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serena z
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martedì 30 ottobre 2007
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quando rimane poco poco
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Quando rimane poco poco
Non è un film scontato ma una storia che non riesce ad andare oltre la caduta libera del protagonista maschile nella depressione. Cosa capita d'altronde quando i ruoli saltano in frantumi all'interno della coppia? Quando lui è Dio Padre a fornire protezione, soldi, coccole, feste di laurea, più soldi e tirate de orecchie, a fare il bello e il cattivo tempo, ma all'improvviso tutto scoppia? Quando lei si fa illuminare beatamente dalla Grazia e non contesta neanche i modi villani del Padre che per futili motivi caccia la Figlia di casa? Il problema, come posto da Soldini, rimane sempre in superficie: troppo "buono" lui, troppo contenuta lei. Ci si aspettano i botti, i fuochi di artificio di lei, ad esempio, perché lui non si chiede il suo parere neanche per fare un buco nel muro della cucina.
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Quando rimane poco poco
Non è un film scontato ma una storia che non riesce ad andare oltre la caduta libera del protagonista maschile nella depressione. Cosa capita d'altronde quando i ruoli saltano in frantumi all'interno della coppia? Quando lui è Dio Padre a fornire protezione, soldi, coccole, feste di laurea, più soldi e tirate de orecchie, a fare il bello e il cattivo tempo, ma all'improvviso tutto scoppia? Quando lei si fa illuminare beatamente dalla Grazia e non contesta neanche i modi villani del Padre che per futili motivi caccia la Figlia di casa? Il problema, come posto da Soldini, rimane sempre in superficie: troppo "buono" lui, troppo contenuta lei. Ci si aspettano i botti, i fuochi di artificio di lei, ad esempio, perché lui non si chiede il suo parere neanche per fare un buco nel muro della cucina... ma niente! Ci sono inoltre diversi particolari studiati male: quale è il tempo del film? Sempre inverno? Assolutamente no! Allora perché dormono sempre con la trapunta pesante? E poi ci si chiede: ma Soldini ha mai conosciuto un imprenditore? Questo qui è troppo sprovveduto! Come ha fatto a fare i soldi prima? Vendendo margheritine? Insomma, film poco convincente, lontano anni luce da Pani e tulipani e Agata e la tempesta, forse più vicino a Brucio nel vento. Meglio attendiamo la prossima commedia!!!
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gianluca stanzani
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sabato 21 marzo 2009
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amore precario
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Mentre Elsa (Margherita Buy) collabora al restauro di un antico affresco, argomento di tesi per la sua imminente laurea in storia dell'arte, Michele (Antonio Albanese) lavora come dirigente presso una società nautica da lui stesso creata con altri due soci. A Genova la coppia sembra vivere serenamente le gioie di un rapporto consolidato, con l'ausilio di quell'agiatezza economica che non guasta a farne da collante. Un bell'appartamento di proprietà, la domestica, un piccolo natante attraccato in porto, il mantenimento della moglie agli studi universitari, le cenette con gli amici, una figlia già fuori di casa... insomma quella tranquillità che la sicurezza di un buon posto di lavoro può giustamente dare.
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Mentre Elsa (Margherita Buy) collabora al restauro di un antico affresco, argomento di tesi per la sua imminente laurea in storia dell'arte, Michele (Antonio Albanese) lavora come dirigente presso una società nautica da lui stesso creata con altri due soci. A Genova la coppia sembra vivere serenamente le gioie di un rapporto consolidato, con l'ausilio di quell'agiatezza economica che non guasta a farne da collante. Un bell'appartamento di proprietà, la domestica, un piccolo natante attraccato in porto, il mantenimento della moglie agli studi universitari, le cenette con gli amici, una figlia già fuori di casa... insomma quella tranquillità che la sicurezza di un buon posto di lavoro può giustamente dare. Ma Michele è appena stato estromesso dagli altri soci della sua ditta tenendone all'oscuro la moglie per oltre due mesi; improvvisamente si rompe quell'armonia che pareva immutabile. Improvvisamente piomba la tensione tra i due, cala quel senso di oppressione e impotenza di fronte alla messa in discussione dei capisaldi familiari (economici e non solo). L'amore non può tutto, l'amore non può sopperire alla mancanza di un posto di lavoro; ma mentre Elsa non si perde d'animo e si rimbocca le maniche, Michele dopo un po' crolla, incapace di reagire al personale senso di fallimento e imbarazzo sociale. Il film racconta un dramma di strettissima attualità, trasmettendo quelle umane emozioni e riflessioni che poche pellicole al giorno d'oggi sono in grado di dare. Sul finale, Soldini pare incapace di dare all'opera la degna svolta che meriterebbe.
