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peppe
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domenica 1 luglio 2007
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un film di grandi pretese e pochi risultati
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La regista Comencini, probabilmente inspirata da alcuni fatti di cronaca, decide di mettersi alla prova in una pellicola dalla temetica difficile, ostica da trattare, dai toni cupi: la pedofilia incestuosa. Nel farlo, però, ben presto dimentica la delicatezza dell'argomento e con sommario approfondimento psicologico confeziona un irreale e meccanico film pseudo-drammatico che si allontana parecchio dallo scrutare intelligentemente l'animo umano, trasformandosi in un mix di fredde emozioni stereotipate. Non vi è profondità nei personaggi, che sembrano tutti dover recitare un ruolo ben definito, schematico, studiato a tavolino. Sabina, la protagonista, è ossessionata dal suo passato, ma di un'ossesione finta, poco credibile, che sin dall'inizio del film appare forzata, come lo è anche lo svilupparsi della storia, prevedibile e decisamente superficiale.
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La regista Comencini, probabilmente inspirata da alcuni fatti di cronaca, decide di mettersi alla prova in una pellicola dalla temetica difficile, ostica da trattare, dai toni cupi: la pedofilia incestuosa. Nel farlo, però, ben presto dimentica la delicatezza dell'argomento e con sommario approfondimento psicologico confeziona un irreale e meccanico film pseudo-drammatico che si allontana parecchio dallo scrutare intelligentemente l'animo umano, trasformandosi in un mix di fredde emozioni stereotipate. Non vi è profondità nei personaggi, che sembrano tutti dover recitare un ruolo ben definito, schematico, studiato a tavolino. Sabina, la protagonista, è ossessionata dal suo passato, ma di un'ossesione finta, poco credibile, che sin dall'inizio del film appare forzata, come lo è anche lo svilupparsi della storia, prevedibile e decisamente superficiale. Mancando di spessore l'evoluzione e la descrizione dei personaggi, la regista è costretta a dover fronteggiare il problema inserendo dei dialoghi fittizi a scopo esplicativo (come ad esempio quello tra Sabina e il fratello) che danneggiano enormemente il fluire della storia e allo stesso tempo interrompono il ritmo narrativo cha appare già abbastanza lento. Sicuramente è buffo e poco prefessionele l'inserimento, in una pellicola dalla tematica coraggiosa e "aperta", di ripetuti e sciocchi clichè, come quello del "marito traditore", della superiorità emotiva e psicologica della donna, addirittura dell'omosessualità femminile, vista esclusivamente come un ripiego, un rifugio dal cattivo mondo maschile, piuttosto che come una libera scelta sessuale. A questo punto ci si chiede il motivo dell'inserimento del tema "omosessualità" in un contesto che difficilmente si adegua ad esso, causando la compresenza di più argomenti di riflessione, scoordinati tra essi e male concateneti nel corso del film. Il rapporto lesbico tra le due amiche di Sabina appare anche esso fin troppo spicciolo, forzato sin dal suo sbocciare e reso quasi grottesco dall'inserimento di interludi comici che stonano con la drammaticità fin troppo ostentata di alcune scene. Nessun attore riesce a cogliere sino in fondo l'essenza del proprio personaggio, ma forse proprio perchè ogni personaggio manca di quell'essenza, di quella umanità, è nato esclusivamente dalla carta e piatto come la carta recita monotono le sue battute. Date queste premesse è davvero triste che un film venga osannato dalla critica con candidature e premi, esclusivamente per le presumibili buone intenzioni di partenza di cui è frutto, quasi come se questo bastasse a renderlo degno di lode. Ci vuole ben altro per colpire il cuore e la sensibilità di chi va al cinema, ci vuole quel minimo di sana genialità che trasforma un cibo precotto in una specialità culinaria, e questo alla Comencini manca.
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diana di francesca
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lunedì 24 ottobre 2005
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un modesto film candidato all'oscar
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Il livello qualitativo a cui i critici si sono abituati è ormai così basso che un film dignitoso, piacevole e con intenzioni di serietà viene osannato come capolavoro-Così può accadere che "La Bestia nel cuore",di Cristina Comencini venga addirittura scelto per rappresentare l'Italia all'Oscar per i film stranieri.
