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federico barche
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venerdì 3 novembre 2006
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incomunicabilità sul pianeta terra
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Babel. Benvenuti nel frullatore di Iñarritu. Il golden boy della nouvelle vague della cinematografia mondiale (alla pari con Paul Thomas Anderson, sia chiaro…) ci offre la sua personale Babele contemporanea. La storia è nota: si parla delle vicende dei personaggi di quattro nazioni lontane fra loro (Stati Uniti, Messico, Marocco e Giappone) che, causa un colpo di fucile partito dalle mani di due ragazzini in un paese sperduto del Marocco, vengono a intrecciarsi fra di loro. Ma il buon Alejandro vuole tenerci in sala due ore e trentacinque minuti per parlarci della storia di un fucile? No di certo. Il regista parla di incomunicabilità, ecco il tema. L’incomunicabilità fra il cacciatore giapponese e sua figlia, quella fra Brad Pitt e le autorità marocchine, l’incomunicabilità fra la tata messicana, il nipote (un Gael Garcia Bernal barbuto e “messicano” come non mai) e le autorità doganali americane, quella fra Brad Pitt e i compagni di viaggio.
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Babel. Benvenuti nel frullatore di Iñarritu. Il golden boy della nouvelle vague della cinematografia mondiale (alla pari con Paul Thomas Anderson, sia chiaro…) ci offre la sua personale Babele contemporanea. La storia è nota: si parla delle vicende dei personaggi di quattro nazioni lontane fra loro (Stati Uniti, Messico, Marocco e Giappone) che, causa un colpo di fucile partito dalle mani di due ragazzini in un paese sperduto del Marocco, vengono a intrecciarsi fra di loro. Ma il buon Alejandro vuole tenerci in sala due ore e trentacinque minuti per parlarci della storia di un fucile? No di certo. Il regista parla di incomunicabilità, ecco il tema. L’incomunicabilità fra il cacciatore giapponese e sua figlia, quella fra Brad Pitt e le autorità marocchine, l’incomunicabilità fra la tata messicana, il nipote (un Gael Garcia Bernal barbuto e “messicano” come non mai) e le autorità doganali americane, quella fra Brad Pitt e i compagni di viaggio. Più in generale l’incomunicabilità cui sembrano ormai costretti gli abitanti del pianeta Terra. E’ difficile vivere il mondo nel 2006, sembra dirci il regista di Amores Perros e 21 grammi, ma a un tratto, quando ormai non ce l’aspettiamo più, uno squarcio di sereno. E’ ancora possibile comunicare. Succede verso fine film quando la ragazzina giapponese (sordomuta, e quindi emblema delle difficoltà di comunicazione) riesce a porgere al giovane agente di polizia le sue impressioni su un pezzo di carta e sembra aprirsi con suo padre o quando vediamo Brad Pitt stabilire un bel legame con la guida marocchina. Questo è Babel. Ambizioso ma non pretenzioso, il film ci è sostanzialmente piaciuto. Le soluzioni visive e i movimenti della macchina da presa sono come sempre superbi e giustificano pienamente la Palma d’oro per la migliore regia a Cannes, la trama importante, i dialoghi scarni ma ce lo aspettiamo da un film che parla di difficoltà a comunicare con il prossimo. Evviva Alejandro quindi, ma noi continuiamo a pensare che il suo miglior film sia ancora il primo, quando il regista ancora non era sbarcato a Hollywood e girava a Mexico City lo splendido Amores Perros.
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turi catania
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domenica 29 ottobre 2006
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la libertà e la sicurezza in marocco e in messico
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Aattanagliati quotidianamente da un crescendo inaresstabile di frode e violenza, comunamente si pensa all'insostituibile opera svolta dalle forze dell'ordine, come ad un incacellabile debito che contraiamo con essi, vigli e solerti custodi della nostra sicurezza, anche a costo del più estremo sacrificio.
