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annu83
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venerdì 30 marzo 2012
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frost contro nixon... 0-1
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Film da due ore, piuttosto intense, a tratti molto veloci ed aggressivi, altri invece smaccatamente e inutilmente lenti.
Ottima, a mio parere, l'interpretazione del presidente Nixon, di cui traspare un carisma e un'abilità dialettica per nulla indifferente.
Rimane da capire il taglio che si è voluto dare. A parte il conosciuto epilogo del "duello", chi la fa da padrone dall'inizio alla fine è Nixon... il vero personaggio dovrebbe essere Frost, che invece viene ridotto ad impersonificare un emerito stupido, arrogante e presuntuoso per 3/4 di film, salvo poi cambiare il suo destino.
Sinceramente, in quest'ottica, mi aspettavo di più dall'intervista, o meglio, mi aspettavo "più Frost", ma sicuramente Howard avrà approfondito più di me l'argomento.
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Film da due ore, piuttosto intense, a tratti molto veloci ed aggressivi, altri invece smaccatamente e inutilmente lenti.
Ottima, a mio parere, l'interpretazione del presidente Nixon, di cui traspare un carisma e un'abilità dialettica per nulla indifferente.
Rimane da capire il taglio che si è voluto dare. A parte il conosciuto epilogo del "duello", chi la fa da padrone dall'inizio alla fine è Nixon... il vero personaggio dovrebbe essere Frost, che invece viene ridotto ad impersonificare un emerito stupido, arrogante e presuntuoso per 3/4 di film, salvo poi cambiare il suo destino.
Sinceramente, in quest'ottica, mi aspettavo di più dall'intervista, o meglio, mi aspettavo "più Frost", ma sicuramente Howard avrà approfondito più di me l'argomento.
Comunque sia, un bel film, che tiene incollato lo spettatore per tutto il tempo, eliminando i persicolosi tempi morti che un film del genere potrebbe patire.
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nalipa
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martedì 16 novembre 2010
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altro che angeli e demoni
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Cinema, teatro, tv.
Ron Howard tira fuori uno dei suoi film migliori con un'immenso Langella e un'ttimo Sheen.
- 1977. l'ex Presidente Usa Nixon viene invitato dal conduttore David Frost per un faccia a faccia in diretta televisiva.
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fabrizio cirnigliaro
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giovedì 28 ottobre 2010
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la pistola fumante
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3 anni dopo aver lasciato la casa Bianca a causa dello scandalo Watergate Richard Nixon (Frank Langella) accetta di concedere una lunga intervista a Frost, un presentatore televisivo inglese che lavora per la TV australiana. Nixon ha rassegnato le dimissioni da presidente degli Stati Uniti, ma il suo successore Ford gli concede il perdono presidenziale: nessun tribunale può perciò condannarlo, non pagherà per gli atti illegali compiuti come presidente in carica.
Nixon però non si sente ancora pronto per andare in pensione, è esiliato in una villa in California, e spera di poter ricostruire la propria immagine e rientrare presto nell'ambiente che conta.
Pensa che un'intervista televisiva con Frost possa essere un passo importante per raggiungere tale obiettivo, la sua riabilitazione politica a Washington
Nessuno nello staff di Frost ha gradito l’uscita di scena “indolore” del presidente, che ha lasciato la carica senza essere processato o aver dato delle scuse per gli atti illegali commessi, oltre che per la politica adottata dal suo governo nella guerra in Vietnam.
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3 anni dopo aver lasciato la casa Bianca a causa dello scandalo Watergate Richard Nixon (Frank Langella) accetta di concedere una lunga intervista a Frost, un presentatore televisivo inglese che lavora per la TV australiana. Nixon ha rassegnato le dimissioni da presidente degli Stati Uniti, ma il suo successore Ford gli concede il perdono presidenziale: nessun tribunale può perciò condannarlo, non pagherà per gli atti illegali compiuti come presidente in carica.
Nixon però non si sente ancora pronto per andare in pensione, è esiliato in una villa in California, e spera di poter ricostruire la propria immagine e rientrare presto nell'ambiente che conta.
Pensa che un'intervista televisiva con Frost possa essere un passo importante per raggiungere tale obiettivo, la sua riabilitazione politica a Washington
Nessuno nello staff di Frost ha gradito l’uscita di scena “indolore” del presidente, che ha lasciato la carica senza essere processato o aver dato delle scuse per gli atti illegali commessi, oltre che per la politica adottata dal suo governo nella guerra in Vietnam.
