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maryluu
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sabato 17 novembre 2007
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la vita che ha vissuto o quella che ha sognato?
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Questo è uno di quei film che si ama o si odia, come la sua eroina. Io sono rimasta affascinata da lei.
Dalla sua forza della sua ambizione, dalla voglia di eccellere, di realizzare i suoi sogni. E' una "popolana" che esce fuori dal gruppo ma rimane sempre infondo tale, nei suoi libri, amati dalle masse ma non dall'aristocrazia del tempo, nell'arredare la sua casa, nei modi di fare.
In fondo alla fine ha ottenuto ciò per cui lottava. Ma non la cosa che per lei era realmente importante.Infatti ha amato troppo una persona che non la amava e che quasi la detestava tanto che preferisce "rifugiarsi" in guerra per liberarsi da quella che definisce una " prigione dorata" , e ha vissuto, immaginandola, una grande storia d'amore che in realtà non è mai esistita.
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Questo è uno di quei film che si ama o si odia, come la sua eroina. Io sono rimasta affascinata da lei.
Dalla sua forza della sua ambizione, dalla voglia di eccellere, di realizzare i suoi sogni. E' una "popolana" che esce fuori dal gruppo ma rimane sempre infondo tale, nei suoi libri, amati dalle masse ma non dall'aristocrazia del tempo, nell'arredare la sua casa, nei modi di fare.
In fondo alla fine ha ottenuto ciò per cui lottava. Ma non la cosa che per lei era realmente importante.Infatti ha amato troppo una persona che non la amava e che quasi la detestava tanto che preferisce "rifugiarsi" in guerra per liberarsi da quella che definisce una " prigione dorata" , e ha vissuto, immaginandola, una grande storia d'amore che in realtà non è mai esistita.
Questa era Angel. Disegnava la sua vita, e realmente la viveva diversamente, tanto che Nora, sorella di Esmè, parlando con l'editore Theo che le chiede di scrivere la vita di Angel chiede con leggera amarezza: " Quale? Quella che ha vissuto o quella che ha sognato?".
In Angel c'è un abisso. Ama solo due persone Esmè e se stessa, non accorgendosi dei celati sentimenti di Theo, chiari però agli occhi della moglie, e l'amore quasi saffico di Nora che le sta accanto fino alla fine, nutrendosi solo della sua presenza, in un rapporto morboso.
Un film molto affascinante, per le atmosfere, per i luoghi, per i personaggi.
Lo consiglio vivamente.
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clio
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sabato 10 novembre 2007
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al di là della realtà
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Film di chiusura al 57mo festival di Berlino, il capolavoro di F. Ozon è l’adattamento di un romanzo del 1957 della scrittrice E. Taylor, ispirato alla biografia di Marie Corelli, una delle prime donne letterate, contemporanea di O. Wilde.
Inghilterra , primo ‘900. Angel Deverell è una giovane scrittrice di successo, i cui romanzi d’evasione le consentono di trasformare la realtà a suo piacimento, mistificando persino il suicidio del marito. Angel non è interessata alla verità, bensì ai sogni e alla fantasia, dove ella stessa si cela per sfuggire al grigiore della sua vita.
Il regista ha saputo abilmente esplorare la complessità di questo personaggio, esplosiva miscela di romanticismo e passione, fragilità e fascino; una donna che nel periodo edoardiano è stata in grado di contare su se stessa e inseguire i propri sogni, caratteristiche che ne fanno una femminista ante litteram.
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Film di chiusura al 57mo festival di Berlino, il capolavoro di F. Ozon è l’adattamento di un romanzo del 1957 della scrittrice E. Taylor, ispirato alla biografia di Marie Corelli, una delle prime donne letterate, contemporanea di O. Wilde.
Inghilterra , primo ‘900. Angel Deverell è una giovane scrittrice di successo, i cui romanzi d’evasione le consentono di trasformare la realtà a suo piacimento, mistificando persino il suicidio del marito. Angel non è interessata alla verità, bensì ai sogni e alla fantasia, dove ella stessa si cela per sfuggire al grigiore della sua vita.
