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stella del cielo
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domenica 25 dicembre 2011
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lo stravolgimento della vita
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Ho visto per ben due volte il film departures prima di accingermi a scrivere perchè è un film da non dare per scontato per il tema che tratta cioè la vita oltre la morte. E' un film che consiglio ad un pubblico adulto proprio per il tema che tratta perchè l'emozionalità che provoca dentro il cuore di chi lo vede è molto alta; sono due ore intense dove la morte non è più morte, ma diventa pura bellezza. Scrivere riguardo al film è molto riduttivo perchè è necessario vederlo per viverlo in tutta la sua intensità per la quale tanti spettatori possono erigere una barriera per non soffrire perchè le immagini dicono tutto,le parole dicono tutto. Ognuno, vedendo il film lo vivrà a modo suo, ma desidero sottolineare che il tema e cioè la perdita di un caro viene gestita nella maniera più umana più dignitosa che la nostra società non ha il tempo di permettersi.
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Ho visto per ben due volte il film departures prima di accingermi a scrivere perchè è un film da non dare per scontato per il tema che tratta cioè la vita oltre la morte. E' un film che consiglio ad un pubblico adulto proprio per il tema che tratta perchè l'emozionalità che provoca dentro il cuore di chi lo vede è molto alta; sono due ore intense dove la morte non è più morte, ma diventa pura bellezza. Scrivere riguardo al film è molto riduttivo perchè è necessario vederlo per viverlo in tutta la sua intensità per la quale tanti spettatori possono erigere una barriera per non soffrire perchè le immagini dicono tutto,le parole dicono tutto. Ognuno, vedendo il film lo vivrà a modo suo, ma desidero sottolineare che il tema e cioè la perdita di un caro viene gestita nella maniera più umana più dignitosa che la nostra società non ha il tempo di permettersi. Desidero sottolinare che i primi venti minuti del film non danno l'idea di un film impegnato e così sconvolgente e coinvolgente sul piano umano, perciò consiglio di guardare e lasciarsi trasportare da quello che emerge dal proprio dentro senza negarlo perchè alla fine, anche se la cosa può sembrare impossibile, il film lascia una gioia immensa e anche un senso di liberazione e di pace perchè la morte non porta la fine di niente, ma solo la continuazione di altra vita per chi resta consapevole che essa va vissuta nell'amore totale in qualsiasi momento ed in qualsiasi "sempre".
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hugos
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mercoledì 6 luglio 2011
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vale la pena di vedere questa pellicola...
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Vale la pena di vedere questa pellicola molto bella, per quanto lontana dalla sensibilità e dalla cultura italiana (a proposito, perché i cattolicissimi italiani hanno tanta paura della morte?)per riflettere sull'importanza di riconciliarci col nostro passato -per quanto ingrato esso sia-, ma soprattutto, di non rimandare il nostro 'incontro' con l'altro, cercando di incontrarci durante -e non dopo- quel cammino che è la vita.
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brian77
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giovedì 9 giugno 2011
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giapponeserie export
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Mi permetto di insistere: questo è cinema middlebrow, specchietto per le allodole, simulazione dello stile giapponese, roba da esportazione, finta arte. Al posto del rigore c'è la ruffianeria. Ritroviamoci qui fra qualche anno e vediamo se questo regista rimane nelle storie del cinema.
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jackheart
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lunedì 6 giugno 2011
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un capolavoro, non per occidentali
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capolavoro di Yōjirō Takita, pochi occidentali possono capirlo dato che bisogna sapere alcune cose sul mondo nipponico.Il protagonista, è il classico prodotto della società moderna: un uomo che dedica tutta la sua vita ad un sogno, trasferendosi dalla campagna alla cità col suo Cello, cercando di far fortuna come musicista professionista nella grande Tokyo.Il film parte proprio da li, dalla fine di molti giovani di oggi.Senza lavoro, senza soldi, senza persino più un sogno, il protagonista, interpretato dall'abile Masahiro Motoki, torna nel suo piccolo paese natio, partendo da ciò che gli è stato lasciato da sua madre, iniziando un lavoro che in occidente, decisamente non esiste.
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capolavoro di Yōjirō Takita, pochi occidentali possono capirlo dato che bisogna sapere alcune cose sul mondo nipponico.Il protagonista, è il classico prodotto della società moderna: un uomo che dedica tutta la sua vita ad un sogno, trasferendosi dalla campagna alla cità col suo Cello, cercando di far fortuna come musicista professionista nella grande Tokyo.Il film parte proprio da li, dalla fine di molti giovani di oggi.Senza lavoro, senza soldi, senza persino più un sogno, il protagonista, interpretato dall'abile Masahiro Motoki, torna nel suo piccolo paese natio, partendo da ciò che gli è stato lasciato da sua madre, iniziando un lavoro che in occidente, decisamente non esiste....quello del tanatoesteta.Così quindi abbiamo una visione diversa del mondo, impariamo ad apprezzare cose che altri disprezzano...c'è del bello nella morte oserei dire.Ottimo lavoro del regista, così come la scenografia e la splendida colonna sonora, purtroppo ci sarebbero righe e righe per spiegare ciò che il regista è riuscito a trasmettere in alcuni, seppur brevi, stupendi fotogrammi, ovvero l'arte del donare dignità con eleganza a coloro che intraprendono il grande viaggio.Decisamente da vedere, anche se in molti, non lo capiranno.
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nigel mansell
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venerdì 1 aprile 2011
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dipartenze e non partenze
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Film sorprendente nel tema che ci permette da occidentali da approcciarci almeno un poco con la cultura orientale. C'è un Giappone meno conosciuto, quelle delle periferie post industriali, la campagna solitaria, con i cicli della stagione e anche la favoloso fioritura. Si rimane affascinati dalle operazioni che compie il protagonista nell'espletare la sua professione. Film a tratti molto esilarante, commovente e sognante. Direi ottimo.