Grazie ad un cast eccezionale e ad una sceneggiatura ricca di dialoghi avvincenti, Ron Howard realizza forse la sua opera più bella
Il ritmo è incalzante e nonostante non ci sia nessun mistero da svelare, per lo spettatore è quasi impossibile distogliere lo sguardo dallo schermo
Nell'immaginario collettivo Nixon incarna alla perfezione il ruolo del cattivo, il personaggio spregevole, il tipo losco con cui mai vorremo avere nulla da spartire.
Ripensando però alla sua corriera politica e soprattutto allo scandalo Watergate molti oggi potrebbero storcere il naso.
Spiava i suoi avversari politici e ha cercato di depistare le indagini.
“E quindi?” Dov'è il problema?
Il nastro (ribattezzato “la pistola fumante”) che ha costretto alle dimissioni Nixon oggi non farebbe più scalpore. Un fatto del genere starebbe nell'agenda planning per un paio di settimane, per poi finire nell'oblio
Probabilmente l'ex presidente americano è meno telegenico del presidente italiano, ma è possibile che tutto si riduca a questo?
Anche durante l'amministrazione Bush Jr non sono mancati gli scandali , le armi di distruzione di massa in Iraq, le torture a Guantanamo e Abu Grahib, il CiaGate, lo scandalo Enron.
Eppure solo la percezione pubblica che si ha ancora oggi di Nixon è cosi negativa. Perchè?
Forse perchè in quegli anni negli States c'era molta più partecipazione politica, la gente era più coinvolta nelle questioni di interesse nazionale, “tanto i politici sono tutti uguali” non era ancora il pensiero dominante,il zietgeist.
Anche dei giornalisti hanno avuto un ruolo fondamentale nello scandalo “Watergate”, e trovarono l'appoggio di una “gola profonda” all'interno del FBI.
All'epoca a emergere erano i giornalisti capaci di mettere tutto a discussione, a rischiare, non i “reggi microfono” a cui ormai siamo purtroppo abituati.
Ad ogni modo nelle "grandi democrazie" poco è cambiato dopo lo scandalo Watergate, chi detiene il potere pensa di essere al di sopra della legge, oggi come allora
C'è chi lo fa giocando il ruolo del duro, dell'antipatico, e chi innvece raccontando barzelette, facendo il verso del cu cu e circondandondosi di belle donne, ma la solfa è sempre quella.
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nick castle
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venerdì 1 ottobre 2010
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mamma mia...
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Io non capisco perchè distribuiscano in Italia film così dannatamente Americani, è una storia, oltre ad essere noiosa, troppo strettamente legata alla politica statunitense, che un europeo non può sicuramente conoscere bene. Ho usato degli eufemismi, ma volgarmente questo film è una cagata solenne. Com'è caduto in basso Ron Howard.
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ultimoboyscout
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domenica 15 novembre 2009
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che bello!!!
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Molto piacevole nonostante i ritmi compassati. Molto molto apprezzabili i personaggi e le rispettive interpretazioni, con l'azzeccatissima scelta degli attori assolutamente adatti al ruolo. Frost è perfetto ma certo Nixon...sembra il vero Nixon!! Un duello epico, duro efficace nei dialoghi mai banale che celebra alla fine il vincitore ma che quasi sembra voler concedere una seconda chance ad uno sconfitto che esce a testa alta. Apparentemente un prodotto di nicchia, in realtà un film piacevolissimo.
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frost
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martedì 4 agosto 2009
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regia perfetta, michael sheen e langella da oscar!
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Capolavoro dalla regia agli attori, film diretto magistralmente da Howard, che da una storia conosciuta e un tema piuttosto "palloso" ha costruito un film capolavoro, senza respiro. Michael Sheen perfetto, ha dovuto anche trattare i denti dopo il film e i due anni di spettacoli teatrali interpretando Frost, perchè ha dovuto sporgere la mascella davanti per sembrare Frost. Langella ottimo, ma non meritava l'oscar, premio giustamente andato a Sean Penn. Tutto il cast perfetto, impossibile criticare male questo film. Ron Howard dopo i pessimi film il codice da vinci e angeli demoni, prova la sua genialità nella regia, tornando con un grande film.
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dario
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lunedì 27 luglio 2009
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semplicistico
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Davvero bravo Langella. Non all'altezza Sheen. Gli altri nella norma. Storia complessa che si dipana con il solito semplicismo americano e con troppa attenzione alla spettacolarità. Regia di mestiere.
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chiarialessandro
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martedì 21 luglio 2009
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povera italia!
