Niente da nascondere

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Un film di Michael Haneke. Con Juliette Binoche, Daniel Auteuil, Annie Girardot, Maurice Bénichou, Bernard Le Coq.
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Titolo originale Caché. Drammatico, durata 117 min. - Francia, Germania, Austria, Italia 2005. uscita venerdì 14 ottobre 2005. MYMONETRO Niente da nascondere * * * - - valutazione media: 3,39 su 54 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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alberto86 venerdì 10 febbraio 2006
il film più enigmatico dell'anno Valutazione 3 stelle su cinque
90%
No
10%

Penso che alquanto meritevole d'attenzione sia questo film dell'austriaco Michael Haneke,già regista del controverso"La pianista" e vincitore,con questa pellicola,del premio per la miglior regia all'ultimo festival di Cannes.Questo film,il cui titolo originale"Cachè"ritengo sia davvero azzeccato(al contrario di quello italiano),è un'opera anomala,criptica,sconcertante e forse anche irritante.Ad Haneke non interessa il thriller,che rimane soltanto un puro pretesto,ma la sua è piuttosto una riflessione freddissima,lucida ed amara sul voyeurismo,sugli scheletri nell'armadio di ogni comune famiglia borghese,sul passato che sempre ritorna...Il regista si mostra interessato a scolpire l'incerta e dilaniata psicologia dei suoi personaggi,i loro profondi timori scatenati da oscure ma non del tutto sconosciute minacce,la loro crisi esistenziale e familiare. [+]

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paolo apa sabato 29 ottobre 2005
capolavoro Valutazione 5 stelle su cinque
69%
No
31%

L’opera di Michael Haneke è un manuale di: Sociologia della cornice. Ogni “frame” un particolare da guardare ed osservare attentamente, bisogna essere svegli per gustare questo capolavoro. A nessuno è permesso vivere senza sensi di colpa e tutti sono chiamati al recupero dell’umanità perduta. Nell’ultimo lavoro di Abraham B. Yehoshua “Il responsabile delle risorse umane” Einaudi, si legge: “Anche le piccole colpe possono avere un potere terribile”

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darko domenica 16 ottobre 2005
l'universo morboso della colpa Valutazione 5 stelle su cinque
71%
No
29%

CACHE’, che significa “nascosto”, anche se il titolo che è stato poi dato alla versione italiana è NIENTE DA NASCONDERE (ossia una battuta che recita verso la fine Auteuil), è un’aspra metafora cinematografica in chiave introspettiva riguardante la negazione di responsabilità dei francesi nei confronti del trattamento dittatoriale degli algerini nel loro passato coloniale e quello attuale degli immigrati. Il tutto magistralmente ed elegantemente camuffato da film per metà noir e per metà thriller in pieno stile francese. Partendo da uno spunto molto simile a quello di Strade Perdute di Lynch, dove all’inizio del film la ricca coppia parigina visiona sul televisore di casa una misteriosa videocassetta che riprende la loro vita privata (e ne riceverà altre allegate a strani disegni infantili di bambini e polli sgozzati), il film procede molto adagio e in modo dannatamente insidioso lungo un percorso di eventi pieni di mistero, dolore e angoscia e si spegne in maniera molto realisticamente semi-irrisolta su una “sensazione” crepuscolare, dinnanzi alla quale si apre sempre di più il baratro e dove comunque la vita continua a resistere, a scorrere come un flusso incandescente di sangue che macchia e si spande inarrestabile sulle pareti fintamente linde e gelide dell’esistenza. [+]

[+] dubbio (di giog21)
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alessandro pesce martedì 25 ottobre 2005
i cadaveri nell'armadio dell'occidente Valutazione 4 stelle su cinque
72%
No
28%

In una scena del film l'intellettuale George , già stressato e nervoso a causa di alcune videocassette, telefonate e macabre cartoline che gli pervengono, attraversa molto avventatamente la strada e quasi viene investito da un ragazzo nero che con troppa esuberanza pedala sulla sua bici. George lo aggredisce in maniera esagerata, dando la colpa soltanto al ragazzo anzichè al suo stato psichico. Sembra una scena avulsa dal contesto ma racchiude il senso del film: la borghesia è malata, i suoi incubi derivano dai propri sensi di colpa, dai dèmoni del passato e dalle colpe personali e sociali e invece tende a imputare la sua crisi e soprattutto le sue paure al nuovo, al diverso da sè. E così anche l'Occidente invece di interrogarsi su sè stesso se la prende col terzo Mondo o con le civiltà che non comprende. [+]

[+] sì ma... (di pabla)
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nick castle sabato 26 febbraio 2011
sempre peggio... Valutazione 1 stelle su cinque
71%
No
29%


Sempre peggio per Haneke. Thriller appassionante? Da cosa ha estrappolato la passione di questo film Francesca Felletti? Dalla peggiore interpretazione di Juliette Binoche? Dall'inadeguatezza di Daniel Auteuill? Dall'esilissima storia? Dalla lentezza morente della narrazzione? Dov'è la passione? Il fulcro del film, le cassette con le registrazioni spia, è dimenticata man mano che il film scorre, facendo finta di niente, come se fossero mai esistite. Come si può giudicare bene un film che si dimentica dell'elemento chiave con cui è nato? Come può essere un thriller appassionante se non si vede mai lo stalker? Non c'è investigazione, questo film non è niente. [+]

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conte di bismantova giovedì 1 febbraio 2007
noi e loro Valutazione 5 stelle su cinque
67%
No
33%

