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nfl 26
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mercoledì 18 gennaio 2012
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ottima prova, ottima thriller per dafoe !!!
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Willem Dafoe a 54 anni, col fisico ancora asciutto e il viso da tormentato nevrotico, incarna Stan Aubrey, sbirro che si ritrova a fare i conti col fantasioso serial killer zio Eddie, creduto morto e invece tornato in città. Ma sarà proprio lo stesso che usava i cadaveri delle vittime per riprodurre, all'insegna dell'anamorfosi, opere d'arte concettuali di crudele impatto visivo? Da 'Seven' in poi il genere ha molto lavorato sulla ritualizzazione dell'orrore, tra dettagli clinico-scientifici, affondi paranoici, riflessi di ambiguità. Inutile dire che, strada facendo, capiterà al cacciatore d'essere cacciato. Film a basso costo, semi-indipendente, finale debole.
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lucido71
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lunedì 14 dicembre 2009
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anamorfosi di un serialartkiller
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Qualunque sia l'angolazione o l'Anamorfosi del film, non resterà impresso nella nostra memoria. L'idea era geniale e innovativa (anche xché questi maledetti serialkiller non si sa più come farli agire), e devo dire che la pellicola, anche se un po' lenta, ti tiene davanti lo schermo x un bel po', alimentando sospetti trasversali che si svelano solo nel finale... buona prova degli attori, ma nulla più... probabilmente è proprio il finale che latita, xché a nostro avviso, non si delinea la figura e la storia di questo SerialArtKiller. Si può vedere, anche se del genere, suggerisco: NELLA RETE DEL SERIAL KILLER, PERFECT STRANGER, LA MASCHERA DI CERA, STIGMATE, RIFLESSI DI PAURA
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don64
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giovedì 19 novembre 2009
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film....discreto
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Film thriller con una trama,una scenografia, un' interpretazione piu' che discreta, anche se la fine si conclude penosamente.Nel complesso film piu'che discreto.Voto 6+
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ultimoboyscout
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martedì 17 novembre 2009
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pessimo.
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Poco da dire...lento macchinoso scontato brutto a vedersi? Aggiungo poi che la figura dell'uomo schiacciato dal proprio passato è assolutamente inflazionata. Salvo Speedman e nulla più
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dario
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sabato 24 ottobre 2009
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ridicolo
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Storia del tutto improbabile, studiata male, risolta peggio. Un Dafoe in bambola, primo a non credere a questa buffonata. Regia lenta, involuta, presuntuosa. Non c'è praticamente sceneggiatura.
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romifran
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mercoledì 5 agosto 2009
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tra delirio e delizia...
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C'è una frase chiave nel film, che spiega con precisione scientifica la natura del serial killer così "lontana da" e così "vicina a" l'arte che diviene tormento: "E' solamente quando un artista trova la sua ossessione che può iniziare a creare le sue opere d'arte più ispirate..." Quanto è vero, se pensiamo alle Madonne di Leonardo (Monna Lisa compresa), agli autoritratti di Van Gogh, alle donne tahitiane di Gauguin, agli Arlecchini di Picasso (il suo periodo migliore...)
Solo che l'ossessione di zio Eddie è la parola "morte" o "morto" (dead), che ritorna implacabilmente in tutte le sue messe in scena. Sta di fatto che, paradossalmente il detective Stan Aubrey (fallito, alcolizzato, incapace di prevenire un omicidio avvertendo la futura vittima di stare in guardia, accusato di una sommaria esecuzione di un innocente-presunto serial killer.
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C'è una frase chiave nel film, che spiega con precisione scientifica la natura del serial killer così "lontana da" e così "vicina a" l'arte che diviene tormento: "E' solamente quando un artista trova la sua ossessione che può iniziare a creare le sue opere d'arte più ispirate..." Quanto è vero, se pensiamo alle Madonne di Leonardo (Monna Lisa compresa), agli autoritratti di Van Gogh, alle donne tahitiane di Gauguin, agli Arlecchini di Picasso (il suo periodo migliore...)