L'inizio del film è promettente, con l'angosciosa carrellata in soggettiva
nella vecchia casa, l'arredamento atrocemente borghese, gli oggetti abbandonati d'improvviso; un'atmosfera di orrida favola immobilizza il passato in un presente senza tempo. La casa dorme,
immobile, in attesa che qualcuno la svegli.E anche i ricordi, gl'incubi,le ossessioni dormono, finchè qualcosa le desta,destando d'improvviso la bestia nascosta nel cuore.
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Il livello qualitativo a cui i critici si sono abituati è ormai così basso che un film dignitoso, piacevole e con intenzioni di serietà viene osannato come capolavoro-Così può accadere che "La Bestia nel cuore",di Cristina Comencini venga addirittura scelto per rappresentare l'Italia all'Oscar per i film stranieri.
L'inizio del film è promettente, con l'angosciosa carrellata in soggettiva
nella vecchia casa, l'arredamento atrocemente borghese, gli oggetti abbandonati d'improvviso; un'atmosfera di orrida favola immobilizza il passato in un presente senza tempo. La casa dorme,
immobile, in attesa che qualcuno la svegli.E anche i ricordi, gl'incubi,le ossessioni dormono, finchè qualcosa le desta,destando d'improvviso la bestia nascosta nel cuore.
I due fratelli Sabina e Daniele portano nel loro vissuto i segni di un rapporto genitoriale ambiguo e malato.
All'inizio il racconto,ellittico, sfumato, prende e turba.
Ma dopo i primi 30 minuti il film va sempre più sfrangiandosi e banalizzandosi,
per imboccare nel secondo tempo un binario parallelo ed entrare in
tutta un'altra storia .L'equilibrio si spezza, la narrazione discreta della prima parte lascia il posto a scelte stilistiche vanamente eccessive e spesso ridicole, come la crisi isterica di Capodanno di Giovanna, o l'imperdonabile scena della fuga di Giovanna con rottura delle acque sul treno deserto e blindato.Non c'è approfondimento psicologico dei personaggi,che "esternano" invece di lasciarsi scoprire, esprimendosi come manuali divulgativi "la psicanalisi per tutti".
Un tema forte e disturbante come quello della pedofilia,per di più incestuosa,
avrebbe avuto bisogno di un maggior spazio psicologico invece di trovarsi
costretto in un guazzabuglio di tematiche che sgomitano per affermare la loro visibilità: l'omosessualità, la "disabilità", i media che ottundono le facoltà creative...
mancava solo che la cieca lesbica fosse un'extracomunitaria malata di aids!
Gli "alleggerimenti" determinati dalle situazioni comiche sottraggono tensione
,e alla fine di questo dramma che gli attori si recitano addosso,
non arriva un'emozione.Io amo analizzare il linguaggio filmico, ma questo avviene "dopo";quando vedo il film voglio lasciarmi trasportare dalle emozioni.Ho pianto nel finale del Principe delle Maree,(anch'esso basato su un trauma
infantile) mentresono uscita fresca e tranquilla dalla visione de "La bestia nel cuore.E questo per me equivale a una bocciatura.
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[+] la bestia nel cuore
(di lorenz)
[ - ] la bestia nel cuore
[+] bella recensione
(di fabio c.)
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[+] ottima recensione
(di simon electric inc.)
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(di marcello "teofilatto")
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[+] se i personaggi esternano
(di kobayashi)
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martedì 13 settembre 2005
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emozionante
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Bello, intenso, drammatico e molto vero, almeno così l'ho trovato. Un po' lento nella parte iniziale, lento in generale direi, narrativo, un film che ti conduce, senza la pretesa di voler essere didascalico. Ê il racconto di una storia, ma più esattamente di un frammento di vita, quasi un modello, un pezzo preso a esempio. Credo che la sintesi della narrazione stia tutta nelle parole di Daniele, il fratello, quando scrive a Sabina dicendole che finalmente ha capito che è ora di vivere la vita: una cicatrice non è una malattia, si continua a vivere. Ê un messaggio positivo, senza voler essere a tutti i costi a lieto fine.
La riconcilizione tra Sabina e Franco è l'accettazione della vita di nuovo, non subita, ma vissuta nella sua realtà, fatta di sbagli, di cadute, di scivoloni, ma nella quale le cose davvero importanti, vengono valutate.
