Dafoe sbirro cerca killer ma la trama è un pasticcio
di Michele Anselmi Il Giornale
Arriva solo ora, praticamente un'uscita tecnica in vista dello sfruttamento home video, Anamorph girato da Henry Miller nel 2007. In patria è andata pure peggio: distribuito in una sola copia, incassò 6 mila dollari in tutto (fonte Imdb). Magari l'unico motivo per andarlo a vedere è la presenza di Willem Dafoe, ormai naturalizzato italiano da quando ha sposato la regista Giada Colagrande. L'attore lo conoscete: a 54 anni il fisico è ancora asciutto, i capelli folti, il viso appena più segnato, ideale per ruoli da tormentato tendente al nevrotico. Nell'attesa di vederlo in Antichrist di Lars Von Trier, dove incasina per bene le cose con la moglie, eccolo sbirro-criminologo in questo thriller a forti tinte. Il titolo Anamorph è spiegato da una battuta: «L'anamorfosi sovverte il piano visivo e ci ricorda che c'è sempre un'altra angolazione».
Insomma, la verità dipenderebbe dal punto di vista, il che serve al regista per intorcinare l'indagine del poliziotto Stan Aubrey (appunto Dafoe), il quale si ritrova a fare i conti con un bizzarro serial killer, detto zio Eddie, creduto morto e invece tornato in azione. Ma sarà proprio lo stesso che si vantava di usare i cadaveri delle vittime per riprodurre, secondo la tecnica anamorfica, opere d'arte concettuali di forte impatto visivo? Da Seven in poi, attraverso mille filiazioni, fino all'imporsi del filone cosiddetto «torture porn», il genere ha molto lavorato sulla ritualizzazione dell'orrore, tra dettagli di tipo clinico-scientifico e affondi paranoici.
Chiaro che, strada facendo, capiterà allo stesso Aubrey di finire nel mirino dello svalvolato assassino, con esiti devastanti sul piano della tenuta psichica. Anche perché nel frattempo neanche il partner si fida più tanto di lui. Film a basso costo, semiindipendente, finale debolissimo. Compare per un attimo Debbie Harry, che fu sexy-leader dei Blondie: ma è molto difficile riconoscerla.
Da Il Giornale, 26 giugno 2009