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vivienne
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mercoledì 30 marzo 2011
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bello
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Bellissimo!! Delicato e molto "giapponese". Splendida colonna sonora.
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boffese
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mercoledì 26 gennaio 2011
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partenze orientali
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Departures del regista giapponese Yojiro Takita e' un film sublime , senza dubbio la miglior pellicola dell'ultimo anno e il suo oscar per il miglior film straniero e' strameritato.
E' la storia di Daigo , giovane violencillista, che perso il lavoro nell'orchestra della sua citta', decide di tornare nel paese natio con la propria ragazza.
Trova lavoro presso il signor Nokanshi, un maestro dei preparativi per l'ultimo viaggio.Il tanatoesteta e' colui che trucca, lava e veste il defunto tramite una rituale e silenziosa cerimonia.
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Departures del regista giapponese Yojiro Takita e' un film sublime , senza dubbio la miglior pellicola dell'ultimo anno e il suo oscar per il miglior film straniero e' strameritato.
E' la storia di Daigo , giovane violencillista, che perso il lavoro nell'orchestra della sua citta', decide di tornare nel paese natio con la propria ragazza.
Trova lavoro presso il signor Nokanshi, un maestro dei preparativi per l'ultimo viaggio.Il tanatoesteta e' colui che trucca, lava e veste il defunto tramite una rituale e silenziosa cerimonia.
Dei bravissimi attori , una regia delicatissima , una poetica colonna sonora e il saper trattare un argomento cosi' difficile con tale bravura , rendono la pellicola di Takita un vero capolavoro.
molto spesso e' proprio grazie ad alcuni registi asiatici che possiamo intrattenerci con film che sono pura poesia. i vari kim ki duk , wong kar wai , il primo kitano ci hanno regalato le migliori pellicole degll'ultimo decennio cinematografico.
nonostante questo, negli ultimi anni , la distribuzione del cineoriente e' declinata o mal distribuita. la conferma avviene con questo incredibile film del 2008 , arrivato in italia con 2 anni di ritardo grazie ad una piccola distribuzione .
grazie Tucker film , per non averci privato di un capolavoro.
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brian77
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sabato 22 gennaio 2011
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suggestivo ma fasullo
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La prima parte in effetti incuriosisce molto, è seducente con i suoi rituali. Ma viene il sospetto che il regista non abbia un vero rigore e stia solo facendo dell'elegante estetismo. Puntualmente la seconda parte sbanda sempre più, ficcandosi in una storiellina banale di ricerca del padre e ovvietà raccontate in modo terribilmente banale. E' un'0idea di eleganza da grandi magazzini del giapponismo. Per carità, la prima ora mi ha molto affascinato, ma dopo un po' si capisce che è un film sostanzialmente fasullo.
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mario_platonov
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lunedì 3 gennaio 2011
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la poesia nella morte
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Un film difficile da inquadrare, questo Departures.
I primi 40 minuti si snodano in un’atmosfera spiazzante; le vicende del protagonista hanno le cadenze del dramma (sostenute da una “pesantissima” voce fuori campo) ma alcune trovate si lasciano a degli sprazzi di ironia abbastanza insoliti nel cinema giapponese. Lo spettatore rimane con il dubbio sulle intenzioni del regista e, soprattutto, sulla effettiva volontà di fare un film tragicomico. La forma classica sembra aggiornata da una chiave di lettura più vicina all'ironia di certo cinema francese.
Ma la seconda metà del film vira gradualmente su un registro più conosciuto, per concludersi con delle cadenze da dramma familiare affidato a un simbolismo e ad una poetica leggermente eccessive nell’esibire i sentimenti.
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Un film difficile da inquadrare, questo Departures.
I primi 40 minuti si snodano in un’atmosfera spiazzante; le vicende del protagonista hanno le cadenze del dramma (sostenute da una “pesantissima” voce fuori campo) ma alcune trovate si lasciano a degli sprazzi di ironia abbastanza insoliti nel cinema giapponese. Lo spettatore rimane con il dubbio sulle intenzioni del regista e, soprattutto, sulla effettiva volontà di fare un film tragicomico. La forma classica sembra aggiornata da una chiave di lettura più vicina all'ironia di certo cinema francese.
Ma la seconda metà del film vira gradualmente su un registro più conosciuto, per concludersi con delle cadenze da dramma familiare affidato a un simbolismo e ad una poetica leggermente eccessive nell’esibire i sentimenti.
Promosso o bocciato? La prima, con riserva. Il rito della “preparazione” dei cadaveri (il protagonista si ritrova a fare questo come lavoro) è la cosa migliore della pellicola: la poesia della vestizione è una rappresentazione tra le più delicate e serene della morte viste da molto tempo a questa parte.
Rimangono qualche incertezza nel linguaggio cinematografico utilizzato e un po’ di ridondante emotività nel finale, che sembra quasi un segmento sganciato dal resto del film.
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irontato
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venerdì 31 dicembre 2010
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la morte ti fa bella
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Che grande strumento è il cinema capace di mettere in contatto culture diversissime tra loro.In questo caso grazie ad una storia graziosa e delicata si assaporano riti e tradizioni distanti anni luce da un occidente dove la morte è diventata ormai una faccenda da sbrigare nel minor tempo possibile.Gesti e sentimenti mischiati alla particolare(per noi)reciazione degli orientali danno un risultato veramente gradevole ed armonioso.Da vedere.
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