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ramaja
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domenica 1 luglio 2007
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recensione completamente fuori bersaglio!
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Pessima recensione, scritta da chi evidentemente al cinema ci va solo per "staccare il cervello e divertirsi.
Ma il cinema non è (o non dovrebbe essere, suo magrado) limitatio a questo. Il cinema è il teatro dei greci, catartico, da cui si può uscire a pezzi ma con la sensazione di avere "imparato qualcosa".
L'eroe del film può essere anche antieroe, può essere anche un "Don Rodrigo" qualunque, un assassino, un analfabeta, uno che non da molto importanza alla vita altrui.
Questo film non è fatto per fare struggere le fanciulle, di grandi storie d'amore, di frasi epiche e memorabili: è un film di fango, di snague e di polvere, prorpio quelli che indossa Mortensen, non perchè "Fatti per lui" ma perchè l'attore si cala perfettamente nel ruolo di una figura sotricamente verosimile, senza riscatto, senza speranza.
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Pessima recensione, scritta da chi evidentemente al cinema ci va solo per "staccare il cervello e divertirsi.
Ma il cinema non è (o non dovrebbe essere, suo magrado) limitatio a questo. Il cinema è il teatro dei greci, catartico, da cui si può uscire a pezzi ma con la sensazione di avere "imparato qualcosa".
L'eroe del film può essere anche antieroe, può essere anche un "Don Rodrigo" qualunque, un assassino, un analfabeta, uno che non da molto importanza alla vita altrui.
Questo film non è fatto per fare struggere le fanciulle, di grandi storie d'amore, di frasi epiche e memorabili: è un film di fango, di snague e di polvere, prorpio quelli che indossa Mortensen, non perchè "Fatti per lui" ma perchè l'attore si cala perfettamente nel ruolo di una figura sotricamente verosimile, senza riscatto, senza speranza.
Il resto del "Cine-polpettone" è cortituito da una ricostruzione storica certosina dei costumi, delle tattiche del Tercio spagnolo, del rapporto fra nobili e comuni, dei duelli, dei dialoghi fra classi sociali in una spagna che sta andando in pezzi inesorambilmente e che non ha più nulla della passata grandezza se non i ricordi e l'orgoglio, come un nobile decauduto e con le toppe.
Un film crudo, violento e senza filtro, che ci mette di fornte alla REALTA' storica che può non piacere, non divertire, ma che non di meno è esistita.
Il film probailmente NON PIACERA' alla ragazze che sono andate a vederlo con l'idea di sospirare dietro al fuastacchine Aragorn, come ad un qualunque Bloom o Connery, e rimarrano invece con il fiato sospeso e lo stomaco bloccato per due ore e mezzo, senza un lieto fine, come fosse una tragedia di Eschilo o di Sofocle, scritta per colpire duro allo stomaco.
Mi spiace sig,ra Cappi ma lei del film ha capito davvero poco.
Magari I Pirati dei Caraibi le sarebbe piaciuto di più.
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(di patrickbateman47)
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lunedì 3 gennaio 2011
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un xvii° secolo spagnolo dai contorni pittorici
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Definitivo.
Molti interrogativi riguardo ai grandi capovolgimeneti della storia trovano inquietante risposta in questa opera cinematografica:le fonti i ,documenti rappresentati , come in un un affresco pittorico, ci danno gli elementi per comprendere la complessa pscologia di un epoca ed i lati oscuri di un mondo che fu .
Le avventure del capitano di ventura Diego Alatriste nascono nella letteratura spagnola grazie alla fervida immaginazionedello scrittore Arturo inerrogativi Pérez Reyert :tale fantasioso scrittore propone scenari di una Spagna del XVII° secolo con i suoi intrighi di palazzo, gli amori, i duelli e le difficoltà di un impero nel difendere i propri confini dai focolai di rivolta come quelle nelle Fiandre .
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Definitivo.
Molti interrogativi riguardo ai grandi capovolgimeneti della storia trovano inquietante risposta in questa opera cinematografica:le fonti i ,documenti rappresentati , come in un un affresco pittorico, ci danno gli elementi per comprendere la complessa pscologia di un epoca ed i lati oscuri di un mondo che fu .