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milomar
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domenica 3 febbraio 2008
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treu, biagi, d'antona, d'alema, berlusconi...
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Film bello e interessante. Soprattutto, "Giorni e nuvole" è un film attuale, come da oltre 30 anni è attuale la ricerca drammatica di un posto di lavoro per un over 40 (ma anche per un under). Ricordo un altro bel film della fine degli anni '90 con lo stesso soggetto, protagonista il grandissimo Sergio Castellitto: Hotel Paura.
C'è qualche incongruenza nella sceneggiatura che comunque non inficia il senso d'angoscia che attanaglia i protagonisti e lo spettatore.
Molto ben studiati sono gli aspetti psicologici dei personaggi, anche dei comprimari. Il finale "consolatorio", così definito dai soliti critici soloni, forse è è "meno consolatorio" di quel che appare.
Margherita Buy e Antonio Albanese danno il meglio di loro stessi.
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Film bello e interessante. Soprattutto, "Giorni e nuvole" è un film attuale, come da oltre 30 anni è attuale la ricerca drammatica di un posto di lavoro per un over 40 (ma anche per un under). Ricordo un altro bel film della fine degli anni '90 con lo stesso soggetto, protagonista il grandissimo Sergio Castellitto: Hotel Paura.
C'è qualche incongruenza nella sceneggiatura che comunque non inficia il senso d'angoscia che attanaglia i protagonisti e lo spettatore.
Molto ben studiati sono gli aspetti psicologici dei personaggi, anche dei comprimari. Il finale "consolatorio", così definito dai soliti critici soloni, forse è è "meno consolatorio" di quel che appare.
Margherita Buy e Antonio Albanese danno il meglio di loro stessi. Albanese è un pò l'"uomo d'acqua dolce" che ben conosciamo, ma più realistico.
La Buy, attrice solitamente poco varia e un pò monocorde, ci consegna un'interpretazione da Oscar che rivaluta alla grande una carriera anche troppo fortunata.
Un film che dovrebbe essere visto da tutti quei politici e giuslavoristi (chi cazzo sono quest'ultimi è impossibile saperlo) che sanno solo pontificare sul "lavoro degli altri", senza essere entrati in prima persona nel cosiddetto "mercato del lavoro". Mercato che in Italia è assolutamente dopato da leggi inique.
milomar
p.s.:un grazie sentito a D'Antona, Biagi, Ichino, Treu, D'Alema, Berlusconi, Fini, Prodi, Bossi, Casini, Rutelli e merdacce simili.
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antonio panariello
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giovedì 15 novembre 2007
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il racconto moderno dell'identità riconquistata
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Ciò che s’impone all’occhio in questo film sono Genova e il suo mare, questa culla in cui piace stare ai due protagonisti (Elsa e Michele) perché perde d’identità, non più topos letterario dell’avventura e del riscatto: lo sa bene Michele, che vende la barca; ma se ne accorge Elsa, che finirà per castigare il sogno in un ufficio (guarda caso, di trasporti navali) tra le avances del titolare.
Ma procediamo per gradi: l’incipit della storia. Unico e felice traguardo, il primo e l’ultimo di una discesa verso la sostanza densa del racconto: la laurea di Elsa. La sua tesi, motivo di una passione che contornerà a intermittenza la (dis)avventura di questa famiglia, parla di un’annunciazione la cui paternità artistica è di lì da accertarsi: il soggetto in questione è una madonna, la stessa che Elsa suppone sia nascosta sotto le rovine di un restauro in atto.
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Ciò che s’impone all’occhio in questo film sono Genova e il suo mare, questa culla in cui piace stare ai due protagonisti (Elsa e Michele) perché perde d’identità, non più topos letterario dell’avventura e del riscatto: lo sa bene Michele, che vende la barca; ma se ne accorge Elsa, che finirà per castigare il sogno in un ufficio (guarda caso, di trasporti navali) tra le avances del titolare.
