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ruggero
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giovedì 18 ottobre 2007
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allievo di lynch: il film come esperienza onirica
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Sinceramente non capisco perchè questo film sia stato così ferocemente attaccato dalla critica; sembra quasi che dall'alto del loro piedistallo i critici cinematografici si sentano minacciati e offesi nel profondo se messi di fronte ad un film onirico, allucinatorio, dalla trama criptica e la fotografia ridondante. Si, va riconosciuto che The Fountain è un film pretenzioso ma il concetto di fondo su cui si basa poteva essere trattato solo con presunzione; in questo film, a prescindere dalla tecnica, vi è il riassunto di tutta la filosofia umana: la ricerca spasmodica di comprendere la morte. Di fronte a questo diventa superficiale chiedersi se le sue scelte visive e tecniche siano consone o no, credo che il regista voglia porre l'attenzione semplicemente sulle sensazione che tale ricerca provoca in noi; la potenza delle immagini (come in Requiem For A Dream)serve a creare quella angoscia di fondo nello spettatore, che produce la condizione iniziale per poter vedere un film di Aronofsky: la completa disposizione ad assorbire il messaggio visivo.
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Sinceramente non capisco perchè questo film sia stato così ferocemente attaccato dalla critica; sembra quasi che dall'alto del loro piedistallo i critici cinematografici si sentano minacciati e offesi nel profondo se messi di fronte ad un film onirico, allucinatorio, dalla trama criptica e la fotografia ridondante. Si, va riconosciuto che The Fountain è un film pretenzioso ma il concetto di fondo su cui si basa poteva essere trattato solo con presunzione; in questo film, a prescindere dalla tecnica, vi è il riassunto di tutta la filosofia umana: la ricerca spasmodica di comprendere la morte. Di fronte a questo diventa superficiale chiedersi se le sue scelte visive e tecniche siano consone o no, credo che il regista voglia porre l'attenzione semplicemente sulle sensazione che tale ricerca provoca in noi; la potenza delle immagini (come in Requiem For A Dream)serve a creare quella angoscia di fondo nello spettatore, che produce la condizione iniziale per poter vedere un film di Aronofsky: la completa disposizione ad assorbire il messaggio visivo. Durante la proiezione il senso d'angoscia costringe ad assimilare tutte le immagini senza elaborazioni a priori, trasformando la visione da una semplice analisi ad una esperienza emotiva. In The Fountain il senso di misticità che permea il film crea questo rapporto di dipendenza in maniera tale da permettere allo spettatore di vivere il film nella maniera corretta, cioè avvertendo dentro di se quella sorta di stupore/angoscia/paura esistenzialista che si prova nel ragionare sulla vita e sulla morte. Alla fine del film non rimane (come nel caso dei critici) la rabbia per non aver ben capito la trama o per le scelte tecniche pretenziose, ridondanti o chiassose; rimane quella sensazione che crea soddisfazione solo in quelle persone che realmente amano ogni tanto porsi domande sull'esistere. Ho letto critiche sostenere che Aronofsky piace solo al publico incolto, bhe credo che almeno il pubblico incolto sappia diventare ricettivo verso un film senza nascondersi dietro bagagli (presunti) culturali e didattici. Il vero errore è avere delle attese a priori: i film di Aronofsky vanno presi così, come esperienze visive, sonore ed emotive, da rielaborare a posteriori (mi si permetta il paragone azzardato con Lynch). Concludo dicendo che trovo assurdo criticare questo film per la ridondanza di immagine, non dimentichiamoci che un capolavoro come 2001 Odissea nello spazio si basava totalmente sull'immagine, poichè la trama era stata stravolta da tagli nella sceneggiatura voluti dallo stesso Kubrick, perchè al resgista interessava puramente l'aspetto grafico. Inoltre registi come Kim Ki Duk hanno sempre privilegiato l'immagine (un ottimo esempio è Ferro 3, La Casa Vuota) proprio perchè il cinema è l'unico mezzo di comunicazione che dà la possibilità di farci VEDERE ciò che magari non vedremo mai...quindi ben venga la ridondanza...ben vengano le galassie, le bolle, i santoni pelati e gli alberi pelosi ...basta solo lasciarsi andare alla fantasia e prendere questo film come realmente merita: un viaggio onirico. Contraddire questo ragionamento sarebbe come dire ad Omero di eliminare l'Odissea.Quindi mettetevi comodi e immergetevi nelle immagini e nella colonna sonora (magnifica); alla fine vi sentirete come dopo aver sognato: vi svegliate storditi senza aver capito il senso ultimo della cosa, ma rimarrete tutto il giorno con quella sensazione appiccicata addosso, che vi angoscia ma in fondo in fondo vi piace.
