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tommasoliguori50
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domenica 16 gennaio 2011
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bisogna trovare il giusto modo per dire le cose
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In centochiodi Olmi affronta in maniera poetica il rapporto tra cultura potere e popolo.
La matrice cristiana del film ne è la chiave, in quanto rende possibile affrontare in
maniera "lieve" un argomento altrimenti ostico.
Lo stesso argomento è trattato in maniera molto analitica da Zygmunt Bauman in un suo
saggio recentemente pubblicato da Bollati boringhieri.
Forse dal punto di vista formale e anche della consistenza della storia il film scopre il
fianco a qualche critica ma bisogna dar atto ad Olmi di un certo coraggio civile e morale.
Do un giudizio che sarà incomprensibile a molti ma per me è un capolavoro.
Debbo precisare, se ce ne fosse bisogno, che non sono fine cinefilo e privilegio il
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ultimoboyscout
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giovedì 25 marzo 2010
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una strage...di libri...e di spettatori.
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Il film inutile per l'attore (ma ne siamo certi???) inutile. Ma non è meglio se balla ( ma ne siamo certi???)? Noiosissimo e di nessn impatto.
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riccardo-87
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lunedì 11 gennaio 2010
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una lezione d'apertura alla vita
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Uno dei film meglio pensati e più importanti del nuovo millennio, che si incentra su una filosofia di pura apertura alla vita, contro il sacro ma soprattutto contro la chiusura delle porte della vita a favore del “libro”. “Centochiodi” di Olmi è l’annullamento della parvenza di presenza del libro come sostituto del contatto diretto con gli altri, è una critica radicale al modo di vedere questo come “un fedele compagno”, come lo definisce il “prete” –utilizzo volutamente questo termine dispregiativo alla maniera in cui lo utilizzava Nietzsche -, mentore del professore di filosofia (Raz Degan) protagonista del film. Il professore invece, nonostante in apparenza abbia confidato al suo mentore di voler prendere i voti, viene presentato in chiave tutta opposta: la sua ribellione alla vuotezza della cultura presa senza un vissuto concreto inizia con le parole rivolte ad una sua studentessa, a cui dice, sfiorandole il viso con la mano: “c’è più verità in una carezza che in tutti i libri che ci circondano”.
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Uno dei film meglio pensati e più importanti del nuovo millennio, che si incentra su una filosofia di pura apertura alla vita, contro il sacro ma soprattutto contro la chiusura delle porte della vita a favore del “libro”. “Centochiodi” di Olmi è l’annullamento della parvenza di presenza del libro come sostituto del contatto diretto con gli altri, è una critica radicale al modo di vedere questo come “un fedele compagno”, come lo definisce il “prete” –utilizzo volutamente questo termine dispregiativo alla maniera in cui lo utilizzava Nietzsche -, mentore del professore di filosofia (Raz Degan) protagonista del film. Il professore invece, nonostante in apparenza abbia confidato al suo mentore di voler prendere i voti, viene presentato in chiave tutta opposta: la sua ribellione alla vuotezza della cultura presa senza un vissuto concreto inizia con le parole rivolte ad una sua studentessa, a cui dice, sfiorandole il viso con la mano: “c’è più verità in una carezza che in tutti i libri che ci circondano”. In seguito il professore manifesta la sua ribellione in modo più radicale: dopo aver inchiodato i libri della biblioteca sul suolo e sulle cattedre di questa, da cui il titolo “Centochiodi”, Degan decide di fuoriuscire dalla sua stessa vita; a questo scopo si trova una casa abbandonata in collina vicino ad un paesino e la ristruttura con l’aiuto di alcuni paesani; intanto conosce una panettiera (Luna Bendandi) con la quale inizia una relazione. La semplice vitalità che avvolge il paese portano il professore a decidere di restare lì, ma, dovendo usare la sua carta di credito per aiutare gli abitanti del paese multati pesantemente per le loro case abusive, viene rintracciato dai carabinieri e riportato a Bologna. Il finale è un crescendo continuo: prima l’incontro con il maresciallo dei