Innegabile che ciò sia vero, mo solo parzialmente:Alejandro Inarritu, ci rammenta, benefica terapia alle amnesie sugli irrinunziabili valori di garanzia sui quali è stato edificato lo stato di diritto contro gli abusi intollerabili dell'ancien regime, come gli apparati preposti alla sicurezza possono essere portatori di abusi e illegalità eguali, se non peggiori,a quelli di chi deliberatamente attenta ai nostri beni fondamentali:l'integrità fisica e la libertà|
Il film, al di là di alcuni luoghi comuni, che comunque attingono porzioni di verità (l'egoismo smodato dei compagni di corriera, la vacuità degli adolescenti nipponici e non, la miseria e l'incultura cui sono condannate masse crescenti di umanità dolorente nella lande messicane e marocchine) appare un disperato grido di allarme contro l'incomunicabilità cui sembrano essere condanati gli abitanti del pianeta.
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Aattanagliati quotidianamente da un crescendo inaresstabile di frode e violenza, comunamente si pensa all'insostituibile opera svolta dalle forze dell'ordine, come ad un incacellabile debito che contraiamo con essi, vigli e solerti custodi della nostra sicurezza, anche a costo del più estremo sacrificio.
Innegabile che ciò sia vero, mo solo parzialmente:Alejandro Inarritu, ci rammenta, benefica terapia alle amnesie sugli irrinunziabili valori di garanzia sui quali è stato edificato lo stato di diritto contro gli abusi intollerabili dell'ancien regime, come gli apparati preposti alla sicurezza possono essere portatori di abusi e illegalità eguali, se non peggiori,a quelli di chi deliberatamente attenta ai nostri beni fondamentali:l'integrità fisica e la libertà|
Il film, al di là di alcuni luoghi comuni, che comunque attingono porzioni di verità (l'egoismo smodato dei compagni di corriera, la vacuità degli adolescenti nipponici e non, la miseria e l'incultura cui sono condannate masse crescenti di umanità dolorente nella lande messicane e marocchine) appare un disperato grido di allarme contro l'incomunicabilità cui sembrano essere condanati gli abitanti del pianeta.Non solo:Inarritu sembra ammonirci sulla stessa astratta possibilità che un mondo segnato da cosi profonde diseguagliaze, così profondamente ingiuste, possa sopravvivere in eterno. Ci addita, infine illuminante le vicende nella città marocchina, come nell'amicizia fra i popoli, nella dignità degli esseri umani e nella loro infinita capacità di essere solidali risiede l'unica vera risorsa per rendere accettabile la vita, contro cui tramano comunque, sempre in agguato, la brutalità del caso e la stupidità degli esseri umani.
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martina
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giovedì 9 novembre 2006
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altalenante
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Un film altalenante come la mia opinione sul film.
Un film che alterna momenti di un'ottima regia, intensa ed originale, a momenti di troppa lentezza ed fermi eccessivi facendo durare il film forse un po' piu' del necessario.
L'argomento trattato è molto interessante, ma soprattutto il modo in cui il regista ha deciso di trattarlo, rappresentando un mondo globalizzato, che nonostante sia visto in 4 parti diverse (per localizzazione, per vita quotidiana) del mondo (america, marocco, giappone, messico) siano comunque contaminate l'una da l'altra.
Il mondo, una babele di diverse realta', diversi linguaggi, diverse abitudini e costumi, ma con una comunione, la solitudine, l'incomprensione, l'impotenza davanti alle istituzioni, la sensazione di far parte di una babele, appunto, piena di vite che contano (l'ambasciata americana che preferisce mandare un elicottero e bloccare l'ambulanza marocchina per garantire il meglio ai propri cittadini) e vite che di contro vengono spezzate per burocrazia o insensibilità al valore di una vita solo per il dubbio di aver a che fare con un terrorista (vedi il bambino marocchino).
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Un film altalenante come la mia opinione sul film.
Un film che alterna momenti di un'ottima regia, intensa ed originale, a momenti di troppa lentezza ed fermi eccessivi facendo durare il film forse un po' piu' del necessario.
L'argomento trattato è molto interessante, ma soprattutto il modo in cui il regista ha deciso di trattarlo, rappresentando un mondo globalizzato, che nonostante sia visto in 4 parti diverse (per localizzazione, per vita quotidiana) del mondo (america, marocco, giappone, messico) siano comunque contaminate l'una da l'altra.
Il mondo, una babele di diverse realta', diversi linguaggi, diverse abitudini e costumi, ma con una comunione, la solitudine, l'incomprensione, l'impotenza davanti alle istituzioni, la sensazione di far parte di una babele, appunto, piena di vite che contano (l'ambasciata americana che preferisce mandare un elicottero e bloccare l'ambulanza marocchina per garantire il meglio ai propri cittadini) e vite che di contro vengono spezzate per burocrazia o insensibilità al valore di una vita solo per il dubbio di aver a che fare con un terrorista (vedi il bambino marocchino).
