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jayan
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martedì 18 ottobre 2011
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brutto film con grandi pretese
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Un film con grandi pretese di essere un film del genere fantasy-esoterico che esprime concetti molto interessanti, tra cui la reincarnazione, è stato fatto proprio male e crea maggiore confusione nello spettatore che tramite la sua visione vorrebbe comprendere alti concetti filosofici, tra cui, per l'appunto, la reincarnazione. E' un'accozzaglia di idee mal connesse, un film dove si passa dal passato al presente al futuro. Vorrebbe lontanamente assomigliare, come genere, a 2001 Odissea nello spazio, ma è lontano migliaia di anni luce da quell'epico film del 1968.
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marcobrenni
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lunedì 18 luglio 2011
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albero della vita contorto
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Sono d'accordo con molti altri che ne hanno lodato le immagini straordinarie (soprattutto quelle dell'inizio). Quanto al suo complesso, lo trovo inutilmente lungo, anzi lunghissimo (!!), eccessivamente ambizioso, al limite velleitario, laddove cerca di coniugare il sacro (la Natura o "Dio") col profano. Questi continui salti tra la mistica più eterea e la quotidianità più banale mi hanno decisamente infastidito, anche se le intenzioni del regista erano certamente nobili. Nemmeno il messaggio è originale: che l'amore deve trionfare su tutto è il leitmotiv di tutte le religioni, non fosse altro per evitare che gli uomini si scannino a vicenda. In fondo il messaggio filosofico sotteso nel film è quello alquanto ingenuo di Leibniz: "Noi viviamo nel migliore dei mondi possibili" (!) nonostante tutte le negatività, che vanno comunque accettate con serena rassegnazione: andate a dirlo ad es.
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Sono d'accordo con molti altri che ne hanno lodato le immagini straordinarie (soprattutto quelle dell'inizio). Quanto al suo complesso, lo trovo inutilmente lungo, anzi lunghissimo (!!), eccessivamente ambizioso, al limite velleitario, laddove cerca di coniugare il sacro (la Natura o "Dio") col profano. Questi continui salti tra la mistica più eterea e la quotidianità più banale mi hanno decisamente infastidito, anche se le intenzioni del regista erano certamente nobili. Nemmeno il messaggio è originale: che l'amore deve trionfare su tutto è il leitmotiv di tutte le religioni, non fosse altro per evitare che gli uomini si scannino a vicenda. In fondo il messaggio filosofico sotteso nel film è quello alquanto ingenuo di Leibniz: "Noi viviamo nel migliore dei mondi possibili" (!) nonostante tutte le negatività, che vanno comunque accettate con serena rassegnazione: andate a dirlo ad es. a quelli che sono stati gasati nei lager nazisti, se forse ritenevano che quello per loro fosse il "migliore dei mondi possibili" (!!!)
Insomma c'è troppo ingenuo buonismo e ricerca di emozioni "elevate", con l'ausilio di altissima musica sacra (eccessiva e ridondante) : è uno stratagemma facile che funziona sempre !
Quanto al montaggio, lo trovo alquanto confuso, discontinuo, pure con moltissime scene del tutto superflue e gratuite (ad es. gli inutili dinosauri anche se vanno di moda);poi, decisamente troppe le banali scene di vita famigliare. Anche il messaggio contro la severa figura paterna è troppo negativo ed netto contrasto con l'esaltazione madonnesca della madre (del tutto zuccherosa-kitsch, irreale). Forse il regista avrà sofferto d' un quadro famigliare sbilanciato in quel senso....
In buona sostanza: tecnicamente vanta delle scenografie eccelse, soprattutto riferite alla natura e al cosmo.
Per il resto, rasenta solo la sufficienza; per cui la media da un "film più che discreto", ma nulla di più !
Personalmente a questo film non avrei mai conferito la Palma d'oro a Cannes !
Marco Brenni, Lugano
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r. younis
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domenica 6 marzo 2011
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the fountain - l'albero della vita
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(Leggette il commento solo se avete visto il film).
Bisogna essere colti per poter interpretare un tale capolavoro cinematografico che fin da subito si suddivide in tre piani temporali apparentemente diversi ma che descrivono l'elaborazione della morte all'interno di un solo uomo (Thomas Creo). C'è il racconto della moglie (The fountain) di cui Thomas ha l'angosciante incarico di finire, lo zelante monaco che rappresenta il piano riflessivo e la traposizione visiva del subconscio e l'elaborazione della morte dentro Thomas Creo, e quello che concretamente un uomo fa per elaborare la cruda realtà.
