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julien
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giovedì 8 marzo 2012
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amore, forza e speranza.
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Intenso. Un film che mette in luce disperazione e speranza, giustizia e soprusi, sopraffazione e ribellione. La storia è ben archestrata, il film non è mai noioso, le azioni si susseguono e gli eventi si concatenano tra loro con grande fluidità.
Al di là della storia in sè, il film può offrire moltissimi spunti di riflessione sia dal punto di vista politico-sociale, sia dal punto di vista personale-esistenziale. Da una parte vediamo come la vita degli individui comuni può passare in secondo piano rispetto a questioni di potere, di interessi e di immagine: la vita di una donna è ridotta a un inferno perché è più importante perseguire nell'errore ostendando sicurezza piuttosto che ammettere che l'errore c'è stato.
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Intenso. Un film che mette in luce disperazione e speranza, giustizia e soprusi, sopraffazione e ribellione. La storia è ben archestrata, il film non è mai noioso, le azioni si susseguono e gli eventi si concatenano tra loro con grande fluidità.
Al di là della storia in sè, il film può offrire moltissimi spunti di riflessione sia dal punto di vista politico-sociale, sia dal punto di vista personale-esistenziale. Da una parte vediamo come la vita degli individui comuni può passare in secondo piano rispetto a questioni di potere, di interessi e di immagine: la vita di una donna è ridotta a un inferno perché è più importante perseguire nell'errore ostendando sicurezza piuttosto che ammettere che l'errore c'è stato. E non è lecito neanche banalizzare dicendo che è soltanto un caso isolato, soprattutto perché la soluzione della vicenda arriva fortuitamente quando si scopre che il vero figlio della signora Collins è stato vittima di un serial killer. Forse se non fosse saltato fuori, tutt'oggi molti potrebbero ritenere che la signora Collins fosse stata davvero una pazza che non aveva riconosciuto suo figlio dopo 5 mesi. Dall'altra parte si osserva come una comunissima donna abbia potuto, grazie anche all'avvocato che la aiutò nella causa solamente per senso della giustizia e al reverendo, ma soprattutto grazie alla propria forza, al proprio amore e alla propria speranza, vincere una causa contro coloro che rappresentavano la legge a Las Vegas, i quali erano appoggiati anche dal sindaco, che non venne più rieletto. Giustizia è fatta, una volta ogni tanto. Giustizia può essere fatta, non sempre, ma può essere fatta, quando si va fino in fondo, qaundo non si ha paura. Giustizia può essere fatta quando non si è lasciati soli, quando c'è qualcuno che non è indifferente alle ingiustizie che avvengono sotto i proprio occhi, e che lotta con chi è nel giusto. E dal momento che la storia è tratta da eventi realmente accaduti, questo film può insegnare a credere che amore e solidarietà posso fare miracoli, più spesso di quanto possiamo immaginare.
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intra
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giovedì 5 gennaio 2012
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l'impotente lotta contro le ingiustizie sociali
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Christine, una giovane madre che vive a Los Angeles nel 1928, ha un figlio, Walter, avuto da un uomo che li ha abbandonati. La donna e' costretta a lavorare per mantenere se stessa e il bambino. Un giorno, tornando a casa dal lavoro, non trova piu' il figlio. Denuncia la scomparsa alla polizia che dopo 5 mesi le riporta un bambino che non e' il suo. Il caso viene archiviato come risolto e Christine viene fatta internare per presunti disturbi mentali.
Un film perfetto nella ricostruzione degli ambienti dell'epoca, splendida la musica, sofisticata la fotografia; la Jolie, brava come non mai e particolarmente bella. Una storia agghiacciante, struggente che racconta anche i fenomeni della corruzione, le denunce senza alcun riscontro investigativo, i soprusi, le prevaricazioni, gli abusi d'autorita' ai danni gravi dei cittadini comuni.
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Christine, una giovane madre che vive a Los Angeles nel 1928, ha un figlio, Walter, avuto da un uomo che li ha abbandonati. La donna e' costretta a lavorare per mantenere se stessa e il bambino. Un giorno, tornando a casa dal lavoro, non trova piu' il figlio. Denuncia la scomparsa alla polizia che dopo 5 mesi le riporta un bambino che non e' il suo. Il caso viene archiviato come risolto e Christine viene fatta internare per presunti disturbi mentali.
Un film perfetto nella ricostruzione degli ambienti dell'epoca, splendida la musica, sofisticata la fotografia; la Jolie, brava come non mai e particolarmente bella. Una storia agghiacciante, struggente che racconta anche i fenomeni della corruzione, le denunce senza alcun riscontro investigativo, i soprusi, le prevaricazioni, gli abusi d'autorita' ai danni gravi dei cittadini comuni. Un' indagine a cittadini al di sopra di ogni sospetto, un terribile serialkiller di piccini.
Christine non si arrendera' neppure all'annuncio della morte del figlio. Continuera' a cercare per smuovere le ricerche in ogni direzione. Il suo caso coinvolgera' e appassionera' l'opinione pubblica di quel tempo e cambiera' la vita di Los Angeles con conseguenti cambiamenti degli incapaci gestori del potere locale. Un film che costringe a riflettere su metodi e sistemi degli organi preposti alla nostra sicurezza.