Solo che l'ossessione di zio Eddie è la parola "morte" o "morto" (dead), che ritorna implacabilmente in tutte le sue messe in scena. Sta di fatto che, paradossalmente il detective Stan Aubrey (fallito, alcolizzato, incapace di prevenire un omicidio avvertendo la futura vittima di stare in guardia, accusato di una sommaria esecuzione di un innocente-presunto serial killer...) trova il suo riscatto, il premio al suo narcisismo (sostenuto dal ritorno imperante del BLU, simbolo dell'autocelebrazione) proprio nel contatto e nel "contratto" con l'omicida, che lo vuole a tutti i costi intrappolato e coinvolto nel suo progetto criminale (persino nella scelta delle vittime!). Lo fa agire da Mecenate, poi da allievo di bottega (quando gli fa completare il murale che descrive l'ultimo urlo del suo "ex"-collega), quindi lo rende protagonista di una composizione tanto macabra quanto avvincente, nella spettacolarità del segno grafico.L'arte, benchè dissacrante e a tratti orribile, resta l'assoluta protagonista del film: dietro questa sceneggiatura c'è una ricerca culturale di pregio, il richiamo agli oscurantismi medievali, alle raffinatezze pittoriche dell'Umanesimo, fino all'arte contemporanea, passando per Velasquez, Francis Bacon e Jim Morrison (vedi aforisma sottostante alla foto della povera Krystal Dreiser). Non è da meno la ricerca filologica; ed è un vero peccato che i commenti a margine dell'assassino non siano di volta in volta tradotti, perchè "svelano" il vero intento del serial killer. Un esempio per tutti: il seriale si nasconde sotto il falso nome di Gerri Harden, che, opportunamente anagrammato, significa "red harring", ovvero aringa rossa, ovvero "creare un diversivo", "distogliere dall'esatto significato delle cose"... Sono raffinatezze che lo spettatore non avvertito non può cogliere e che creano un alone di magia e di mistero lungo tutto il dipanarsi dell'avvincente trama, raffinata e colta quel tanto che basta per risultare soporifera ai più... Se è vero Stendhal, (che il cinema non lo ha visto), sarebbe stato entusiasta di questo capo d'opera, mi duole ammettere che gli estimatori dei cinepanettoni e delle pellicole triviali degli anni '70 (vedi Lino Banfi e Edvige Fenech) saranno usciti dal cinema sbadigliando e chiedendosi come sia possibile produrre e distribuire un film così "pesante". Io l'ho visto tre volte e ne ho gustato tutti i più ricercati particolari: la "pesantezza" si è mutata in "insostenibile leggerezza" e i dettagli, sfuggiti ad una prima visione, hanno creato, tutt'intorno al film, una cornice di squisita fattura, tra delirio (quello del seriale) e delizia (quella dello spettatore "averti"...)
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gus da mosca
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domenica 12 luglio 2009
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l'arte di uccidere
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Alcuni film sublimano l'essenza del thriller-noir, deformandola fino ad una astrazione senza piu' contatti con la realta'. Fedelmente al suo titolo, Anamorph riesce piu' di altri a deformare le motivazioni che spingono un serial killer ad uccidere e astrae il gesto criminale ad arte. Non crimini, ma "sculture" artistiche per riprodurre non cio' che si vedrebbe, ma immagini distorte da ricomporre per ottenere un "trittico" d'artista: la scena finale del film. L'operazione mi sembra troppo concettuale ed astratta per farne un film senza aggiungere nient'altro. Infatti il risultato e' una lentissima vicenda, fatta di poche battute confessate e di lente ricomposizioni di immagini, diluite in una fotografia tecnica, impersonale, inespressiva, stridente con la vocazione artistica ed espressiva del film.
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Alcuni film sublimano l'essenza del thriller-noir, deformandola fino ad una astrazione senza piu' contatti con la realta'. Fedelmente al suo titolo, Anamorph riesce piu' di altri a deformare le motivazioni che spingono un serial killer ad uccidere e astrae il gesto criminale ad arte. Non crimini, ma "sculture" artistiche per riprodurre non cio' che si vedrebbe, ma immagini distorte da ricomporre per ottenere un "trittico" d'artista: la scena finale del film. L'operazione mi sembra troppo concettuale ed astratta per farne un film senza aggiungere nient'altro. Infatti il risultato e' una lentissima vicenda, fatta di poche battute confessate e di lente ricomposizioni di immagini, diluite in una fotografia tecnica, impersonale, inespressiva, stridente con la vocazione artistica ed espressiva del film. Come considerazione a parte, rimango stupito del livello di contorsione mentale a cui e' arrivato certo cinema: alcuni sceneggiatori hanno perso contatto con la realta', ma soprattutto con lo spettatore, che non li segue piu' in queste astratte "deformazioni" mentali (...malate).
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mr.duff
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martedì 30 giugno 2009
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film inutile!
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Film noioso e pesante, l'unica cosa interessante sn gli omicidi artistici del killer, ma tutto qui. Trama confusa, assenza di dialoghi,spiegazioni zero, il finale nn spiega le vere intenzioni del killer, lento e intile, l'inizio sembrava interessante a poi cade nell'assurdo e nell'immaginario
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