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paride86
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lunedì 2 marzo 2009
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asciutto e drammatico
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Cronaca di un aborto clandestino, raccontata con stile essenziale e verista, più come un documento che come un film. A suo modo questo film è come una tessera di un più grande mosaico sociale teso a rappresentare la Romania comunista.
E' una storia molto dura, comunque secondo me è da vedere.
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camelia boban
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domenica 17 agosto 2008
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il film visto da una rumena 43 enne
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Il critico Giancarlo Zappoli vorrebbe anche un piccolo accenno di clima politico. Forse perché ci si aspetta una cosa ovvia, che ovvia tanto non è ed è quella che prima dell'89 vi fosse fermento, dissidenti in ogni angolo. Ci si vuole a tutti i costi una coscienza politica dei personaggi, lì dove non c'è altro che la problematica del vissuto quotidiano. La politica non appartiene alla gente, è qualcosa che non la riguarda. E passato tanto tempo, sono rumena della stessa generazione di Mungiu, molte cose non me le ricordo più, però c'è una cosa che mi ha colpito assai. La diversità della paura al tempo di Ceausescu e la paura d'oggi, più che altro la paura "occidentale". Al tempo non si aveva paura di girare di notte in posti bui, di chiedere a chi sembra di inseguirti quando passa l'autobus, ma si ha paura solo dei propri gesti, paura di essere visti facendo qualcosa d'illegale.
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Il critico Giancarlo Zappoli vorrebbe anche un piccolo accenno di clima politico. Forse perché ci si aspetta una cosa ovvia, che ovvia tanto non è ed è quella che prima dell'89 vi fosse fermento, dissidenti in ogni angolo. Ci si vuole a tutti i costi una coscienza politica dei personaggi, lì dove non c'è altro che la problematica del vissuto quotidiano. La politica non appartiene alla gente, è qualcosa che non la riguarda. E passato tanto tempo, sono rumena della stessa generazione di Mungiu, molte cose non me le ricordo più, però c'è una cosa che mi ha colpito assai. La diversità della paura al tempo di Ceausescu e la paura d'oggi, più che altro la paura "occidentale". Al tempo non si aveva paura di girare di notte in posti bui, di chiedere a chi sembra di inseguirti quando passa l'autobus, ma si ha paura solo dei propri gesti, paura di essere visti facendo qualcosa d'illegale.
A differenza di una mia amica che lo ha trovato non solo cupo, ma anche poco veritiero, io il film l'ho trovato molto bello, un specchio fedelissimo del tempo. Come la scena del biglietto sull'autobus, come quella del piccolo spaccio, la scena del negoziato della camera nel primo albergo o quella della reception con la richiesta dei documenti da parte degli poliziotti, compresi i giudizi letti negli sguardi dei personaggi maschili. E la ramanzina sul fumare davanti ai genitori come forma di rispetto. Come veritiera e la battuta di Domnu Bebe mentre apre la valigetta degli attrezzi, molto usata al tempo: "lei si è divertita, non io". O l'apparente leggerezza della protagonista dell'aborto. Ma chi è vissuto lì, sa, non solo che mancavano i mezzi contraccettivi, ma proprio l'educazione sessuale, incluso il vero rapporto con i genitori, il parlare in intimità con la propria mamma. E reale anche l'assenza totale del compagno di Gabita (uno dei diminutivi di Gabriela, un altro è Gabi). Persino le marche di sigarette e sapone sono state rispettate secondo verità: le Assos, le Kent, le saponette Lux.
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[+] non dovresti considerare la critica italiana!!
(di catalina d.)
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bavy71206
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domenica 6 aprile 2008
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bruttissimo
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mostrerà anche la realtà della romania in quell'epoca, mail film è veramente brutto e noioso!!!
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ale
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domenica 30 marzo 2008
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orrendo
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sceneggiatura da vomito,personaggi assurdi,piani secuenza che non offrono alcun movimento di telecamera
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gian
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domenica 23 marzo 2008
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il vizio di imporre la virtù genera false morali
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Quando il potere vuole entrare nel privato per:
* imporre le nascite per la grandezza della Patria proibendo i contraccettivi e ovviamente l'aborto (Ceausescu nel 1966);
* proibire il sessso per imporre la sua finalizzazione ad atto necessario esclusivamente alla pura riproduzione (Vaticano).