Infine quel che vediamo noi non è altro che l'elaborazione interna e l'accettazione finale di un uomo che sta per cadere nella disperazione ma che alla fine trova la pace interna rendendosi conto che la morte è ciò che ci rende umani e che la si deve accettare così com'è.
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(Leggette il commento solo se avete visto il film).
Bisogna essere colti per poter interpretare un tale capolavoro cinematografico che fin da subito si suddivide in tre piani temporali apparentemente diversi ma che descrivono l'elaborazione della morte all'interno di un solo uomo (Thomas Creo). C'è il racconto della moglie (The fountain) di cui Thomas ha l'angosciante incarico di finire, lo zelante monaco che rappresenta il piano riflessivo e la traposizione visiva del subconscio e l'elaborazione della morte dentro Thomas Creo, e quello che concretamente un uomo fa per elaborare la cruda realtà.
Infine quel che vediamo noi non è altro che l'elaborazione interna e l'accettazione finale di un uomo che sta per cadere nella disperazione ma che alla fine trova la pace interna rendendosi conto che la morte è ciò che ci rende umani e che la si deve accettare così com'è.
Un capolavoro cinematografico che pochi hanno saputo interpretare.
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[+] oh santo cielo.
(di lollixo)
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faby8181
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mercoledì 23 febbraio 2011
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d'effetto ma...il finale?
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Adoro Aronofsky ma, in questo caso, pur avendo rappresentato momenti profonsissimi dal punto di vista emotivo oltre che visivo ha trascurato un attimino la sceneggiatura...o forse è la storia stessa che ha delle lacune che lo rendono poco comprensibile soprattutto nel finale.
[+] un film da cogliere.
(di r. younis)
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[+] cubo di rubik - l'albero della vita
(di r. y.)
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sherine
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sabato 23 ottobre 2010
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nuovo voto
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tre stelle son poche per questo bellissimo film
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simonadm87
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domenica 20 giugno 2010
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e il fumetto divenne un film...
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Pieno, corposo, intenso, sensuale, struggente, violento e delicato a un tempo, impeccabile. The fountain, tratto dall’omonimo graphic novel, è il trionfante connubio tra un’efficace idea narrativa e un sapiente uso dei mezzi espressivi. La storia si sviluppa in tre diverse epoche, profondamente lontane tra loro, tra cui un ultraterreno 2463, reso da una grafica ridondante, quasi fumettistica, e un odierno 2005, scenario della vicenda-chiave dell’intera narrazione: l’amore tra Thomas, oncologo, e Izzy, sua compagna, ammalata di cancro. Al trittico epocale si aggiunge il trittico di cui la ricerca dell’Albero della vita è simbolo: amore-morte-fede, motivo conduttore di una storia che sembra emergere da un caos originario, per poi coinvolgere totalmente lo spettatore in un’aura di profonda commozione empatica.
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Pieno, corposo, intenso, sensuale, struggente, violento e delicato a un tempo, impeccabile. The fountain, tratto dall’omonimo graphic novel, è il trionfante connubio tra un’efficace idea narrativa e un sapiente uso dei mezzi espressivi. La storia si sviluppa in tre diverse epoche, profondamente lontane tra loro, tra cui un ultraterreno 2463, reso da una grafica ridondante, quasi fumettistica, e un odierno 2005, scenario della vicenda-chiave dell’intera narrazione: l’amore tra Thomas, oncologo, e Izzy, sua compagna, ammalata di cancro. Al trittico epocale si aggiunge il trittico di cui la ricerca dell’Albero della vita è simbolo: amore-morte-fede, motivo conduttore di una storia che sembra emergere da un caos originario, per poi coinvolgere totalmente lo spettatore in un’aura di profonda commozione empatica. Complessità narrativa a parte, The fountain è una mirabolante finestra sull’Uomo.
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jonesilsuonatore
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sabato 19 giugno 2010
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e il fumetto divenne un film...
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Pieno, corposo, intenso, sensuale, struggente, violento e delicato a un tempo, impeccabile. The fountain, tratto dall’omonimo graphic novel, è il trionfante connubio tra un’efficace idea narrativa e un sapiente uso dei mezzi espressivi. La storia si sviluppa in tre diverse epoche, profondamente lontane tra loro, tra cui un ultraterreno 2463, reso da una grafica ridondante, quasi fumettistica, e un odierno 2005, scenario della vicenda-chiave dell’intera narrazione: l’amore tra Thomas, oncologo, e Izzy, sua compagna, ammalata di cancro. Al trittico epocale si aggiunge il trittico di cui la ricerca dell’Albero della vita è simbolo: amore-morte-fede, motivo conduttore di una storia che sembra emergere da un caos originario, per poi coinvolgere totalmente lo spettatore in un’aura di profonda commozione empatica.
