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nino pell.
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venerdì 5 novembre 2010
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romero ritorna alle origini col progresso di oggi
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Col quarto capitolo sugli zombi, Romero recupera la favolosa naturalezza dei suoi esordi riportandola però all'evoluzione tecnologica e sociale dei tempi moderni. Nel primo film del '68 il regista rivolgeva le sue tematiche alla rivoluzione sociale di quel periodo e al monito nei riguardi degli aspetti negativi delle allora scoperte nucleari e scientifiche. Il capolavoro del '78 era invece un'aperta critica sul decadente consumismo occidentale. E dopo il fazioso e formale "La terra dei..." del 2005, Romero ritorna ad imprimere la bellezza artigianale e pioneristica del suo stile narrativo. In questo quarto capitolo il regista sembra rivolgere lo sguardo alle nuove generazioni, spalleggiate dall'attuale progresso tecnologico ma spesso indecise ed insicure nel prendere una giusta direzione.
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Col quarto capitolo sugli zombi, Romero recupera la favolosa naturalezza dei suoi esordi riportandola però all'evoluzione tecnologica e sociale dei tempi moderni. Nel primo film del '68 il regista rivolgeva le sue tematiche alla rivoluzione sociale di quel periodo e al monito nei riguardi degli aspetti negativi delle allora scoperte nucleari e scientifiche. Il capolavoro del '78 era invece un'aperta critica sul decadente consumismo occidentale. E dopo il fazioso e formale "La terra dei..." del 2005, Romero ritorna ad imprimere la bellezza artigianale e pioneristica del suo stile narrativo. In questo quarto capitolo il regista sembra rivolgere lo sguardo alle nuove generazioni, spalleggiate dall'attuale progresso tecnologico ma spesso indecise ed insicure nel prendere una giusta direzione. Ad aggravare questa situazione, c'è di mezzo una società ormai incapace di ergersi da esempio per i giovani, offuscata da un egoismo ed un individualismo sempre più imperanti. Romero ci mostra tutto questo attraverso l'uso costante, in questo film, di strumenti che meglio di ogni altra cosa sembrano comunicare col linguaggio sociale dell'uomo moderno: le videocamere, appunto. Riprendere e registrare il declino di un mondo sempre più alla rovina e atavico da ogni posibilità di ripresa o di cambiamento.
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nick castle
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mercoledì 3 novembre 2010
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un po' troppo commerciale
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Nell'era del cinema sull'onda di "The Blair Witch Project", Romero si adegua ai tempi, e gira a macchina a mano in digitale, donando al film l'aspetto di un filmato amatoriale, usando l'escamotage di più telecamere in scena per il montaggio. L'adeguamento ai tempi di Romero, si unisce al re-inizio della storia, riportando agli inizi l'esplosione del contagio, cambiando alcuni particolari, ad esempio: Non serve che si venga morsi da uno zombi per diventarlo, anche la morte per cause naturali porta a un incombente zombificazione. Con l'apporto di effetti digitali di bassa qualità purtroppo, Romero preme l'acceleratore dell'efferatezza, con bulbi oculari che esplodono, una falce che si conficca nel cranio, acido che scioglie la testa di uno zombie, una testa tagliata a metà da una spada, fino a che il tutto prende una piega che va a sfociare sul ridicolo volontario, voluto e studiato.
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Nell'era del cinema sull'onda di "The Blair Witch Project", Romero si adegua ai tempi, e gira a macchina a mano in digitale, donando al film l'aspetto di un filmato amatoriale, usando l'escamotage di più telecamere in scena per il montaggio. L'adeguamento ai tempi di Romero, si unisce al re-inizio della storia, riportando agli inizi l'esplosione del contagio, cambiando alcuni particolari, ad esempio: Non serve che si venga morsi da uno zombi per diventarlo, anche la morte per cause naturali porta a un incombente zombificazione. Con l'apporto di effetti digitali di bassa qualità purtroppo, Romero preme l'acceleratore dell'efferatezza, con bulbi oculari che esplodono, una falce che si conficca nel cranio, acido che scioglie la testa di uno zombie, una testa tagliata a metà da una spada, fino a che il tutto prende una piega che va a sfociare sul ridicolo volontario, voluto e studiato. Purtroppo la vena critica di Romero inizia ad affievolirsi e il film come puro survival horror non riesce ad auto-sostenersi.
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amarolucano
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martedì 26 ottobre 2010
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film opaco
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Rispetto ai suoi predecessori questo film è piatto, scontato e noioso.
Il fatto di vivere la storia in prima persona per mezzo della telecamera di uno dei protagonisti è una cosa già vista con risultati migliori in altri film (vedi REC o The Blair Witch Project).
La tematica sociale non mi sembra così approfondita... Il bisogno degli uomini di registrare e dare in pasto alla società tutto ciò che vedono e vivono per dare un senso alla loro esistenza? La crudeltà maggiore dei vivi rispetto ai non morti (in riferimento alla scena finale dei cacciatori)?
Niente di nuovo o sorprendente.
