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dragonia
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lunedì 14 novembre 2011
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sono sempre i migliori ad andarsene per primi
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A fine visione non ci ho messo molto a capire quale sensazione provavo, ciòè il disappunto, per usare un eufemismo. Disappunto nel notare che il Bond leggendario, quello a cui ero abituato fin da quando ero bambino, il Bond di Connery, Moore, Brosnan, Dalton e Lazenby non esisteva più; disappunto nel vedere tanta inutile violenza e spargimenti di sangue da far invidiare film come Underworld (la tortura di Bond con la frusta è davvero il clou!); disappunto nel constatare quanto questo Casino Royale sprizzasse insopportabile arroganza da ogni fotogramma, manco fosse il Kolossal del secolo; disappunto nel vedere il marmoreo e scimmiesco Daniel Craig, novello Schwarzenegger (anche se con la mascella meno squadrata) interpretare il leggendario personaggio di 007, quando chiunque lo vedrebbe nei panni del russo per quei suoi capelli biondi e gli occhi azzurri; disappunto nel vedermi spiattellate davanti situazioni una più improbabile dell'altra in un contesto tutto sommato realistico (Bond che riesce a star dietro al corridore di parkour, il potentissimo boss che si abbassa ad uccidere il suo banchiere Le Chiffre di persona, la convalescenza di 007 che somiglia a una fiction di Canale 5.
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A fine visione non ci ho messo molto a capire quale sensazione provavo, ciòè il disappunto, per usare un eufemismo. Disappunto nel notare che il Bond leggendario, quello a cui ero abituato fin da quando ero bambino, il Bond di Connery, Moore, Brosnan, Dalton e Lazenby non esisteva più; disappunto nel vedere tanta inutile violenza e spargimenti di sangue da far invidiare film come Underworld (la tortura di Bond con la frusta è davvero il clou!); disappunto nel constatare quanto questo Casino Royale sprizzasse insopportabile arroganza da ogni fotogramma, manco fosse il Kolossal del secolo; disappunto nel vedere il marmoreo e scimmiesco Daniel Craig, novello Schwarzenegger (anche se con la mascella meno squadrata) interpretare il leggendario personaggio di 007, quando chiunque lo vedrebbe nei panni del russo per quei suoi capelli biondi e gli occhi azzurri; disappunto nel vedermi spiattellate davanti situazioni una più improbabile dell'altra in un contesto tutto sommato realistico (Bond che riesce a star dietro al corridore di parkour, il potentissimo boss che si abbassa ad uccidere il suo banchiere Le Chiffre di persona, la convalescenza di 007 che somiglia a una fiction di Canale 5...). Tanto erano diversi i tempi della Aston Martin, tanto erano diversi i tempi del vodka martini rigorosamente agitato non mescolato, tanto diversi erano i tempi delle battute ad effetto, dei sorrisi sornioni, dei gadget elettrizzanti e dei cattivi memorabili, in confronto ai quali Le Chiffre è solo un idiota che perde una partita di poker (tra l'altro anche truccata! Pensa che genio!!). Poi abbiamo un'inutile Eva Green, il cui unico compito in tutto il film è quello di consegnare la valigia ai cattivi e farsi annegare, mentre Giancarlo Giannini passa di lì per caso.
E il regista Martin Campbell, che aveva firmato il Bond più fumettistico di Brosnan (Goldeneye), riduce il tutto a un film in cui ci sarebbero stati benissimo anche John Travolta o Bruce Willis.
Come al solito, sono sempre i migliori ad andarsene per primi, e nel caso specifico, non credo proprio che ciò che era prima tornerà mai, a meno che non capiti qualche miracolo ad illuminare il cervello dei produttori Wilson e Broccoli...Che tristezza!
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pisciulino
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venerdì 21 ottobre 2011
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e' il bond di sempre
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Dal primo romanzo di Ian Fleming un film che si inserisce nel ramo del Bond roccioso, duro ma splendente come un diamante che era stato sublimato a suo tempo da Guy Hamilton con Goldfinger e Diamonds are forever, cui ben si attaglia il fascino gelido del protagonista. Martin Campbell supera il pur ottimo Goldeneye con Brosnan nell'ennesima rediviva della serie, fonte di spettacolo mondiale e spesso senza tempo. Come già avvenuto in passato, Bond attinge all'inesauribile miniera originaria, dopo aver "saccheggiato" tutto lo spettacolo contemporaneo possibile, e come sempre la violenza, temprata da una vena ironica e l'erotismo stanno attenti a rimanere nei limiti dello spettacolo per tutti.