Il muro dell'incomunicabilità e dell'incomprensione fra due mondi, quello del francese e dell'algerino quest'ultimo vittima del primo - durante l'infanzia - che gli ha negato una vita agiata facendolo espellere dalla famiglia in cui era stato adottato - la propria - convincendo i genitori con una menzogna nata dall'invidia e dal timore che l'amore della madre non fosse tutto per se'. Può un bambino essere condannato di una cattiveria simile? Si può rinfacciare dopo tanti anni un accaduto remoto che - seppur condizionante un'intera vita - nacque da un dispetto infantile? Tutto questo può anche essere paragonato alla situazione politica e sociale della francia - e del mondo di oggi: l'incomunicabilità fra diverse culture che nasce da violenze antiche ma forse troppo in fretta sepolte da un "non ho colpa io se è così". [+]

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anonimo sabato 29 ottobre 2005
tutto cachè, anche la storia. Valutazione 2 stelle su cinque
60%
No
40%

Magistrale nella tecnica del piano sequenza coincidente con lo spazio temporale della scena che immerge lo spettatore nella visione delle famigerate cassette, il film si appiattisce su di un ritmo lentissimo, spiazzando lo spettaore per le due scene insanguinate (fate che il gallo sia falso perché altrimenti Haneke è un povero coglione) e nulla più. E' una bella comodità far credere di analizzare le dinamiche di una coppia senza in realtà farlo, ed è altrettanto comodo suggerire soltanto e lasciare lo spettatore in balia dei marosi a farsi domande sul ruolo dei vari giocatori: mentono tutti, sono tutti scemi? Dialoghi esasperanti con domande ovvie mai poste e risposte fuori registro. Tecnicamente a tratti superbo, globalmente deludente. [+]

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eugenio giovedì 13 ottobre 2011
le colpe del mondo occidentale Valutazione 4 stelle su cinque
100%
No
0%

Un’inquadratura fissa di una tranquilla via parigina: una casa signorile la cui facciata è parzialmente coperta dal fogliame degli alberi mette sull’attenti lo spettatore catturandone l’attenzione ma ecco che l’immagine inizia a scorrere più velocemente. E’ un fast-forward di una registrazione su nastro che uno sconosciuto ha recapitato ai protagonisti: Georges (Auteil), conduttore televisivo di un talk-show sui libri,Anna (Binoche) moglie di Kiesloswskiana memoria e il figlio adolescente Pierrot. Chi è il grande fratello che spia le quotidiane azioni di un’apparente famiglia perbenista borghese e perché cerca di impaurirli spedendo loro più videocassette avvolte in disegni infantili e sinistri? Cosa nasconde il passato di Georges, segnato da un avvenimento lontano, un torto inflitto al fratellastro? Esiste una correlazione oggettiva tra quest’episodio e il massacro di due militanti del fronte di liberazione nazionale algerino durante la manifestazione di Parigi nel 1961? L’intreccio e la sceneggiatura dell’austriaco Haneke fanno di queste domande il filo conduttore del film, premio speciale della Giuria Cannes 2005, un atipico thriller emotivo incentrato sui sensi di colpa e sui reconditi rimorsi dell’ ”uomo occidentale” figlio della violenza colonialista e dell’intrallazzismo immigratorio. [+]

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andrea redace lunedì 21 novembre 2005
niente da nascondere. e da cercare. Valutazione 1 stelle su cinque
50%
No
50%

Ambientato a Parigi, il film del regista austriaco Michael Haneke - 62 anni - racconta con ritmo bradipico ma tensione crotalica la vicenda di George, un conduttore di programmi culturali alla televisione francese e della sua famiglia in seguito ad una serie di velate minacce, inviate sotto forma di videocassette dall'inquadratura fissa dell'ingresso di casa sua e disegni, tracciati da mano infantile, che riportano a ricordi provenienti da un passato dimenticato. La vicenda lascerà fuoriuscire un aspetto inedito, e fino allora ignoto persino ai due personaggi principali, del rapporto di fiducia e stima che li unisce e che unisce loro alla cerchia di amicizie e conoscenze comuni.... Interpretato magistralmente da Danie Auteuill, dal suo impermeabile beige e da una bravissima Juliette Binoche, il film nutre la voglia di sapere, il desiderio di scoprire quale sia la colpa del protagonista nei confonti del presunto sospetto (un algerino a cui il personaggio di Auteuill è legato da una vicenda avvenuta negli anni dell'infanzia), per poi lasciarlo a digiuno di qualsiasi spiegazione. [+]

[+] e se... (di anonimo)
[+] e se... (di alobar)
[+] no (di nathanael)
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bobi mercoledì 11 gennaio 2006
diverticoli d'autore Valutazione 0 stelle su cinque
44%
No
56%

Leggo che questo film, brutto, fatto male, scombiccherato, noioso e quant'altro (quanto e come i suoi altri capolavori), ha pure vinto ultimamente non so che premio europeo. Questo potrebbe voler dire che noi italiani non abbiamo capito niente, e quindi che cos'è, colpa di un pessimo doppiaggio che ci ha portato fuori strada? Può darsi, in effetti era alquanto sciatto, come la maggior parte dei doppiaggi d'oggi, ma non credo si possa scaricar la colpa sull'italica versione. Lo sgangheramento del film è nelle sue immagini, nella sua incongruenza, negli schizzi di sangue inutile con cui quel pornografo del regista cerca di macchiarci fin dall'inizio, di stupirci; ma l'unico stupore che proviamo è solo quello di essere caduti in un tranello idiota ordito da una sapiente campagna promozionale. [+]

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