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sandman
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mercoledì 30 gennaio 2008
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l'ombra di kubrick...
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Un viaggio metafisico dentro le coscienze, dentro la psiche. un percorso gnoseologico che ci trascina in un vortice di dubbi e fa riflettere. Non è un film facile, e va riconosciuto ad Aronofsky il merito di aver raggiunto il suo scopo, quello di straniarci. Tre sono le storie che si intrecciano, una sola la verità. La vita. Al di là della concezione di essere e non essere, Tomas si ricongiunge col tutto, fa pace con l'universo, che sia il suo mondo interiore o quello fisico, e compie un'estrema rinuncia. per amore.
Bravissima Rachel Weisz, attrice polivalente che anche stavolta non delude. Insolitamente fragile Huge Jackman, il quale dimostra di poter esprimersi sugli alti livelli di drammaticità già palesati a teatro anche quando recita in un film, seppur di nicchia, come questo.
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Un viaggio metafisico dentro le coscienze, dentro la psiche. un percorso gnoseologico che ci trascina in un vortice di dubbi e fa riflettere. Non è un film facile, e va riconosciuto ad Aronofsky il merito di aver raggiunto il suo scopo, quello di straniarci. Tre sono le storie che si intrecciano, una sola la verità. La vita. Al di là della concezione di essere e non essere, Tomas si ricongiunge col tutto, fa pace con l'universo, che sia il suo mondo interiore o quello fisico, e compie un'estrema rinuncia. per amore.
Bravissima Rachel Weisz, attrice polivalente che anche stavolta non delude. Insolitamente fragile Huge Jackman, il quale dimostra di poter esprimersi sugli alti livelli di drammaticità già palesati a teatro anche quando recita in un film, seppur di nicchia, come questo.
Un film, che nessuno gridi allo scandalo, che ricorda per certi versi(fatte le debite proporzioni)quel capolavoro inarrivabile di Kubrick che è "2001 odissea nello spazio".
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marco
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lunedì 19 marzo 2007
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oltre la vita e la morte
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Oltre la vita e la morte. Un racconto sull'universalità e a-temporalità dell'amore. L'utopia di credere che la morte non sia altro che un'altra malattia da poter curare. Un'ossessione che diventa ragione di vita e che percorre i secoli, fino a raggiungere l'inevitabile soluzione ovvero la caduta delle illusioni e la consapevolezza che la morte è parte indispensabile e indissolubile dell'esistenza di ognuno di noi. La morte come mezzo attraverso cui dar luce a una nuova vita, come unico modo per essere e sentirsi umani. La morte come momento di completamento di noi stessi e del nostro stare al mondo, come dice esplicitamente il personaggio di Izzi, poco prima che il suo tumore al cervello abbia la meglio su tutti gli sforzi del marito Tom Creo.
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Oltre la vita e la morte. Un racconto sull'universalità e a-temporalità dell'amore. L'utopia di credere che la morte non sia altro che un'altra malattia da poter curare. Un'ossessione che diventa ragione di vita e che percorre i secoli, fino a raggiungere l'inevitabile soluzione ovvero la caduta delle illusioni e la consapevolezza che la morte è parte indispensabile e indissolubile dell'esistenza di ognuno di noi. La morte come mezzo attraverso cui dar luce a una nuova vita, come unico modo per essere e sentirsi umani. La morte come momento di completamento di noi stessi e del nostro stare al mondo, come dice esplicitamente il personaggio di Izzi, poco prima che il suo tumore al cervello abbia la meglio su tutti gli sforzi del marito Tom Creo. Un'opera profonda, difficile e che ha il coraggio di affrontare temi delicati come il senso della vita e quello della morte, mettendosi sempre in gioco consapevole che il rischio di cadere nel banale e nel ridicolo è sempre molto alto. Tuttavia il film di Aronofsky soffre di qualche piccola ingenuità, ricercatezza formale non richiesta o di citazioni zen un pò stereotipate e non particolarmente approfondite, (Jackman pelato in posizione yoga o che fluttua nell'immensità è senz'altro qualcosa di suggestivo, ma neanche troppo funzionale) ma tuttavia rimane un prodotto affascinante, emozionante e commuovente in più parti. Hugh Jackman, ormai una conferma su alti livelli, regala una prestazione struggente di rara intensità; brava come la sempre Rachel Weisz che con l'ex Wolverine costituisce una coppia convincente.
