Commedia,
durata 107 min.
- Italia 2007.
- Medusa
uscita venerdì 9novembre 2007.
MYMONETROCome tu mi vuoi
valutazione media:
2,45
su
443
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
E' impensabile spendere dei soldi per vedere un film del genere; non sa di nulla e la storia è quella del brutto anatroccolo senza nessun colpo di scena, nessuna morale, nessun insegnamento. Film vuoto e prevedibile.
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L'ho guardato perchè sono innamorato della Capotondi.
Come immaginavo è un film molto mediocre ma posso tranquillamente dire che mi aspettavo di peggio, proprio come trama.
Sì, meriterebbe una stella, ma c'è la Capotondi quindi ne metto due! =)
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Sarà banale, sarà sdolcinato, ma vi dico che Vaporidis qui è un figo da paura. In 'Notte prima degli esami' e successivo sequel, non l'avevo notato più di tanto. Bravo, carino, ma niente più.
Confesso che 'Come tu mi vuoi' spesso me lo rivedo. E' grave ? Forse, ma è la nostra Pretty Woman.
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speravo meglio... il film galleggia tra il quasi demenziale della prima parte (che almeno fa ridere, ogni tanto) e il serio della seconda parte (trattato con estrema superificialità). Visto l'andamento del film e il finale vagamente banale, conveniva non tentare minimamente di provare ad analizzare le problematiche relative alla standardizzazione dell'apparenza giovanile, al rapporto padre-figlio affrontato in un paio di minuti, all'emarginazione di chi è fuori dal coro e le restanti problematiche giovanili. Vaporidis, che perlomeno in Notte prima degli esami è calato nel personaggio, qui sembra, a mio parere, un pochino fuori parte (vedere balletto da sabato sera con rimorchio finale), la Capotondi sicuramente meglio anche se paga una sceneggiatura / regia che un ragazzino con un minimo di creatività avrebbe scritto meglio.
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speravo meglio... il film galleggia tra il quasi demenziale della prima parte (che almeno fa ridere, ogni tanto) e il serio della seconda parte (trattato con estrema superificialità). Visto l'andamento del film e il finale vagamente banale, conveniva non tentare minimamente di provare ad analizzare le problematiche relative alla standardizzazione dell'apparenza giovanile, al rapporto padre-figlio affrontato in un paio di minuti, all'emarginazione di chi è fuori dal coro e le restanti problematiche giovanili. Vaporidis, che perlomeno in Notte prima degli esami è calato nel personaggio, qui sembra, a mio parere, un pochino fuori parte (vedere balletto da sabato sera con rimorchio finale), la Capotondi sicuramente meglio anche se paga una sceneggiatura / regia che un ragazzino con un minimo di creatività avrebbe scritto meglio. L'unica cosa riuscita del film è il personaggio negativo interpretato da Giulia Steigerwalt che tenta di dimostare, come afferma nel film, la corruttibilià dell'animo umano, e, nonostante il finale scontato, a conti fatti c'è riuscita.
Superfluo...
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Si potrebbe sembrare la solita storia della ragazza brutta dai sani principi e poi si trasforma in una bellissima dai facili costumi ... e infatti è così ma a parere mio Vaporinis e Capotondi riescono a creare un film discreto che fa sorridere. Certo la storia risulta un po' banale, tal volta eccessiva e tutto il resto ma nel contesto è un film per adolescenti quindi tutto è concesso.
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Film per un target molto giovanile, che vorrebbe mostrarci la generazione dei giovani di oggi, che sono vuoti. Ma il film vorrebbe avere delle velleità di analisi sociale. La racchia interpretata dalla Capotondi accusa il mondo femminile che si mercifica senza nessun valore, combattendo il sistema dall’esterno. Lei è una studentessa modella che oltre ad essere brutta si veste male. Da contraltare c’è Vaporidis, giovane, bello, ricco; ma senza alcuna voglia di studiare, che mente ai genitori sui suoi studi. Il padre lo becca e l’unica via d’uscita è farsi aiutare proprio dalla cozza. Lui riesce ad irretirla e si fa aiutare facendogli credere di essersi innamorata di lei.