Una babele dove "il lieto fine americano" per i due americani in Marocco, l'insensibilita' americana per "chi lavora illegalemte" e si e' stabilizzato da 16 anni in America, si fa' sentire se pur velatamente, come critica.
Un film che non lascia molto spazio ai dialoghi, che per buona parte del film sono, miratamente ed apprezzatamente tradotti con i sottotitoli.
L'attenzione è dedicata molto alle immagini, ai primi piani, agli occhi ed ai volti che ben rappresentano le 4 realta' mondiali, secondo me scelte in modo piu' che ottimo.
Il film ti mette nella visione incredula, impaurita, quasi incomprensibile del turista americano che all'interno del pulman, guarda, filtrato dal vetro del finestrino, una realtà diversa dalla sua. Così tu, spettatore hai la sensazione, realizzata, dell'incapacità di comprendere un mondo diverso dal tuo, non tanto per cultura od usanze, ma proprio di realta' di vita quotidiana.
Tu spettatore realizzi che la notizia di un errore di 2 bambini viene amplificata fino a poter creare un incidente diplomatico.
Anche la scelta, sapiente, del linguaggio dei sordomuti, e la visione del mondo da parte di una ragazza sordomuta, che entra in un mondo (la discoteca) frastornante, agitato fino allo spasmo, ma del quale non sente niente, se non la visione dei colori, i corpi che si muovono, attaccati l'un l'altro, ma nel quale lei non puo' entrare, se non forzandosi.
Tanto ancora ci sarebbe da analizzare e paragonare, tanto il film sia pieno di spunti.
Di contro ho trovato che in certi momenti il regista si sia posizionato troppo su alcune scene, lasciando spazio al silenzio dei dialoghi coperti da una musica ed immagini che si belli entrambi, ma che davano la sensazione di esagerare nella ricerca della perfezione, intercalando nella lentezza.
Tutto sommato pero' un film degno di nota, che consiglio di vedere o di rivedere come nel mio caso, per capire dove il voto a quest'opera possa tendere.
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skyros
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giovedì 2 novembre 2006
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la tesi di un genio: inarritu
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Inarritu prima di girare i suoi tre film ha studiato la storia del cinema: me lo immagino in una stanza di Città del Messico, caldo soffocante, una pala al soffitto che gira... è da poco passato mezzogiorno e il buon Alejandro si alza, ancora stanco della notte passata in qualche bario a suonare pezzi di latino house... si di notte lavora come dj ma sogna di fare un film... e nei caldi pomeriggi si riguarda i film russi del primo novecento, poi ha quella cassetta che continua a mandare avanti e indietro, è quel film di Sergio Leone << mica male sto italiano, questo si che sa giocare col montaggio>>......
Forse è la mia visione romantica del cinema, della bella favola del regista, ma è vero che Inarritu ha imparato a giocare con il montaggio; in "21 grammi" era talmente accentuato questo gioco che un pò infastidiva, come quando Prince e Santana insistono troppo con un assolo, vien da dire, si lo sappiamo che siete bravi, ma poi l'ascolti questo assolo e vorresti che non finisse mai.
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Inarritu prima di girare i suoi tre film ha studiato la storia del cinema: me lo immagino in una stanza di Città del Messico, caldo soffocante, una pala al soffitto che gira... è da poco passato mezzogiorno e il buon Alejandro si alza, ancora stanco della notte passata in qualche bario a suonare pezzi di latino house... si di notte lavora come dj ma sogna di fare un film... e nei caldi pomeriggi si riguarda i film russi del primo novecento, poi ha quella cassetta che continua a mandare avanti e indietro, è quel film di Sergio Leone << mica male sto italiano, questo si che sa giocare col montaggio>>......
Forse è la mia visione romantica del cinema, della bella favola del regista, ma è vero che Inarritu ha imparato a giocare con il montaggio; in "21 grammi" era talmente accentuato questo gioco che un pò infastidiva, come quando Prince e Santana insistono troppo con un assolo, vien da dire, si lo sappiamo che siete bravi, ma poi l'ascolti questo assolo e vorresti che non finisse mai...