Le avventure del capitano di ventura Diego Alatriste nascono nella letteratura spagnola grazie alla fervida immaginazionedello scrittore Arturo inerrogativi Pérez Reyert :tale fantasioso scrittore propone scenari di una Spagna del XVII° secolo con i suoi intrighi di palazzo, gli amori, i duelli e le difficoltà di un impero nel difendere i propri confini dai focolai di rivolta come quelle nelle Fiandre .
Agustin Diaz Yanes,traendo ispirazione dall’opera letteraria citata autore , realizza ”il destino di un guerriero”e si segnala nel mondo della cinematografia per l‘innata sensibilità estetica nelle riprese , una solida base tecnica ed una maniacale capacità nelle ricostruzioni sceniche; dicono d lui che è uomo amato dai suoi amici per la simpatia e con un sogno giovanile da torero .
Noto delle similitudini fra il film “il destino del guerriero” del regista madrileno Agustin Diaz Yanes “dal titolo originari “Alatriste “ con il film capolavoro del 1977 di Ridley Scott. “the duellist”.
Scrissi in occasione della recensione di “the duellist“caro amico, si apre qui un mondo che fu ma che con queste immagini va in risonanza con noi!”
Appunto la sensazione provata durante la visone di “Alatriste”a noi noto con il titolo “Il destino di un guerriero”, è quello di un “rispecchia “con il capolavoro citato di Ridley Scott.
L’intento principe di entrambi i film è quello di ricostruire e dipingere un documento dell'epoca , fedele ,mirabile,credibile.
Entrambi i film sono dipinti di un epoca passata , accurati , sentiti, pittorici,estetici, con un contenuto rappresentativo di un sentimento comune dominante nella psiche di chi è duellante o guerriero; sono un affresco meritevole che non può lasciare indifferenti” introducendoci , con dovizia di particolari nel mondo rappresentato, rendendoci partecipi e presenti nel contesto storico osservato.
Chiaramente Agustin Diaz Yanes non è Ridley Scott ma sarebbe offensivo e poco corretto negare al film la dignità di pellicola Cult di alta qualità .
Se vogliamo sottrarre qualcosa al film “Alatrisete” potremmo a discapito solo dire quanto segue: l’intreccio amoroso è forse un poco ingombrante ed interrompe in qualche misura la fluidità della trama .
Auguro a questo film il destino che toccò a The duellist !!!
" The Duellist" , prima opera splendida di Ridley Scott , del 1977 ,capolavoro indiscusso sulle schermaglie cavalleresche, ebbe un percorso cinematografico brevissimo e solo nel tempo conquistò la dignità di film cult indiscusso.
Tratto di una storia vera,è la trasposizione cinematografica di un duello, senza fine ,fra due tenenti dell 'esercito napoleonico che ,per futili motivi ,si scontrano in duello sino al momento cavalleresco principe: chiedere ed ottenere soddisfazione.
I due registi li vedo in un percorso ideale comune , entrambi, ricostruiscono ambienti fra il XVII° e il XVIII° secolo con sapienza ,meticolosità, con ambientazioni di un senso estetico impareggiabile ; rappresentano entrambi efficacemente , nelle campagne di Europa di quei tempi, il pensiero, la vita ,i sogni dell' uomo di sempre ,permanentemente in difficoltà sia per le continue guerre, per i problemi di pestilenze,di povertà diffusa.
Un obiettivo è orientato in una Spagna proiettata nelle Fiandre ; l’altro obiettivo nelle campagne francesi. Prima e dopo Napoleone Bonaparte
E si colgono anche le sfumature di popoli diversi che hanno dominato e nel contempo dovuto sopportare anche l’umiliazione della sconfitta
Rimangono dei due film anche i particolari, si i particolari, magistralmente colti dalla cinepresa attenta ;gli attimi di pausa e di pace profonda di banchetti, i sentimenti, l' amore che ,in una sorta valzer, si alternano ai violenti tenzoni;i volti austeri di questi combattenti strenui, il loro piglio ,il loro buffo sentire,le divise impeccabili, il sangue che sgorga, l'azione del duello , la natura che osserva impotente questo uomo primitivo ,conflittuale ,cultore dell'ego..
Il protagonista assoluto di questi lavori sul dramma della guerra ,sul conflitto permanete fra gli umani è la cinepresa che nulla perde e ci fa riassaporare il sentire di tempi che furono .
