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eugenio
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giovedì 13 ottobre 2011
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le colpe del mondo occidentale
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Un’inquadratura fissa di una tranquilla via parigina: una casa signorile la cui facciata è parzialmente coperta dal fogliame degli alberi mette sull’attenti lo spettatore catturandone l’attenzione ma ecco che l’immagine inizia a scorrere più velocemente. E’ un fast-forward di una registrazione su nastro che uno sconosciuto ha recapitato ai protagonisti: Georges (Auteil), conduttore televisivo di un talk-show sui libri,Anna (Binoche) moglie di Kiesloswskiana memoria e il figlio adolescente Pierrot. Chi è il grande fratello che spia le quotidiane azioni di un’apparente famiglia perbenista borghese e perché cerca di impaurirli spedendo loro più videocassette avvolte in disegni infantili e sinistri? Cosa nasconde il passato di Georges, segnato da un avvenimento lontano, un torto inflitto al fratellastro? Esiste una correlazione oggettiva tra quest’episodio e il massacro di due militanti del fronte di liberazione nazionale algerino durante la manifestazione di Parigi nel 1961?
L’intreccio e la sceneggiatura dell’austriaco Haneke fanno di queste domande il filo conduttore del film, premio speciale della Giuria Cannes 2005, un atipico thriller emotivo incentrato sui sensi di colpa e sui reconditi rimorsi dell’ ”uomo occidentale” figlio della violenza colonialista e dell’intrallazzismo immigratorio.
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Un’inquadratura fissa di una tranquilla via parigina: una casa signorile la cui facciata è parzialmente coperta dal fogliame degli alberi mette sull’attenti lo spettatore catturandone l’attenzione ma ecco che l’immagine inizia a scorrere più velocemente. E’ un fast-forward di una registrazione su nastro che uno sconosciuto ha recapitato ai protagonisti: Georges (Auteil), conduttore televisivo di un talk-show sui libri,Anna (Binoche) moglie di Kiesloswskiana memoria e il figlio adolescente Pierrot. Chi è il grande fratello che spia le quotidiane azioni di un’apparente famiglia perbenista borghese e perché cerca di impaurirli spedendo loro più videocassette avvolte in disegni infantili e sinistri? Cosa nasconde il passato di Georges, segnato da un avvenimento lontano, un torto inflitto al fratellastro? Esiste una correlazione oggettiva tra quest’episodio e il massacro di due militanti del fronte di liberazione nazionale algerino durante la manifestazione di Parigi nel 1961?
L’intreccio e la sceneggiatura dell’austriaco Haneke fanno di queste domande il filo conduttore del film, premio speciale della Giuria Cannes 2005, un atipico thriller emotivo incentrato sui sensi di colpa e sui reconditi rimorsi dell’ ”uomo occidentale” figlio della violenza colonialista e dell’intrallazzismo immigratorio. Non c’e’ scampo,non esiste una verità assoluta sentenzia Haneke. L’apparenza delle immagini che insinuano il tema della colpevolezza di governi ma anche di singoli politici vengono mostrate attraverso l’archetipo nevrotico e angoscioso di una famiglia borghese perbenista la cui tranquillità di facciata non potrà mai essere completa. Nello scorrere convulso e frenetico da detective story alla ricerca del misterioso persecutore, Georges sarà messo di fronte ad una realtà dura,difficile da accettare che lo porterà a un crollo delle certezze sinora acquisite e all’amara consapevolezza della freddezza del non amore e dell’indifferenza. L’indagine del protagonista che è anche quella dello spettatore che ne condivide empaticamente le scelte, non avrà mai fine e soluzione: la verità tanto più ci si avvicina altrettanto tende a allontanarsi in un’illusione continua lungo false piste che riconducono immancabilmente al principio. Haneke enfatizza lo spirito di rassegnazione,il dolore e l’inquietudine del borghese contemporaneo fratturandone con spirito voyeurista la personalità intellettuale e logica. Ciò che rimane a questo scarno paesaggio esistenziale è la presenza di un malessere sempre presente, prodotto dall’alienazione capitalista dove la razionalità è insufficiente ad ogni spiegazione ma anzi sfugge in un incastro labirintico di scatole cinesi che hanno come cuore il nulla, l’insensatezza,l’interrogativo.