Il regista ha saputo abilmente esplorare la complessità di questo personaggio, esplosiva miscela di romanticismo e passione, fragilità e fascino; una donna che nel periodo edoardiano è stata in grado di contare su se stessa e inseguire i propri sogni, caratteristiche che ne fanno una femminista ante litteram. Nell’adattamento, Ozon, ha saputo depurare la protagonista dall’ironia grottesca del romanzo e conferirle stravaganza e tristezza.
Il centro nevralgico della storia è racchiuso nel tema dell’arte. Angel e il marito Esmè sono entrambi completamente legati alla propria arte, ma se tra i romanzi rosa di lei, e la cupa pittura di lui, sembra esserci una differenza abissale, Ozon indica il punto di raccordo nel tempo: “l’arte può oltrepassare i secoli”.
Il primo film inglese di Ozon, è un evidente omaggio al gran melò holliwoodiano anni 40, amore incompreso, prima guerra mondiale, adulterio e morte; ma anche tecnicamente, inquadrature, esterni e fotografie riecheggiano il melodramma anni quaranta, genere popolare per antonomasia.
Il regista francese ci ha regalato così un film che ha il fascino del passato riletto in chiave attuale.
CLIO PEDONE
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la discarica delle storie
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giovedì 7 febbraio 2008
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il rischio del desiderio
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Ozon è un genio sbarazzino e coraggioso. Non ha timore a mescolare le carte, a creare minestroni stilistici, ad affrontare il kitch senza pudori, ma come puro oggetto di studio. Angel è un film finocchio. Non alla Derek Jarman o alla Fassbinder, intendiamoci, ma proprio frocio, di una frociaggine sbilenca e sfacciata. Angel è un'eroina gay, senza dubbio, di quei gay autoironici e pacchiani che amano Senso di Visconti e il melodramma. E lo è perché ricrea completamente la realtà in una finzione assoluta in quanto il mondo, così com'è, è inaccettabile. Ecco allora che l'antipatia della protagonista, bulletta sbruffona ignorante, senza talento e per di più di successo, si trasforma in tenerezza ed empatia, perché la sua vita è una ostinata e inveterata lotta donchichottesca con la realtà.
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Ozon è un genio sbarazzino e coraggioso. Non ha timore a mescolare le carte, a creare minestroni stilistici, ad affrontare il kitch senza pudori, ma come puro oggetto di studio. Angel è un film finocchio. Non alla Derek Jarman o alla Fassbinder, intendiamoci, ma proprio frocio, di una frociaggine sbilenca e sfacciata. Angel è un'eroina gay, senza dubbio, di quei gay autoironici e pacchiani che amano Senso di Visconti e il melodramma. E lo è perché ricrea completamente la realtà in una finzione assoluta in quanto il mondo, così com'è, è inaccettabile. Ecco allora che l'antipatia della protagonista, bulletta sbruffona ignorante, senza talento e per di più di successo, si trasforma in tenerezza ed empatia, perché la sua vita è una ostinata e inveterata lotta donchichottesca con la realtà. Angel ha un vestito sfavillante e divertente, i richiami al cinema dei '50 e gli ammiccamenti kitch lo fanno godibile dall'inizio alla fine; ma ha un'anima tragica, e non per il deragliamento melodrammatico della trama, ma per il destino ineluttabilmente fallimentare del progetto di vita della protagonista: negare il mondo. C'è una sequenza che dà un briciolo di verità al film (senza esagerare, ovvio). Angel incontra la donna alla quale la sua cocciuta e insensata determinazione ha letteralmente scippato la vita. Le ha scippato però la paccottiglia, i segni finti ed esteriori. Quella donna la sovrasta perché, al contrario di lei, è autentica.
Lasciatemi citare in ultimo il cameo della Rempling, capace di rendere eloquente l'assoluta inespressività. Per me Angel è un film da non perdere. Andate al cinena, subito!
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clio
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domenica 8 giugno 2008
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angel. la vita, il romanzo
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Film di chiusura al 57esimo Festival di Berlino, il capolavoro di François Ozon è l’adattamento di un romanzo del 1957 della scrittrice Elizabeth Taylor, ispirato alla biografia di Marie Corelli, una delle prime donne letterate, contemporanea di Oscar Wilde.