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Film per un target molto giovanile, che vorrebbe mostrarci la generazione dei giovani di oggi, che sono vuoti. Ma il film vorrebbe avere delle velleità di analisi sociale. La racchia interpretata dalla Capotondi accusa il mondo femminile che si mercifica senza nessun valore, combattendo il sistema dall’esterno. Lei è una studentessa modella che oltre ad essere brutta si veste male. Da contraltare c’è Vaporidis, giovane, bello, ricco; ma senza alcuna voglia di studiare, che mente ai genitori sui suoi studi. Il padre lo becca e l’unica via d’uscita è farsi aiutare proprio dalla cozza. Lui riesce ad irretirla e si fa aiutare facendogli credere di essersi innamorata di lei. Qui avviene il primo stop: lei che è contro la mercificazione del corpo delle donne, al primo appuntamento si concede e questo risulta quantomeno strano.
La racchietta poi decide che il bel Vaporidis l’apprezzerebbe di più se fosse bella e del suo rango; così fa la cresta nel ristorante dove lavora e con l’aiuto di un amica di lui, da brutto anatroccolo, diventa un cigno.
Nel film emergono tanti argomenti forti, che però alla fine si perdono per strada, perchè alla fine (salvo l’odioso Happy end), quello che rimane impresso è che se sei allineato al mondo che ti circonda tutto va bene.
Gli argomenti forti sono proprio il rapporto fra Vaporidis ed il padre, che non è stato mai presente e lui stesso alla fine è un senza valori, ma si permette di giudicare il figlio. La compagnia di Vaporidis, che si ammazza di noia e proprio per questo l’amica splendida aiuta la racchia a trasformarsi, come se fosse un esperimento sociologico. I rapporti fra i giovani, che non hanno più valori e che sacrificano anche i rapporti familiari, per essere acettati dagli altri.
Il cedere a compromessi e perfino rubare, sempre per essere accettati.
Per concludere il film se lo spetttaore ci riflette, ti fa riflettere su questi temi, ma la confezione seppur ben fatta, si rivolge ad un target, che vedrà solo il mutamento della racchia ed il finale accomodante che vedrà coronare l’amore fra i due protagonisti.
Una menzione alla Capotondi, che mi è piaciuta particolarmente nel ruolo dell’anattroccolo e per la Steigerwalt nel ruolo dell’amica di Vaporidis. CINEMATIK.IT
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Vuoto, fasullo, potrebbe sembrare una critica di costume come "Un gioco da ragazze", ma ne rimane distante anni luce. Vederlo è un'esperienza penosa. Raccomandato solo a chi brama vedere la scena di sesso che coinvolge Cristiana Capotondi, di cui si vedono alcune (ammetto, graziose) nudità.
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Pazzesco.
Terminato il film provavo una sorta di dolore fisico, una specie di oppressione alla bocca dello stomaco.
Volfango, chiunque tu sia.
Volfango, ovunque tu sia, ascoltami: lascia stare.
Forse troverai anche qualche ragazzina che sorriderà imbarazzata quando le dirai che sei la mente che ha partorito questa perla. Stai tranquillo, non montarti la testa e cercati un lavoro onesto.
Qualsiasi cosa, il casellante, l'acrobata, l'assicuratore.
Ma giù le mani dalla macchina da presa: ma siamo impazziti o cosa? Ma ti pare che uno deve finire per sbaglio a vedere sto film e ritorvarsi alla fine a pensare che forse Moccia non è tanto male? Era questo che volevi fare, ridare credito a 3msc &co?
Volevi fare l'acronimo alla moccia?
SCTMV?
Senza Cinema Tanto Meglio, Volfango
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Pazzesco.
Terminato il film provavo una sorta di dolore fisico, una specie di oppressione alla bocca dello stomaco.
Volfango, chiunque tu sia.
Volfango, ovunque tu sia, ascoltami: lascia stare.
Forse troverai anche qualche ragazzina che sorriderà imbarazzata quando le dirai che sei la mente che ha partorito questa perla. Stai tranquillo, non montarti la testa e cercati un lavoro onesto.
Qualsiasi cosa, il casellante, l'acrobata, l'assicuratore.
Ma giù le mani dalla macchina da presa: ma siamo impazziti o cosa? Ma ti pare che uno deve finire per sbaglio a vedere sto film e ritorvarsi alla fine a pensare che forse Moccia non è tanto male? Era questo che volevi fare, ridare credito a 3msc &co?
Volevi fare l'acronimo alla moccia?
SCTMV?
