Il tempo del remake
martedì 3 giugno 2008 di Tirza Bonifazi Tognazzi
Il tempo del remake
Immaginate di ricevere sul cellulare un messaggio vocale che vi predice la vostra stessa morte. In Chiamata senza risposta Beth Raymond (Shannyn Sossamon) ha già visto morire due dei suoi più cari amici e sospetta che dietro quelle telefonate ci sia qualcosa di oscuro, ma nessuno le crede eccetto il detective Jack Andrews (Edward Burns) che ha perso la sorella in circostanze simili. In tempi (cinematografici) in cui una videocassetta può far scatenare una serie di morti sospette a catena, il genere horror continua ad attingere dall'Oriente ambientazioni e trame. Così, dopo la rivisitazione americana di The Eye a opera di David Moreau e Xavier Palud (autori di Them), il regista francese Eric Valette (Maléfique) è chiamato a dirigere l'ennesimo remake di un film dell'orrore asiatico. A convincerlo è stata la sceneggiatura firmata da Andrew Klavan, noto romanziere celebre al cinema per aver ispirato Clint Eastwood a portare sul grande schermo l'opera letteraria "Mrs. White and True Crime". "Quello che mi è piaciuto dello script americano" rivela Valette, "è stata la sua forza in termini di ritmo e personaggi. Soprattutto, proprio come The Ring, non era affatto prevedibile". Pur essendo un grandissimo fan di Takashi Miike, regista del film originale, Valette dichiara di non aver visto The Call - Non rispondere. "In Francia è uscito in sala proprio nel periodo in cui stavo prendendo in esame la sceneggiatura del remake e ho pensato che fosse meglio non vederlo per non farmi condizionare durante la lavorazione". Secondo lui Chiamata senza risposta possiede l'atmosfera tipica dei film di genere degli anni '70. "È come se tornasse alle radici dell'horror in quanto la violenza non è esibita con litri di sangue ma è più sottile, più adulta probabilmente e più matura rispetto ad altri film hollywoodiani".
Confrontarsi con il genere
Sossamon: Ho visto il primo film diretto da Eric, Maléfique, e l'ho trovato brillante. Come regista ha una sensibilità tipicamente europea che dà un tocco di classe alle sue opere. Per esempio non voleva che esagerassi nelle reazioni a quello che mi accadeva nel film, nessuno doveva per così dire "strafare". Per questo mi piace il suo modo di lavorare. In passato ho partecipato a un altro film di genere e l'unica cosa che mi chiedevano era di urlare tutto il tempo. In realtà, quando ti succede qualcosa di terrificante sei come ghiacciato, la prima reazione non è certo quella di gridare. Eric mi ha dato una serie di vecchi horror da visionare, titoli quasi sconosciuti, come Changeling. Ci sono tante cose alle quali devi prestare attenzione quando affronti film di questo tipo. La gente non si spaventa solo perché gli dici di farlo. C'è un'energia sottile che va ricercata perché un horror abbia successo.
Il mestiere dell'attore
Burns: Come attore cerco sempre progetti che non realizzerei mai in veste di regista. Per esempio non farei mai un horror. Quando mi trovo a lavorare davanti alla macchina da presa non cerco di suggerire o, peggio, imporre le mie idee personali, ma ascolto quello che mi dicono e faccio il mio lavoro. Ovviamente tengo sempre un occhio sul regista perché c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Nel caso di questo film ho voluto vedere come Eric costruisse la tensione, scena dopo scena, e ho capito quanto sia importante riuscirci. Per un regista lavorare sul set da attore è come andare a scuola: piuttosto che cercare di insegnare qualcosa, la impari. Ero impressionato da Eric, perché aveva fatto un buon film con un budget ridicolo, e io ne so qualcosa di film a basso budget. Sebbene non sia un fan del genere horror ho scelto di partecipare perché Eric mi aveva confessato di voler fare un film nello stile di Rosemary's Baby e ho pensato, "perché no?".
Ennesimo remake di un horror orientale, questa volta del già ben noto The Call
Chiamata senza risposta
Una studentessa riceve un messaggio in segreteria dal futuro lasciato apparentemente da se stessa, sul punto di morte. Il presagio si avvera e a breve una catena di morti violente si susseguono, tutte preannunciate dallo stesso tipo di messaggi, con la stessa inquietante suoneria…
Parte dell'interesse del j-horror giapponese, ormai forse assopito, è stata nell'abilità di fondere il mito sugli spiriti orientali con caratteri molto contemporanei relativi alla vita di tutti i giorni. Della tecnologia non possiamo più farne a meno e portiamo un cellulare sempre con noi. Cosa fare se questo diventasse nocivo? O addirittura la causa della nostra morte?