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omero sala
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mercoledì 11 gennaio 2012
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gli occhi del nemico
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Film asciutto, efficace, pulito, essenziale: ancora una volta Eastwood si dimostra capace di raccontare la guerra senza retoriche, di celebrare la pace senza proclami antimilitaristi e senza appelli alla fratellanza, di trattare emozioni evitando banalità, di mandare messaggi forti con voce sommessa.
Particolare e coraggiosa è prima di tutto l’idea di porsi dal punto di vista del “nemico” e di rimarcare questa prospettiva facendo recitare gli attori in giapponese, coi sottotitoli.
Straordinario poi è l’equilibrio che Eastwood mette nel descrivere con uguale compassione il furore del fanatico e la paura del disertore, lo spirito di “immolazione” e l’istinto di sopravvivenza; e straordinario è il senso della misura che gli consente, senza incoerenza, di assegnare uguale dignità al senso dell’onore e all’orrore, di rappresentare con pari efficacia la voglia di morire e quella di vivere; di alternare scene di ferocia cruda con scene di struggente tenerezza; di trovare efficacia nel suscitare pietà senza cadere nel pietismo.
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Film asciutto, efficace, pulito, essenziale: ancora una volta Eastwood si dimostra capace di raccontare la guerra senza retoriche, di celebrare la pace senza proclami antimilitaristi e senza appelli alla fratellanza, di trattare emozioni evitando banalità, di mandare messaggi forti con voce sommessa.
Particolare e coraggiosa è prima di tutto l’idea di porsi dal punto di vista del “nemico” e di rimarcare questa prospettiva facendo recitare gli attori in giapponese, coi sottotitoli.
Straordinario poi è l’equilibrio che Eastwood mette nel descrivere con uguale compassione il furore del fanatico e la paura del disertore, lo spirito di “immolazione” e l’istinto di sopravvivenza; e straordinario è il senso della misura che gli consente, senza incoerenza, di assegnare uguale dignità al senso dell’onore e all’orrore, di rappresentare con pari efficacia la voglia di morire e quella di vivere; di alternare scene di ferocia cruda con scene di struggente tenerezza; di trovare efficacia nel suscitare pietà senza cadere nel pietismo. Eastwood abbraccia con identico affetto e con sincerità le certezze del grande generale e le incertezze del piccolo fornaio, rispetta la scelta di morire del primo e la tenace voglia di tornare a casa del secondo.
Ci dice che la dignità, come del resto la stupidità, non ha bandiere; che è “onorevole” fare quello che detta la coscienza o il cuore, con tutte le sue contraddizioni; che negli occhi di un nemico è possibile specchiarsi; che le donne sanno veder più vicino ma anche più lontano …
La sceneggiatura è scarna, la regia è accurata ma non invadente, i colori denaturati creano atmosfere livide, l’ambientazione è angosciante, gli esterni (sull’arida isola) sono inquietanti, gli interni (nelle caverne e nei camminamenti) sono oppressivi e claustrofobici ed evocano nello stesso tempo la sepoltura e, nella loro provvisoria sicurezza, la protezione del ventre materno.
L’orgoglio nipponico in quegli antri è compresso, dolente, soffocato, tragico. Nulla è più desolante e disperato del “banzai” che vi echeggia, l’urlo di guerra e di morte che i soldati – morti che camminano – lanciano prima di morire, dopo aver ripiegato nello zaino la loro ultima lettera a casa, piena di nostalgia, di tenerezza e di rimpianti.
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filippo catani
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sabato 7 gennaio 2012
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ritratto dei soldati giapponesi duro e toccante
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Iwo Jima 1945. Gli Americani stanno per arrivare nell'isola dove un manipolo di soldati giapponesi si appresta ad offrire l'ultima eroica resistenza.
Clint Eastwood dopo Flag of our fathers torna ad occuparsi della battaglia di Iwo Jima e lo fa "prendendo le parti" dei giapponesi. Attraverso un lunghissimo flashback che scaturisce dal ritrovamento delle lettere dei soldati nel 2005, il regista ci mostra come gli odiati nemici giapponesi non erano altro che uomini con le loro vite e passioni. C'è il soldato che ha vinto l'oro alle Olimpiadi, chi ha frequentato un corso negli USA, chi sta aspettando un bimbo. Tutto mentre non solo i soldati semplici ma anche i comandanti sono tenuti all'oscuro da parte dello stato maggiore della terribile piega che sta prendendo la guerra per il Giappone.