Ma procediamo per gradi: l’incipit della storia. Unico e felice traguardo, il primo e l’ultimo di una discesa verso la sostanza densa del racconto: la laurea di Elsa. La sua tesi, motivo di una passione che contornerà a intermittenza la (dis)avventura di questa famiglia, parla di un’annunciazione la cui paternità artistica è di lì da accertarsi: il soggetto in questione è una madonna, la stessa che Elsa suppone sia nascosta sotto le rovine di un restauro in atto. Soldini ci indica così l’andamento narrativo, il motore della storia: la ricerca delle certezze, l’annunciazione di un cambiamento in atto.
Da qui in poi,nonostante una breve parentesi di festa,Elsa si sveglia nell’inferno suo e di Michele, la perdita della prima e fondamentale certezza del mondo ordinario di una famiglia: il lavoro. Comincia da questo momento il roboante procedere di domande sotto una pressione tale che ridimensionerà e sposterà il nido familiare: chi guarda, vive impassibile l’improduttività, la regressione a stato infantile di Michele (simbolo di uno stato di patetica disoccupazione, con compagni minacciosamente comici, se non dolcemente violenti – vedi, ad es., “il buco nel muro portante” della nuova casa); ma si partecipa anche alla lotta disarmante di Elsa, al sacrificio del suo tempo speso per l’arte: lo stile realista del film ci riporterà anche all’attuale sconforto sociale, ma la simbologia e la metafora estetica sono così nette da restituire allo spettatore un’annunciazione via via più evidente della catastrofe.
Soldini su una grande impalcatura luminosa e acquatica, rapisce Elsa fino a spegnerne l’amore; priva Michele del suo sogno ricorrente e visivo dell’evasione (la barca “Izmir”) fino ad umiliarlo sotto gli occhi distratti di una figlia volutamente o involontariamente a parte nel caos cittadino; ma c’è un altro universo del racconto, più simbolico ed efficace, quello di cui scrivevo prima: la Genova della madonna e del mare, l’universo al cui vertice compare il padre di Michele - ex marinaio, isolato in una stanza dell’ospizio che ha le fattezze di una claustrofobica sala cinematografica con un acquario come finestra. In questi, lo spettatore esterno,trova il contatto di una narrazione che si smonta,s’ingolfa e s’ingrigisce contagiando lo stesso Michele: nella sintesi marina si sottolinea la deriva dei due eroi, in quell’acquario Michele impara dal padre a leggere l’impassibile sofferenza di Elsa, leggera e volubile come la madonna dell’affresco anche sotto forma di pesce. Qui comincia il climax della storia di Michele, di un racconto fatto di decisa in-azione; ma, per quanto riguarda Elsa?
Nel finale del racconto filmico, la donna arriva, spiata dal marito, alla cappella per ammirare il restauro finito. l’intera sequenza sblocca finalmente l’inquadratura, che si fa leggera scivolando sulle ali di un angelo del dipinto per cadere da un’altezza vertiginosa in una metafora visiva,Elsa e Michele/Madonna e Arcangelo.La vischiosità amorfa del racconto ci rende finalmente due personaggi nuovi, visti con distacco eppur distinti,padroni di una nuova identità.
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(di anonimo892901)
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cinevora
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lunedì 12 novembre 2007
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nient'altro che la verità, senza stereotipi.
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Non c’è più la magia di Pane e tulipani: questa volta Soldini racconta una storia così triste e attuale da essere vera. Il risveglio è brusco quando perdi il lavoro, soprattutto se sei benestante.
È quanto succede ai due protagonisti, Elsa e Michele, che vivono l’ipotesi peggiore, ma del tutto plausibile.
Lo sfondo della crisi è Genova, che da tempo vive la sua personale recessione legata al porto.
La coppia scivola verso il basso, senza appigli, nessun paracadute. Perde il contatto con la realtà precedente, dove c’era tempo per amare l’arte, e anche per amarsi l’un l’altra senza chiedere «Quanto costa?».