carabinieri che gli domanda il perché di ciò che ha fatto, al ché lui risponde “un dovere morale. I libri mi avevano deluso. (…) lei se si volta indietro cosa vede? Una casa, una moglie, una vita vissuta. Io se mi volto indietro vedo solo pagine di libri” e ancora la celebre frase “tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”. Poi l’incontro finale tra lui e il suo vecchio mentore, che lo accusa di un atto sacrilego contro la verità del libro,in cui “Dio ha rinchiuso parole di vita eterna, per la salvezza di tutti i suoi figli”, a cui Degan risponde “è Dio è il massacratore del mondo. Non ha salvato nemmeno suo figlio dalla croce”. Poi il professore, all’accusa “nel giorno del giudizio, dovrai renderne conto” conclude la sua condanna al cristianesimo – che, si badi bene, non appare come una condanna della teologia per intero, ne del sacro, visto solo nella vita però- dicendo “nel giorno del giudizio sarà lui a dover rendere conto di tutta la sofferenza del mondo”. In conclusione ritengo che il film si proponga un obbiettivo di vitale importanza ma forse troppo grande per esservi contenuto, e la sua realizzazione non sempre è ottimale: parte come meglio non potrebbe e finisce con un dialoghi spettacolosi; però la quasi identificazione del professore con Gesù mi pare proprio fuori luogo, e anche la semplicità della vita di paese, nella quale tuttavia si ritrova il vero senso della vita, non credo sia trattata in maniera sufficiente. È comunque un film importante per l’idea di fondo e che va visto per cercare di fare proprie alcune frasi che ridanno centralità all’uomo e alla semplicità come stile essenziale di vita.
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angela palumbo
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domenica 10 gennaio 2010
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si sente la firma dell' autore!
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Gran bel film! molto lineare, ma ricco di significati. Persone vere, semplici, che si accontentano di vivere la vita con amore e con istinto, lontane dal volere desiderare più di quel che serve...felici per la vita stessa.
Un modello di società ideale! Peccato che è solo un film e che la realtà è ben diversa.
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mattia pascal
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mercoledì 29 aprile 2009
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zent ciold
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Incollo, come mia recensione, una e-mail scritta ad un amico che mi aveva consigliato questo film, così, perchè mi sono divertito nello scriverla e spero che venga intesa con lo stesso spirito.
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Di uno che pianta i chiodi sui libri penseresti che è un po' semo, poi pensi "ma no, ci sarà sicuramente un motivo profondo e poetico alla base di questa azione";
poi lo vedi che butta via le chiavi della macchina prima di prendere la roba dal baule (che per fortuna, evidentemente, aveva forse lasciato aperto),
trova una lenza con già l'amo attaccato (che culo),
poi lo vedi usare una fetta di crudo per pescare.. e allora lo pensi di nuovo: "semo, perchè non ti mangi il prosciutto?";
certo, il pesce all'amo era un "siluro" (cattivo da mangiare) ma e' buio, è mezzo addormentato (perchè per lui si pigliano i pesci così, dormendo, in barba a tutti i proverbi) e sta ad almeno 100 metri.
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Incollo, come mia recensione, una e-mail scritta ad un amico che mi aveva consigliato questo film, così, perchè mi sono divertito nello scriverla e spero che venga intesa con lo stesso spirito.
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Di uno che pianta i chiodi sui libri penseresti che è un po' semo, poi pensi "ma no, ci sarà sicuramente un motivo profondo e poetico alla base di questa azione";
poi lo vedi che butta via le chiavi della macchina prima di prendere la roba dal baule (che per fortuna, evidentemente, aveva forse lasciato aperto),
trova una lenza con già l'amo attaccato (che culo),
poi lo vedi usare una fetta di crudo per pescare.. e allora lo pensi di nuovo: "semo, perchè non ti mangi il prosciutto?";
certo, il pesce all'amo era un "siluro" (cattivo da mangiare) ma e' buio, è mezzo addormentato (perchè per lui si pigliano i pesci così, dormendo, in barba a tutti i proverbi) e sta ad almeno 100 metri... "Muoviti, semo, corri a tirar su il pesce!".
E come si direbbe proprio in quel dialetto: "Va la' cah tie' Raz Degan, si no al caz ch'la furnara la't porta da magnar!".
