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davidestanzione
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venerdì 9 luglio 2010
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e la nave gondriana va, straniante e accattivante
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A seguito del suo ingombrante, deliberatamente struggente e subitaneo capolavoro "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" (mi rifiuto di citare il titolo italiano..), Gondry satura la propria estetica onirico-visionaria, sublima, reinventa, legittimizza i suoi stessi... stereotipi di narrazione e di ricerca visiva (il film con Jim Carrey e Kate Winslet era sperimentalein modo diverso, più al servizio di un plot romandecadente, e il tocco di Gondry risultava meno straniante ma più avviluppante in termini di commozione), confeziona un film solo lievemente sfumato di un umorismo peraltro congelato&caustico (Gondry avrà poi modo di sguinzagliare la sua vena surrealdivertissement in "Be Kind Rewind") ma, paradossalmente, realizza anche il suo manifesto poetico più autobiograficamente (perché no?) esemplificativo, un racconto di formazione malcelatamente fiabesco dalla plurale, fantasiosa e poliespressiva creatività:lo Stephane di Gael Garcìa Bernal illustra in un fantomatico dreamstudio la ideale protoricetta dei sogni, si abbondona a flashback (schizzati di oleoso rosso sangue sullo schermo) in cui rivisita un concerto di Duke Ellington "vissuto" insieme al padre, dorme nel letto della sua infanzia, ripercorre con la memoria il ricorrente incubo adolescenziale delle mani "grosse come delle case" onnipresente nei suoi rapid eye movement, si imbatte in un rasoio iperallucinato che incrementa anziché ridurre la peluria facciale del suo capo (emblema di un universo gondriano "radicalsovvertito"), volteggia nei cieli plumbei di una città cartonata e "animata" in senso classico (leggasi stopmotion), appende quadri al volo, "simula" la gestualità dello scoparsi la segretaria, discute con le vicine di monoculari e stereoscopici inventori di 3D (similprofano l'accostamento beethoveniano) e (non ultimo) finisce con l'innamorarsi della sua sua vicina di casa (Charlotte Gainsbourg), disgraziatamente non ricambiato.
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A seguito del suo ingombrante, deliberatamente struggente e subitaneo capolavoro "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" (mi rifiuto di citare il titolo italiano..), Gondry satura la propria estetica onirico-visionaria, sublima, reinventa, legittimizza i suoi stessi... stereotipi di narrazione e di ricerca visiva (il film con Jim Carrey e Kate Winslet era sperimentalein modo diverso, più al servizio di un plot romandecadente, e il tocco di Gondry risultava meno straniante ma più avviluppante in termini di commozione), confeziona un film solo lievemente sfumato di un umorismo peraltro congelato&caustico (Gondry avrà poi modo di sguinzagliare la sua vena surrealdivertissement in "Be Kind Rewind") ma, paradossalmente, realizza anche il suo manifesto poetico più autobiograficamente (perché no?) esemplificativo, un racconto di formazione malcelatamente fiabesco dalla plurale, fantasiosa e poliespressiva creatività:lo Stephane di Gael Garcìa Bernal illustra in un fantomatico dreamstudio la ideale protoricetta dei sogni, si abbondona a flashback (schizzati di oleoso rosso sangue sullo schermo) in cui rivisita un concerto di Duke Ellington "vissuto" insieme al padre, dorme nel letto della sua infanzia, ripercorre con la memoria il ricorrente incubo adolescenziale delle mani "grosse come delle case" onnipresente nei suoi rapid eye movement, si imbatte in un rasoio iperallucinato che incrementa anziché ridurre la peluria facciale del suo capo (emblema di un universo gondriano "radicalsovvertito"), volteggia nei cieli plumbei di una città cartonata e "animata" in senso classico (leggasi stopmotion), appende quadri al volo, "simula" la gestualità dello scoparsi la segretaria, discute con le vicine di monoculari e stereoscopici inventori di 3D (similprofano l'accostamento beethoveniano) e (non ultimo) finisce con l'innamorarsi della sua sua vicina di casa (Charlotte Gainsbourg), disgraziatamente non ricambiato. L'apparenza era ben diversa, il loro rapporto sembrava molto la classica, linfatica storia d'amore avviluppante tra creativi, ma Gondry si diverte (?..o si tratta della sua stessa visione ontologica del "vivibile"??) a mescolare realtà e irrealtà, fisica ludico-creativa (acquifera) e metafisica in cellophane. Romanticismo caustico e impalpabile, che si rifugia nella surrealtà, che sbrindella i consequenziali effetti di un bidonameto rifuggendo la sofferenza, annenongandone il pallido surrogato in una beatizzazione onirica proiettata verso la reinvenzione del reale. Fuga dalla vita, fuga dalla realtà. E, alla fine, la nave gondriana va, straniante e accattivante.
