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giovj
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martedì 3 aprile 2012
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riverberi di vita e di morte
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Jonathan,studente americano di origine ebraica,parte per l'Ucraina alla ricerca di Augustin,ritratta in una vecchia foto,
che probabilmente aveva salvato suo nonno Safran dagli eccidi dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Alex,il nonno di Alex e una cagnolina di nome Sally sono le guide del posto che accompagneranno Jonathan nel viaggio
verso Trachimbrod e dove incontreranno Lista,sorella di Augustin ed unica superstite al Pogrom,che raccontera' la storia
del villaggio scomparso dove vennero uccisi 1024 abitanti.
Nel film il dramma rappresentato e' uno stupefacente intreccio del grottesco con il tragico.
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Jonathan,studente americano di origine ebraica,parte per l'Ucraina alla ricerca di Augustin,ritratta in una vecchia foto,
che probabilmente aveva salvato suo nonno Safran dagli eccidi dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Alex,il nonno di Alex e una cagnolina di nome Sally sono le guide del posto che accompagneranno Jonathan nel viaggio
verso Trachimbrod e dove incontreranno Lista,sorella di Augustin ed unica superstite al Pogrom,che raccontera' la storia
del villaggio scomparso dove vennero uccisi 1024 abitanti.
Nel film il dramma rappresentato e' uno stupefacente intreccio del grottesco con il tragico.
Le immagini bizzarre sono imbevute nella musica Klezmer dove il violino,il clarinetto,gli ottoni,la tromba e le percussioni
con velocita' e volume crescente ti avvolgono e ti rivelano un sapore dolceamaro.
La riduzione frequente dello spazio, per ombreggiare alcune parti delle figure, enfatizza la parte restante che irradia una
tragica sofferenza.
Il ricordo e' come la lunga radice del girasole che affonda nella profondita' della terra traendo da essa,nei momenti di sic-
cita', l'umidita' necessaria per continuare a vivere ma a volte anche per morire.
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bettabeh
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sabato 3 marzo 2012
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illuminato come il titolo
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ad ogni nuova lettura si scoprono nuovi motivi di riflessione
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zatop
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domenica 12 febbraio 2012
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riandare al passato spesso diventa una necessità..
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Un film diverso, mi ha colpito e piaciuto, commosso e divertito. Per me è stato fatto/girato molto bene e non è inferiore al libro come spesso accade con le trasposizioni. Anche i dialoghi rendono molto bene le situazioni e la colonna sonora è fantastica. In certi momenti la storia si fa un po' "difficile" perchè sottende stati d'animo del passato che rivivono nel presente e viceversa...proprio come si cita anche nel film: "alla rovescia", ma cosa vuol dire "alla rovescia" ? Personaggi descritti e resi molto bene, compreso il cane o la scorbutica cameriera ucraina che non capisce un cliente vegetariano.
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Un film diverso, mi ha colpito e piaciuto, commosso e divertito. Per me è stato fatto/girato molto bene e non è inferiore al libro come spesso accade con le trasposizioni. Anche i dialoghi rendono molto bene le situazioni e la colonna sonora è fantastica. In certi momenti la storia si fa un po' "difficile" perchè sottende stati d'animo del passato che rivivono nel presente e viceversa...proprio come si cita anche nel film: "alla rovescia", ma cosa vuol dire "alla rovescia" ? Personaggi descritti e resi molto bene, compreso il cane o la scorbutica cameriera ucraina che non capisce un cliente vegetariano. Alla fine, nonostante le evidenti diversità di cultura e educazione o usi e costumi, si può concludere che, almeno per i sentimenti, tutto il Mondo è Paese.
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francesca meneghetti
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sabato 11 febbraio 2012
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un'alternativa per la giornata della memoria
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E’ uno dei film che si utilizzano a scuola per la Giornata della memoria. Si è già scritto molto su “Ogni cosa è illuminata”: il rischio di ripetere il già detto è dunque molto alto. Però potrebbe essere interessante assumere un punto di vista particolare, quello dell’efficacia del messaggio del regista presso le giovani generazioni. In base a un’esperienza pluriennale, si può riconoscere che si tratta di uno dei film più efficaci, perché lontano dagli stereotipi. Per far presa su giovani spettatori, o si tiene alta la corda della tensione, come in “Schindler's List” (ma pochi, o solo Spilberg, ne sono capaci) o si alternano le chiavi del comico e del drammatico per aprire i loro cuori.