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Non c’è più la magia di Pane e tulipani: questa volta Soldini racconta una storia così triste e attuale da essere vera. Il risveglio è brusco quando perdi il lavoro, soprattutto se sei benestante.
È quanto succede ai due protagonisti, Elsa e Michele, che vivono l’ipotesi peggiore, ma del tutto plausibile.
Lo sfondo della crisi è Genova, che da tempo vive la sua personale recessione legata al porto.
La coppia scivola verso il basso, senza appigli, nessun paracadute. Perde il contatto con la realtà precedente, dove c’era tempo per amare l’arte, e anche per amarsi l’un l’altra senza chiedere «Quanto costa?».
Elsa e Michele non sono stereotipi borghesi, ma due persone generose, che accettano la nuova situazione e si rimboccano le maniche. Peccato che siano del tutto impreparati: paradossalmente un operaio non specializzato ha più chance di un manager, forse perché ha meno pretese, oppure perché il mondo del lavoro cerca soltanto individui usa e getta.
Michele mette da parte i souvenir, rimandando i viaggi a tempi migliori. Per rendere sopportabile a Elsa la sua nuova condizione di donna lavoratrice, di cui si vergogna con le amiche, tenta disperatamente di recuperare un po’ di spazio nella minuscola casa in cui devono trasferirsi.
Così accartoccia le bottiglie di plastica, e con esse appiattisce anche la sua dignità.
Il conto più salato da pagare è quello emotivo, la vera prova da superare. Non sappiamo se la loro storia avrà un lieto fine, ma la conclusione lascia sperare che, avendo toccato il fondo, potranno almeno uscire a riveder le stelle.
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[+] che ce frega che ce 'mporta
(di anonimo892901)
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lucio
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domenica 4 novembre 2007
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giorni precari
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Una vicenda più italiana di questa , oggi , non la si potrebbe trovare . La quotidinanità è precaria , il rapporto con gli altri è precario , la capacità di ascolto è precaria . Il lavoro , poi , è precario per definizione . I giovani di oggi devono " mettersi sul mercato " , come se fossero pollame , ortaggi o frutta e verdura . Per loro l'occupazione deve , giocoforza , essere " flessibile " , multiforme e poliedrica .
Il " global market" è questo , bellezza . O ci stai dentro , oppure vai a dormire sotto i ponti di Parigi , di Roma e di Berlino . Il lavoro non è più " a tempo inderminato " . No , per l'amor di Dio . Adesso è " a tempo determinato " , " co.co.co " , o magari " co. co.pro.
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Una vicenda più italiana di questa , oggi , non la si potrebbe trovare . La quotidinanità è precaria , il rapporto con gli altri è precario , la capacità di ascolto è precaria . Il lavoro , poi , è precario per definizione . I giovani di oggi devono " mettersi sul mercato " , come se fossero pollame , ortaggi o frutta e verdura . Per loro l'occupazione deve , giocoforza , essere " flessibile " , multiforme e poliedrica .
Il " global market" è questo , bellezza . O ci stai dentro , oppure vai a dormire sotto i ponti di Parigi , di Roma e di Berlino . Il lavoro non è più " a tempo inderminato " . No , per l'amor di Dio . Adesso è " a tempo determinato " , " co.co.co " , o magari " co. co.pro. " . Sigle squallide che stanno a significare assenza di futuro per tantissimi ragazzi che si trovano a combattere , giorno dopo giorno , con una esistenza grama e senza prospettive . Il film di Soldini offre una spaccato micidiale di questa orribile realtà contemporanea . E lo fa da un'altra angolazione . Quella forse più devastante di tutte : la perdita del lavoro quando si è adulti . In una Genova meravigliosa e struggente ( come Ancona per Nanni Moretti )un manager viene rimosso dall'incarico all'interno di una azienda da lui stesso creata . In un attimo l'impalcatura del benessere crolla sotto la contestuale spinta della mancanza di denaro e delle inevitabili risse in famiglia.