Senza Cinema Tanto Meglio, Volfango
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GIADA NON VUOLE LA GIOSTRINA – di MATILDE PERRIERA
Giada Ferretti, Cristiana Capotondi, studentessa universitaria intelligente ma “schifata da tutti come se avesse la lebbra”; si dedica all'apprendimento delle Scienze della Comunicazione a Roma, ha un curriculum da lode, esiste solo per le sue teorie sui media, scrive con rabbia sui taccuini che nasconde gelosamente. Brufoli, coda di cavallo, occhiali grandi e spessi, abbigliamento dimesso: l’archetipo della secchiona trasandata, contraria a ogni aprioristica forma di mercificazione e di conformazione alla “gioventù bruciata” incapace di “chiedersi cosa hai dentro”. Riccardo Croce, Nicolas Vaporidis, studente svogliato, spaccone, “abituato a stare sulla giostrina”, in conflitto con il padre deciso a tagliargli i fondi perchè deluso dai fallimenti accademici del figlio.
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GIADA NON VUOLE LA GIOSTRINA – di MATILDE PERRIERA
Giada Ferretti, Cristiana Capotondi, studentessa universitaria intelligente ma “schifata da tutti come se avesse la lebbra”; si dedica all'apprendimento delle Scienze della Comunicazione a Roma, ha un curriculum da lode, esiste solo per le sue teorie sui media, scrive con rabbia sui taccuini che nasconde gelosamente. Brufoli, coda di cavallo, occhiali grandi e spessi, abbigliamento dimesso: l’archetipo della secchiona trasandata, contraria a ogni aprioristica forma di mercificazione e di conformazione alla “gioventù bruciata” incapace di “chiedersi cosa hai dentro”. Riccardo Croce, Nicolas Vaporidis, studente svogliato, spaccone, “abituato a stare sulla giostrina”, in conflitto con il padre deciso a tagliargli i fondi perchè deluso dai fallimenti accademici del figlio. Netto il contrasto tra la “sostanza” di lei, “homo sapiens”, impiegata part-time in una trattoria per mantenersi agli studi, e “l’apparenza” di lui, “homo ridens”, spregiudicato “succhiasoldi” che raggiunge il “venti” a stento. Le strade dei due si intrecciano quando Riccardo, per tacitare il genitore e garantirsi la vacanza a Ibiza, chiede a Giada di impartirgli lezioni private. Gli amici gli consigliano di sedurre la ragazza in modo da ottenere le ripetizioni gratuitamente. Le ore passate sui libri li avvicinano. Giada si innamora di Riccardo e, per conquistarlo, si affida allo stilista John Richmond, mettendo in moto uno dei temi centrali della trama in cui l’abbigliamento si trasfigura in protagonista implicito. Le “nuove abitudini vestimentarie” (Marcella Sardo, Moda – identità e comunicazione) trasformano il brutto anatroccolo in teenegers alla moda, ammirata e apprezzata, cigno dalle ali bianche librate nell’aria. La metamorfosi fisica, però, non basta, anche Riccardo deve mettere in discussione i propri valori e maturare insieme a lei una fresca filosofia di vita. Dall’amore reciproco scaturisce una morale profonda: la “nuova” Giada, al di là dei successi, deve recuperare il suo io più profondo ed essere amata per quella che è realmente, mentre il “nuovo” Riccardo, abbandonata, “grazie a lei”, la condotta dissipata, si accorge di amare la Cristiana “di prima”, quella che c’è all’interno. Volfango De Biasi, insomma, ha dato vita a un film di notevole spessore socio-antropologico perchè fa risalire in superficie l’identico patrimonio cromosomico degli adolescenti del XXI secolo, coinvolge il pubblico di giovanissimi e aiuta gli storici a disegnare la nuova Italia in cui, purtroppo, “non si comunica più con la parola ma con l’immagine”. Il tempo della storia, certo, non può coincidere con il tempo del discorso; impossibile, in 107 minuti, elaborare modelli propositivi in un’età in cui “la comunicazione sociale funziona a piramide e al vertice siede chi non fa nulla”. Basilare il messaggio che il regista, pur con le macroscopiche ellissi e l’esteriore entertainment, trasmette; la progressione in climax di emozioni che lo esplicitano, infatti, se, da un lato sottolinea la demistificante etica che antepone l’apparire all’essere “in un mondo abbastanza crudele, anche peggio di come appare nella pellicola” (De Biasi), dall’altro, vuole risalire la china, riallacciare i rapporti umani e far risplendere la luce che alberga in ogni animo.
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[+] una farfalla che sa dove volare. (di federic?
[ - ] una farfalla che sa dove volare.
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