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osteriacinematografo
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lunedì 13 febbraio 2012
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il perfetto congegno dell'orologiaia bier
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Il film inizia con una dolce immersione nel caos, nel calore e nel colore indiani. Segue l’abbraccio toccante e perfettamente aderente fra un uomo europeo e un bimbo del luogo. L’uomo è Jacob, un danese costretto, suo malgrado, a rientrare nella terra natia per reperire fondi utili alla sopravvivenza dell’orfanotrofio in cui quel bimbo e tanti altri hanno trovato una casa.
E così lo stacco fra la miseria d’India e il verdeggiante sfarzo danese è prepotente.
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Il film inizia con una dolce immersione nel caos, nel calore e nel colore indiani. Segue l’abbraccio toccante e perfettamente aderente fra un uomo europeo e un bimbo del luogo. L’uomo è Jacob, un danese costretto, suo malgrado, a rientrare nella terra natia per reperire fondi utili alla sopravvivenza dell’orfanotrofio in cui quel bimbo e tanti altri hanno trovato una casa.
E così lo stacco fra la miseria d’India e il verdeggiante sfarzo danese è prepotente. Susanne Bier trasferisce la scena e l’azione attraverso l’ottica spaesata del protagonista, che immediatamente viene calato in un alloggio modernissimo, zeppo di accessori inutili, simboli istantanei del contrasto con la semplicità della sua vita quotidiana in Asia.
Jacob incontra un ricco magnate che pare più interessato al bicchiere che al progetto che gli viene sottoposto; Jorgen offre però un o spiraglio a Jacob, invitandolo al matrimonio della figlia.
Le nozze rappresentano il punto di svolta in cui si avvia la storia che è dentro la storia, e il film, che pare il congegno sottile e ben calibrato di un sommo orologiaio, si spoglia per gradi della propria struttura in un crescendo di tensioni emotive e rivelazioni sconcertanti. Jacob riconosce dapprima la compagna di un tempo nella moglie di Jorgen , Helene, con cui ebbe un’intensa e travagliata storia d’amore; successivamente, in modo brusco e crudele, coglierà dalle parole della sposa una verità sconvolgente: Anna –questo il suo nome- è sua figlia, una ragazza poco più che ventenne di cui il padre ignorava l’esistenza.
La Bier si sofferma sui dettagli, esita con l’esitare degli attori in scena, indugiando sulle minime incrinature espressive dei loro volti; il terremoto emotivo sconvolge un’intera famiglia, e l’analisi psicologica della regista danese è così attenta da incrociare ogni sguardo, ogni tentennamento, ogni debolezza dei personaggi coinvolti.
I primi piani su Jacob si infittiscono e trasmettono il dolore e l’inquietudine dell’uomo; è una fase di passaggio in cui Jacob cambia pelle e concede una possibilità alla luce nuova che filtra dagli spiragli di un passato dimenticato, la luce del frutto di un amore finito male. L’uomo mette tutto in discussione, compreso il ritorno in India; tenta un arduo e balbettante approccio con la figlia, e si riavvicina ad Helene, quasi spinto dal marito di lei.
Ed ora è proprio Jorgen a conquistare il centro del palco: con sfuggente improvvisazione l’uomo propone a Jacob di gestire in società con Anna un fondo multimilionario, a patto di rimanere in terra danese; Helene s’interroga e indaga sugli strani atteggiamenti del marito, e dalle profondità di un nuovo strato narrativo emerge l’ennesima verità, una verità terribile, che muove Jorgen e il film intero, scoprendo il lato tenero del burbero imprenditore e il suo ruolo centrale e assestante all’interno della famiglia.
Prima che il film termini dov’era iniziato, la mano grande e sicura di Jacob accoglie e contiene quella piccina di uno dei figli di Jorgen, esaudendo in un gesto di cura e protezione la fiducia che in quella mano era riposta.
“Dopo il matrimonio” è un’opera che si percorre in precario equilibrio lungo la corda tesa di un violino perfettamente accordato; è un dramma intensissimo, diretto con cura e raffinatezza estreme, sostenuto da una sceneggiatura solida e mai banale, da fogge architettoniche armoniose, e da un gruppo di attori di grande talento: in particolare, Mads Mikkelsen interpreta Jacob con delicatezza e struggente sensibilità, assecondando ogni vibrazione di un personaggio fragile ed esposto come un nervo scoperto alle vicende che ne stravolgono la vita.
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picchiri
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mercoledì 1 febbraio 2012
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...da vedere e da amare!!!