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r. younis
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domenica 6 marzo 2011
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the fountain - l'albero della vita
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(Leggette il commento solo se avete visto il film).
Bisogna essere colti per poter interpretare un tale capolavoro cinematografico che fin da subito si suddivide in tre piani temporali apparentemente diversi ma che descrivono l'elaborazione della morte all'interno di un solo uomo (Thomas Creo). C'è il racconto della moglie (The fountain) di cui Thomas ha l'angosciante incarico di finire, lo zelante monaco che rappresenta il piano riflessivo e la traposizione visiva del subconscio e l'elaborazione della morte dentro Thomas Creo, e quello che concretamente un uomo fa per elaborare la cruda realtà.
Infine quel che vediamo noi non è altro che l'elaborazione interna e l'accettazione finale di un uomo che sta per cadere nella disperazione ma che alla fine trova la pace interna rendendosi conto che la morte è ciò che ci rende umani e che la si deve accettare così com'è.
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(Leggette il commento solo se avete visto il film).
Bisogna essere colti per poter interpretare un tale capolavoro cinematografico che fin da subito si suddivide in tre piani temporali apparentemente diversi ma che descrivono l'elaborazione della morte all'interno di un solo uomo (Thomas Creo). C'è il racconto della moglie (The fountain) di cui Thomas ha l'angosciante incarico di finire, lo zelante monaco che rappresenta il piano riflessivo e la traposizione visiva del subconscio e l'elaborazione della morte dentro Thomas Creo, e quello che concretamente un uomo fa per elaborare la cruda realtà.
Infine quel che vediamo noi non è altro che l'elaborazione interna e l'accettazione finale di un uomo che sta per cadere nella disperazione ma che alla fine trova la pace interna rendendosi conto che la morte è ciò che ci rende umani e che la si deve accettare così com'è.
Un capolavoro cinematografico che pochi hanno saputo interpretare.
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[+] oh santo cielo.
(di lollixo)
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joannes
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martedì 3 aprile 2007
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il segreto della vita eterna
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Il film è bipartito in due fasi il presente dove il protagonista vive la sua storia d'amore tormentata dalla paura di perdere ciò che al mondo è di più caro la sua consorte vittima di un male incurabile che piano piano la sta portando via.La vita presente è il tumore ,il medico ricercatore innamorato sperimenta su una scimmia un fantasmagorico preparato preso da una mitica corteccia nelle ande maya(forse è l'albero della vita) capace di far curare il male tornando il cervello ad una situazione primaria,questo farmaco attacca il male adagiagiandosi molecolarmente al tumore,ossia ritornare ad uno sato incosciente ma questo sembra rendere piu giovane e vitale l'organismo della scimmia ma non curarlo e perciò non applicabile ,e non lo sperimenterà alla donna che alla finne morrà anche se in pace con se stessa,percio il segreto della vita eterna è regredire ad uno stato di primaria incoscienza.
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Il film è bipartito in due fasi il presente dove il protagonista vive la sua storia d'amore tormentata dalla paura di perdere ciò che al mondo è di più caro la sua consorte vittima di un male incurabile che piano piano la sta portando via.La vita presente è il tumore ,il medico ricercatore innamorato sperimenta su una scimmia un fantasmagorico preparato preso da una mitica corteccia nelle ande maya(forse è l'albero della vita) capace di far curare il male tornando il cervello ad una situazione primaria,questo farmaco attacca il male adagiagiandosi molecolarmente al tumore,ossia ritornare ad uno sato incosciente ma questo sembra rendere piu giovane e vitale l'organismo della scimmia ma non curarlo e perciò non applicabile ,e non lo sperimenterà alla donna che alla finne morrà anche se in pace con se stessa,percio il segreto della vita eterna è regredire ad uno stato di primaria incoscienza.il regista ha trovato il segreto della vita eterna, ossia il fatto di cibarsi di una piccola corteccia dell'albero della vita, mentre se tu dopo vorrai dall'albero trafiggerlo per bere la sua linfa vitale finirai per morire e diventare pianta, e non stella quindi legato alla terra "materialità" e fangosa come nel mondo allegorico del conquistadores invece diventare stella luminosa tanto da perdere la sensibilità del caldo e freddo. per diventare parte di un mondo aureo etereo, puramente spirituale, soffio vitale. la corteccia, la parte esterna della vita, il guscio della castagna che l'attore alla fine deporrà vicino alla bara della moglie, che rimarrà sotto il freddo invernale per poi rinascere. se dalla vita la vorrai trafiggere e penetrare con un pugnale per bere tutto il suo fluido non riuscirai la pace interiore
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paride86
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martedì 20 gennaio 2009
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ambizioso ma iniquo
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"L'albero della vita" si svolge su tre piani distaccati e paralleli: un oncologo in cerca di nuove soluzioni curative, un conquistador spagnolo in missione in America Latina e un uomo del futuro che conduce alcuni esperimenti.
