretato da un compassato Valerio Mastrandrea, è un affermato scrittore di nicchia, riconosciuto come tale da un pubblico maturo, a causa del suo modo di scrivere e di plasmare personaggi. .
Non sa com'è diventato scrittore ed in maniera poco consueta, ma al contempo affascinante, dichiara di iniziare a scrivere a partire dai suoi personaggi, cercando di attribuirgli una collocazione sentimentale ed infine, solo infine, trovare le parole, quasi come se fossero irrilevanti nella stesura di un libro, nonostante queste siano vincolanti.
Ciò lo porta ad una ricerca estenuante, al punto tale che i suoi personaggi, invadano flebilmente la sua vita e forse Guido con difficoltà riesce a scindere le cose. Personaggi soli, infelici e all'apparenza poco realistici che trovano il loro legame con la realtà nella felicità, ma non quella che tutti sarebbero disposti a riconoscere, bensì una felicità mascherata, definita come “la tristezza che fa le capriole”.
E' proprio la difficoltà di accettare una vita senza speranza che rende la sua lettura pesante, al punto tale che la gran parte dei suoi lettori, non ancora “cresciuti”, non riesce a finire i suoi libri, i quali restano incompleti, come i suoi nuovi personaggi in cerca di luce, certi di non trovare mai uno spiraglio e ciò gli rende la piacevole sensazione di essere poco apprezzato.
Si, piacevole! in quanto Guido sa di essere maturo ed accetta il suo ruolo, consapevole che “uno cresce quando comincia a capire che tutto finisce, impara a tradire gli amici le persone che ama... una cosa del genere e così cresci e peggiori, un po' come andare a male”.
Guido preso dalla scrittura del suo nuovo libro è propenso a conoscere qualcosa o qualcuno che gli dia ispirazioni, ma non cerca il consueto, perché poco interessante ed infatti la gran parte delle persone che lo circondano sembrano fittizie, a partire dalla figlia Costanza e dal suo ragazzo Filippo degni, per i ruoli assegnatigli, di un film di Tim Burton. Forse, l'unico personaggio volutamente non costruito è la moglie Benedetta, interpretata da Sonia Bergamasco, che appare patetica nei suoi modi di fare non riuscendo per questo ad attirare l'attenzione del marito, il quale si sente “in dovere” di cercare altre sorgenti da cui attingere. E' infatti una sorta di scambi di piacere tra Guido e la figlia Costanza, che permette a quest'ultima di abbandonare le lezioni di nuoto, concedendo al padre la possibilità celata di conoscere la nuova istruttrice Giulia, interpretata da una superba Valeria Golino. Il rapporto fra i due è inizialmente a senso unico, dal momento che Giulia sembra essere trattenuta da qualcosa, ma in seguito la goffaggine di Guido nel nuotare la rende più propensa ad un confronto, facendo si che si creino i presupposti per approfondire la conoscenza, nonostante Giulia non esca la sera.
Guido trova in Giulia un'amante perfetta che possa fargli da musa ispiratrice e cerca di convincerla ad appoggiarsi a lui, certo di saper galleggiare al punto che niente possa tirarlo giù.
Una sceneggiature fantastica riesce a toccare dentro, smuovendo un turbinio di emozioni e rendendo piacevolissima la visione di un film ben diretto ed interpretato che avrebbe potuto rappresentare, qualora fosse stato più sostenuto, il cinema italiano.
Una delle tante occasioni mancate all'italiana.
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balcazar
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lunedì 5 luglio 2010
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carino... ma non troppo!
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Bel film, ben confezionato, ottimi attori, bella e brava la protagonista (come sempre), trama coinvolgente ma... c'è qualcosa che non convince, è un film che non riesce ad andare avanti, s'inceppa, la trama è troppo lenta; è molto introspettivo ma non convince fino in fondo.
Forse vuol essere un film "impegnato", sarebbe meglio non lo fosse, potrebbe scorrere più velocemente e senza indugi.
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francesco2
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lunedì 22 marzo 2010
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non esce.....un ragno dal buco
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Una delle critiche mosse a molto cinema italiano contemporaneo è di aver guardato solo al suo "Ombelico",perdendo il contatto con la realtà che lo e ci circonda per costruire "gruppi di famiglia in un interno" noioso ed autoreferenziale.
Da questo punto di vista l'operazione di Piccioni, che fra l'altro sfrutta forse una delle migliori Golino che abbia mai visto, è una pseudo-trasgressione rispetto a saturni contro e compagnia;come Ozpetek nella noia televisiva del film citato inserisce omosessuali, turchi e via discorrendo, per negare l'evidenza del suo anonimato di lusso(?), come il simpatico Muccino "ricordandosi di me" dice di ironizzare sulla TV pur essendo nella sua mediocrità il primo figlio della televisione e del suo "Non-stile",Piccioni sceglie due protagonisti ai margini, per ragioni opposte(L'uno ARTISTA,l'altra ASSASSINA, entrambi incompresi e puniti:a volte due estremi opposti hanno in comune tante cose).