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Dal primo romanzo di Ian Fleming un film che si inserisce nel ramo del Bond roccioso, duro ma splendente come un diamante che era stato sublimato a suo tempo da Guy Hamilton con Goldfinger e Diamonds are forever, cui ben si attaglia il fascino gelido del protagonista. Martin Campbell supera il pur ottimo Goldeneye con Brosnan nell'ennesima rediviva della serie, fonte di spettacolo mondiale e spesso senza tempo. Come già avvenuto in passato, Bond attinge all'inesauribile miniera originaria, dopo aver "saccheggiato" tutto lo spettacolo contemporaneo possibile, e come sempre la violenza, temprata da una vena ironica e l'erotismo stanno attenti a rimanere nei limiti dello spettacolo per tutti. La rozzezza del protagonista rappresenta quella ideologica della serie, che è sempre stata schematica, ma non è questo che conta. Bond appartiene a quel cinema (e a quella letteratura) che chiede di essere giudicata come evasione e spettacolo, anche se rivelatore di quanto sia insieme affascinante e terribile il mondo.
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tiamaster
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venerdì 7 ottobre 2011
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un buon bond,ma che non eccelle!!
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il grande ritorno di bond,questa volta interpretato da daniel craig.il film seppur non pessimo cade in un errore,a mio parere,abbastanza grave:il mitico 007 viene ridotto a un die hard,a un episodio della saga di bourne ecc.bond,nei primi episodi,era più di questo,era un vero capolavoro e questa pellicola seppur sicuramente buona non dà a james bond un degno ritorno,si poteva fare di più,anche nei confronti degli appassionati che magari al celebre agente segreto ci tengono,un film buono ma che non eccelle!!
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dragonia
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giovedì 23 giugno 2011
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ma che remake!!!
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Ma quale remake, che questa è la prima volta in assoluto che fanno il film tratto da Casino Royale, a parte l'episodio di Climax.
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solversrf
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lunedì 25 aprile 2011
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capolavoro
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Non c'è dubbio questo Bond è il miglior di sempre...
tutte le riprese mozzafiato l'azione la suspance
della partitina a carte... vedetelo perchè è un must.
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camillo
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mercoledì 6 aprile 2011
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un nuovo bond,ma con stile!
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James Bond ritorna nelle sale cinematografiche,ma questa volta siamo in presenza di un reboot.Infatti James si è appena guadagnato la licenza di uccidere(quindi il doppio zero)e sta investigando su Le Chieffre,un uomo senza scrupoli che gestisce il capitale di tutti i terroristi del mondo.L'obiettivo è di indagare su di lui e di catturarlo.Investigazioni,scene d'azione pura e momenti che lasciano col fiato sospeso sono gli elementi migliori di questo film.James Bond ha inoltre un nuovo volto,si tratta di Daniel Craig,attore professionista(ovviamente)e con lineamenti da vero duro.C'è da sottolineare e da soffermarsi sulla nuova personalità di Bond.In Casino Royale abbiamo un James Bond più decisivo e sicuro delle sue azioni,lo vedremo uccidere a sangue freddo,dimostrare una certa serietà,ma anche uno spiccato senso dell'umorismo per non parlare del fatto che rimane (come sempre) un Play Boy.
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James Bond ritorna nelle sale cinematografiche,ma questa volta siamo in presenza di un reboot.Infatti James si è appena guadagnato la licenza di uccidere(quindi il doppio zero)e sta investigando su Le Chieffre,un uomo senza scrupoli che gestisce il capitale di tutti i terroristi del mondo.L'obiettivo è di indagare su di lui e di catturarlo.Investigazioni,scene d'azione pura e momenti che lasciano col fiato sospeso sono gli elementi migliori di questo film.James Bond ha inoltre un nuovo volto,si tratta di Daniel Craig,attore professionista(ovviamente)e con lineamenti da vero duro.C'è da sottolineare e da soffermarsi sulla nuova personalità di Bond.In Casino Royale abbiamo un James Bond più decisivo e sicuro delle sue azioni,lo vedremo uccidere a sangue freddo,dimostrare una certa serietà,ma anche uno spiccato senso dell'umorismo per non parlare del fatto che rimane (come sempre) un Play Boy.Insomma oltre ad una trama più fresca ed innovativa (nonchè efficace) notiamo che anche il personaggio principale è stato rimodernato(per troppo tempo era rimasto allo stile anni 60).Insomma grazie alla trama,alle ottime recitazioni dei personaggi,dell'impatto del "nuovo"protagonista e ad una regia di prim'ordine,siamo in presenza di un capolavoro nel suo genere.