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lunedì 3 gennaio 2011
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un xvii° secolo spagnolo dai contorni pittorici
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L'inqusizione spagnola ,secondo molti storici, istituita con il fine di indebolire le opposizioni interne del popolo ebraico, delle lobyes bancarie ebraiche e del mondo islamico"è la rete entro qui si muove la trama del film "Molti interrogativi riguardo ai grandi capovolgimenti della storia trovano inquietante risposta in questa opera cinematografica:le fonti attendibili , i documenti rappresentati , come in un un affresco pittorico, ci danno gli elementi per comprendere la complessa pscologia di un epoca ed i lati oscuri di un mondo che fu .
Le avventure del capitano di ventura Diego Alatriste nascono nella letteratura spagnola grazie alla fervida immaginazionedello scrittore Arturo Pérez Reyert :tale fantasioso scrittore propone scenari di una Spagna del XVII° secolo con i suoi intrighi di palazzo, gli amori, i duelli e le difficoltà di un impero nel difendere i propri confini dai focolai di rivolta come quelle nelle Fiandre .
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L'inqusizione spagnola ,secondo molti storici, istituita con il fine di indebolire le opposizioni interne del popolo ebraico, delle lobyes bancarie ebraiche e del mondo islamico"è la rete entro qui si muove la trama del film "Molti interrogativi riguardo ai grandi capovolgimenti della storia trovano inquietante risposta in questa opera cinematografica:le fonti attendibili , i documenti rappresentati , come in un un affresco pittorico, ci danno gli elementi per comprendere la complessa pscologia di un epoca ed i lati oscuri di un mondo che fu .
Le avventure del capitano di ventura Diego Alatriste nascono nella letteratura spagnola grazie alla fervida immaginazionedello scrittore Arturo Pérez Reyert :tale fantasioso scrittore propone scenari di una Spagna del XVII° secolo con i suoi intrighi di palazzo, gli amori, i duelli e le difficoltà di un impero nel difendere i propri confini dai focolai di rivolta come quelle nelle Fiandre .
Agustin Diaz Yanes,traendo ispirazione dall’opera letteraria citata autore , realizza ”il destino di un guerriero”e si segnala nel mondo della cinematografia per l‘innata sensibilità estetica nelle riprese , una solida base tecnica ed una maniacale capacità nelle ricostruzioni sceniche; dicono d lui che è uomo amato dai suoi amici per la simpatia e con un sogno giovanile da torero .
Noto delle similitudini fra il film “il destino del guerriero” del regista madrileno Agustin Diaz Yanes “dal titolo originari “Alatriste “ con il film capolavoro del 1977 di Ridley Scott. “the duellist”.
Scrissi in occasione della recensione di “the duellist“caro amico, si apre qui un mondo che fu ma che con queste immagini va in risonanza con noi!”
Appunto la sensazione provata durante la visone di “Alatriste”a noi noto con il titolo “Il destino di un guerriero”, è quello di un “rispecchia “con il capolavoro citato di Ridley Scott.
L’intento principe di entrambi i film è quello di ricostruire e dipingere un documento dell'epoca , fedele ,mirabile,credibile.
Entrambi i film sono dipinti di un epoca passata , accurati , sentiti, pittorici,estetici, con un contenuto rappresentativo di un sentimento comune dominante nella psiche di chi è duellante o guerriero; sono un affresco meritevole che non può lasciare indifferenti” introducendoci , con dovizia di particolari nel mondo rappresentato, rendendoci partecipi e presenti nel contesto storico osservato.
Chiaramente Agustin Diaz Yanes non è Ridley Scott ma sarebbe offensivo e poco corretto negare al film la dignità di pellicola Cult di alta qualità .
Se vogliamo sottrarre qualcosa al film “Alatrisete” potremmo a discapito solo dire quanto segue: l’intreccio amoroso è forse un poco ingombrante ed interrompe in qualche misura la fluidità della trama .
Auguro a questo film il destino che toccò a The duellist !!!
" The Duellist" , prima opera splendida di Ridley Scott , del 1977 ,capolavoro indiscusso sulle schermaglie cavalleresche, ebbe un percorso cinematografico brevissimo e solo nel tempo conquistò la dignità di film cult indiscusso.