Che tradotto sarebbe: "Meno male che sei Raz Degan, altrimenti col piffero che la fornaia ti portava da mangiare!".
Infine scopri che si è portato dietro la carta di credito,
quindi semo semo non lo è.
Il film non mi e' piaciuto, sono rimasto molto deluso, al protagonista e' andato tutto troppo bene; se lo facevo io
morivo di fame dopo due giorni o mi trovava mio padre e
mi avrebbe pigliato a calci nel sedere (giustamente).
E poi mi domando: "vieni a dormire nella bassa, nella vegetazione, tu, straniero, e sopravvivi alle zanzare???"
Ma Olmi c'e' mai stato nella bassa?
E la gente che lo aiuta.. perchè lo fa? Per puro altruismo o per convenienza perchè assomiglia a Gesù e sembra parlare come lui? Mah..
E la morale? (perchè poi mi si potrebbe dire che è tutto simbolico e che non ho colto ciò che si voleva trasmettere effettivamente.. Forse è così, son pronto a cambiare idea, fatemela cambiare vi prego!).
"Tutti i libri del mondo non valgono un buon caffè con un amico"? Parliamone, suona decisamente bene come aforisma ma gli aforismi sono pericolosi, puoi spacciare per vero tutto e il contrario di tutto.
Ma è di Olmi questo film o di suo nipote?
L'idea e l'immagine dei cento chiodi conficcati nei libri fa il film. Nel senso che è un'opera d'arte l'idea, la composizione, la fotografia di quella scena.
Belle le (poche) parti dei bei paesaggi, del dialetto (anche se i dialoghi sono troppo artefatti) e del vino (ma mica basta quello per farmi piacere un film :)
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(di gabriella)
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maria
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martedì 17 marzo 2009
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un vangelo moderno
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si intravede l'immagine di Cristo nel personaggio principale del film , un Cristo che disprezza l'ipocrisia delle religioni codificate che non cambiano un mondo pieno di odio e distruzioni, che lascia tutto per vivere tra i semplici, che ascolta chi non ha mai attenzione, che racconta ciò in cui ognuno può riconoscersi. Un Cristo che si lascia arrestare e processare senza opporre resistenza e che alla fine sparisce lasciando l'eco della sua presenza. Ma a differenza del Cristo che conosciamo non viene "rinnegato" da quelli che lo circondano:Coloro che sono stati salvati , rischia la sua vita e la sua libertà per farlo, lo difendono, dicono di conoscerlo bene, vorrebbero proteggerlo, nessuno lo tradisce.
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si intravede l'immagine di Cristo nel personaggio principale del film , un Cristo che disprezza l'ipocrisia delle religioni codificate che non cambiano un mondo pieno di odio e distruzioni, che lascia tutto per vivere tra i semplici, che ascolta chi non ha mai attenzione, che racconta ciò in cui ognuno può riconoscersi. Un Cristo che si lascia arrestare e processare senza opporre resistenza e che alla fine sparisce lasciando l'eco della sua presenza. Ma a differenza del Cristo che conosciamo non viene "rinnegato" da quelli che lo circondano:Coloro che sono stati salvati , rischia la sua vita e la sua libertà per farlo, lo difendono, dicono di conoscerlo bene, vorrebbero proteggerlo, nessuno lo tradisce. I veri valori stanno in un momdo di semplicità, di autenticità, non nei libri se questi non diventano "vita".Semplici bisogna esserlo, lo si può anche diventare(il battello illuminato che percorre il Po ) ma non è la stessa cosa. Forse, come dice il professore riprendendo un pensiero di Jaspers, in questo mondo artificioso l'unica autenticità è quella della follia.
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stefano v.
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giovedì 29 maggio 2008
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olmi sa fare di meglio
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E' un film molto semplice,che cerca di essere profondo ma resta solo epiteliale. Inizia molto bene,sembra di quei gialli molto intriganto a sfondo religioso,ma si ferma lì,invece mette solo in luce l'importanza della semplicità che è più importante dei fronzoli della vita quatidiana ,ai quali siamo abituati. Olmi ha fatto di molto meglio!!!