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stefano burini
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venerdì 7 gennaio 2011
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007 in versione "die hard"
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Il 21esimo capitolo della serie più longeva della storia del cinema presenta vari motivi di interesse. In primo luogo il fatto di costituire una sorta di “anno zero” per l’agente speciale più famoso del mondo: “Casino Royale” è basato sul primo, omonimo, romanzo scritto da Ian Fleming e ci narra la genesi del Bond che conosciamo, il modo in cui si è guadagnato la licenza di uccidere (con un fascinoso prologo in bianco e nero) e la sua prima vera missione da agente “doppio zero”. Il secondo motivo di interesse è dato dal cambio di protagonista: ad un Pierce Brosnan più posato e, forse, fisiologicamente più vicino allo stereotipo dell’agente inglese, il roccioso Daniel Craig contrappone uno 007 altrettanto ironico ma decisamente più votato all’azione e soprattutto un Bond che lascia intravedere le proprie caratteristiche storiche (fascino, che a Craig certo non manca, abilità, testardaggine e strafottenza), tuttavia ponendo l’accento sull’inevitabile inesperienza che lo rende più vulnerabile e, perché no?, più simpatico.
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Il 21esimo capitolo della serie più longeva della storia del cinema presenta vari motivi di interesse. In primo luogo il fatto di costituire una sorta di “anno zero” per l’agente speciale più famoso del mondo: “Casino Royale” è basato sul primo, omonimo, romanzo scritto da Ian Fleming e ci narra la genesi del Bond che conosciamo, il modo in cui si è guadagnato la licenza di uccidere (con un fascinoso prologo in bianco e nero) e la sua prima vera missione da agente “doppio zero”. Il secondo motivo di interesse è dato dal cambio di protagonista: ad un Pierce Brosnan più posato e, forse, fisiologicamente più vicino allo stereotipo dell’agente inglese, il roccioso Daniel Craig contrappone uno 007 altrettanto ironico ma decisamente più votato all’azione e soprattutto un Bond che lascia intravedere le proprie caratteristiche storiche (fascino, che a Craig certo non manca, abilità, testardaggine e strafottenza), tuttavia ponendo l’accento sull’inevitabile inesperienza che lo rende più vulnerabile e, perché no?, più simpatico.
Per il resto il film aggiorna in maniera tangibile lo stilema classico della serie proponendoci un Bond in lotta contro il terrorismo internazionale anziché con il solito, anacronistico, vilain conquista-mondo e facendo largo ricorso a cellulari, computer, gps e mille altre diavolerie elettroniche. La trama si snoda tra Londra, Miami, Bahamas, Venezia e il Montenegro e le numerose sequenze d’azione sono senza dubbio le più mirabolanti dell’intera serie (lodevole il massiccio utilizzo di effetti speciali “analogici” e di stuntman in luogo dei soliti effetti digitali), peccato per qualche “buchetto” nella sceneggiatura che penalizza, a tratti, la comprensione di alcuni passaggi.
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jayan
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giovedì 28 ottobre 2010
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ha rovinato james bond
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Un film mediocre, basato principalmente sugli effetti speciali, sugli inseguimenti - che dire, realizzati bene - e su tutto ciò che non appartiene al mondo del mito James Bond. Manca la classe di 007, il suo charm, finora interpretato bene, oltre che da Sean Connery, che l'ha iniziato e lanciato, anche da Michael Moore, che ne ha continuato egregiamente le tracce. Ma questo glaciale e inespressivo Daniel Craig e il regista Martin Campbell hanno davvero rovinato James Bond! Troppo violento, troppa azione, molto, eccessivamente inverosimile. Per chi, come me ha visto a cinema i primi film di Bond, e li ha amati quasi tutti, vedere questo film è stata una delusione tremenda.
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Un film mediocre, basato principalmente sugli effetti speciali, sugli inseguimenti - che dire, realizzati bene - e su tutto ciò che non appartiene al mondo del mito James Bond. Manca la classe di 007, il suo charm, finora interpretato bene, oltre che da Sean Connery, che l'ha iniziato e lanciato, anche da Michael Moore, che ne ha continuato egregiamente le tracce. Ma questo glaciale e inespressivo Daniel Craig e il regista Martin Campbell hanno davvero rovinato James Bond! Troppo violento, troppa azione, molto, eccessivamente inverosimile. Per chi, come me ha visto a cinema i primi film di Bond, e li ha amati quasi tutti, vedere questo film è stata una delusione tremenda. Non si può cambiare un mito. Che lo si chiami in altro modo! Il film, di per sé, non è da buttar via, ma non è James Bond! Infine, nelle scene del gioco, dove gli interpreti precedenti di Bond avrebbero trionfato, lui va via, non sa recitare la parte di Bond, altre parti si, non metto in dubbio le sue doti di attore, ma non quella di 007. Per favore, il prossimo 007 sceglietelo con cura! Stavolta non potevo dare più di due stelle.