Tratto di una storia vera,è la trasposizione cinematografica di un duello, senza fine ,fra due tenenti dell 'esercito napoleonico che ,per futili motivi ,si scontrano in duello sino al momento cavalleresco principe: chiedere ed ottenere soddisfazione.
I due registi li vedo in un percorso ideale comune , entrambi, ricostruiscono ambienti fra il XVII° e il XVIII° secolo con sapienza ,meticolosità, con ambientazioni di un senso estetico impareggiabile ; rappresentano entrambi efficacemente , nelle campagne di Europa di quei tempi, il pensiero, la vita ,i sogni dell' uomo di sempre ,permanentemente in difficoltà sia per le continue guerre, per i problemi di pestilenze,di povertà diffusa.
Un obiettivo è orientato in una Spagna proiettata nelle Fiandre ; l’altro obiettivo nelle campagne francesi. Prima e dopo Napoleone Bonaparte
E si colgono anche le sfumature di popoli diversi che hanno dominato e nel contempo dovuto sopportare anche l’umiliazione della sconfitta
Rimangono dei due film anche i particolari, si i particolari, magistralmente colti dalla cinepresa attenta ;gli attimi di pausa e di pace profonda di banchetti, i sentimenti, l' amore che ,in una sorta valzer, si alternano ai violenti tenzoni;i volti austeri di questi combattenti strenui, il loro piglio ,il loro buffo sentire,le divise impeccabili, il sangue che sgorga, l'azione del duello , la natura che osserva impotente questo uomo primitivo ,conflittuale ,cultore dell'ego..
Il protagonista assoluto di questi lavori sul dramma della guerra ,sul conflitto permanete fra gli umani è la cinepresa che nulla perde e ci fa riassaporare il sentire di tempi che furono .
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weach
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giovedì 30 dicembre 2010
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sentimenti che altrimenti non potremmo capire
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lettura gradita
Agustin Diaz Yanes è regista di scuola cinematografica spagnola , amato dai suoi amici per la l’innata simpatia, aveva come sogno da ragazzino quello di fare il torero ,ma il suo destino è stato ,a quanto pare ,quello di regista cinematografico.
Si distingue dai suoi colleghi per un innata sensibilità per l’estetica della ripresa ed per il piglio tecnico e meticoloso …. e questo si vede chiaramente!!!!
Vedo delle similitudini fra il film “il destino del guerriero di Del regista madrileno Agustin Diaz Yanes “dal titolo originari “Alatriste “ con il film capolavoro del 1977 di Ridley Scott.
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lettura gradita
Agustin Diaz Yanes è regista di scuola cinematografica spagnola , amato dai suoi amici per la l’innata simpatia, aveva come sogno da ragazzino quello di fare il torero ,ma il suo destino è stato ,a quanto pare ,quello di regista cinematografico.
Si distingue dai suoi colleghi per un innata sensibilità per l’estetica della ripresa ed per il piglio tecnico e meticoloso …. e questo si vede chiaramente!!!!
Vedo delle similitudini fra il film “il destino del guerriero di Del regista madrileno Agustin Diaz Yanes “dal titolo originari “Alatriste “ con il film capolavoro del 1977 di Ridley Scott. “the duellist” Scrissi in occasione della recensione e di “the duellist“Caro amico, si apre qui un mondo che fu ma che con queste immagini va in risonanza con noi!”
Appunto la sensazione provata durante la visone di “Alatriste”a noi noto con il titolo “Il destino di un guerriero”, è quellodi un “rispecchia “con il capolavoro citato di Ridley Scott.
L’intento principe di entrambi i film è quello di ricostruire e dipingere un documento dell'epoca , fedele ,mirabile,credibile.
Entrambi i film sono dipinti di un epoca passata , accurati , sentiti, pittorici,estetici, con un contenuto rappresentativo di un sentimento comune dominante nella psiche di chi è duellante o guerriero; sono un affresco meritevole che non può lasciare indifferenti” introducendoci , con dovizia di particolari nel mondo rappresentato, rendendoci partecipi e presenti nel contesto storico osservato.
Chiaramente Agustin Diaz Yanes non è Ridley Scott ma sarebbe offensivo e poco corretto negare al film la dignità di pellicola Cult di alta qualità .