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Una delle critiche mosse a molto cinema italiano contemporaneo è di aver guardato solo al suo "Ombelico",perdendo il contatto con la realtà che lo e ci circonda per costruire "gruppi di famiglia in un interno" noioso ed autoreferenziale.
Da questo punto di vista l'operazione di Piccioni, che fra l'altro sfrutta forse una delle migliori Golino che abbia mai visto, è una pseudo-trasgressione rispetto a saturni contro e compagnia;come Ozpetek nella noia televisiva del film citato inserisce omosessuali, turchi e via discorrendo, per negare l'evidenza del suo anonimato di lusso(?), come il simpatico Muccino "ricordandosi di me" dice di ironizzare sulla TV pur essendo nella sua mediocrità il primo figlio della televisione e del suo "Non-stile",Piccioni sceglie due protagonisti ai margini, per ragioni opposte(L'uno ARTISTA,l'altra ASSASSINA, entrambi incompresi e puniti:a volte due estremi opposti hanno in comune tante cose).Quando Giulia, in una delle poche scene decenti entra ed esce dall'acqua, ipotizzo che questo vorrebbe rappresentare una sintesi del film.Che in realtà è figlio dell'archibugismo peggiore nel non delineare praticamente mai i suoi personaggi(Fa eccezione, forse, quando Mastrandrea dice alla donna:"Non mi fai paura") e nell'inventarci ragazzini con gli occhiali che insegnano ai grandi e giurie letterarie che premiano sedicenti artisti:meglio, a questo punto, l'ironia su questi problemi fatta in "Caterina va in città".A proposito del dialogo che ho citato, è anche una delle poche dove riesce al contempo la sintesi e scontro tra due elementi diversi.Perchè quelle in cui Mastrandrea immagina i suoi protagonisti saranno magari carine ma si risolvono in nulla, lontane anni luce dall'Amèlie di Jeunet oggi definito buonista dai nataliaspesiani di casa nostra e A CASA NOSTRA(Altro film italiano di qualche anno fa con la stessa In)consistenza di questo.
Crollata allora la simbiosi tra realtà e fantasia,resta solo un'analisi del rapporto tra genitori e figli(Ma siamo quasi sullo stesso piano di "Lezioni di volo", non a caso della Archibugi), del rapporto tra giovanissimi)(Anche qui, più "Lezioni di volo" che "Caterina va in cità"), o capire come i due protagonisti si completino tra di loro.Ma siamo a mare, e non purtroppo nel senso dell'acaua iniziale, come lo siamo nel rapporto tra il protagonista e la Bergamasco, sottovalutata forse dal nostro cinema nonché dal sottoscritto, che neanche l'aveva riconosciuta.Deluso per un'altra occaasione sptrecata dalla Golino, che già era incappata nella desolante sceneggiatura della "Guerra di Mario", desolante film del pur bravo Capuano, resta solo un finale didascalico e incompiuto in cui il "Giusto e debole" Mastrandrea vince sulla forte e sbagliata Golino.Chi voglia,(Mi ripeto:la scena iniziale) capirne di più sulla simbiosi tra uomo e acqua(O natura) veda "Donne senza uomini", in circolazione nei cinema nostrani.Con la speranza che Piccioni e colleghhi non continuino a domandarci perché preferiamo i film iraniani.
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(di federico33333)
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fulvia
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mercoledì 20 gennaio 2010
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noioso..molto noioso
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La trama era ben imbastita, ma i dialoghi e i personaggi hanno reso questo film, secondo il mio parere, molto noioso.Mi sono persino addormentata! Peccato, poteva essere di gran lunga migliore, i contenuti c'erano. Voto un 4
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brownie
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sabato 19 settembre 2009
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un mondo senza filtri, gli attori bravissimi.
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Finalmente u bel film italiano, come se ne vedono pochi ultimamente. Grandi attori come la Golino e MAstandrea riescono bene nel descrivere il profondo dell'essere umano. Un film che colpisce i più ottimisti e speranzosi per dare una visione più realistica della vita, fatta anche di disagi e falimenti. Dite no al lieto fine.
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lucio
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lunedì 14 settembre 2009
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imbarazzante
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Perchè i cosidetti "film d'autore" devono essere lenti, noiosi e con una trama piatta?
Questo film sembra non saper dove andare, i personaggi hanno poco da dire e le storie che li circondano sono insipide. La golino brava, ma poco interessante, Mastandrea monocorde, non interpreta mai, non recita è sempre lo stesso qualunque cosa faccia, veramente poco credibile. Che palle, altra due ore perse.
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paride86
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mercoledì 9 settembre 2009
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si poteva fare di più
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Senza infamia e senza lode.