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Iwo Jima 1945. Gli Americani stanno per arrivare nell'isola dove un manipolo di soldati giapponesi si appresta ad offrire l'ultima eroica resistenza.
Clint Eastwood dopo Flag of our fathers torna ad occuparsi della battaglia di Iwo Jima e lo fa "prendendo le parti" dei giapponesi. Attraverso un lunghissimo flashback che scaturisce dal ritrovamento delle lettere dei soldati nel 2005, il regista ci mostra come gli odiati nemici giapponesi non erano altro che uomini con le loro vite e passioni. C'è il soldato che ha vinto l'oro alle Olimpiadi, chi ha frequentato un corso negli USA, chi sta aspettando un bimbo. Tutto mentre non solo i soldati semplici ma anche i comandanti sono tenuti all'oscuro da parte dello stato maggiore della terribile piega che sta prendendo la guerra per il Giappone. E poi viene mostrata quella che è il cardine della mentalità e cultura giapponese e cioè l'etica dell'onore. Fa decisamente sobbalzare dalla sedia il vedere giovani soldati che, piuttosto che essere fatti prigionieri, decidono di farsi esplodere portandosi al petto una bomba a mano. Così come fa un grande effetto vedere che chi cerca di sottrarsi a questa morte viene indicato come codardo e traditore. Insomma un ennessimo disperato e accorato urlo contro le atrocità e le insansatezze di ogni guerra che finisce per portare via centinaia di migliaia di uomini.
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dario
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giovedì 5 gennaio 2012
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piatto
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Non è un tema congeniale a Eastwood. L'introspezione, la filosofia non fanno per lui. Il film stenta parecchio e non riesce a prendere quota: si perde negli stereotipi, ogni scena è prevedibile, ls morale di fondo è banale. Ne risente la recitazione, tutta su toni alti. Ci si deve accontentare di una bella fotografia e di qualche notevole scena d'azione. Eastwood brilla quando è manicheo e quando usa il rasoio di Occam: lo fa con una sensibilità sotterranea che prende, che fa persino riflettere. Qui, di tutto questo, non c'è niente.
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tiamaster
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martedì 4 ottobre 2011
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le due facce della medaglia!!!
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la parola "capolavoro" viene molto spessa abusata,anch'io in prima persona ne abuso,tal volta....ma qua..qua la parola capolavoro e quantomeno azzeccata!!!acclamato dalla critica internazionale,e più o meno ovunque a portato a casa premi.il film come da tradizione eastwood è commovente e profondo,mai superficiale e questa volta c'è finalmente un film che non pensa che noi occidentali siamo i buoni,ma che la "cattiveria" è relativa.un flags of our father girato dal ottica di iwo jima,con un sacco di scene tristi e scioccanti,che invia un messaggio,semplice,sentito migliaia di volte,ma pur sempre saggio è assoluto:la guerra è inutil.
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la parola "capolavoro" viene molto spessa abusata,anch'io in prima persona ne abuso,tal volta....ma qua..qua la parola capolavoro e quantomeno azzeccata!!!acclamato dalla critica internazionale,e più o meno ovunque a portato a casa premi.il film come da tradizione eastwood è commovente e profondo,mai superficiale e questa volta c'è finalmente un film che non pensa che noi occidentali siamo i buoni,ma che la "cattiveria" è relativa.un flags of our father girato dal ottica di iwo jima,con un sacco di scene tristi e scioccanti,che invia un messaggio,semplice,sentito migliaia di volte,ma pur sempre saggio è assoluto:la guerra è inutil.uno dei miei registi preferiti in un capolavoro indimenticabile.
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kronos
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mercoledì 6 aprile 2011
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capolavoro del cinema bellico
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Uno dei più bei films bellici mai diretti.
La sensibilità con cui Eastwood scava nelle psicologie dei nipponici 'condannati' al sacrificio collettivo è antitetica alla violenza adrenalinica delle sequenze belliche: un ispirato, emozionante contrasto che solo un vero artista al meglio dell'ispirazione poteva raggiungere.
Rimarchevole la fotografia, una sorta di bianco e nero a colori, e l'utilizzo funzionale e mai gratuito degli effetti digitali (i fondali ricostruiti, con centinaia di navi da guerra che assediano l'isola sono straordinari).
Un classico contemporaneo, da non perdere.
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peppe97
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giovedì 17 marzo 2011
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una pellicola "da clint,alla guerra"
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Forse se il suddetto film avesse vinto qualche premio oscar,la sua importanza non sarebbe stata poi così "limitata". Sicuramente almeno un oscar se lo meritava,sia perchè è un film ricco di particolari (tipici di Eastwood),sia perchè possiede molti significati da comunicare,quante sono le interpretazioni del pubblico:una di queste può essere la "denuncia" nei confronti della guerra,che,da ciò che ho capito,possiede buoni e cattivi da tutti i fronti.