Se vogliamo sottrarre qualcosa al film “Alatrisete” potremmo a discapito solo dire quanto segue: l’intreccio amoroso è forse un poco ingombrante ed interrompe in qualche misura la fluidità della trama .
Auguro a questo film il destino che toccò a The duellist !!!
" The Duellist" , prima opera splendida di Ridley Scott , del 1977 ,capolavoro indiscusso sulle schermaglie cavalleresche, ebbe un percorso cinematografico brevissimo e solo nel tempo conquistò la dignità di film cult indiscusso.
Tratto di una storia vera,è la trasposizione cinematografica di un duello, senza fine ,fra due tenenti dell 'esercito napoleonico che ,per futili motivi ,si scontrano in duello sino al momento cavalleresco principe: chiedere ed ottenere soddisfazione.
I due registi li vedo in un percorso ideale comune , entrambi, ricostruiscono ambienti fra il XVII° e il XVIII° secolo con sapienza ,meticolosità, con ambientazioni di un senso estetico impareggiabile ; rappresentano entrambi efficacemente , nelle campagne di Europa di quei tempi, il pensiero, la vita ,i sogni dell' uomo di sempre ,permanentemente in difficoltà sia per le continue guerre, per i problemi di pestilenze,di povertà diffusa.
Un obiettivo è orientato in una Spagna proiettata nelle Fiandre ; l’altro obiettivo nelle campagne francesi. Prima e dopo Napoleone Bonaparte
E si colgono anche le sfumature di popoli diversi che hanno dominato e nel contempo dovuto sopportare anche l’umiliazione della sconfitta
Rimangono dei due film anche i particolari, si i particolari, magistralmente colti dalla cinepresa attenta ;gli attimi di pausa e di pace profonda di banchetti, i sentimenti, l' amore che ,in una sorta valzer, si alternano ai violenti tenzoni;i volti austeri di questi combattenti strenui, il loro piglio ,il loro buffo sentire,le divise impeccabili, il sangue che sgorga, l'azione del duello , la natura che osserva impotente questo uomo primitivo ,conflittuale ,cultore dell'ego..
Il protagonista assoluto di questi lavori sul dramma della guerra ,sul conflitto permanete fra gli umani è la cinepresa che nulla perde e ci fa riassaporare il sentire di tempi che furono .
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weach
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lunedì 27 dicembre 2010
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sentimenti che altrimenti non potremmo capire
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lettura gradita.
Vedo delle similitudini fra il film “il destino di un guerriero" del regista madrileno Agustin Diaz Yanes “dal titolo originari “Alatriste “ ed il film capolavoro del 1977 di Ridley Scott. “the duellist” Scrissi in occasione della recensione e di “the duellist“Caro amico, si apre qui un mondo che fu ma che con queste immagini va in risonanza con noi!”
Appunto la sensazione provata durante la visone di “Alatriste”a noi noto con il titolo “Il destino di un guerriero”si “rispecchia “con il capolavoro citato di Ridley Scott.
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Vedo delle similitudini fra il film “il destino di un guerriero" del regista madrileno Agustin Diaz Yanes “dal titolo originari “Alatriste “ ed il film capolavoro del 1977 di Ridley Scott. “the duellist” Scrissi in occasione della recensione e di “the duellist“Caro amico, si apre qui un mondo che fu ma che con queste immagini va in risonanza con noi!”
Appunto la sensazione provata durante la visone di “Alatriste”a noi noto con il titolo “Il destino di un guerriero”si “rispecchia “con il capolavoro citato di Ridley Scott.
L’intento principe di entrambi i film è quello di ricostruire e dipingere un documento dell'epoca , fedele ,mirabile,credibile.
Entrambi i film sono dipinti di un epoca passata , accurati , sentiti, pittorici,estetici, con un contenuto rappresentativo di un sentimento comune dominante nella psiche di chi è duellante o guerriero; sono un affresco meritevole che non può lasciare indifferenti” introducendoci , con dovizia di particolari nel mondo rappresentato, rendendoci partecipi e presenti nel contesto storico osservato.
Chiaramente Agustin Diaz Yanes non è Ridley Scott ma sarebbe offensivo e poco corretto negare al film la dignità di pellicola Cult di alta qualità .