Gelido,spietato e diretto, Niente da nascondere si insinua prepotentemente nell’animo dello spettatore con una carica emotiva da Funny Games, destabilizzandolo ma stimolandolo nel contempo, attraverso la forza delle immagini insidiose e altalenanti: spezzoni di telegiornali dal taglio documentaristico tratti dalla sanguinosa repressione algerina si mescolano alternati alla quotidianeità delle assurde azioni di Georges e consorte. Questa indistinguibilità, questa sensazione di sfumatura e questa necessaria sete di sapere creano un piano parallelo morboso e inquietante laddove le colpe dell’occidente nei confronti dell’umanità umiliata del terzo mondo sono solo una delle facce di un cristallo multiforme instabile e amaro come l’esistenza stessa.
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nick castle
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sabato 26 febbraio 2011
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sempre peggio...
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Sempre peggio per Haneke. Thriller appassionante? Da cosa ha estrappolato la passione di questo film Francesca Felletti? Dalla peggiore interpretazione di Juliette Binoche? Dall'inadeguatezza di Daniel Auteuill? Dall'esilissima storia? Dalla lentezza morente della narrazzione? Dov'è la passione? Il fulcro del film, le cassette con le registrazioni spia, è dimenticata man mano che il film scorre, facendo finta di niente, come se fossero mai esistite. Come si può giudicare bene un film che si dimentica dell'elemento chiave con cui è nato? Come può essere un thriller appassionante se non si vede mai lo stalker? Non c'è investigazione, questo film non è niente.
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Sempre peggio per Haneke. Thriller appassionante? Da cosa ha estrappolato la passione di questo film Francesca Felletti? Dalla peggiore interpretazione di Juliette Binoche? Dall'inadeguatezza di Daniel Auteuill? Dall'esilissima storia? Dalla lentezza morente della narrazzione? Dov'è la passione? Il fulcro del film, le cassette con le registrazioni spia, è dimenticata man mano che il film scorre, facendo finta di niente, come se fossero mai esistite. Come si può giudicare bene un film che si dimentica dell'elemento chiave con cui è nato? Come può essere un thriller appassionante se non si vede mai lo stalker? Non c'è investigazione, questo film non è niente. Non è da me, ma a questo preferisco American Pie (Mi pentirò di quello che ho detto!). In più la rozzezza degli effetti speciali è terrificante più quanto Haneke avrebbe voluto con la sua storia, intendo la scena del taglio dell'arteria carotidea, in cui il sangue digitale schizza in stile Liquidator...
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il conformista
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sabato 21 agosto 2010
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genio
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L'unico vero regista che oggi si possa definire genio. Assolutamente da vedere. W il cinema!
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paride86
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lunedì 28 dicembre 2009
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interessante
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Mediante uno stratagemma narrativo inquietante, Michael Haneke indaga l'ipocrisia e il senso di colpa della società occidentale nei confronti di quella mediorentale. Lo stratagemma delle videocassette è scopiazzato da "Strade Perdute", ma si può perdonare.
"Niente da nascondere" è un film intelligente che va guardato con molta attenzione, bisogna prenderlo sul serio guardando al di là degli eventi che scorrono sullo schermo.
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massymessy
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venerdì 6 febbraio 2009
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metto una stella in più per l'originalità
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Finisce che i figli dei due amici/nemici si incontrano davanti alla scuola del ragazzino...
I film francesi sono meravigliosi e Daniel Auteuil è uno tra i migliori attori in circolazione!!!
Un film da vedere sicuramente, che non cadrà nel dimenticatoio.
Molto originale la regia.
Un pò lento.
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heiko h. caimi
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domenica 24 febbraio 2008
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un film presuntuoso e con poche idee
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Sopravvalutato film del sopravvalutatissimo Haneke, “Niente da nascondere” inizia con l’inquadratura fissa di una strada in un quartiere borghese. Si vedono alcuni passanti, una bicicletta, un uomo che rientra in casa. Poi l’immagine viene riavvolta sotto i nostri occhi, e le voci fuori campo di Georges (Daniel Ateuil) e Anne (Juliette Binoche) Laurent intervengono facendoci capire che l’uomo immortalato mentre si avvicina a noi è Georges, e che la provenienza della registrazione su videocassetta è misteriosa. E questa è, forse, l’unica idea di un film scialbo e noioso.