Tornando a noi, in Babel, il buon alejandro fa un giro largo, circolare e perfetto, per dimostare delle tesi elementari: i bambini di sto mondo, per un motivo o per l'altro sono soli, abbandonati involontariamente da genitori incapaci a sopportare la complessità di questo mondo. Ci dice anche che il pericolo vien da lontano e arriva dentro le nostre case, corrompe la nostra anima e provoca danni irrimediabili. Ci dice soprattutto che chi paga il conto è chi non ha la carta di credito, chi non ha un elicottero o un agente di confine che viene a salvarlo, no non c'è europe assistence per il pastorello sull'Atlante marocchino, non c'è permesso di soggiorno per la colf messicana e non ci sarà la consolazione per la ragazza sordo muta giapponese.
Inarritu merità un 10 e lode, e per questo è stato pluri premiato per la regia, perchè ci fà entrare nei panni del bambino marocchino, siamo noi che in soggettiva siamo la sorellina, perchè ci immerge nel mondo silenzioso dell'adolescente di tokio. Bellissima la scena della discoteca!! Peccato, e qui mi ripeto, che in Italia non si riescano a vedere al cinema i film in lingua originale! Ma scusate, perchè? A chi mi dice di non sapere l'inglese, io dico di guardare le scene di questo film parlate in giapponese o in marocchino e sottotitolate, è bello e naturale sentire la lingua originale!! E poi, vergognoso come sono stati doppiati i personaggi marocchini e messicani!! Addirittura il cugino messicano diventa una macchietta veneta, sembra di sentire un personaggio della Locandiera!! skyros.blog.kataweb.it
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weach
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domenica 5 dicembre 2010
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intensa comunicazione per immagini
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lettura gradita
La potenza dei simboli,in senso implicito,è forma , e le immagini statiche ed in movimento disegnano intensamente il dramma che si vuole celebrare .
Lunghi primi piani, ampi silenzi, grande spazio alla dinamica "dell'azione energetica "fatta da inquadrature statiche ed in movimento che "parlano " un linguaggio lontano dal rumore, comunque vibrazionale .
E' in scena il dolore planetario ,in contesti differenti , culture negli emisferi opposti del pianeta , ma con una sola ed unica congiunzione fatta di assenze, di vuoti ,di mancanza d'amore ,di indifferenza , ma anche di ricerca di un baricentro per ripartire;si cerca di sentire il cuore unico motore di pace e d'amore.
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lettura gradita
La potenza dei simboli,in senso implicito,è forma , e le immagini statiche ed in movimento disegnano intensamente il dramma che si vuole celebrare .
Lunghi primi piani, ampi silenzi, grande spazio alla dinamica "dell'azione energetica "fatta da inquadrature statiche ed in movimento che "parlano " un linguaggio lontano dal rumore, comunque vibrazionale .
E' in scena il dolore planetario ,in contesti differenti , culture negli emisferi opposti del pianeta , ma con una sola ed unica congiunzione fatta di assenze, di vuoti ,di mancanza d'amore ,di indifferenza , ma anche di ricerca di un baricentro per ripartire;si cerca di sentire il cuore unico motore di pace e d'amore.
Un film dove il regista , prendendo atto di quanto vuote siano le parole inconsapevoli e non in linea con il cuore, utilizza una comunicazione per "immagini" ,non contaminate da una perdita vibrazionale ;il tutto per dare peso e consistenza al dramma esistenziale che si vuole rappresentare .
Bello, non commerciale , pieno di sentire vero, un accusa all'indifferenza dell uomo.
weach illuminati
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claux
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giovedì 4 settembre 2008
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prendi 3 paghi 1 = ottimo film e guadagno!
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Diciamo che è stata una bella sopresa trovarsi davanti a 3 film, tanto distanti nello spazio quanto uniti nel significato, che danno vita a una delle migliori pellicole degli ultimi anni sul tema della globalizzazione. La realtà distante ma sempre davanti ai nostri televisori del medio oriente con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni, l'america che guarda solo all'estetica e non ai veri problemi degli americani (pitt che sceglie il viaggio in marocco per essere "soli" chissà forse in america non serebbe riuscito a riconquistare sua moglie?), il giappone nella sua gelosa fotocopia americana e in questa ostinata rincorsa si porta con se i problemi della nostra società: gioventù drogata, mancanza di dialogo (non a caso secondo me il regista sceglie la ragazza sordomuta), il rapposto con i genitori perduto.