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E’ uno dei film che si utilizzano a scuola per la Giornata della memoria. Si è già scritto molto su “Ogni cosa è illuminata”: il rischio di ripetere il già detto è dunque molto alto. Però potrebbe essere interessante assumere un punto di vista particolare, quello dell’efficacia del messaggio del regista presso le giovani generazioni. In base a un’esperienza pluriennale, si può riconoscere che si tratta di uno dei film più efficaci, perché lontano dagli stereotipi. Per far presa su giovani spettatori, o si tiene alta la corda della tensione, come in “Schindler's List” (ma pochi, o solo Spilberg, ne sono capaci) o si alternano le chiavi del comico e del drammatico per aprire i loro cuori. Del resto questa è la soluzione, adottata per affrontare l’arduo tema della Shoah, anche da Benigni con “La vita è bella” e da Radu Mihaileanu con “Train de vie”. Questa seconda strada, senza pregiudicare la riflessione, appare più indicata se si vuole evitare che la Giornata della memoria si trasformi in un rito, in un noioso laico requiem.
”Ogni cosa illuminata” conquista il giovane spettatore a partire dal momento in cui il giovane protagonista, dagli occhiali enormi spessi come fondi di bottiglia (per vedere e cercare meglio), ordinato come un serial killer nel collezionare ricordi, giunge in Ucraina, e incontra un terzetto incredibile: un cane isterico, un vecchio sedicente cieco, biecamente razzista, che indossa sempre una laida canottiera, un suo nipote stralunato, che muore dalla voglia di Occidente (tra parentesi, l’attore che lo interpreta, Eugene Hütz, all'anagrafe Evgeny Aleksandrovitch Nikolaev, è straordinario sia per la bellissima faccia, magra, lunga ed espressiva, sia per il profilo biografico che lo vede anche come cantante di una rock band). E’ questo terzetto a rappresentare il volano della comicità che porta il giovane spettatore all’abbrivio, finché la ruota gira e si scopre, dietro le apparenze, un’altra verità.
Dal punto di vista didattico (che non è certo l’unico rispetto al cinema, anzi…) è proprio interessante questo contrasto tra apparenza e verità: gratta gratta, sotto il bieco razzista scopri il “marrano”, l’ebreo che ha rinnegato se stesso, e che si sente perciò in colpa. Il titolo richiama questo contrasto al contrario: nel senso che è la verità, opportunamente illuminata, ad oscurare l’apparenza, opaca e confusa.
Tra le tante belle inquadrature paesaggistiche, di questo “on the road” ucraino, resta negli occhi quella dei girasoli, e della casa isolata che si scopre nel mezzo, dopo una zoomata, circondata da panni bianchi stesi al sole e al vento.
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me io
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giovedì 6 ottobre 2011
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poetico e drammatico
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Un grande film, che bisognerebbe far vedere ai giovani prima che il revisionismo faccia la sua opera fuorviante.
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critichetti
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mercoledì 17 agosto 2011
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non è ciò che appare
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dalle prime scene potrebbe sembrare un film comico:un ragazzo che colleziona in buste di plastica le cose più inimmaginabili parte alla ricerca del suo passato,per ritrovare il luogo nativo del padre:un paese ucraino di nome Trachimbroad.A guidarlo in questa avventura un ventenne esibizionista con un cane pazzo e un nonno finto cieco.Ma scena dopo scena,le cose cominciano a farsi più profonde,si capisce ad esmpio che la falsa cecità del nonno della guida del ragazzo era dovuta al fatto che lui non voleva più vedere la bellezza del mondo deturpata dalla cattiveria degli uomini.Il film è quindi un tentativo(a mio parere molto riuscito) di raccontare l'Olocausto non con gli occhi di una persona dei tempi,ma di uno statunitense moderno,di origini ebree,che ripercorre la storia della sua vita.
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dalle prime scene potrebbe sembrare un film comico:un ragazzo che colleziona in buste di plastica le cose più inimmaginabili parte alla ricerca del suo passato,per ritrovare il luogo nativo del padre:un paese ucraino di nome Trachimbroad.A guidarlo in questa avventura un ventenne esibizionista con un cane pazzo e un nonno finto cieco.Ma scena dopo scena,le cose cominciano a farsi più profonde,si capisce ad esmpio che la falsa cecità del nonno della guida del ragazzo era dovuta al fatto che lui non voleva più vedere la bellezza del mondo deturpata dalla cattiveria degli uomini.Il film è quindi un tentativo(a mio parere molto riuscito) di raccontare l'Olocausto non con gli occhi di una persona dei tempi,ma di uno statunitense moderno,di origini ebree,che ripercorre la storia della sua vita."Ogni cosa è illuminata" è un film molto impegnativo, ma vale la pena guardarlo.
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francescol82
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mercoledì 30 giugno 2010
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originale
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Molto carino e originale. Un film on the road molto particolare con battute e scene umoristiche che si mescolano perfettamente con altre scene più serie. L'originalità è proprio il suo punto forte, credo che molti altri registi da una trama del genere avrebbero tirato fuori un film patetico e noioso.
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ilpescepallante
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lunedì 11 gennaio 2010
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se volete piangere subito dopo aver riso...