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Bello, intenso, drammatico e molto vero, almeno così l'ho trovato. Un po' lento nella parte iniziale, lento in generale direi, narrativo, un film che ti conduce, senza la pretesa di voler essere didascalico. Ê il racconto di una storia, ma più esattamente di un frammento di vita, quasi un modello, un pezzo preso a esempio. Credo che la sintesi della narrazione stia tutta nelle parole di Daniele, il fratello, quando scrive a Sabina dicendole che finalmente ha capito che è ora di vivere la vita: una cicatrice non è una malattia, si continua a vivere. Ê un messaggio positivo, senza voler essere a tutti i costi a lieto fine.
La riconcilizione tra Sabina e Franco è l'accettazione della vita di nuovo, non subita, ma vissuta nella sua realtà, fatta di sbagli, di cadute, di scivoloni, ma nella quale le cose davvero importanti, vengono valutate.
Brava lei, la Mezzogiorno, bravissima la Rocca e anche la Finocchiaro, sempre troppo svalultata in ruoli marginali, una grande!
Belli anche gli incastri di storie che si intravedono, soprattutto la nascente amicizia tra Franco e Andrea, il regista: rapporto nato dall'ostilità, dal fronteggiarsi di due personalità forti che sanno però dialogare, perchè hanno parole da mettere in un dialogo.
Personalità che escono dalla narrazione, si confondono con la nostra vita quotidiana, con il reale dei sentimenti contrastati che affrontiamo ogni giorno, solo alcuni, tra tanti...
Davvero bello...nessun agettivo potrebbe essere più adatto!
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lunedì 19 settembre 2005
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brava cristina!!!
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Cara Cristina [Comencini], ho visto il tuo film e le recensioni piu’ aggressive. Quando Freud aveva presentato alla Commissione Scientifica dell’Università di Vienna la sua teoria sessuale delle nevrosi, tutti i cattedrattici viennesi non lo presero sul serio e per il Neuropatologo viennese fu uno smacco. Così lo stesso fu’ per la “l’Interpretazione de sogni” del 1899. Dovette scrivere un altro libretto, .. “il sogno” nel 1900, per spiegare che cosa voleva dire nel libro dell’anno precedente. Il successo per Freud venne dopo. Come credo per il tuo film.
Stai tranquilla, queste cose vanno digerite.
Infatti Freud aveva cercato di parlare loro con un linguaggio forbito: ecco quindi le ragioni di parlar di Edipo! Vedi, in qualche recensione ho visto parlare di “Incesto” e non di “pedofilia”.
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Cara Cristina [Comencini], ho visto il tuo film e le recensioni piu’ aggressive. Quando Freud aveva presentato alla Commissione Scientifica dell’Università di Vienna la sua teoria sessuale delle nevrosi, tutti i cattedrattici viennesi non lo presero sul serio e per il Neuropatologo viennese fu uno smacco. Così lo stesso fu’ per la “l’Interpretazione de sogni” del 1899. Dovette scrivere un altro libretto, .. “il sogno” nel 1900, per spiegare che cosa voleva dire nel libro dell’anno precedente. Il successo per Freud venne dopo. Come credo per il tuo film.
Stai tranquilla, queste cose vanno digerite.
Infatti Freud aveva cercato di parlare loro con un linguaggio forbito: ecco quindi le ragioni di parlar di Edipo! Vedi, in qualche recensione ho visto parlare di “Incesto” e non di “pedofilia”. Perché quando questi drammi accadono, .. per raccontare i contenuti emotivi e i sentimenti, .. Freud ha abituato la Borghesia alla vecchia canzone dell’Edipo. Hanno in mente lo psicologismo da salotto per cui se una persona nella sua infanzia incontra un pedofilo, .. non può avere problemi!! Magari una soluzione al problema sessuale è la relazione omosessuale, non completamente capita e messa in atto. Un'altra può essere a volte la tossicodipendenza! Riguardo all’emersione del problema di Sabina al momento della gravidanza, .. ovviamente riguarda non tanto “il tema edipico” [ci devono essere giornalisti che hanno analisti poco aggiornati!!! ….] ma riguarda invece il tema dell’attaccamento!!
Mi sembra che gli attori abbiano fatto un buon lavoro. Cara Cristina, .. ancora complimenti! Molto struggente questa atmosfera americana, …soprattutto per la lingua americana, .. una lingua diversa che lenisce e rende vivibile, questo dolore, italiano, compostamente rappresentato dal bravo Lo Cascio. Le donne di questo film sono magnifiche, e recitano con grande sensibilità e coinvolgimento.