Se vogliamo sottrarre qualcosa al film “Alatrisete” potremmo a discapito solo dire quanto segue: l’intreccio amoroso è forse un poco ingombrante ed interrompe in qualche misura la fluidità della trama .
Auguro a questo film il destino che toccò a The duellist !!!
" The Duellist" , prima opera splendida di Ridley Scott , del 1977 ,capolavoro indiscusso sulle schermaglie cavalleresche, ebbe un percorso cinematografico brevissimo e solo nel tempo conquistò la dignità di film cult indiscusso.
Tratto di una storia vera,è la trasposizione cinematografica di un duello, senza fine ,fra due tenenti dell 'esercito napoleonico che ,per futili motivi ,si scontrano in duello sino al momento cavalleresco principe: chiedere ed ottenere soddisfazione.
I due registi li vedo in un percorso ideale comune , entrambi, ricostruiscono ambienti fra il XVII° e il XVIII° secolo con sapienza ,meticolosità, con ambientazioni di un senso estetico impareggiabile ; rappresentano entrambi efficacemente , nelle campagne di Europa di quei tempi, il pensiero, la vita ,i sogni dell' uomo di sempre ,permanentemente in difficoltà sia per le continue guerre, per i problemi di pestilenze,di povertà diffusa.
Un obiettivo è orientato in una Spagna proiettata nelle Fiandre ; l’altro obiettivo nelle campagne francesi prima e dopo Napoleone Bonaparte
E si colgono anche le sfumature di popoli diversi che hanno dominato e nel contempo dovuto sopportare anche l’umiliazione della sconfitta.
Rimangono dei due film anche i particolari, si i particolari, magistralmente colti dalla cinepresa attenta ;gli attimi di pausa e di pace profonda di banchetti, i sentimenti, l' amore che ,in una sorta valzer, si alternano ai violenti tenzoni;i volti austeri di questi combattenti strenui, il loro piglio ,il loro buffo sentire,le divise impeccabili, il sangue che sgorga, l'azione del duello , la natura che osserva impotente questo uomo primitivo ,conflittuale ,cultore dell'ego..
Il protagonista assoluto di questi lavori sul dramma della guerra ,sul conflitto permanete fra gli umani è la cinepresa che nulla perde e ci fa riassaporare il sentire di tempi che furono .
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fabio
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martedì 17 giugno 2008
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film fiacco e prolisso
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Le ambientazioni suggestive e il rigore della ricostruzione storica colpiscono lo spettatore fin dai primi minuti. Ma in quegli stessi minuti appare già chiaro che la pellicola procederà con estrema lentezza, in un profluvio di silenzi e inquadrature lunghe che sfiniranno. L'intreccio stenta a farsi seguire, annoiando per l'assoluta mancanza di colpi di scena degni di questo nome. Personaggi senza spessore agiscono come burattini, incapaci di emozionare o coinvolgere, irretiti in dialoghi scialbi e soporiferi. Nessuna empatia da parte dello spettatore, nemmeno nei confronti del protagonista, le cui vicende si giustappongono senza dare ombra di brividi.
Altra nota dolente: l'ingiustificata lunghezza del film.
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Le ambientazioni suggestive e il rigore della ricostruzione storica colpiscono lo spettatore fin dai primi minuti. Ma in quegli stessi minuti appare già chiaro che la pellicola procederà con estrema lentezza, in un profluvio di silenzi e inquadrature lunghe che sfiniranno. L'intreccio stenta a farsi seguire, annoiando per l'assoluta mancanza di colpi di scena degni di questo nome. Personaggi senza spessore agiscono come burattini, incapaci di emozionare o coinvolgere, irretiti in dialoghi scialbi e soporiferi. Nessuna empatia da parte dello spettatore, nemmeno nei confronti del protagonista, le cui vicende si giustappongono senza dare ombra di brividi.
Altra nota dolente: l'ingiustificata lunghezza del film. Due ore e mezza insostenibili, estenuanti, tali che la noia sopravanza la debolissima curiosità di sapere "come va a finire". La tentazione di interrompere la visione sopraggiunge già dopo i primi 30 minuti e cresce nel corso delle due ore successive, lasciando un senso di annichilimento emotivo. La colonna sonora, che forse avrebbe potuto sostenere molto il film, è praticamente assente.