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Ogni cosa è illuminata è la storia di un viaggio attraverso i posti dell’Ucraina moderna e i ricordi dell’Ucraina che fu. Una storia impegnativa, delicata e romantica che tenta, riuscendoci, di raccontarsi attraverso più registri. La prima parte del film è caratterizzata da un registro decisamente ironico, se non addirittura comico. Il collezionista dagli occhiali improbabili, la cagna squilibrata, il nonno-autista che pensa di essere cieco, le divertenti gag linguistiche sono tutti elementi che ci strapperanno più di un sorriso; ma non lasciatevi ingannare: questo non è un film comico.
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Ogni cosa è illuminata è la storia di un viaggio attraverso i posti dell’Ucraina moderna e i ricordi dell’Ucraina che fu. Una storia impegnativa, delicata e romantica che tenta, riuscendoci, di raccontarsi attraverso più registri. La prima parte del film è caratterizzata da un registro decisamente ironico, se non addirittura comico. Il collezionista dagli occhiali improbabili, la cagna squilibrata, il nonno-autista che pensa di essere cieco, le divertenti gag linguistiche sono tutti elementi che ci strapperanno più di un sorriso; ma non lasciatevi ingannare: questo non è un film comico. Man mano che la sgangherata auto con i suoi ancor più sgangherati passeggeri proseguirà nel suo viaggio, il film vi farà prendere coscienza della serietà degli argomenti trattati (l’antisemitismo, Benigni a parte, non è qualcosa su cui si debba scherzare) e la storia svolterà decisamente verso aree più introspettive, assumendo alla fine toni addirittura drammatici. I numerosi flash-back sul passato sono un invito a riflettere su come i ricordi e il vuoto che la guerra lascia a chi gli sopravvive sono peggiori della guerra stessa, e su quante vittime essa continui a mietere anche dopo esser finita. In ogni caso un film da vedere, se non avete paura di piangere subito dopo aver riso...
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mikemike
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venerdì 8 gennaio 2010
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film che ha catturato la mia attenzione.
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L'ho visto per la prima volta la notte scorsa (7 genn. 2010), programmato dopo la mezzanotte.
Non sono un cinefilo, ma la mia attenzione è stata catturata dall'interpretazione del personaggio Alex, dal nonno, e del cane "psicopatico". Bravissimi attori, a mio giudizio e doppiati in maniera magistrale. Dialoghi simpatici, con parole inusuali, fuori dal comune, pur con qualche storpiatura, ma forse per questo, il dialogo frà il nonno ed il nipote risulta simpatico. Rapporti familiari improponibili oggi nella ns società, non riesco proprio ad immaginare un ventenne che si prende qualche sberla dal padre, o meglio ancora dal nonno. Colonna sonora piacevole, forse perchè siamo abituani ad altra musica.
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L'ho visto per la prima volta la notte scorsa (7 genn. 2010), programmato dopo la mezzanotte.
Non sono un cinefilo, ma la mia attenzione è stata catturata dall'interpretazione del personaggio Alex, dal nonno, e del cane "psicopatico". Bravissimi attori, a mio giudizio e doppiati in maniera magistrale. Dialoghi simpatici, con parole inusuali, fuori dal comune, pur con qualche storpiatura, ma forse per questo, il dialogo frà il nonno ed il nipote risulta simpatico. Rapporti familiari improponibili oggi nella ns società, non riesco proprio ad immaginare un ventenne che si prende qualche sberla dal padre, o meglio ancora dal nonno. Colonna sonora piacevole, forse perchè siamo abituani ad altra musica. Ho perso i primi minuti di visione, e forse per questo non sono riuscito ad afferrare in che maniera il personaggio narrato sia stato salvato dalla giovane russa. Infatti lo vedo mentre si alza dal cumulo di corpi di persone fucilate e aprendo gli occhi, "vede", incrocia per prima cosa, lo sguardo della ragazza che aveva fissato sulla retina, un attimo prima di cadere colpito dalla pallottola. "Ogni cosa è illuminata... dalla luce del passato"...A volte, forse, quando ci si dispera e si pensa che tutto sia finito, la vita può riservare sorprese inaspettate, pronte ad aprire una "nuova vita".Amaro il finale, dove quella stessa vita, a cui era stata data una seconda possibilità di essere vissuta, è stata tolta, seppure un sorriso disegnasse le labbra del nonno suicida nella vasca del bagno. Dopo tanto orrore, e forse una vita di fantasmi, l'arresa. Si, a mio avviso il protagonista del film è stato il nonno e il viaggio a ritroso con la memoria che volutamente aveva sepellito al posto del proprio corpo, miracolosamente scampato all'eccidio.
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hal 9000
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martedì 15 settembre 2009
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un film sulla memoria
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Il regista Schreiber ha cercato un nuovo modo di narrare l'Olocausto e ci è riuscito realizzando un film incentrato sulla memoria (che ossessiona il protagonista), per affrontare il dramma vero e proprio alla fine, ma sempre in modo troppo illustrativo, mentre nella prima parte se la malinconia di fondo funziona le gag sono troppe ed esagerate.
Alla fine un film passabile, freddo e poco coinvolgente, ma indubbiamente coraggioso.
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