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Credo che sia veramente difficile dare un taglio thrilleristico (chissà se questo termine esiste veramente o me lo sono inventato io) ad un film che racconta la storia di un’intervista; eppure, tra regia, sceneggiatura e fotografia, ci sono riusciti. Onore al merito di un film che mi ha fatto rimpiangere di vivere in Italia anziché in America, dove i giornalisti che fanno domande scomode non sono considerati dei grandi rompicoglioni bensì gente seria, che fa seriamente il suo lavoro per renderne conto alla società intera; magari (quando credono fermamente in qualche pericolosa avventura) rischiandoci anche fama, faccia ed un po’ di soldi tirati fuori dalle proprie tasche. Esattamente il contrario di quanto avviene da noi, dove il termine che rende nel modo migliore la situazione degli addetti all’informazione è “leccatori” (anche se, oggettivamente, ritengo che ci siano motivi che spieghino una situazione talmente degradata).
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Credo che sia veramente difficile dare un taglio thrilleristico (chissà se questo termine esiste veramente o me lo sono inventato io) ad un film che racconta la storia di un’intervista; eppure, tra regia, sceneggiatura e fotografia, ci sono riusciti. Onore al merito di un film che mi ha fatto rimpiangere di vivere in Italia anziché in America, dove i giornalisti che fanno domande scomode non sono considerati dei grandi rompicoglioni bensì gente seria, che fa seriamente il suo lavoro per renderne conto alla società intera; magari (quando credono fermamente in qualche pericolosa avventura) rischiandoci anche fama, faccia ed un po’ di soldi tirati fuori dalle proprie tasche. Esattamente il contrario di quanto avviene da noi, dove il termine che rende nel modo migliore la situazione degli addetti all’informazione è “leccatori” (anche se, oggettivamente, ritengo che ci siano motivi che spieghino una situazione talmente degradata). Forse non è completamente nel vero chi sostiene che tutto il mondo è paese. Molto, molto interessanti e ben confezionati anche gli abbondanti extra, tra i quali mi sembra impossibile non ricordare lo scorrere dell’intero film commentato. Incisiva, penetrante, appassionata, memorabile la recitazione di Frank Langella, che riesce a calarsi ed immedesimarsi nella parte almeno di una spanna abbondantemente al di sopra di tutti gli altri. Unico, piccolo neo: avrei eliminato il personaggio di Rebecca Hall perché mi sembra che, invece di aggiungere qualcosa alla storia, gliela tolga: distrae inutilmente lo spettatore dalla sua concentrazione ed attenzione.
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vittorio
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giovedì 4 giugno 2009
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bello ed intenso!!
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Film particolare, solido, intenso, con delle splendide interpretazioni. La storia ti tiene incollato alla sedia e riesce sempre a regalarti delle emozioni....
Film da non perdere!!
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thegame
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lunedì 13 aprile 2009
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l'ipocrisia delle indie
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Con "The Millionaire" Boyle finalmente riesce a far sentire la sua voce e a confermarsi come uno dei talenti più interessanti, dopo Nolan, Aronofky e P.T. Anderson, nel panorama a stelle e strisce. il regista inglese, raccolta la sfida indiana a budget limitato, confeziona un buonissimo prodotto, dove traspare fin dalle primissime sequenze la sua bravura dietro la macchina da presa, riproponendo anche alcuni "trucchetti" visti nei suoi precedenti lavori...un film elegante, ma anche ruffianamente ottimista, che segue perfettamente il "galateo" dell'academy...in ogni caso, il sempre più hollywoodiano Danny Boyle, dopo le sue ultime e poco felici uscite, riesce a risollevarsi grazie a questa pellicola tecnicamente e commercialmente perfetta.
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Con "The Millionaire" Boyle finalmente riesce a far sentire la sua voce e a confermarsi come uno dei talenti più interessanti, dopo Nolan, Aronofky e P.T. Anderson, nel panorama a stelle e strisce. il regista inglese, raccolta la sfida indiana a budget limitato, confeziona un buonissimo prodotto, dove traspare fin dalle primissime sequenze la sua bravura dietro la macchina da presa, riproponendo anche alcuni "trucchetti" visti nei suoi precedenti lavori...un film elegante, ma anche ruffianamente ottimista, che segue perfettamente il "galateo" dell'academy...in ogni caso, il sempre più hollywoodiano Danny Boyle, dopo le sue ultime e poco felici uscite, riesce a risollevarsi grazie a questa pellicola tecnicamente e commercialmente perfetta...
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