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luca scialò
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domenica 2 gennaio 2011
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lettere mai spedite da un fronte senza senso
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Dopo l'attacco a Pearl Harbor i giapponesi si inimicarono gli americani, i quali si vendicarono non poco; con un escalation di violenze che culminò con le bombe su Hiroshima e Nagasaki. In questo rosario di atrocità rientra anche l'attacco all'isola di Iwo Jima, una delle tante dell'arcipelago giapponesi, che l'America voleva assoggettare a propria base militare.
Alla guida disperata delle ristrettissime truppe giapponesi fu posto il Generale Tadamichi Kuribayashi, il quale, pur sapendo che la sua era un'impresa impossibile, cerca di attuare improbabili strategie e non segnare la resa del suo esercito. Tra i giovanissimi soldati, anche Saigo, fornaio che ha dovuto lasciare in Patria sua moglie e una figlia in arrivo, che non era riuscito a conoscere.
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Dopo l'attacco a Pearl Harbor i giapponesi si inimicarono gli americani, i quali si vendicarono non poco; con un escalation di violenze che culminò con le bombe su Hiroshima e Nagasaki. In questo rosario di atrocità rientra anche l'attacco all'isola di Iwo Jima, una delle tante dell'arcipelago giapponesi, che l'America voleva assoggettare a propria base militare.
Alla guida disperata delle ristrettissime truppe giapponesi fu posto il Generale Tadamichi Kuribayashi, il quale, pur sapendo che la sua era un'impresa impossibile, cerca di attuare improbabili strategie e non segnare la resa del suo esercito. Tra i giovanissimi soldati, anche Saigo, fornaio che ha dovuto lasciare in Patria sua moglie e una figlia in arrivo, che non era riuscito a conoscere. Saranno proprio queste due persone speciali e le premure di Kuribayashi a dargli la forza per sopportare le atrocità di una guerra assurda; come del resto tutte le altre.
La Seconda Guerra Mondiale è un pozzo inesauribile di piccole e grandi storie, da cui il Cinema ha attinto negli anni. Clint Eastwood raccoglie un piccolo particolare e ne fa un grande film: sull'isola di Iwo Jima furono ritrovate centinaia di lettere mai spedite dai soldati giapponesi, che Saigo aveva seppellito anziché bruciato come gli era stato ordinato da Kuribayashi. Il ritrovamento di tante testimonianze che hanno permesso anche allo stesso Eastwood di raccontarci una guerra disperata per i giapponesi, e fonte di orgoglio per gli americani
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marvelman
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giovedì 9 settembre 2010
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stupendo
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Ho visto Flags of our Father appena era uscito 4 anni fa e ora dovrei rivedermelo ma se la memoria non mi inganna faceva cagare ma questo invece, l'altra parte della barricata giapponese, è un capolavoro di genere guerresco del calibro di altri famosi film di guerra forse solo un pochino carente dal punto di vista degli effetti speciali...flags of our father era poco tempo a iwo jima e per il resto ore e ore di rottura di palle in america mentre qua è TUTTO, dall'inizio alla fine, ambientato sull'isola della celeberrima battaglia ed entra proprio nel cuore della resistenza giapponese. Mi rammarico solo di non averlo visto in lingua originale coi sottotitoli ma forse l'avrei contemplato meno in tal caso
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donato 1964
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martedì 8 settembre 2009
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film..di guerra molto lento
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Film del genere guerra con la regia firmata a Clint Eastwood.Il film anche se interessante e'un po' lento.Nel complesso film piu' che discreto.Voto 6+
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(di patrickbateman47)
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marco.g
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domenica 30 agosto 2009
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basta
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Come per l'altro film... noia. Ce ne vuole per fare un film noioso sulla guerra del pacifico. Non mi prendete per uno di quelli che vogliono solo azione, frasi alla rambo e pilotti patriottici. Voglio solo un bel film, e questo non lo è. Eastwood secondo me è come il re nudo: nessuno ha il coraggio di dire che come regista è lo zero assoluto. Non una chiave, non un tema, non un'emozione, non tempi, non inquadrature. E' tutto completamente, completamente piatto. E' la dimostrazione di come per fare un film non basta la sceneggiatura, dato che è tutto quel che rimane nei suoi film. Anche qui, metto la seconda stella solo per la produzione.
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