Il tentativo di tratteggiare un grandioso affresco della Spagna imperiale in declino è decisamente fallito e a nulla serve la presenza scenica di Viggo Mortensen, la cui popolarità avrà fatto certamente da traino a questo film più che mediocre. Da dimenticare l'interpretazione di Enrico Lo Verso, monotona e poco credibile anche nel malriuscito doppiaggio pseudo-siciliano. Notevoli risultano soltanto la scenografia e la fotografia, che però da sole non bastano a dare fascino ad un film costruito male e girato peggio. La regia è quanto di più classico ci si possa aspettare, lentissima e senza slanci. Credo che Marianna Cappi sia stata fin troppo gentile nella sua recensione.
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dante
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martedì 4 marzo 2008
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tagli e ritagli
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A me il film è piaciuto, nonostante tutto.
Luci alla Velasquez, ricostruzione meticolosa, costumi magnifici, il tempo di Alatriste evocato in maniera molto efficace.
Inquadrato nella cornice storica risulta più interessante e scorrevole.
Non vi sono effetti speciali? Niente utilizzo del computer? Niente vista dall'alto di Madrid ( a che serve, poi??
La figura di Malatesta "scialba"? E quando mai...Malatesta è un Siciliano, signori, un siciliano ed è interpretato come sarebbe potuto senz'altro essere un cittadino del Regno Delle Due sicilie,
avrebbe forse dovuto essere D'Artagnan ( non so se ho scritto bene il nome )? Cosa sarebbe dovuto essere, se lo avessite incontrato alla Vucciria? Il personaggio mi piace perchè è se stesso.
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A me il film è piaciuto, nonostante tutto.
Luci alla Velasquez, ricostruzione meticolosa, costumi magnifici, il tempo di Alatriste evocato in maniera molto efficace.
Inquadrato nella cornice storica risulta più interessante e scorrevole.
Non vi sono effetti speciali? Niente utilizzo del computer? Niente vista dall'alto di Madrid ( a che serve, poi??
La figura di Malatesta "scialba"? E quando mai...Malatesta è un Siciliano, signori, un siciliano ed è interpretato come sarebbe potuto senz'altro essere un cittadino del Regno Delle Due sicilie,
avrebbe forse dovuto essere D'Artagnan ( non so se ho scritto bene il nome )? Cosa sarebbe dovuto essere, se lo avessite incontrato alla Vucciria? Il personaggio mi piace perchè è se stesso.
Mi piacerebbe sapere quanti e quali tagli ha subito la pellicola a pregiudicare la scorrevolezza del film."C'era una volta in America" fu tagliato per farlo entrare nelle circa due ore canoniche, col risultato che non si capiva niente: fu un flop.
Senza tagli è il capolavoro indiscusso che conosciamo.
"Alatriste" è il vero titolo del film....."il Destino di un guerriero" insieme ai trailer con i quali è stato presentato induce ad aspettarsi un film come "Trecento",tanto per fare un esempio,quindi molte persone ne sono rimaste comprensibilmente deluse, il crudo realismo di "Alatriste" non va oltre il necessario.Può una lama produrre scintille strofinata contro un muro? L'acciaio di Toledo fa questo ed altro, mentre tutti i colpi sparati (con armi che non esauriscono mai le munizioni) come si vede in certe pellicole molto apprezzate non producono gli enormi scintillamenti che tanto avvincono.Gli amanti dell'azione sappiano che pare che per la scene di scherma siano state usate armi vere (tranne che per le uccisioni, ovviamente), quindi un qualche merito al bistrattato Loverso dobbiamo concederglielo.
In conclusione: un buon film da rivalutare , di sicuro non da buttare via tout-court.
Salutoni
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tonisartini
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domenica 27 febbraio 2011
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ottimo film, ben narrato e recitato...
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Un ottimo film,ben narrato e recitato,che racconta in modo credibile, anche se con qualche forzatura,un periodo della Spagna in declino,con ottime ambientazioni e costumi e una quasi sempre splendida fotografia.La parte finale non è ben riuscita. Diversamente da altri più competenti esegeti, non mi sono annoiato affatto.