Credo sia importante sottolineare che più un film mette a nudo problematiche antiche e comuni a molte persone, piu’ il film puo’ essere attaccato da critiche perchè smuove emozioni sopite. Nella storia un altro film aveva suscitato critiche forti: “Arancia Meccanica”. Era stato ritirato dalla distribuzione su espressa richiesta di S. Kubrick. Era subissato da proteste per aver istigato bande di giovani a violentare persone in giro come nel film.
Qui il film spinge a ricordare, un po’ come il sogno di Sabina … e non tutte le Sabine e i Daniele vogliono ricordare! www.marcolongofabrizio.it
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damiano
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venerdì 6 gennaio 2006
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uno sguardo inquieto
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Film riuscito a meta': da una parte funziona Giovanna Mezzoggiorno, che interpreta Sabina, una ragazza inquieta, alla ricerca di una verita' (dolorosa) sul passato del proprio padre.
Dall'altra i temi del film, come l'omosessualita', come un confronto fra le copie di ieri, in cui i segreti, anche quelli piu' tremendi, venivano taciuti, e le coppie di oggi, molto aperte ma fragili, come la pedofilia, e come uno sguardo critico alla modernita', finiscono per accavallarsi e con l'essere trattati con (eccessiva) inevitabile, superficialita'.
Dramma e poesia, risate e lacrime si alternano in un equilibrio imperfetto pero'.
Troppi ingredienti alla fine disorientano lo spettatore.
Se funziona la traccia nascosta dell'inquietudine che serpeggia sullo sfondo di questa pellicola, è vero che l'approccio "leggero" in certi passi, nei confronti di temi molto drammatici, appare fuori luogo.
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Film riuscito a meta': da una parte funziona Giovanna Mezzoggiorno, che interpreta Sabina, una ragazza inquieta, alla ricerca di una verita' (dolorosa) sul passato del proprio padre.
Dall'altra i temi del film, come l'omosessualita', come un confronto fra le copie di ieri, in cui i segreti, anche quelli piu' tremendi, venivano taciuti, e le coppie di oggi, molto aperte ma fragili, come la pedofilia, e come uno sguardo critico alla modernita', finiscono per accavallarsi e con l'essere trattati con (eccessiva) inevitabile, superficialita'.
Dramma e poesia, risate e lacrime si alternano in un equilibrio imperfetto pero'.
Troppi ingredienti alla fine disorientano lo spettatore.
Se funziona la traccia nascosta dell'inquietudine che serpeggia sullo sfondo di questa pellicola, è vero che l'approccio "leggero" in certi passi, nei confronti di temi molto drammatici, appare fuori luogo.
La Bestia Nel Cuore rimane comunque un film di un certo spessore, sicuramente da vedere, come è da leggere l'omonimo romanzo.
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emanuela fiorito
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mercoledì 3 maggio 2006
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una sofferta epifania
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Gli occhi di un’intensa Giovanna Mezzogiorno ci fanno strada nei bui corridoi di una casa silenziosa e dimenticata, quella dell’infanzia di Sabina, una donna come tante messa davanti ad un passato terribile che si risveglia prepotente in lei all’improvviso, una notte. La visione onirica sarà la spia che la condurrà più o meno consapevolmente alla ricerca di una verità nascosta, per anni rimasta sepolta nel suo cuore.
I flashback della memoria sono intessuti di voci assenti, spezzate, come il puzzle di un dolore antico da ricostruire pezzo dopo pezzo. Sono afone le immagini del padre che da severo ed autoritario di giorno si trasforma la notte nella Bestia dalle fattezze umane e la voce lamentosa.
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Gli occhi di un’intensa Giovanna Mezzogiorno ci fanno strada nei bui corridoi di una casa silenziosa e dimenticata, quella dell’infanzia di Sabina, una donna come tante messa davanti ad un passato terribile che si risveglia prepotente in lei all’improvviso, una notte. La visione onirica sarà la spia che la condurrà più o meno consapevolmente alla ricerca di una verità nascosta, per anni rimasta sepolta nel suo cuore.