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Diciamo che è stata una bella sopresa trovarsi davanti a 3 film, tanto distanti nello spazio quanto uniti nel significato, che danno vita a una delle migliori pellicole degli ultimi anni sul tema della globalizzazione. La realtà distante ma sempre davanti ai nostri televisori del medio oriente con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni, l'america che guarda solo all'estetica e non ai veri problemi degli americani (pitt che sceglie il viaggio in marocco per essere "soli" chissà forse in america non serebbe riuscito a riconquistare sua moglie?), il giappone nella sua gelosa fotocopia americana e in questa ostinata rincorsa si porta con se i problemi della nostra società: gioventù drogata, mancanza di dialogo (non a caso secondo me il regista sceglie la ragazza sordomuta), il rapposto con i genitori perduto... e molti altri spunti...
Non aggiungo altro consiglio a tutti di vederlo.
Alcune note le vorrei inserire sulla perfetta regia, cambi di scena, e colonne sonore perfetti e emozionanti che mai stonano con questo ottimo film.
UNA LEZIONE DI CINEMA AI REGISTI HOLIWOODIANI (si ripete nonostrante gia l'avesse fatto con 21grammi...)
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enrisaviano
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martedì 7 agosto 2007
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il potere di una sola arma
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E' uno dei più bei film che ho visto nella mia esistenza, un capolavoro assoluto. Lo dimostra il fatto che, nonostante le storie siano sfalsate ed intrecciate temporalmente, sono tutte incredibilmente vive e comunicative. Ruota tutto attorno ad una sola arma, un'arma che complice l'ingiustizia e la chiusura delle del cuore umano, semina dolore e tragedia assecondando la legge karmica del destino. Una sola arma può muovere una incredibile spirale di violenza. Enri
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(di alepol)
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cosmixo
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giovedì 2 agosto 2007
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Ho visto il film e alla fine mi son ritrovato a pensare a cosa pensare di questa storia. Solituine, malinconia, diversità, incomprensione. Qual'è un segnale positivo che ci volgiono mandare regista e sceneggiatori? Che la vità è troppo bella ed importante per lasciarsi vivere? Che non bisogna dare troppo spazio al caos e prendere le redini della nostra esistenza? Che oggi più di ieri bisogna tenersi stretti per mano?
Domande alle quali ognuno può dare una propria personale risposta.
Il film è fatto bene, benissimo. Forse un pò troppo triste. Ma la musica, gli attori, la fotografia..è tutto al suo posto.
E allora mentre si vede questo film si sente la necessità di chiamare i propri amici, i propri parenti, tutti i propri cari.
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Ho visto il film e alla fine mi son ritrovato a pensare a cosa pensare di questa storia. Solituine, malinconia, diversità, incomprensione. Qual'è un segnale positivo che ci volgiono mandare regista e sceneggiatori? Che la vità è troppo bella ed importante per lasciarsi vivere? Che non bisogna dare troppo spazio al caos e prendere le redini della nostra esistenza? Che oggi più di ieri bisogna tenersi stretti per mano?
Domande alle quali ognuno può dare una propria personale risposta.
Il film è fatto bene, benissimo. Forse un pò troppo triste. Ma la musica, gli attori, la fotografia..è tutto al suo posto.
E allora mentre si vede questo film si sente la necessità di chiamare i propri amici, i propri parenti, tutti i propri cari. Forse per farsi perdonare. Ma di che cosa?
Un film bello e delirante (nel senso che ti fa delirare). Non un capolavoro ma merita di essere visto.
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stefano colombini
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lunedì 26 febbraio 2007
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il mondo non comunica
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Il Mondo non comunica, ho meglio comunica in modo errato, con preguidizi e burocrazie da rispettare.
Però siamo tutti sullo stesso pianeta e basta un colpo di fucile a far si che vite distanti si intreccino e diventano una sola cosa, una sola realtà, in un mondo che è diventato una Babele, ma non per colpa delle lingue: alle fine basta uno sguardo, come quello fra la vecchia marocchina che assite la moribonda americana o quello fra il poliziotto giapponese e la piccola sordomuta, e ci riscopre essere umani. Quindi non è che non comunicano gli uomini, ma non comunica il "mondo" con le sue sovrastrutture, con le sue regole, con le sue politiche, le sue leggi e le sue paure. E anche il suo razzismo.