Il risultato finale è abbastanza deludente.
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jivan17
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domenica 26 settembre 2010
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romero conferma la sua bravura
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Nulla che dire, Romero conferma la sua bravura nell'intrattenere il pubblico con film horror che trattano gli zombie. La storia pur semplice risulta molto bella e piacevole e tutto scorre com un bicchier d'acqua. Ogni personaggio è al suo posto, ogni scena d'azione è ripresa in modo egregio, le musiche risaltano l'andamento degli avvenimenti e fanno da buon sottofondo nei momenti di riflessione.
Dunque nel complesso potrebbe benissimo rientrare in quei film cult del mondo dell'horror e a far parte delle collezioni di tutti gli appassionati.
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lucido71
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domenica 19 settembre 2010
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le cronache di uno scimmiottamento dei poveri zoom
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Seconda stella premiata giusto x l'innovazione delle riprese (anche se quasi in ritardo, visto che è già un po' di tempo, che x render + reali questi "horror", si ricorre a questa tecnica "live")... x il resto, dobbiamo dir di essere delusi dal mitico Romero: trama solita riproposta x l'ennesima volta; e come ha già sottolineato qualcuno, resta l'insostanza degli attori e delle parti che rivestono: visto che non provano NESSUNA EMOZIONE x le morti dei loro amici e cari... Pellicola quindi, che sconfina pietosamente nel paradosso.. a mio avviso, c'è di meglio in giro, a partire proprio da un remake di Romero: LA CITTA' VERRA' DISTRUTTA ALL'ALBA, LA MASCHERA DI CERA, L'ALBA DEI MORTI VIVENTI (altro remake bellissimo!!!), RIFLESSI DI PAURA, THE ORPHANAGE, VACANCY, LE COLLINE HANNO GLI OCCHI.
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Seconda stella premiata giusto x l'innovazione delle riprese (anche se quasi in ritardo, visto che è già un po' di tempo, che x render + reali questi "horror", si ricorre a questa tecnica "live")... x il resto, dobbiamo dir di essere delusi dal mitico Romero: trama solita riproposta x l'ennesima volta; e come ha già sottolineato qualcuno, resta l'insostanza degli attori e delle parti che rivestono: visto che non provano NESSUNA EMOZIONE x le morti dei loro amici e cari... Pellicola quindi, che sconfina pietosamente nel paradosso.. a mio avviso, c'è di meglio in giro, a partire proprio da un remake di Romero: LA CITTA' VERRA' DISTRUTTA ALL'ALBA, LA MASCHERA DI CERA, L'ALBA DEI MORTI VIVENTI (altro remake bellissimo!!!), RIFLESSI DI PAURA, THE ORPHANAGE, VACANCY, LE COLLINE HANNO GLI OCCHI...
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torturporn
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mercoledì 8 settembre 2010
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non sono i morti a fare paura
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è difficile che un film horror riesca a mettermi paura Romero ci è riuscito, non con i morti viventi che azzannao inseguono o sbucano da angoli scuri, ma con le agghiaccianti verità di cui parla servendosi di questo espediente, il fatto che l'informazione può essere fatta da chiunque rendendo la realtà una cosa quasi effimera, i sovraccarico di informazioni portano alla disinformazione e la verità dispersa tra milioni di menzogne e questo non è un film horror ma la nostra vita.
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mr.duff
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sabato 17 luglio 2010
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sconsigliato!
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Solito film sugli zombie visto e rivisto. La novità stà nella ripresa, ma tanto novità in effetti non è! basta pensare a Rec o a The Blair Witch Project. Attori poco credibili ad eccezione di Michelle Morgan che ho trovato interessante (mi ha ricordo Eliza Dusku)Protagonisti poco reali, non si dispiaccino per niente delle morti degli amici o non proprovo un minimo di trauma x cio ke stanno vivendo.
Come al solito la motivazione non è spiagata e non si vedono altro morire poco a poco i personaggi (tipico da sempre di qsto genere di film) e un susseguirsi di zombie qua e la.
Critica secondo me troppo buona! Sconsigliato!
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albamao
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venerdì 18 giugno 2010
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imbarazzantemente brutto
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Non merita neanche di sprecarci troppe parole...ho letto recensioni che ne vogliono anlizzare il significato sociale o di critica all'informazione e bla bla bla.
Tutte chiacchiere: il film è veramente brutto, in modo imbarazzante, dalla trama inconsistente, alle recitazioni ridicole, alla battute ed ai dialoghi insulsi e banali, alla completa incosistenza di un plot che abbia ragione di esistere.
Non si può vivere di rendita con una seria di film degli anni 70 realmente validi.
Brutto all'ennesima potenza.senza scuse.