"Giulia non esce la sera" è un film lieve e interessante, che si distingue per talento registico e narrativo; su questo piano, infatti, la storia procede attingendo al surreale e alle associazioni di idee ma, purtroppo, ha dei grossi limiti per quanto riguarda un vero approfondimento dei temi trattati.
Il centro della narrazione è la solitudine e la difficoltà di comunicare, come nei vecchi film di Antonioni; eppure il personaggio di Guido non convince fino in fondo, anche per colpa di un'interpretazione alquanto incolore di Mastandrea. La Golino, invece, è brava come sempre e riesce a dar vita ad una donna fragile e dura allo stesso tempo.
Il risultato finale lascia un po' a bocca asciutta.
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Senza infamia e senza lode.
"Giulia non esce la sera" è un film lieve e interessante, che si distingue per talento registico e narrativo; su questo piano, infatti, la storia procede attingendo al surreale e alle associazioni di idee ma, purtroppo, ha dei grossi limiti per quanto riguarda un vero approfondimento dei temi trattati.
Il centro della narrazione è la solitudine e la difficoltà di comunicare, come nei vecchi film di Antonioni; eppure il personaggio di Guido non convince fino in fondo, anche per colpa di un'interpretazione alquanto incolore di Mastandrea. La Golino, invece, è brava come sempre e riesce a dar vita ad una donna fragile e dura allo stesso tempo.
Il risultato finale lascia un po' a bocca asciutta.
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giuseppetraina
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giovedì 3 settembre 2009
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un film bellissimo!
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Ieri sera ho visto un film che non è tratto da un libro, ma che parla di libri, che si leggono e che si scrivono. S'intitola "Giulia non esce la sera", l'ha girato uno dei miei registi preferiti, Giuseppe Piccioni. E' interpretato da Valerio Mastandrea (straordinario!), da Valeria Golino e Sonia Bergamasco, e da un terzetto di magnifici adolescenti, oltre che da Piera degli Esposti nel ruolo, un po' prevedibile, di una cinica editrice.
Il film, grazie anche alla fotografia del grande Luca Bigazzi e alla musica dei Baustelle, è malinconico e bellissimo: sconsigliabile per chi ama i "lietofine" ma vero, sincero, profondo.
Il protagonista è uno scrittore, alla ricerca di un senso da dare al proprio scrivere (al proprio vivere).
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Ieri sera ho visto un film che non è tratto da un libro, ma che parla di libri, che si leggono e che si scrivono. S'intitola "Giulia non esce la sera", l'ha girato uno dei miei registi preferiti, Giuseppe Piccioni. E' interpretato da Valerio Mastandrea (straordinario!), da Valeria Golino e Sonia Bergamasco, e da un terzetto di magnifici adolescenti, oltre che da Piera degli Esposti nel ruolo, un po' prevedibile, di una cinica editrice.
Il film, grazie anche alla fotografia del grande Luca Bigazzi e alla musica dei Baustelle, è malinconico e bellissimo: sconsigliabile per chi ama i "lietofine" ma vero, sincero, profondo.
Il protagonista è uno scrittore, alla ricerca di un senso da dare al proprio scrivere (al proprio vivere). Alcuni personaggi leggono molti libri, altri no: non vi rivelo chi li legge e chi no perché è un elemento importante del film. Si esce dal cinema col sospetto che i personaggi che leggono molti libri dovrebbero leggerne di meno, per essere felici, e che quelli che non ne leggono, per provare ad essere felici, dovrebbero leggerne di più. Anche se, come dice il protagonista, "leggere non ha mai fatto male a nessuno".
Non dico altro ma mi permetto di consigliare la visione di questo film: non sarà spettacolare e pubblicizzato come "Baarìa" ma è un'altra riprova che il cinema italiano non è il più brutto del mondo, come sostengono certi critici che vanno in deliquio appena Quentin Tarantino si ravvia i capelli.
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mary22
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lunedì 13 luglio 2009
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vergognoso
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Vado diritta al succo: fa schifo. Malamente ricco di tutti gli orpelli delle riviste in...di lusso..di arredamento. Brutta copia di spot pubblicitari..anche sportivi.
Che dire...non mi limito..UN VERO SCHIFO DI FILM...senza non dico IDEE ma manco lo sforzo di
partorirle..e qualcuno ha scritto in questo forum che ha una aurea francese...
con tutto il rispetto..si fa per dire...andate a zappare la terra insieme a Piccioni.
[+] di nuovo?
(di marezia)
[ - ] di nuovo?
[+] naturalmente "aurea" è in tuo onore,
(di marezia)
[ - ] naturalmente "aurea" è in tuo onore,
[+] aura..grazie
(di mary22)
[ - ] aura..grazie
[+] errore
(di marezia)
[ - ] errore
[+] ma vedi d'annattene
(di fede81)
[ - ] ma vedi d'annattene
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