Centochiodi

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Un film di Ermanno Olmi. Con Raz Degan, Luna Bendandi, Amina Syed, Michele Zattara, Damiano Scaini.
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Commedia, Ratings: Kids+16, durata 92 min. - Italia 2007. - Mikado uscita venerdì 30 marzo 2007. MYMONETRO Centochiodi * * * 1/2 - valutazione media: 3,56 su 141 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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tiziano1963 mercoledì 25 aprile 2007
uno dei miglior film della storia del cinema Valutazione 5 stelle su cinque
90%
No
10%

Pensavo che il film capolavoro di Olmi fosse "L'albero degli zoccoli" ma evidentemente Ermanno ha superato sè stesso. E' raro che un film al cinema riesca contemporaneamente a suscitare grandi riflessioni e grande commozione, eppure Olmi è riuscito a comporre un capolavoro, vorrei che vincesse tutti i premi possibili: miglior attore protagonista, miglior attrice non protagonista, migliori comparse, fotografia eccezionale, colonna sonora, sceneggiatura, ecc., in sintesi ogni aspetto di questo film merita 10 e lode. Di solito ogni storia può essere riassunta da una morale...in questo caso di morali ne possiamo trovare una quantità industriale ed il fatto sorprendente è che il film in sostanza esprime delle grandi verità che sono sempre rimaste inespresse per convenienza e/o ignoranza. [+]

[+] che dire di più ? (di mauro 56)
[+] grazie ermanno? (di pippo)
[+] grazie ermanno !!! ...e grazie tiziano 1963 (di pippo)
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goldy milano sabato 31 marzo 2007
un olmo di nome e di fatto Valutazione 5 stelle su cinque
57%
No
43%

La metafora è coraggiosa, tanto grande è il rischio del fraintendimento! Il libro cone strumento come utensile: un aratro, un martello, Srumenti per costruire la propria realtà, un proprio percorso che ognuno ha il dovere di perseguire nel rispetto delle proprie capacità e dei propri limiti. Sbagliando se occorre purchè nel rifiuto della falsariga di prescrizioni elaborate da altri. Un libro bello da gioia ma il senso della vita lo si può cogliere anche senza averne mai letto uno. Le regole della natura in questo senso sono davvero un esempio di democrazia suprema. Davvero abbiamo bisogno di bibliotecari idolatri che proteggono un sapere che il più delle volte è servito e serve per opprimere ? Siamo davvero stati creati per compiere grandiose imprese? Davvero quello che si compie è più importante di come lo si compie? . [+]

[+] non giudicare per ciò che si vorrebbe fosse... (di lanacaprina)
[+] slogan? no , grazie (di winny)
[+] abbasso i libri e la cultura???? poveri noiiiiiiii (di irene)
[+] un solo caffè non basta (di peppe)
[+] caffè con gli amic e libri... entrambi godibili... (di alberto)
[+] è una provocazione... (di pannacotta)
[+] eppure non è così (di mauro)
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maria diaco giovedì 20 settembre 2007
100 chiodi Valutazione 4 stelle su cinque
68%
No
32%

Il film di Olmi appare una solida invettiva contro la cristallizzazione del sapere e la sua consequenziale catalizzazione da parte del potere Dominante.L'atto quasi blasfemo di inchiodare dei libri custoditi in maniera sacrale si contrappone magistralmente alla semplicità dei volti anonimi di chi adagiato sulle rive del Po, rischia di perdere la sua dimora, la sua terra, la sua casa. Sconvolge inchiodare delle pagine più dello schiodamento forzato di case seppur abusive??Fin dalle prime scene la dialettica affiora: il custode Libero viene trafitto dall'amara scoperta eppure quei libri non gli appartangono,Libero è forse schiavo di uno scialbo senso del dovere? Il prelato si inginocchia di fronte allo scempio che gli si impone dinnanzi eppure quei libri non gli appartengono. [+]

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katua venerdì 6 aprile 2007
controproducente Valutazione 1 stelle su cinque
53%
No
47%

Un film imbarazzante. Sorprende che un bravo regista come Olmi abbia confezionato una favoletta così traballante e melensa, con personaggi e narrazione sviluppati in modo così rozzo da risultare inverosimili anche per gli standard dei cartoni animati. Non funziona niente: il protagonista si esprime esclusivamente per frasi fatte, talmente retoriche da sfiorare il ridicolo; gli abitanti del villaggio sembrano spietate parodie dei contadini dell'Albero degli Zoccoli; il monsignore bibliofilo è la caricatura dei monaci deformi del Nome della Rosa. La parte migliore del film sono le sequenze prive di dialoghi (belle le inquadrature del Po), ma solo perché non appena i personaggi aprono bocca ci si sente immediatamente catapultati a una specie di lezione di catechismo delle elementari. [+]

[+] appunto! (di zazzo)
[+] figurati (di nadie)
[+] sottoscrivo (di winny)
[+] in parte (di ornella)
[+] ma che vi aspettavate, un film sulla scolastica? (di m&l)
[+] concordo pienamente..... (di annabba84)
[+] finalmente! (di ryohei)
[+] questione di sensibilità (di germont)
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maria martedì 17 marzo 2009
un vangelo moderno Valutazione 4 stelle su cinque
88%
No
13%

si intravede l'immagine di Cristo nel personaggio principale del film , un Cristo che disprezza l'ipocrisia delle religioni codificate che non cambiano un mondo pieno di odio e distruzioni, che lascia tutto per vivere tra i semplici, che ascolta chi non ha mai attenzione, che racconta ciò in cui ognuno può riconoscersi. Un Cristo che si lascia arrestare e processare senza opporre resistenza e che alla fine sparisce lasciando l'eco della sua presenza. Ma a differenza del Cristo che conosciamo non viene "rinnegato" da quelli che lo circondano:Coloro che sono stati salvati , rischia la sua vita e la sua libertà per farlo, lo difendono, dicono di conoscerlo bene, vorrebbero proteggerlo, nessuno lo tradisce. [+]