Se in una casa , anche per un breve periodo , vengono a mancare i soldi , cresce l'angoscia per il domani . Come si fa con il mutuo ? Chi paga le bollette ? E da mangiare ? In un mondo ricco di opportunità , di belle macchine e di vacanze esotiche , ecco che si affaccia , improvviso e " inaspettato " , lo spettro pauperistico della mancanza di risorse per andare avanti . La moglie del manager , donna colta e di classe , è costretta a trovare una occupazione per sopravvivere . In tale contesto incontra il ricco di turno che le chiede sesso con il sinistro fascino dello status di uomo potente che infonde sicurezza . Lei cede alle lusinghe e accetta le avances , forse presa da una atavica paura , tutta femmile , che le crea timori e tremori . Il marito disoccupato tenta di trovare una collocazione stabile in un mondo che non è più " suo " . Uscito dall'acquario della mondanità e delle barche a vela il malcapitato è costretto a confrontarsi con il sottobosco delle agenzie interinali : quelle che offrono posti per qualche ora o , quando va bene , per qualche giorno . Due mondi precari dunque si confrontano in una realtà senza volti e senza anima . Il finale del film riavvicina marito e moglie mentre osservano un affresco , simobolo di speranza e di certezze culturali . Soldini chiude la storia con ottimismo e grande bravura . Ma la realtà attuale è complicata e obbliga , noi tutti , ad una seria riflessione sul futuro della società italiana .
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nadia
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venerdì 16 novembre 2007
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così è la vita
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Giorni che passano leggeri,impalpabili come le nuvole che,non a caso,costituiscono la prima inquadratura durante la seduta di laurea di Elsa ma anche plumbei,minacciosi come le onde grigie che solcano lo stesso cielo durante il film.Più che Genova città prevale il paesaggio,indicativo appunto dello scorrere del tempo,che è simbolo di un'atmosfera.E’ un viaggio nella quotidianità in cui il dinamismo è interiore,per questo alcuni,sbagliando,l’hanno accusato di una certa lentezza.Una lotta combattuta insieme,ma con spirito diverso:uno pratico,realista,l’altro non ancora abituato alla nuova realtà,fermo al ”prima”,incapace di riprogettarsi.Soldini abbandona in questa pellicola “la leggerezza” a cui ci aveva abituato ma non del tutto.
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Giorni che passano leggeri,impalpabili come le nuvole che,non a caso,costituiscono la prima inquadratura durante la seduta di laurea di Elsa ma anche plumbei,minacciosi come le onde grigie che solcano lo stesso cielo durante il film.Più che Genova città prevale il paesaggio,indicativo appunto dello scorrere del tempo,che è simbolo di un'atmosfera.E’ un viaggio nella quotidianità in cui il dinamismo è interiore,per questo alcuni,sbagliando,l’hanno accusato di una certa lentezza.Una lotta combattuta insieme,ma con spirito diverso:uno pratico,realista,l’altro non ancora abituato alla nuova realtà,fermo al ”prima”,incapace di riprogettarsi.Soldini abbandona in questa pellicola “la leggerezza” a cui ci aveva abituato ma non del tutto.La inserisce,a ben guardare,nelle pieghe di un rapporto di coppia che non si spezzerà.L’ultima scena,di fronte ad un “cielo” stellato è un soffio di speranza in cui i 2 attori,davvero bravi,danno il meglio delle proprie doti.Dimostrando anche ai peggiori esterofili che l’unico effetto speciale che conti davvero è il talento.
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[+] ops, scusa
(di anonimo892901)
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(di nadia)
[ - ] grazie
[+] e' una bella rappresentazione di genova
(di giada)
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gianluca78
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sabato 11 giugno 2011
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toccante affresco sentimentale
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La vita di due conviventi, sconvolta dalla perdita di certezze materiali, e sentimentali, raccontata con estrema sensibilità e abilità visiva.Soldini, entra nella vita di tutti i giorni, e penetra con forza nell'animo di noi tutti, dissolvendo certezze e minando punti fermi, del cuore.
Senza eccedere, stilisticamente, ma con la fermazza di colui, la vita sa che sapore ha.Semplicemente, affidandosi alla duttilità di Antonio Albanese( Straordinario), e all'eccellente bravura di Margherita Buy ( Dolce e Intensa),ad una sceneggiatura corposa e mai banale e ad una luce visiva che ci vuol comunicare, la nascita di una nuova vita, dopo la tempesta.