La coppia viene perseguitata da altre videocassette che filmano l’esterno dell’abitazione di Georges e la sua casa avita, accompagnate da strani disegni infantili che ritraggono un volto che sputa sangue e un gallo dal cui collo il sangue fiotta.
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Sopravvalutato film del sopravvalutatissimo Haneke, “Niente da nascondere” inizia con l’inquadratura fissa di una strada in un quartiere borghese. Si vedono alcuni passanti, una bicicletta, un uomo che rientra in casa. Poi l’immagine viene riavvolta sotto i nostri occhi, e le voci fuori campo di Georges (Daniel Ateuil) e Anne (Juliette Binoche) Laurent intervengono facendoci capire che l’uomo immortalato mentre si avvicina a noi è Georges, e che la provenienza della registrazione su videocassetta è misteriosa. E questa è, forse, l’unica idea di un film scialbo e noioso.
La coppia viene perseguitata da altre videocassette che filmano l’esterno dell’abitazione di Georges e la sua casa avita, accompagnate da strani disegni infantili che ritraggono un volto che sputa sangue e un gallo dal cui collo il sangue fiotta. La lettura di questi strani avvenimenti sembra avere radici del passato di Georges e nalla mancata adozione del bimbo algerino Majid. E la stabilità della famiglia e del lavoro di Georges, conduttore televisivo di una trasmissione culturale, vacillano sempre più vertiginosamente.
Dramma pseudo-psicologico e pseudo-sociologico, il film sfrutta l’idea alla base di Strade perdute di David Lynch per rappresentare il facile disfacimento di una vita borghese e l’ipocrisia dell’affermazione “non ho niente da nascondere”; ma, anziché smascherarli, mette in scena una situazione familiare vaga e poco incisiva, nella quale non si comprendono la fuga e i sospetti del figlio Pierrot (Lester Makedonsky). E se è ben rappresentato, in maniera essenziale, il trauma infantile di Georges e Majid, risulta pretestuoso e fine a se stesso il suicidio di quest’ultimo. Le cose accadono perché il regista e sceneggiatore ha deciso che debbono accadere, ma senza alcuna giustificazione, né palese né sotterranea.
Senza contare che Juliette Binoche e Daniel Auteuil devono essere stati ingaggiati perché i loro nomi sono famosi e attirano il pubblico, poiché non hannop alcuna occasione di sfoggiare la propria bravura, che consiste semmai nell'essersi messi al servizio della storia senza impennate attoriali; ma anche attori mediocri avrebbero potuto sostenere degnamente la parte.
Haneke vorrebbe rappresentare “la fragilità del mondo contemporaneo” (Mereghetti), ma non è una buona idea farlo con una sceneggiatura altrettanto fragile e immagini essenzialmente statiche, riprese con una telecamera fissa, e interminabili inquadrature dei personaggi in attesa. Vorrebbe essere interessante, ma riesce ad essere soltanto monotono.
E la buona idea di non dare spiegazioni, lasciandoci intendere una soluzione ben diversa da quella prospettata dai protagonisti, ma inconoscibile, si perde nell’autocompiacimento di un autore che si diverte a épater le bourgeois (anche letteralmente inteso: stordire i borghesi), usando spesso i personaggi come marionette e prendendo in giro gli spettatori. Ma da un regista presuntuoso come Haneke non c'era da aspettarsi di meglio.
Incomprensibile la Palma d'Oro a Cannes. Da evitare.
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abx
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lunedì 24 dicembre 2007
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niente di nascosto, solo un brutto film.
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Due grandi attori per un brutto film di un regista sovrastimato! Da sconsigliare !
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noir
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martedì 11 dicembre 2007
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assolutamente no
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sergio
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mercoledì 4 luglio 2007
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ok al regista tedesco
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ottimo fionlm
peccato sia stato girato in francia
e con attori francesi
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maddalena
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mercoledì 30 maggio 2007
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niente da nascondere (a parte il film che fa schif
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Dire che e' il film peggiore mai visto nella mia vita e' sempre troppo poco. Film insignificante, orribile, stupido una vera perdita di tempo.
Mi chiedo come si possa perdere tempo e soldi in cose del genere.
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