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Un film visto, quasi per caso, in tv...mai sentito nominare, ma per fortuna non me lo sono perso!!! La trama si sviluppa piano piano come una ragnatela...dove gli eventi vanno ad occupare, senza fatica, il loro posto come tasselli precisi di un'opera notevole!
Una regia accurata, attenta ai minimi particolari, agli sguardi, ai silenzi...tutto perfetto,niente di più, niente di meno del necessario per dar forma a un capolavoro!!!
Un film che ti fa amare il cinema e ti rendi conto che è una delle tante sfaccettature dell'espressione artistica!!! Una dichiarazione d'amore tra le più belle sentite in un film!
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paride86
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venerdì 27 agosto 2010
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molto bello
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Intenso e misterioso melodramma nordico che tratta l'ìimportanza della famiglia e dei sentimenti. Mi è piaciuta molto la riflessione sulla beneficenza e le missioni: il film si interroga su quale sia la vera generosità e quale, invece, la fuga dalla realtà.
Veramente bello.
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valmont
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martedì 17 giugno 2008
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capolavoro assoluto
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Non trovo le parole per descrivere la bellezza di questo film. Vorrei inginocchiarmi innanzi alla grandezza della regista e accenderle un cero. Emozioni a non finire per un film che sorprende dall'inizio alla fine. Che Dio ci faccia la grazia e permetta prima o poi anche ai nostri registi di avvicinarsi alla bravura della regista danese. Da vedere con venerazione dall'inizio alla fine.
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pinolando
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domenica 27 aprile 2008
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troppa enfasi, quasi un fumetto.
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Troppo pesante, troppa enfasi, troppo controllo, troppe lacrime, troppo tutto, troppo nordico...; quando al nord si mettono a fare certi film dimenticano la doverosa levità che pur sempre ci deve essere in un dramma; si esprimano in modo troppo cerebrale; sono assolutamente privi di spontaneità.
E così rischiano di ridurre il dramma ad un prevedibile tedioso fumetto.
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sisto
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lunedì 3 dicembre 2007
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ottimo
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CLASSICO MELODRAMMA BEN RECITATO
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nicolò conte
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domenica 25 novembre 2007
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si calca troppo la mano sul "melodramma", però...
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Pur non raggiungendo il livello di "Non desiderare la donna d'altri", la Blier si conferma ottima regista. La storia ha pathos e le riprese a mano nevrotiche e curatissime nel montaggio danno luogo a uno stile affascinante. Un unico appunto: si calca troppo la mano sul "melodramma"; il tradimento subito dopo il matrimonio e i piagnistei derivanti mi sembrano un po' fuori dalla storia e fini a se stessi. Comunque, un film triste e bello, recitato benissimo, assolutamente da non perdere.
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bit zuc
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martedì 28 agosto 2007
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intrigante sin dal primo minuto ..
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dopo il film sono rimasto a pensare .. una sigaretta in mano, la luna sopra di me .. non facevo altro che guardarla ..
un film che riesce a toccarti nel profondo, drammatico come sa esserlo solo la vita .
buona la colonna sonora .
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lunacatia
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mercoledì 8 agosto 2007
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gli occhi del passato e del presente
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ERO ENTRATA AL CINEMA CON CURIOSITA' E UN PIZZICO DI DIFFIDENZA MI DICEVO IL CINEMA DANESE MA...., SONO USCITA CONTENTA PERCHE' HO VISTO UN BEL FILM.
JACOB SI LASCIA VIVERE IN INDIA NON SI SA
SE FELICEMENTE CON UNO SCOPO, AIUTARE I BAMBINI O SE SEMPLICEMENTE PER RIEMPIRE LA SOLITUDINE DOVUTA A UNA CERTA GIOVENTU' SPERICOLATA.I SUOI OCCHI SONO CMQ SPENTI, GLI EVENTI LO TRAVALGONO O PER MEGLIO DIRE JORGHEN IL COPROTAGONISTA SUO CONTRALTARE, UNO UOMO CHE HA DECISO IL SUO DESTINO E TENTA A QUANTO PARE RIUSCENDOCI DI CAMBIARE ANCHE LA SUA MORTE (OCCHI DECISI INQUISITORI QUASI PAUROSI)
QUESTI DUE PERSONAGGI E IL LORO CONTORNO DI FIGLI VERI ED ADOTTATI.
DI MOGLI INNAMORATE E DI GENERI CACCIATORI DI DOTE FANNO SI CHE QUESTO FILM VALGA LA PENA DI ESSERE VISTO
PS.