Inghilterra, primo '900. Angel Deverell è una giovane scrittrice di successo, i cui romanzi d’evasione le consentono di trasformare la realtà a suo piacimento, mistificando persino il suicidio del marito. Angel non è interessata alla verità, bensì ai sogni e alla fantasia, dove ella stessa si cela per sfuggire al grigiore della sua vita.
Il regista ha saputo abilmente esplorare la complessità di questo personaggio, esplosiva miscela di romanticismo e passione, fragilità e fascino; una donna che nel periodo edoardiano è stata in grado di contare su se stessa e inseguire i propri sogni, caratteristiche che ne fanno una femminista ante litteram.
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Film di chiusura al 57esimo Festival di Berlino, il capolavoro di François Ozon è l’adattamento di un romanzo del 1957 della scrittrice Elizabeth Taylor, ispirato alla biografia di Marie Corelli, una delle prime donne letterate, contemporanea di Oscar Wilde.
Inghilterra, primo '900. Angel Deverell è una giovane scrittrice di successo, i cui romanzi d’evasione le consentono di trasformare la realtà a suo piacimento, mistificando persino il suicidio del marito. Angel non è interessata alla verità, bensì ai sogni e alla fantasia, dove ella stessa si cela per sfuggire al grigiore della sua vita.
Il regista ha saputo abilmente esplorare la complessità di questo personaggio, esplosiva miscela di romanticismo e passione, fragilità e fascino; una donna che nel periodo edoardiano è stata in grado di contare su se stessa e inseguire i propri sogni, caratteristiche che ne fanno una femminista ante litteram. Nell’adattamento, Ozon, ha saputo depurare la protagonista dall’ironia grottesca del romanzo e conferirle stravaganza e tristezza.
Il centro nevralgico della storia è racchiuso nel tema dell’arte. Angel e il marito Esmè sono entrambi completamente legati alla propria arte, ma se tra i romanzi rosa di lei e la cupa pittura di lui sembra esserci una differenza abissale, Ozon indica il punto di raccordo nel tempo: “L’arte può oltrepassare i secoli”.
Il primo film inglese di Ozon, è un evidente omaggio al gran melò holliwoodiano anni Queranta: amore incompreso, prima guerra mondiale, adulterio e morte; ma anche tecnicamente, inquadrature, esterni e fotografie riecheggiano il melodramma anni quaranta, genere popolare per antonomasia. Il regista francese ci ha regalato così un film che ha il fascino del passato riletto in chiave attuale.CLIO PEDONE
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martina badamon
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lunedì 15 ottobre 2007
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fantasia epilettica
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Ozon sfodera una naturale predilezione per la complessità delle donne,che ha descritto con divertita e multiforme curiosità nel giallo rosa "Otto donne e un mistero",ed è rimasto giocoforza rapito dalla "poderosità biografica" della scrittrice inglese Angel Deverell,capace di vivere diverse vite,tutte però irradiate dalla sublime cecità del suo estro e dalle piccole rimozioni del suo ego pieno e scostante...
Un film di ostentata maniera,ricercato e quasi epilettico,nel dosaggio della fantasia(i fondali che scorrono mentre Angel è accomodata sull'abitacolo della macchina rieccheggiano i vecchi film di Audrey Hepburn...)e nello sfrenato enfatizzare il distacco trasognato della protagonista dalla Realtà,intesa come cambiamento(di gusti,epoche storiche e sentimenti) ma anche come contatto umano.
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Ozon sfodera una naturale predilezione per la complessità delle donne,che ha descritto con divertita e multiforme curiosità nel giallo rosa "Otto donne e un mistero",ed è rimasto giocoforza rapito dalla "poderosità biografica" della scrittrice inglese Angel Deverell,capace di vivere diverse vite,tutte però irradiate dalla sublime cecità del suo estro e dalle piccole rimozioni del suo ego pieno e scostante...
Un film di ostentata maniera,ricercato e quasi epilettico,nel dosaggio della fantasia(i fondali che scorrono mentre Angel è accomodata sull'abitacolo della macchina rieccheggiano i vecchi film di Audrey Hepburn...)e nello sfrenato enfatizzare il distacco trasognato della protagonista dalla Realtà,intesa come cambiamento(di gusti,epoche storiche e sentimenti) ma anche come contatto umano.
Potrebbe essere ottusità la mia,anche se di cinema francese penso di capirne...
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