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Pieno, corposo, intenso, sensuale, struggente, violento e delicato a un tempo, impeccabile. The fountain, tratto dall’omonimo graphic novel, è il trionfante connubio tra un’efficace idea narrativa e un sapiente uso dei mezzi espressivi. La storia si sviluppa in tre diverse epoche, profondamente lontane tra loro, tra cui un ultraterreno 2463, reso da una grafica ridondante, quasi fumettistica, e un odierno 2005, scenario della vicenda-chiave dell’intera narrazione: l’amore tra Thomas, oncologo, e Izzy, sua compagna, ammalata di cancro. Al trittico epocale si aggiunge il trittico di cui la ricerca dell’Albero della vita è simbolo: amore-morte-fede, motivo conduttore di una storia che sembra emergere da un caos originario, per poi coinvolgere totalmente lo spettatore in un’aura di profonda commozione empatica. Complessità narrativa a parte, The fountain è una mirabolante finestra sull’Uomo.
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jonesilsuonatore
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sabato 19 giugno 2010
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e il fumetto divenne un film...
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Pieno, corposo, intenso, sensuale, struggente, violento e delicato a un tempo, impeccabile. The fountain, tratto dall’omonimo graphic novel, è il trionfante connubio tra un’efficace idea narrativa e un sapiente uso dei mezzi espressivi. La storia si sviluppa in tre diverse epoche, profondamente lontane tra loro, tra cui un ultraterreno 2463, reso da una grafica ridondante, quasi fumettistica, e un odierno 2005, scenario della vicenda-chiave dell’intera narrazione: l’amore tra Thomas, oncologo, e Izzy, sua compagna, ammalata di cancro. Al trittico epocale si aggiunge il trittico di cui la ricerca dell’Albero della vita è simbolo: amore-morte-fede, motivo conduttore di una storia che sembra emergere da un caos originario, per poi coinvolgere totalmente lo spettatore in un’aura di profonda commozione empatica.
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Pieno, corposo, intenso, sensuale, struggente, violento e delicato a un tempo, impeccabile. The fountain, tratto dall’omonimo graphic novel, è il trionfante connubio tra un’efficace idea narrativa e un sapiente uso dei mezzi espressivi. La storia si sviluppa in tre diverse epoche, profondamente lontane tra loro, tra cui un ultraterreno 2463, reso da una grafica ridondante, quasi fumettistica, e un odierno 2005, scenario della vicenda-chiave dell’intera narrazione: l’amore tra Thomas, oncologo, e Izzy, sua compagna, ammalata di cancro. Al trittico epocale si aggiunge il trittico di cui la ricerca dell’Albero della vita è simbolo: amore-morte-fede, motivo conduttore di una storia che sembra emergere da un caos originario, per poi coinvolgere totalmente lo spettatore in un’aura di profonda commozione empatica. Complessità narrativa a parte, The fountain è una mirabolante finestra sull’Uomo.
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dario j. a.
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martedì 4 maggio 2010
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stimolante come un libro
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Accade che ogni tanto qualcuno ci faccia prendere una boccata d'aria, infatti non capita spesso che le pellicole mettano alla prova la nostra capacità di aspettarsi ciò che sta per accadere. In questo film viene sviluppata un'idea di vita e di morte tra il romanticismo e l'illusionismo. Non a caso, la riduzione ai minimi termini della cosiddetta "trama" e l'uso ripetuto di allegorie e immagini surreali portano lo spettatore a giocare di pura immaginazione, traballando costantemente tra il significato/messaggio del regista e la propria interpretazione.
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ultimoboyscout
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domenica 7 febbraio 2010
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pesante!!
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Della trilogia inizale di Aronofsky (Pi greco il teorema del delirio e Requiem for a dream) è senza dubbio il meno bello. Molto statico, come tra l'altro è nello stile del regista, con i suoi continui salti spazio-temporali, il film non è mai banale ma certo stufa parecchio. Importante la presenza dell'accoppiata Jackman-Weisz oltre alla fedelissima Ellen Burstyn.
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