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darkangel - 34anni
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venerdì 28 novembre 2008
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bocciato
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Ho retto 50 minuti. Sara' un film artistico, ma per me era inguardabile...
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filippaccio
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giovedì 9 ottobre 2008
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la fantasia al potere!
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La fantasia al potere! chi si e’ specchiato almeno una volta in questo slogan anarchico, rimarra’ estasiato dal film! se dovessi dare un voto alla prima mezz’ora probabilmente il voto giusto sarebbe dodici! il film e’ per tutti quelli che vivono tra la terra ferma e le nuvole , imbarazzati dai propri sogni che invece rivelano poesia, in un contesto in cui si sente forte il peso del concreto! morte al concreto! dedicato ai pesci fuor d’acqua e agli indiani a cui non piace stare in una riserva, incompatibili! disseminate qua e la troverete delle chicche: la macchina del tempo, il calendario, il cavallo di pezza e creazioni di ogni sorta che escono come regali da una scatola colorata .il finale e’ brusco ma compatibile con il sogno…dal quale ci vuole un po’ per risvegliarsi!
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mario ausoni
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domenica 24 febbraio 2008
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surreale, imprevedibile, come la vita...
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se avete voglia di rimadiare alla vostra aurea mediocritas, librarvi sulle rotte di un film da bere tutto d'un fiato, ecco per voi l'arte del sogno: caleidoscopio dell'incoscio, dello straordinario universo dei sogni. un film che avanza come in un dormiveglia, quando nella fase rem le immagini prendono corpo dietro i nostri occhi e diventano vita. è il film dell'amore impossibile, se non nei sogni, della comunicazione tra uomo donna sempre filtrata dalle riserve e preconcetti di entrambi. un baluginare di scene sovrapposte, incastrate, l'equilibrio del film vacilla sotto le sferzate di una fantasia sconfinata...
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holderlin
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sabato 26 gennaio 2008
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un bellissimo film!
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Un film davvero innovativo e capace di far sognare. Da vedere assolutamente per coloro che credono ancora al cinema come forma d'arte e non solo di puro intrattenimento.
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albatros
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sabato 26 gennaio 2008
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quando il bricolage diventa forma d'arte
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quando la realtà si perde nel sogno facendone un buon film che si segue dall'inizio alla fine con lo stesso stupore e la meraviglia di un bambino davanti alla vetrina di una pasticceria bravissimi gli interpreti e le trovate di bricolage stupende che dire originale surreale naif stupendo
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(di maryluu)
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secco1974
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mercoledì 14 novembre 2007
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gondry è un visionario fantastico
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un film coinvolgente e romantico in cui l'immaginazione fondendosi con la realtà crea una atmosfera idilliaca
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kanga
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martedì 30 ottobre 2007
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:-)
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Molto carino ed originale...
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vjola
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mercoledì 17 ottobre 2007
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un delicato fruscìo di emozioni.
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La carta colorata delle carammelle con cui i protagonisti creano dimensioni intangibili delle cose più comuni,avvolge questo film ,dall'inizio alla fine,di una delicatezza inimmaginabile eppure vividissima quando si proietta nella mente dello spettatore.Il regista sembra sollevarci,lasciandoci lievitare dolcemente in una sensazione di irreltà.Non si può smettere di ondeggiare in un mare di deliziosa follia.L' arte del sogno funziona incredibilmente sull'ignara cavia/spettatore che alla fine della pellicola ha sognato davvero o perlomeno sente gli effetti onirici impressi nella mente.Godetevi questo film che sembra uno di quei cioccolatini finissimi dal ripieno elaborato ma genuino il cui sapore permane nelle papille anche molte ore dopo averli gustati!