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Il Mondo non comunica, ho meglio comunica in modo errato, con preguidizi e burocrazie da rispettare.
Però siamo tutti sullo stesso pianeta e basta un colpo di fucile a far si che vite distanti si intreccino e diventano una sola cosa, una sola realtà, in un mondo che è diventato una Babele, ma non per colpa delle lingue: alle fine basta uno sguardo, come quello fra la vecchia marocchina che assite la moribonda americana o quello fra il poliziotto giapponese e la piccola sordomuta, e ci riscopre essere umani. Quindi non è che non comunicano gli uomini, ma non comunica il "mondo" con le sue sovrastrutture, con le sue regole, con le sue politiche, le sue leggi e le sue paure. E anche il suo razzismo. La sorda muta isolata e respinta, la messicana che per forza deve essere una clandestina, il colpo di fucile "arabo" che per forza deve essere terrorista, e in questa miscela di pregiudizi e paure chi ci fa le spese è l'essere umano, che invece cerca disperatamente di essere "normale", di amare, divertirsi, giocare...
La cosa curiosa del film che gli Stati Uniti NON si vedono, se non in poche inquadrature del tutto anonime di due case. Invece il Marocco, il Giappone e il Messico sono raccontati, nei loro paesaggi, nei colori, e nelle persone che ci vivono, gli USA no... anche se si sentono, pesanti nella loro realtà chiusa nel terrore e nella "burocrazia politica", pieni di paure di questa nuova Babilonia, che influenzano volente e nolente il destino degli altri...
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odissea 2001
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lunedì 14 gennaio 2008
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come tanti granelli di sabbia
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Ognuno dei personaggi dei film di Inarritu ha perso qualcosa. Si può perdere il figlio, il proprio Paese, la moglie o la felicità conquistata dopo anni di sacrifici. Si può perdere il senso della vita, la speranza, ogni fiducia in se stessi e negli altri. Tutto in un lampo. E forse non lo si potrà recuperare mai più. Il regista messicano, che scava nei sentimenti e li mostra senza reticenze, rappresenta anche in Babel l'umanità sfilacciata, globalizzata e disperata che si ritrova nelle altre sue opere. Ottima la scrittura di Arriga, notevole la regia, sempre azzeccata la scelta del commento musicale. Credibili gli attori, a partire da un Brad Pitt sempre più maturo. E così risulta impossibile staccarsi dalla trama, scomposta e ricomposta grazie ad un abile e sorprendente doppiaggio.
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Ognuno dei personaggi dei film di Inarritu ha perso qualcosa. Si può perdere il figlio, il proprio Paese, la moglie o la felicità conquistata dopo anni di sacrifici. Si può perdere il senso della vita, la speranza, ogni fiducia in se stessi e negli altri. Tutto in un lampo. E forse non lo si potrà recuperare mai più. Il regista messicano, che scava nei sentimenti e li mostra senza reticenze, rappresenta anche in Babel l'umanità sfilacciata, globalizzata e disperata che si ritrova nelle altre sue opere. Ottima la scrittura di Arriga, notevole la regia, sempre azzeccata la scelta del commento musicale. Credibili gli attori, a partire da un Brad Pitt sempre più maturo. E così risulta impossibile staccarsi dalla trama, scomposta e ricomposta grazie ad un abile e sorprendente doppiaggio. Il caso la fa da padrone ma è sempre il prodotto dell'incontro, anche inconsapevole, con altre esistenze, ognuna vicina ma mai saldata alle altre come possono esserlo tanti granelli di sabbia. Le frontiere - intese come limite esterno - spariscono (le vicende narrate dal film avvengono in quattro Paesi diversi e lontanissimi fra loro)ma ricompaiono fra gli uomini, fra le razze, fra i diversi. Nel film ci sono solo due momenti in cui il senso dell'appartenenze prevale sull'incomunicabilità, sulla diffidenza e sullo scherno: quando una giovane giapponese assume droga assieme agli amici e trascorre la serata in discoteca e quando il protagonista americano (Pitt)trova la solidarietà della popolazione di un misero e sperduto villaggio del Marocco, dopo che gli altri turisti, ricchi e spaventati, l'hanno lasciato solo con la moglie ferita gravemente. Da non perdere.
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