Anita Intra
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tiamaster
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giovedì 27 ottobre 2011
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mette rabbia....
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Questo film mi mette addosso rabbia,nel vedere come l'ignoranza e l'ipocrisia possano portare bambini a essere massacrati e numerosi pazzienti di manicomi a subire l'elettroschock,john malcovich qua è il mio uomo di riferimento:un uomo deciso nel fermare l'ipocrisia e nel far di tutto pur di rovesciare i corrotti.Uno dei miei attori preferiti nel mio uomo-modello.
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tiamaster
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mercoledì 26 ottobre 2011
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angelina jolie,se spronata,eccellente.
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Si vede benissimo che in questo film clint eastwood a spronato fino allo sfinimento la jolie,che ritengo una pessima attrice anche se quà è veramente bravissima tanto da ottenere una nomination.La storia è bella,commovente e struggente come da stile eastwood.John malkovich è sempre e solo bravissimo e quà riesce ancora di più a incrementare la drammaticità della storia.Se clint eastwood non ha fatto di questo film un capolavoro ci è andato molto vicino,con una sceneggiatura incredibile e una fotografia sobria ma incisiva,degna di oscar come d'altronde l'autore che si è meritato il premio alla carriera,da vedere dei suoi anche il magistrale "million dollar baby" (un capolavoro assoluto),"gran torino" che è uno sguardo incredibilmente eccellente sulla società moderna e "mistic river".
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Si vede benissimo che in questo film clint eastwood a spronato fino allo sfinimento la jolie,che ritengo una pessima attrice anche se quà è veramente bravissima tanto da ottenere una nomination.La storia è bella,commovente e struggente come da stile eastwood.John malkovich è sempre e solo bravissimo e quà riesce ancora di più a incrementare la drammaticità della storia.Se clint eastwood non ha fatto di questo film un capolavoro ci è andato molto vicino,con una sceneggiatura incredibile e una fotografia sobria ma incisiva,degna di oscar come d'altronde l'autore che si è meritato il premio alla carriera,da vedere dei suoi anche il magistrale "million dollar baby" (un capolavoro assoluto),"gran torino" che è uno sguardo incredibilmente eccellente sulla società moderna e "mistic river".
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lestrange96
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domenica 9 ottobre 2011
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un altro capolavoro per eastwood!
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Un vero capolavoro! Commovente, appassionante, reale, intenso, fantastico! Il film ti incolla sulla sedia! Il Dramma migliore dei nostri tempi, un 'angelina jolie strepitosa! (una nomination agli oscar non bastava!). La vera e triste storia di una mamma contro tutti! Finale dolce, non banale e emozionante!
Voto: 5 Stelle
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dandy
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mercoledì 30 marzo 2011
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non un altro capolavoro...ma quasi.
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Estwood si limita a dirigere senza interpretarlo,un film tratto da una storia vera.Una storia sconvolgente di soprusi e ingiustizie che non poteva passare inosservata agli occhi di un regista di prim'ordine(e che naturalmente non poteva fare sfracelli al botteghino).Il quale ribadisce le posizioni dei suoi film,e non solo i più recenti:la protagonista si scontra contro un sistema corrotto nella Los Angeles della Grande Depressione,che finisce per diventare lo specchio dell'America odierna,individualista e senza speranza di redenzione o verità.Come in "Potere assoluto"il trionfo della giustizia è tutt'altro che tale e l'indignazione è grande.
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Estwood si limita a dirigere senza interpretarlo,un film tratto da una storia vera.Una storia sconvolgente di soprusi e ingiustizie che non poteva passare inosservata agli occhi di un regista di prim'ordine(e che naturalmente non poteva fare sfracelli al botteghino).Il quale ribadisce le posizioni dei suoi film,e non solo i più recenti:la protagonista si scontra contro un sistema corrotto nella Los Angeles della Grande Depressione,che finisce per diventare lo specchio dell'America odierna,individualista e senza speranza di redenzione o verità.Come in "Potere assoluto"il trionfo della giustizia è tutt'altro che tale e l'indignazione è grande.Ma a differenza ad esempio di "Mystic River",qui l'analisi del male che impregna la società si ferma alla superficie.E dopo la (giustamente)straziante cupezza della prima parte,la ribalta di Christine nella seconda risulta un pò troppo semplicistica.La scelta della Jolie si rivela azzeccata in parte.Se da un lato dimostra di saper recitare sul serio aldilà dei vari "Tomb Rider" e pop-corn movies,dall'altro ha sempre un'aria mesta e desolata.Comunque il modo in cui viene descritto il serial killer Nothcott,e soprattutto la scena della sua impiccagione risveglia quesiti morali scomodi,che il cinema americano dovrebbe porsi molto più spesso.E questa è un'altra prova del genio del regista.Il titolo si riferisce alla leggenda delle favole dove le fate rapivano un bambino sostituendolo con un altro.