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ERO ENTRATA AL CINEMA CON CURIOSITA' E UN PIZZICO DI DIFFIDENZA MI DICEVO IL CINEMA DANESE MA...., SONO USCITA CONTENTA PERCHE' HO VISTO UN BEL FILM.
JACOB SI LASCIA VIVERE IN INDIA NON SI SA
SE FELICEMENTE CON UNO SCOPO, AIUTARE I BAMBINI O SE SEMPLICEMENTE PER RIEMPIRE LA SOLITUDINE DOVUTA A UNA CERTA GIOVENTU' SPERICOLATA.I SUOI OCCHI SONO CMQ SPENTI, GLI EVENTI LO TRAVALGONO O PER MEGLIO DIRE JORGHEN IL COPROTAGONISTA SUO CONTRALTARE, UNO UOMO CHE HA DECISO IL SUO DESTINO E TENTA A QUANTO PARE RIUSCENDOCI DI CAMBIARE ANCHE LA SUA MORTE (OCCHI DECISI INQUISITORI QUASI PAUROSI)
QUESTI DUE PERSONAGGI E IL LORO CONTORNO DI FIGLI VERI ED ADOTTATI.
DI MOGLI INNAMORATE E DI GENERI CACCIATORI DI DOTE FANNO SI CHE QUESTO FILM VALGA LA PENA DI ESSERE VISTO
PS. UNA MENZIONE PARTICOLARE PER LE INQUATRATURE DEGLI OCCHI DI TUTTI I PERSONAGGI COMPRESI GLI ANIMALI IMBALSAMATI APPESI ALLE PARETI, SONO VERAMENTE LO SPECCHIO DELL'ANIMA.
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miriam
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mercoledì 1 agosto 2007
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ghiaccio bollente
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Senz’altro il titolo migliore dopo “Breakfast on Pluto”che io considero geniale per più di una ragione. Ancora una volta la prospettiva “nordica”,per alcuni fredda,glaciale quasi,si rivela la più adatta per mettere a fuoco con “oggettività” stati d’animo che da noi sarebbero stati ridotti a farsa. Dopo un’apertura quasi manichea entrano in scena i personaggi con ruoli netti sulla carta ma con sfumature che si giustificano man mano che la trama prosegue,fino al colpo di scena finale che spiegherà anche l’inizio:l’indecisione del convocato ad accettare la proposta del ricco imprenditore a recarsi in patria e l’accoglienza del burbero mecenate che sembra studiarlo fin dalle prime battute. In mezzo a loro una donna,che in una chiesa gremita di bei bambini paffuti cambia colore e ad un certo punto,dopo lo smarrimento dovuto ad un passato di gran dolore (come si evince chiaramente) ammette di fronte ad una figlia che già sapeva di non esserlo biologicamente di aver voluto dimenticare.
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Senz’altro il titolo migliore dopo “Breakfast on Pluto”che io considero geniale per più di una ragione. Ancora una volta la prospettiva “nordica”,per alcuni fredda,glaciale quasi,si rivela la più adatta per mettere a fuoco con “oggettività” stati d’animo che da noi sarebbero stati ridotti a farsa. Dopo un’apertura quasi manichea entrano in scena i personaggi con ruoli netti sulla carta ma con sfumature che si giustificano man mano che la trama prosegue,fino al colpo di scena finale che spiegherà anche l’inizio:l’indecisione del convocato ad accettare la proposta del ricco imprenditore a recarsi in patria e l’accoglienza del burbero mecenate che sembra studiarlo fin dalle prime battute. In mezzo a loro una donna,che in una chiesa gremita di bei bambini paffuti cambia colore e ad un certo punto,dopo lo smarrimento dovuto ad un passato di gran dolore (come si evince chiaramente) ammette di fronte ad una figlia che già sapeva di non esserlo biologicamente di aver voluto dimenticare. La trama si chiude con una sostituzione simbolica che poi sarà sottolineata dalla scelta di cambiare definitivamente vita ritornando “al passato” come un secondo giro di boa. Il modo di procedere è per immagini o per meglio dire espressioni e particolari:primi piani che svelano stati d’animo e sentimenti e particolari che hanno lo stesso significato. I dialoghi vi si fondono esplicitandoli,resi da un doppiaggio magnifico. Un solo appunto alla recensione di ingresso:l’apripista di questo titolo ha parlato di film “paradossale”. Non è vero,sarebbe stato più giusto dire “eccezionale”,in ogni senso.
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