I flashback della memoria sono intessuti di voci assenti, spezzate, come il puzzle di un dolore antico da ricostruire pezzo dopo pezzo. Sono afone le immagini del padre che da severo ed autoritario di giorno si trasforma la notte nella Bestia dalle fattezze umane e la voce lamentosa. E’ mancante la voce della madre, che preferisce celare il dramma del marito piuttosto che affrontarlo, seguitando come se nulla fosse.
Sabina decide di andare a trovare il fratello negli gli Stati Uniti seguendo l’istinto, e scopre la verità. Quella realtà a causa della quale il fratello non è in grado di dimostrare il proprio affetto ai figli ed entra in analisi, lui vittima per primo degli abusi paterni. Daniele è l’unica figura maschile debole eppure straordinariamente forte del film. La sua caparbietà interiore rende pressoché nulli gli altri uomini presenti, fragili come Franco, che pur amando Sabina pecca mentre lei è assente, o come il marito della collega di Sabina, Maria (una brillante Angela Finocchiaro), che abbandona il tetto coniugale per inseguire il sogno di eterna giovinezza insieme ad una compagna di scuola della figlia.
Tutta l’infanzia di Sabina è silente dentro di lei, sino al momento dell’epifania, la notte di Capodanno, quando ciò che prima era solo un tremendo sospetto le si palesa davanti in tutta la sua drammaticità. Dapprima la rabbia la travolge, poi le parole di Daniele danno una spiegazione alla sua ferita interiore.
Perfetta Stefania Rocca nei panni di Emilia, amica di infanzia di Sabina, divenuta cieca intorno ai vent’anni, che sarà per la delusa Maria un valido surrogato dell’amore maschile.
Il film, pur toccando una tematica difficile, non scade in uno scontato buonismo. Daniele arriva a provare odio nei confronti del padre-orco e ne attende la fine al capezzale con sadica soddisfazione. Franco tradisce la donna che ama dopo averle giurato fedelta'. Le colpe vengono riassorbite, e catalizzate positivamente verso il futuro. Le cicatrici del passato non sono rimarginabili, ma neppure un ostacolo al raggiungimento della serenità.
Emanuela Fiorito
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mario scafidi
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venerdì 25 gennaio 2008
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comencini gloria agli italiani
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Il tema del film è durissimo. Lo si scopre lentamente, durante la proiezione, man mano che ci si addentra nelle tenebre di una famiglia middle class rispettabile e ben vista. Spalancati gli armadi di casa ecco affiorare gli scheletri: il dolore, la violenza, l'incesto. Cristina Comencini racconta con corrente alternata una vicenda di piccola gente comune, che nasconde un grande segreto; lo fa passando dal lirismo simbolico di alcune immagini all'estetica televisiva popolare. E' proprio per questo che "La Bestia nel Cuore" mi sembra un film riuscito soltanto a metà. E' come se la regista avesse avuto tutta la capacità di sfondare lo schermo, ma abbia inspiegabilmente desistito. La fotografia è lodevole, gioca sul continuo richiamo delle tinte del blu e del nero, riuscendo a dare alla pellicola una sua marcata impronta visiva.
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Il tema del film è durissimo. Lo si scopre lentamente, durante la proiezione, man mano che ci si addentra nelle tenebre di una famiglia middle class rispettabile e ben vista. Spalancati gli armadi di casa ecco affiorare gli scheletri: il dolore, la violenza, l'incesto. Cristina Comencini racconta con corrente alternata una vicenda di piccola gente comune, che nasconde un grande segreto; lo fa passando dal lirismo simbolico di alcune immagini all'estetica televisiva popolare. E' proprio per questo che "La Bestia nel Cuore" mi sembra un film riuscito soltanto a metà. E' come se la regista avesse avuto tutta la capacità di sfondare lo schermo, ma abbia inspiegabilmente desistito. La fotografia è lodevole, gioca sul continuo richiamo delle tinte del blu e del nero, riuscendo a dare alla pellicola una sua marcata impronta visiva. Ricco cast (Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Angela Finocchiaro, Stefania Rocca, Luigi Lo Cascio) e tanti riconoscimenti: tra tutti la nomination all'Oscar come Miglior film straniero nel 2005 (con il titolo internazionale "Don't Tell"; non accadeva che l'Italia entrasse in concorso dai tempi de "La Vita è Bella" di Roberto Benigni), quell'anno vinse il noioso "Il suo nome è Tsotsi" di Gavin Hood.