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fierror
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domenica 4 marzo 2012
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ottimo
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Veramente avvincente e raramente lo dico,costumi e sceneggiature OTTIMI,nonostante la durata del film mai mi sono annoiato.
Le vicende sono complesse piene di intrallazzi e tradimenti,sage guerresche e amorose tutto condito con c'è veramente tutto in questo film lo consiglio vivamente.
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tancredi pascucci bis
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martedì 10 luglio 2007
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basta rompere.
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Se ne sono dette tante di fesserie su questo povero film. Che è un film di cappa e spada, come se bastasse vedere una spada e due baffoni a manubrio per poter concludere una simile fesseria. Che i personaggi sono scialbi: altra fesseria, questo vale solo per il personaggio ridoppiato malissimo da Enrico lo Verso, è stato rovinato un personaggio importante, per carità, ma gli altri personaggi sono eccellenti, ben caratterizzati e interpretati.
Si è detto che l'eroe non ha valori. Questa è proprio bella! Primo, l'eroe dei valori ce li ha, è un uomo onorevole e corretto, anche troppo per sua sfortuna. Secondo, anche se fosse vero che non ha valori, va detto che anni e anni passati a combattere guerre, a vedere massacri e uccisioni possono far diventare cinico chiunque.
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Se ne sono dette tante di fesserie su questo povero film. Che è un film di cappa e spada, come se bastasse vedere una spada e due baffoni a manubrio per poter concludere una simile fesseria. Che i personaggi sono scialbi: altra fesseria, questo vale solo per il personaggio ridoppiato malissimo da Enrico lo Verso, è stato rovinato un personaggio importante, per carità, ma gli altri personaggi sono eccellenti, ben caratterizzati e interpretati.
Si è detto che l'eroe non ha valori. Questa è proprio bella! Primo, l'eroe dei valori ce li ha, è un uomo onorevole e corretto, anche troppo per sua sfortuna. Secondo, anche se fosse vero che non ha valori, va detto che anni e anni passati a combattere guerre, a vedere massacri e uccisioni possono far diventare cinico chiunque. Terzo, un film non deve essere bello per le qualità morali del protagonista, ma nella sua globalità (e oltretutto i personaggi negativi sarebbero quelli più interessanti, se non fossero ridoppiati da attori come Enrico Lo Verso!). Chi ha fatto un ragionamento simile non è molto diverso dalle tredicenni deficenti che guardano un film perchè c'è l'attore dei loro sogni.
Chi ha creato questo film si è trovato di fronte a un compito enormemente difficile. Concentrare le vicende di una raccolta di libri all'interno di un unico film. Purtroppo ne è emerso un prodotto a volte troppo dispersivo nelle vicende, con dei fatti raccontati in una maniera disordinata e con degli spunti che potevano essere meglio sfruttati, ma pur essendo a tratti lento nonchè melodrammatico rimane sempre un buon film. Un altro punto difficile è stato quello di coniugare la precisione storica con la capacità di attrarre il pubblico. Il tutto, disponendo di un budget non paragonabile agli standard di hollywood. Per me questo obbiettivo è stato raggiunto. Purtroppo, vedendo i risultati del botteghino e le critiche credo di essere uno dei pochi che la pensa così. Il film, nel tentativo di raggiungere un equilibrio aureo fra spettacolarità e realismo, si ritrova a non essere nè carne nè pesce per molti. Da una parte ci sono quelli che lo criticano perchè non è abbastanza spettacolare, perchè, da veri ignoranti, non hanno idea di com'era la guerra del '600 e si aspettavano delle battaglie in stile signore degli anelli.
Poi ci sono quelli che, con una cultura di terza mano, si mettono a polemizzare contro il realismo del film perchè credono che essere così intransigenti in campo di gusti equivalga a essere intelligenti. Il film mostra la guerra dell'epoca com'era, non necessariamente spettacolare, non necessariamente eroica e non completamente incentrata sulle grandi battaglie in campo aperto, dato che quest'ultime occpano una parte minoritaria nelle manovre belliche. Per concludere, consiglio a tutti quelli che hanno mosso questo genere di critiche di andarsi a vedere un bel film dei Fratelli Vanzina, di Muccino o con Jonny Depp, perchè come si è già detto, sono buoni per staccare il cervello, anche se da acceso non è che facesse faville.
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