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giulia gibertoni
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martedì 18 settembre 2007
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paradisi artificiali
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Stéphane, timido illustratore trasferitosi dal Messico in Francia, intraprende un impiego di incerta soddisfazione. Conosce però quasi subito l’altra metà della sua anima: Stéphanie. Cercare di parlarle non è semplice, ecco allora che il protagonista, che pure è sicuro della corrispondenza tra il suo sé e quello di lei, sceglie invece di evadere in un mondo di sogno. Le sue fantasticherie vengono perfino a comprendere il mondo onirico di Stéphanie, dotata di suo per le favole belle, mentre fabbrica e colleziona animali di feltro. Ne deriva una incerta battaglia tra i livelli di sogno e di realtà, come pure tra i sentimenti di Stéphane e la sua stessa insicurezza, contrastata da una tensione sempre presente verso il cuore dell’amata.
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Stéphane, timido illustratore trasferitosi dal Messico in Francia, intraprende un impiego di incerta soddisfazione. Conosce però quasi subito l’altra metà della sua anima: Stéphanie. Cercare di parlarle non è semplice, ecco allora che il protagonista, che pure è sicuro della corrispondenza tra il suo sé e quello di lei, sceglie invece di evadere in un mondo di sogno. Le sue fantasticherie vengono perfino a comprendere il mondo onirico di Stéphanie, dotata di suo per le favole belle, mentre fabbrica e colleziona animali di feltro. Ne deriva una incerta battaglia tra i livelli di sogno e di realtà, come pure tra i sentimenti di Stéphane e la sua stessa insicurezza, contrastata da una tensione sempre presente verso il cuore dell’amata.
Michel Gondry è noto autore di videoclip (Bjork, White Stripes) a cui è riuscito con successo il salto al lungometraggio, in virtù di una cifra stilistica fantasiosa e della passione per situazioni al di sopra dell'arcobaleno. Sullo stesso filo tematico, centrato più in particolare sulle conseguenze irreali della rimozione dei ricordi, era infatti il suo lungometraggio "Se mi lasci ti cancello" (notoriamente più bello il titolo originale: Eternal Sunshine of the Spotless Mind), un melodramma delicato con una proposta tematica tutt’altro che banale.
A una scrittura dai tratti pastello, eppure sempre efficace in una narrazione in grado di destreggiarsi tra piani diversi e diverse consistenze di realtà, si affianca un ottimo lavoro di regia e di fotografia su una scenografia incantevole che costituisce un perfetto contraltare visuale di questo intelligente apologo sul sogno. I cavalli di pezza naturalmente si muovono, e trottano sulle nuvole, una mano può ingrandirsi fino a diventare enorme, un principe azzurro può avere orecchie d’asino, così come è possibile nuotare sull’orizzonte cittadino mentre i pensieri che si affollano nel sonno possono prendere l’apparenza di uno studio televisivo in cui si svolge un talk-show.
Nel complesso la struttura fantasy è piacevole anche se, come era stato il caso con Big Fish di Tim Burton, tende a sfilacciarsi e a perdersi in se stessa.
L’idea resta meritevole e da raccomandare, ma solo finché non si smarrisce inevitabilmente nella creazione di cartapesta, finché il sogno resta uno stimolo e una sfida alla realtà esterna e alle sue malinconie, ma non la comoda evasione in un paradiso artificiale a nostra immagine e somiglianza. Amare qualcuno significa infine dargli anche uno statuto di realtà all’interno della nostra, il resto è monologo, bidimensionalità, forse immaginazione intensa e autarchica, ma non amore.
Gondry riesce comunque a rendersi efficace interprete del lato immaginifico della realtà affettiva e traccia un percorso che ogni spettatore può fare proprio, andandosi a mettere, nel fluire delle suggestioni più surreali e sensibili, sul proprio personale piano inclinato di ricordo e nostalgia. Un tuffo salubre verso il senso dimenticato delle cose.
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[+] bella
(di anonimo397120)
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