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fabio martedì 15 maggio 2007
ultima fermata paradiso... Valutazione 3 stelle su cinque
75%
No
25%

Olmi si muove all'interno di un canone quasi favolistico per narrare di un professore in crisi (Raz Degan)che abbandona il mondo e la sua cultura libresca per affrontare la vita degli umili alla ricerca di un reale senso della vita. L'abbandono sotto un ponte della potente BMW rappresenta tutto questo...il Po rappresenta il fiume della vita immutabile, la comunità che là vive diventa la sua famiglia. Gesù-Raz Degan (intensa la sua interpretazione) vive anche un amore leggero con la solare e folle Luna Bendandi...il richiamo alle parabole evangeliche riporta agli stilemi di V.Zurlini ("La prima notte di quiete"), anche lui sospeso tra Rimini ed il mare, come Olmi tra Bologna ed il suo Po, ma con una vena di reale malinconia da Gesù privato dal suo Padre. [+]

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olga sabato 7 aprile 2007
la magia del semplice Valutazione 4 stelle su cinque
63%
No
38%

CENTO CHIODI Ermanno Olmi ha dichiarato che questo sarà il suo ultimo film narrativo. D’ora in poi si dedicherà ai documentari dai quali era partito. Dispiace sentirlo, anche se sono sicura che il saper cambiare (genere o via) è proprio di un grande maestro che sa quando deve di nuovo sperimentare per non ripetersi, così come un grande pittore sa quando deve dare l’ultima pennellata. Per questo motivo Cento chiodi, da ultima creatura, è un concentrato di tutto il modo di pensare tipico di questo regista-poeta, risolto in una sintesi più che matura, quasi sapienziale, senza l’ombra della pesantezza o della pedanteria. E’ un’opera stupenda, di quella bellezza malinconica che hanno i testamenti spirituali, intessuta di immagini pittoriche e suggestive, di atmosfere rarefatte costruite con niente, di una quotidianità non banale, spesso un po’ magica. [+]

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mattia pascal mercoledì 29 aprile 2009
zent ciold Valutazione 1 stelle su cinque
73%
No
27%

Incollo, come mia recensione, una e-mail scritta ad un amico che mi aveva consigliato questo film, così, perchè mi sono divertito nello scriverla e spero che venga intesa con lo stesso spirito. ----- Di uno che pianta i chiodi sui libri penseresti che è un po' semo, poi pensi "ma no, ci sarà sicuramente un motivo profondo e poetico alla base di questa azione"; poi lo vedi che butta via le chiavi della macchina prima di prendere la roba dal baule (che per fortuna, evidentemente, aveva forse lasciato aperto), trova una lenza con già l'amo attaccato (che culo), poi lo vedi usare una fetta di crudo per pescare.. e allora lo pensi di nuovo: "semo, perchè non ti mangi il prosciutto?"; certo, il pesce all'amo era un "siluro" (cattivo da mangiare) ma e' buio, è mezzo addormentato (perchè per lui si pigliano i pesci così, dormendo, in barba a tutti i proverbi) e sta ad almeno 100 metri. [+]

[+] era voluto o sbagliato? (di gabriella)
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piernelweb mercoledì 17 ottobre 2007
la parabola dei cento chiodi Valutazione 2 stelle su cinque
67%
No
33%

L'incipt iniziale è folgorante: la visione di una intera biblioteca di libri sacri crocifissi al pavimento da pesanti chiodi evoca sensazioni dissacranti dal grande impatto emotivo. Il valore dei libri è nullo se il loro contenuto viene disatteso: una perfetta sintesi metaforica da maestro quale è Ermanno Olmi qui al suo ultimo film di finzione prima di dedicarsi unicamente al genere documentaristico. Peccato che poi la "parabola" del regista stilizzata sulle gesta di un neo-cristo errante interpretato da un dignitoso Raz Degan conduca poco più in là di un affannato sospiro incartandosi su di un personaggio che non riesce mai ad essere completamente credibile. Il ritorno alla vita rurale, tanto amata da Olmi, e l'incontro con la povera gente di provincia emarginata dal mondo globale rimane quantomeno incompiuto, sconfinando spesso nell'imbarazzo per le pretenziose affermazioni e per le pillole di saggezza che questo messia del XXI secolo snocciola al suo pubblico. [+]

[+] bravo film pretenzioso (di ale)
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riccardo-87 lunedì 11 gennaio 2010
una lezione d'apertura alla vita Valutazione 3 stelle su cinque
83%
No
17%

Uno dei film meglio pensati e più importanti del nuovo millennio, che si incentra su una filosofia di pura apertura alla vita, contro il sacro ma soprattutto contro la chiusura delle porte della vita a favore del “libro”. “Centochiodi” di Olmi è l’annullamento della parvenza di presenza del libro come sostituto del contatto diretto con gli altri, è una critica radicale al modo di vedere questo come “un fedele compagno”, come lo definisce il “prete” –utilizzo volutamente questo termine dispregiativo alla maniera in cui lo utilizzava Nietzsche -, mentore del professore di filosofia (Raz Degan) protagonista del film. Il professore invece, nonostante in apparenza abbia confidato al suo mentore di voler prendere i voti, viene presentato in chiave tutta opposta: la sua ribellione alla vuotezza della cultura presa senza un vissuto concreto inizia con le parole rivolte ad una sua studentessa, a cui dice, sfiorandole il viso con la mano: “c’è più verità in una carezza che in tutti i libri che ci circondano”. [+]

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