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andre89lost
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venerdì 4 marzo 2011
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magnifico!
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Film bellissimo, angosciante, molto triste ma anche pregno di speranza. Una Angelina Jolie da brivido. Fa rabbrividire il fatto che è basato su una storia vera. Come al solito, un grandissimo Clint.
Voto: 9
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hollyver07
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giovedì 3 marzo 2011
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la rabbia nel cuore...
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...per quello che noi esseri intelligenti riusciamo ad essere... allora ed anche ora!
Non ho altro da aggiungere. Saluti a tutti
[+] tanta rabbia
(di annarella06)
[ - ] tanta rabbia
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eugenio
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martedì 1 marzo 2011
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la dura lotta del singolo verso il sistema
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Changeling, film dell'affermato regista ottantenne Clint Eastwood, rappresenta un prodotto davvero degno di nota nella cinematografia americana di questi ultimi tempi,sempre piu’ spesso relegata alla squallida dimensione dei film di cassetta.
La vicenda ruota intorno a una giovane nubile operatrice centralinista,Christine Collins (interpretata da una convincente Jolie) cui viene rapito il figlio, Walter e alla quale la polizia,dopo molto tempo, ne ritrova uno somigliante ma che la donna sostiene non essere il suo. Per tale ragione, ritenuta pazza viene internata in una comunità di recupero da cui uscirà profondamente cambiata ma,non per questo, meno arrendevole e combattiva verso la ricerca della desiderata verità.
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Changeling, film dell'affermato regista ottantenne Clint Eastwood, rappresenta un prodotto davvero degno di nota nella cinematografia americana di questi ultimi tempi,sempre piu’ spesso relegata alla squallida dimensione dei film di cassetta.
La vicenda ruota intorno a una giovane nubile operatrice centralinista,Christine Collins (interpretata da una convincente Jolie) cui viene rapito il figlio, Walter e alla quale la polizia,dopo molto tempo, ne ritrova uno somigliante ma che la donna sostiene non essere il suo. Per tale ragione, ritenuta pazza viene internata in una comunità di recupero da cui uscirà profondamente cambiata ma,non per questo, meno arrendevole e combattiva verso la ricerca della desiderata verità. La pellicola del premio Oscar è incentrata su tre sentimenti,tre pulsioni vitali che l’animo umano conosce bene: dolore,crudeltà e speranza sui quali regna sovrana la presenza di Padre Destino che tutto muove e tutto regge. Se Christine quella mattina non avesse lasciato il figlio solo in casa la storia avrebbe imboccato quella via,quel binario inesorabilmente tracciato? Davvero un veloce attimo,può mutare radicalmente la vita di un essere umano fino a sconvolgerla? Chi puo’ dirlo ma poco importa saperlo.
Il nucleo principale del film su cui vuol far riflettere il cineasta americano è la lotta,la lotta del singolo verso un sistema chiuso,opprimente,orrendamente statico nella sua crudeltà. Crudeltà dalle molteplici facce e risvolti: inorridiamo dinanzi al viso dello psicopatico uccisore di bambini ma rimaniamo ancora piu’ sconvolti verso il sistema proibizionistico della Los Angeles degli anni ’30,magistralmente ricostruita con spirito certosino. Crudeltà del sistema legislativo incarnato dai corrotti visi dei poliziotti troppo svelti nell’archiviare casi decisamente scottanti e, per questo, non meno colpevoli di spietati assassini; crudeltà di facinorosi tira a campare dalle opinioni variabili con la stessa velocità con cui soffia il vento,pronti ad accusare il primo che passa per un proprio rendiconto personale (vedi la melliflua figura dell’investigatore).A tale sentimento si accompagna il senso di dolore nei visi delle giovani donne della comunità del recupero che ritrovano un’unità comune nel volto della sofferente Christine. Dolore che non avrebbe ragione di esistere senza la luce della speranza,intesa come capacità di sopportazione,come spirito di sacrificio al limite dell’illusione, come ferreo autoconvincimento che qualcosa avverrà presto, come forza di vivere giorno dopo giorno. E’ proprio su di esso che Christine si baserà nella sua lunga e forse vana ricerca,spinta dalle parole del piccolo David,uno dei miracolati alla furia omicida del feroce psicopatico Northcott (alla fine condannato al capestro nonostante la sua proclamata innocenza).
Il ragazzino le riferirà infatti di essere riuscito a fuggire grazie proprio all’aiuto di Walter dichiarando,tuttavia, di non sapere cosa sia avvenuto al figlio e ignorando quindi se sia ancora vivo o meno. Non importa:quelle parole sono sufficienti a infondere fiducia nell’animo della coraggiosa madre che condurrà una lotta personale votando la sua esistenza alla ricerca dell’amato figlio perduto.
Ricordiamoci una cosa: Changeling non nasce da una vicenda opportunamente confezionata per infondere negli animi una sensazione di commiserazione mista a tristezza. E’ una storia vera. Ogni riferimento a cose e persone è, quindi, puramente intenzionale,non dimentichiamocelo.
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