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vittorio
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mercoledì 5 marzo 2008
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film da vedere
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Crudo, intenso e squallido.....
Il film riesce a farci capire lo squallore della vita in Romania all'epoca della dittatura, dove i valori sono praticamente sotto le scarpe!!
Film da vedere...ma non aspettatevi un capolavoro....
Il finale è leggermente deludente!!
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yuki
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venerdì 22 febbraio 2008
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riflessione
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è un film che fa riflette...mostra tanta amarezza,un pugno allo stomaco!
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semper_on
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domenica 17 febbraio 2008
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un piccolo dettaglio da ritenere
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se è opportuno o meno che ci sia una proibizione dell'aborto non è, secondo me, il tema di "4,3,2".
c'è da sapere che in Romania dopo 1968,non solo l'aborto era vietato ma anche i metodi contraccettivi. tant'è vero che essi non erano proibiti per la legge, ma si pensi al semplice fatto che essi non si trovavano da nessuna parte in vendita oppure che anche quando uno riusciva a procurarsi da una farmacia dei preservativi,non poteva fidarsene perche spesse volte essi erano buccati con la punta dell'ago.
per non dire ancora che l'educazione sessuale consisteva solo nelle parole della mamma: "ti devi sposare vergine !!!"
quanto all'aborto, "dottor" Bebe spiega in poche parole cosa significava in Romania farsene fare uno.
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se è opportuno o meno che ci sia una proibizione dell'aborto non è, secondo me, il tema di "4,3,2".
c'è da sapere che in Romania dopo 1968,non solo l'aborto era vietato ma anche i metodi contraccettivi. tant'è vero che essi non erano proibiti per la legge, ma si pensi al semplice fatto che essi non si trovavano da nessuna parte in vendita oppure che anche quando uno riusciva a procurarsi da una farmacia dei preservativi,non poteva fidarsene perche spesse volte essi erano buccati con la punta dell'ago.
per non dire ancora che l'educazione sessuale consisteva solo nelle parole della mamma: "ti devi sposare vergine !!!"
quanto all'aborto, "dottor" Bebe spiega in poche parole cosa significava in Romania farsene fare uno. ma per rendere più chiare le "sue" parole, devo raccontarvi che se in seguito ad un aborto, provocato da un (pseudo)medico, infermiera o da se stessa (come in tantissimi casi),la donna era forzata a chiamare l'ambulanza, i medici non potevano intervenire prima di chiamare la polizia e la procuratura. nel caso contrario andavano anche loro in carcere insieme alla donna. se un medico, per motivi oggettivi di salute, doveva provocare legalmente un aborto ad una donna, immaginate che all'intervento doveva assistere un rappresentate della procuratura.
nelle fabbriche (come ho saputo da un sconvolgente documentario fatto sul Decreto del 1968), soprattutto nelle industrie che usavano come forza di lavoro le donne, si facevano periodicamente dei controlli ginecologici e le donne si dovevano spogliare ed aspettavano in fila cosi, nude, che il medico le verificasse per vedere quante di loro erano incinte e soprattutto se alcune di loro presentavano tracce di un aborto.
è vero che per i rumeni vedere questo film significa ricordare tutto ciò, ma Mungiu fa più di tanto: va al di là della drammaticità della situazione in sè e parla, secondo me, dell'assumersi la RESPONSABILITA'.
mi fermo però qui perche non era la mia intenzione di dare un'interpretazione personale del film, ma di sottolineare qualche dettaglio forse ad alcuni sconosciuto ma che potrebbe aiutare la "lettura" di"4,3,2,"
allora,
se Cristian Mungiu avrebbe voluto parlare principalmente della problematica dell'aborto, sono convinta che il suo film sarebbe stato molto diverso.
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luisa
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martedì 22 gennaio 2008
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una triste storia nella romania di ceausescu!
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Se l'obiettivo era dimostrare nella più completa chiarezza il dramma dell'aborto e ancor di più, in quegli anni e nello squallore di quel contesto, la solitudine di chi si è trovato a vivere una tale triste situazione, direi che il film è perfettamente riuscito!
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