Tutte le storie hanno come denominatore comune il voler salvare la propria donna; per il resto il collegamento tra i vari piani è piuttosto sconnesso e oscuro.
Aronofsky, come ne "Il teorema del delirio", mischia molto confusamente elementi pagani, cristiani e zen, tutto in un unico calderone che vorrebbe avere un profondo significato metafisico sulla ricerca della vita eterna, e invece risulta soltanto un'accozzaglia di riferimenti estranei l'uno all'altro, mescolati senza coerenza e senza cultura.
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"L'albero della vita" si svolge su tre piani distaccati e paralleli: un oncologo in cerca di nuove soluzioni curative, un conquistador spagnolo in missione in America Latina e un uomo del futuro che conduce alcuni esperimenti.
Tutte le storie hanno come denominatore comune il voler salvare la propria donna; per il resto il collegamento tra i vari piani è piuttosto sconnesso e oscuro.
Aronofsky, come ne "Il teorema del delirio", mischia molto confusamente elementi pagani, cristiani e zen, tutto in un unico calderone che vorrebbe avere un profondo significato metafisico sulla ricerca della vita eterna, e invece risulta soltanto un'accozzaglia di riferimenti estranei l'uno all'altro, mescolati senza coerenza e senza cultura.
Nonostante questo il film non è privo di pregi: colpisce molto a livello visivo ed è anche capace di commuovere grazie alla bravura degli attori.
Diciamo che l'interpretazione di Hugh Jackman lo salva dalla mediocrità.
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piernelweb
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domenica 20 gennaio 2008
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fluttuazioni sconnesse
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Aronofsky coltivava questo progetto da diverso tempo (impraticabile senza un adeguato budget), ma le major cinematografiche erano incerte perchè lo giudicavano azzardato e lo additavano come un possibile fiasco. Alla fine i produttori si sono decisi, ma il fiasco di pubblico e critica è puntualmente arrivato. Il film è troppo ambizioso e la sua struttura che suddivide temporalmente in tre epoche distanti la storia di un'eterno amore tra Tom e Izzi finisce per risultare sconessa e visivamente inconciliante. Le fluttuazioni spaziali di matrice new age del protagonista sono spesso imbarazzanti e finiscono per svilire l'impegno del regista nella sua personale indagine sull'ossessione umana del mito dell'immortalità.
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Aronofsky coltivava questo progetto da diverso tempo (impraticabile senza un adeguato budget), ma le major cinematografiche erano incerte perchè lo giudicavano azzardato e lo additavano come un possibile fiasco. Alla fine i produttori si sono decisi, ma il fiasco di pubblico e critica è puntualmente arrivato. Il film è troppo ambizioso e la sua struttura che suddivide temporalmente in tre epoche distanti la storia di un'eterno amore tra Tom e Izzi finisce per risultare sconessa e visivamente inconciliante. Le fluttuazioni spaziali di matrice new age del protagonista sono spesso imbarazzanti e finiscono per svilire l'impegno del regista nella sua personale indagine sull'ossessione umana del mito dell'immortalità. In questo film formalmente sballato, ci sono comunque buone cose raccolte essenzialmente nel segmento contemporaneo: le prove dei due maggiori interpreti decisamente intense e credibili e la tecnica di Aronofsky eccellente nei primi piani e negli interni bui. Estrapolato da tutto il resto il dramma del dottor Creo per l'incurabile malattia della moglie sembra un pezzo di grande cinema capitato lì per sbaglio. Vale da solo il merito della visione, ma tutto il resto è da dimenticare.
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