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tony montana
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venerdì 22 ottobre 2010
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007 torna alla grande
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Qualcosa è cambiato, finalmente. Dopo 40 anni, 20 film e 5 attori, la serie e il mito di James Bond stavano appannandosi, a causa di film apprezzabili solo dai fan, nei quali mancavano consistenti tracce di sceneggiatura o regia (comunque, l’intrattenimento era assicurato). Era perciò arrivato il momento di una svolta, puntualmente e fortunatamente giunta: Casino Royale è uno dei migliori Bond di sempre (per chi scrive è secondo solo al mitico Goldfinger ) , ed i fattori ed i meriti di questa riuscita sono molteplici. La storia, tratta dal primo romanzo bondiano di Ian Fleming (già portato sullo schermo, in forma di parodia, nel 1967), è uno di questi.
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Qualcosa è cambiato, finalmente. Dopo 40 anni, 20 film e 5 attori, la serie e il mito di James Bond stavano appannandosi, a causa di film apprezzabili solo dai fan, nei quali mancavano consistenti tracce di sceneggiatura o regia (comunque, l’intrattenimento era assicurato). Era perciò arrivato il momento di una svolta, puntualmente e fortunatamente giunta: Casino Royale è uno dei migliori Bond di sempre (per chi scrive è secondo solo al mitico Goldfinger ) , ed i fattori ed i meriti di questa riuscita sono molteplici. La storia, tratta dal primo romanzo bondiano di Ian Fleming (già portato sullo schermo, in forma di parodia, nel 1967), è uno di questi.
Un film trascinante, emozionante, adrenalinico, che annuncia la sua qualità fin dal magnifico prologo in bianco e nero, in cui si racconta l’acquisizione della licenza di uccidere, e che prosegue lungo i 145 minuti mantenendo la suspense sempre alta e cercando di essere qualcosa di più della semplice compilation di scene d’azione (peraltro, fantastiche). Il punto è che finalmente, a 11 anni di distanza da Goldeneye, un film di Bond è di nuovo scritto e diretto, pensato – nel senso migliore del termine – con un racconto che sia appassionante e credibile, personaggi che non siano manichini unidimensionali e dicendo, nei limiti del prodotto, qualcosa che vada al di là dell’avventura pura e semplice. La sceneggiatura, scritta dai consueti Neal Purvis e Robert Wade, con l’aiuto del premio Oscar Paul Haggis ( Million Dollar Baby ) , è evidentemente una delle migliori della serie, così ricca d’avventura e misteri mozzafiato ma capace soprattutto di farci entrare nel mondo intimo di uno dei miti più celebrati del XX secolo, di raccontarne l’evoluzione ed il carattere, tratteggiando un personaggio a tutto tondo che sembra lontano dallo charme ironico e a tratti farsesco dei precedenti (esclusi gli sfortunati Timothy Dalton e George Lazenby): 007 non vuole più navigare ai confini – spesso superati – del fumetto, ma agire in un mondo duro, violento, cinico e disperato (mai la violenza è stata più esplicita in un Bond) che è quello dei migliori thriller, se non della realtà. E in questo, l’uso dei dialoghi e dei personaggi, a partire da Vesper, chiave dell’intera saga ed unicum nel panorama femminile bondiano, o dal cattivo senza un occhio, che piange sangue e deve un mucchio di soldi ai signori della guerra, è perfetto. A dare coerenza e spessore allo script, che comunque non fa mai mancare la dose di divertimento ed azione ed una certa abilità strutturale, ci pensa la regia di Martin Campbell, artigiano di notevole competenza tecnica che alle prese con Bond da sempre il meglio di sé (sua la regia del già citato Goldeneye): oltre alla straordinaria abilità nel costruire scene d’azione strabilianti (dalla corsa in Uganda al camion in aeroporto fino al mirabolante finale veneziano) e la capacità di gestire sapientemente la suspense (mirabile il modo in cui usa una lunga partita di poker come centro dell’intreccio: in tempi di computer grafica, non è male), riesce anche a far vivere e respirare i personaggi, a infondere un senso di emozione vera che di solito manca nei film di Bond. Esemplare, in questo senso, la scena dell’abbraccio sotto la doccia tra James ed una sconvolta Vesper, risolta con un carrello avanti e indietro, mai vista, per intensità e tenerezza, in un film della serie. A coronare il tutto, quello che era il dubbio maggiore dell’impresa: Daniel Craig è semplicemente perfetto, fisicamente, per carisma, per mascolino fascino e per la bravura dell’interprete ben supportato dalla favolosa Eva Green (i loro dialoghi sono manuali di chimica cinematografica), dall’intenso Mads Mikkelsen e da un ben composto cast di comprimari. Dopo un film del genere sembra impossibile tornare indietro.
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