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andrew77
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martedì 13 luglio 2010
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il disagio della disoccupazione
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Un film realista che racconta la triste storia di un dirigente che, in età matura, perde il proprio lavoro. Da quel momento la sua vita e quella della sua famiglia subiscono un radicale cambiamento negativo. Tutte le certezze familiari, economiche, sociali decadono drasticamente. E' il baratro, dal quale cerca il protagonista cerca di salvarsi con "tutte" le sue forze senza però riuscirvi. Tutti coloro che lo circondano o già lavorano o riescono a trovare lavoro, lui invece trova delle difficoltà insormontabili.
Secondo me ciò che va sottolineato è che il lavoro, l'agiatezza economica del capo famiglia condiziona gli equilibri familiari: se dal punto di vista professionale la moglie e la figlia reagiscono positivamente contribuendo al bilancio familiare, dal punto di vista umano scadono totalmente.
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Un film realista che racconta la triste storia di un dirigente che, in età matura, perde il proprio lavoro. Da quel momento la sua vita e quella della sua famiglia subiscono un radicale cambiamento negativo. Tutte le certezze familiari, economiche, sociali decadono drasticamente. E' il baratro, dal quale cerca il protagonista cerca di salvarsi con "tutte" le sue forze senza però riuscirvi. Tutti coloro che lo circondano o già lavorano o riescono a trovare lavoro, lui invece trova delle difficoltà insormontabili.
Secondo me ciò che va sottolineato è che il lavoro, l'agiatezza economica del capo famiglia condiziona gli equilibri familiari: se dal punto di vista professionale la moglie e la figlia reagiscono positivamente contribuendo al bilancio familiare, dal punto di vista umano scadono totalmente. La figlia si allontana volontariam dal nucleo familiare, e addirittura la moglie si concede fisicamente al suo datore di lavoro. Come dire, tutto bene (fedeltà, amore, affetto,...) qd il marito assicura la bella vita, qd invece lui cade, tutto è permesso...
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diomede917
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giovedì 15 novembre 2007
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le nuvole di genova
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Michele e Elsa sono una coppia come tante in Italia, lui è il responsabile di produzione di una fabbrica nautica a Genova fatta nascere da lui e lei è una bellissima donna amante della storia dell'arte tant'è che il film inizia con la sua laurea a 40 anni compiuti.
Ma finita la gioia della festa iniziano le lacrime di verità, Michele da due mesi è stato buttato fuori dalla sua stessa ditta e da quel momento inizia una discesa negli inferi della disoccupazione.
Soldini confeziona un film che si allontana dai precedenti, prediligendo la strada del concreto con questa camera a mano che segue le angosce dei due protagonisti.
Due sono le vere intuizioni del regista: la prima è ambientare il film all'interno di una plumbea Genova la città giusta per il titolo e la seconda narrare le vicissitudini di due appartenenti al cosiddetto ceto medio per i quali la discesa è lenta e graduale ma decisamente molto dolorosa.
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Michele e Elsa sono una coppia come tante in Italia, lui è il responsabile di produzione di una fabbrica nautica a Genova fatta nascere da lui e lei è una bellissima donna amante della storia dell'arte tant'è che il film inizia con la sua laurea a 40 anni compiuti.
Ma finita la gioia della festa iniziano le lacrime di verità, Michele da due mesi è stato buttato fuori dalla sua stessa ditta e da quel momento inizia una discesa negli inferi della disoccupazione.
Soldini confeziona un film che si allontana dai precedenti, prediligendo la strada del concreto con questa camera a mano che segue le angosce dei due protagonisti.
Due sono le vere intuizioni del regista: la prima è ambientare il film all'interno di una plumbea Genova la città giusta per il titolo e la seconda narrare le vicissitudini di due appartenenti al cosiddetto ceto medio per i quali la discesa è lenta e graduale ma decisamente molto dolorosa.
Gli interpreti fanno il resto con un Albanese in stato di grazia (da vedere la scena della carta da parati per capire) e una Margherita Buy più brava del solito lontana dal clichè della nevrotica che si infila addosso gli abiti di questa donna disperata ma molto forte, che ci regalano un finale sospeso ma ricco di speranza.
Voto 8
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[+] maccheddici?!?
(di anonimo892901)
[ - ] maccheddici?!?
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