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igunt
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giovedì 11 marzo 2010
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un film stanco
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Romero cade nella trappola di fare una corsa per un terreno tortuoso: i new media e ne esce sconfitto. Il film è...stanco, aggettivo che per me lo descrive più di altri. Non c'è ritmo nè materialmente nè concettualmente, nè nella tecnica. Ben venga voler fare un lavoro sui nuovi sistemi di comunicazione visiva, ma se questi sistemi non si sono riusciti ad interiorizzare si finisce per fare una parodia dei nuovi media. Un pò come accade a quei giornalisti del tg che raccontano di Facebook senza sapere neanche di che si tratta. Il film vuole essere una sorta di documentario, alla [rec], e quindi dovrebbe coinvolgere lo spettatore sul piano della "verità" usando il linguaggio del "reality".
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Romero cade nella trappola di fare una corsa per un terreno tortuoso: i new media e ne esce sconfitto. Il film è...stanco, aggettivo che per me lo descrive più di altri. Non c'è ritmo nè materialmente nè concettualmente, nè nella tecnica. Ben venga voler fare un lavoro sui nuovi sistemi di comunicazione visiva, ma se questi sistemi non si sono riusciti ad interiorizzare si finisce per fare una parodia dei nuovi media. Un pò come accade a quei giornalisti del tg che raccontano di Facebook senza sapere neanche di che si tratta. Il film vuole essere una sorta di documentario, alla [rec], e quindi dovrebbe coinvolgere lo spettatore sul piano della "verità" usando il linguaggio del "reality". Ebbene Romero mette su un "reality" dimostrando di non conoscere il reality, e quindi senza mettere in scena i punti di forza narrativi del reality. Così i protagonisti recitano, nelle scene clou c'è un parodistico accompagnamento musicale, non c'è il dramma reale ma la sua traduzione teatrale (cinematografica), le videocamere sono utilizzate a sproposito (devi scegliere se scappare o riprendere? riprendi. se salvare un amico o riprendere? riprendi. Gli sciacalli che rubano durante la tragedia qui amano essere ripresi, anche quando ti minacciano. etc.) e tutte con iquadrature quasi impeccabili che poco hanno a che fare con la realtà. Come vorrebbe Romero che ci identificassimo nella storia e nell'idea di documentario? non riesce proprio a costruire quella "fiducia" narrativa. Come quando ti propongono una Candid Camera e dopo tre secondi ti accorgi che è fatta a tavolino, come fai a ridere? E' una questione di linguaggio. Il reality, per quanto possa sembrare banale e di bassa cultura è un linguaggio, e se vuoi dire qualcosa devi padroneggiare il linguaggio con il quale lo vuoi dire, anche se lo consideri inferiore.
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malaussène
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domenica 10 gennaio 2010
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gli zombie sono in agonia, ma non del tutto morti
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Dopo la Terra dei morti viventi sembrava che Romero avesse esaurito tutte le carte da giocare, e che oramai i morti viventi fossero giunti al capolinea. Questo film a mio avviso dimostra invece che il filone è ancora vitale, purchè ci sia una solida regia a sorreggerlo. Solida regia che mancava nel precedente film zombesco, che si perdeva negli effetti speciali e lasciava trasparire una certa mancanza di idee. Con Diary of the dead Romero torna alle origini: un horror ben costruito, con buona suspance e una trama che, seppur trita e ritrita (il solito gruppo di superstiti che tenta di sopravvivere), mantiene ancora il suo fascino. 2 stelle e mezza però, non di più.
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Dopo la Terra dei morti viventi sembrava che Romero avesse esaurito tutte le carte da giocare, e che oramai i morti viventi fossero giunti al capolinea. Questo film a mio avviso dimostra invece che il filone è ancora vitale, purchè ci sia una solida regia a sorreggerlo. Solida regia che mancava nel precedente film zombesco, che si perdeva negli effetti speciali e lasciava trasparire una certa mancanza di idee. Con Diary of the dead Romero torna alle origini: un horror ben costruito, con buona suspance e una trama che, seppur trita e ritrita (il solito gruppo di superstiti che tenta di sopravvivere), mantiene ancora il suo fascino. 2 stelle e mezza però, non di più. Questo perchè i tentativi di innovazione si limitano alla telecamera a mano e a qualche bella trovata di montaggio, ma non vanno oltre. C'è il solito incontro coi militari che dovrebbero essere la salvezza e invece sono tutt'altro (non ricorda 28 giorni dopo?), la solita fuga con graduale decimazione del gruppo (le comparse poi come al solito durano pochissimo), eccetera eccetera. Inoltre in certe scene l'accanimento a filmare tutto e tutti raggiunge l'assurdo, ad esempio quando Deb viene aggredita dal fu suo fratellino e, mentre lei tenda di scrollarselo di dosso senza farsi mordere, i due ragazzi che sono con lei restano impalati a riprendere la scena con le telecamere. Oppure nella ridicola scena di inseguimento nel bosco attorno alla villa, verso il finale. Insomma, qualche forzatura di troppo. Qualcuno continua a vedere nei film di Romero una sorta di denuncia sociale, in questo caso riguardo ai media che insabbiano la verità. Può anche darsi, ma a mio avviso i film di denuncia sono altri, e sarebbe meglio considerare Diary of the dead semplicemente come un buon film horror, dimostrazione che anche con pochi mezzi si possono ottenere buoni risultati.
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