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citibus 72
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martedì 15 aprile 2008
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sacro e profano
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sacro e profano. antichi testamenti e nuove modernità che avanzano. sono queste le polarità attorno cui si snoda il film di ermanno olmi, al di là dei contenuti strettamente religiosi espressi in alcune scene. la sintesi sta tutta nel fotogramma d.inizio, quando in una biblioteca d.università si scopre che preziosi testi antichi sono stati barbaramente inchiodati al suolo, quasi come una rinnovata crocifissione. non è un caso se il protagonista del film è un professore di filosofia in piena crisi umana e professionale, che insegna nella stessa Università. un uomo stanco, che sembra accorgersi di quale gigantesca trappola possa essere anche la filosofia, fino a sostenere che c'è più saggezza in un caffè bevuto con un amico che non in tutti i libri che si possono studiare in una vita.
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sacro e profano. antichi testamenti e nuove modernità che avanzano. sono queste le polarità attorno cui si snoda il film di ermanno olmi, al di là dei contenuti strettamente religiosi espressi in alcune scene. la sintesi sta tutta nel fotogramma d.inizio, quando in una biblioteca d.università si scopre che preziosi testi antichi sono stati barbaramente inchiodati al suolo, quasi come una rinnovata crocifissione. non è un caso se il protagonista del film è un professore di filosofia in piena crisi umana e professionale, che insegna nella stessa Università. un uomo stanco, che sembra accorgersi di quale gigantesca trappola possa essere anche la filosofia, fino a sostenere che c'è più saggezza in un caffè bevuto con un amico che non in tutti i libri che si possono studiare in una vita. ma il gesto simbolico scelto dal professore per sfogare la sua rabbia è ritenuto pericoloso. tutto ciò che ostacola l.ordine precostituito da fastidio e va punito.ci sono oggeti, e pensieri, ritenuti inviolabili: opere d.arte, antichi documenti, dogmi religiosi. trovare una strada nuova diventa difficilissimo per non dire impossibile. restarsene ai margini, non farsi trascinare dal mondo dentro il suo vortice di schemi prestabiliti è un lusso che si paga a caro prezzo. ma non è forse in questo modo che si perde la vicinanza autentica con l.altro, il contatto e l. accettazione della umana fragilità che ci caratterizza prima di tutto. ecco, a me sembra che sia proprio questo che si cerca nel film di olmi: che cos.è questa vicinanza autentica e incontaminata con l.altro, che le nostre vite sembrano quotidianamente smentire?
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non ti adoro
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venerdì 11 aprile 2008
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ma chi sei
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smettila di fare film stupidi
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sbrokus
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mercoledì 19 marzo 2008
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ma per piacere....dilettantesco
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che ci sia gente che loda questo film mi lascia veramente a bocca aperta...film ridicolo e per di più pretenzioso in tutte le sue accezzioni..dalla fotografia ai dialoghi, dalla trama ad una marea di particolari sbagliati...dove esiste che uno si appropria di una casa senza che nessuno gli vada a dire niente? dove si lava, nel Pò? quelli del paese nn hanno altro da fare che costruirgli la casa a lui?.. ec certo tutti lui aspettavano!! ahahahah
Da morir dal ridere la citazione felliniana(AMARCORD)col barcone che attraversa il Pò, mah......questo film ha un merito,aiuta a capire quanti incompetenti di cinema ci siano in italia....bastasse infilare due frasi dal vangelo per fare un bel film..
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che ci sia gente che loda questo film mi lascia veramente a bocca aperta...film ridicolo e per di più pretenzioso in tutte le sue accezzioni..dalla fotografia ai dialoghi, dalla trama ad una marea di particolari sbagliati...dove esiste che uno si appropria di una casa senza che nessuno gli vada a dire niente? dove si lava, nel Pò? quelli del paese nn hanno altro da fare che costruirgli la casa a lui?.. ec certo tutti lui aspettavano!! ahahahah
Da morir dal ridere la citazione felliniana(AMARCORD)col barcone che attraversa il Pò, mah......questo film ha un merito,aiuta a capire quanti incompetenti di cinema ci siano in italia....bastasse infilare due frasi dal vangelo per fare un bel film.....ma va va.......
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