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filippo catani
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sabato 18 febbraio 2012
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incubi dal passato
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Rimasta incinta una giovane doppiatrice comincia a fare terribili sogni. Deciderà allora di andare a fare visita al fratello da tempo trasferitosi negli USA per indagare sul passato della sua famiglia. Nel frattempo una sua collega doppiatrice stringerà amicizia con una ragazza non vedente mentre il fidanzato della ragazza si getterà a recitare in una nuova fiction televisiva.
Film indubbiamente molto forte e che affronta un tema particolarmente difficile. Se già il tema dell'abuso è particolarmente duro quando si parla di abusi entro le mura domestiche le cose assumono proporzioni spaventose. Certo in diversi momenti si cerca di allentare un po' la tensione (penso all'amicizia Rocca-Finocchiaro) ma il film è davvero molto angosciante (sentimento ben espresso nel finale con la Mezzogiorno intrappolata nella carrozza).
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Rimasta incinta una giovane doppiatrice comincia a fare terribili sogni. Deciderà allora di andare a fare visita al fratello da tempo trasferitosi negli USA per indagare sul passato della sua famiglia. Nel frattempo una sua collega doppiatrice stringerà amicizia con una ragazza non vedente mentre il fidanzato della ragazza si getterà a recitare in una nuova fiction televisiva.
Film indubbiamente molto forte e che affronta un tema particolarmente difficile. Se già il tema dell'abuso è particolarmente duro quando si parla di abusi entro le mura domestiche le cose assumono proporzioni spaventose. Certo in diversi momenti si cerca di allentare un po' la tensione (penso all'amicizia Rocca-Finocchiaro) ma il film è davvero molto angosciante (sentimento ben espresso nel finale con la Mezzogiorno intrappolata nella carrozza). Una bella interpretazione corale per un film ruvido e spigoloso ma allo stesso tempo molto toccante; senza dubbio nel giro di un paio d'ore sono molti i sentimenti che vengono chiamati in causa.
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gloria d.
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lunedì 6 febbraio 2006
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la nomination meritata...
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E' difficile in meno di due ore raccontare due grandi drammi come la pedofilia e l'incesto, senza risultare banale e noioso.La Comencini c'è riuscita. Ha preferito uno stile semplice, ma reale per raccontare come si possa (soprav)vivere a un trauma infantile. Gli attori, per una volta tanto in Italia, sono competenti e capaci, in particolare Boni dimostra una spontanietà che gli fa meritare il titolo di attore e che lo eleva dal puro livello di bello e dannato. Niente scenari eclatanti o colpi ad effetto, la storia si snoda con naturalezza, sfiorando diversi prototipi di caratteri umani, diverse situazioni in cui, ognuno, può identificarsi con facilità. Ed è questo il messaggio che il film si propone di trasmettere: "la bestia del cuore" che ognuno di noi porta dentro di se e con cui deve prima o poi fare i conti.
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E' difficile in meno di due ore raccontare due grandi drammi come la pedofilia e l'incesto, senza risultare banale e noioso.La Comencini c'è riuscita. Ha preferito uno stile semplice, ma reale per raccontare come si possa (soprav)vivere a un trauma infantile. Gli attori, per una volta tanto in Italia, sono competenti e capaci, in particolare Boni dimostra una spontanietà che gli fa meritare il titolo di attore e che lo eleva dal puro livello di bello e dannato. Niente scenari eclatanti o colpi ad effetto, la storia si snoda con naturalezza, sfiorando diversi prototipi di caratteri umani, diverse situazioni in cui, ognuno, può identificarsi con facilità. Ed è questo il messaggio che il film si propone di trasmettere: "la bestia del cuore" che ognuno di noi porta dentro di se e con cui deve prima o poi fare i conti. Un applauso dunque per questo film che dovrebbe farci riflettere sulle potenzialità che ha sempre avuto e ha il cinema italiano.
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[+] e se la "bestia" fosse nel presente?
(di spartaco)
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litz
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venerdì 25 agosto 2006
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realtà soffocate
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Grande la Comencini, e realistica ed insuperabile la interpretazione di Giovanna Mezzogiorno nulla togliendo ai restanti attori del cast.
Purtroppo rifacendomi al titolo di lancio,sono realtà soffocate , attuali della nostra storia relazionale familiare contemporanea.Silenzi , repressioni, che vengono somministrati da genitori che palesemente danno del loro nucleo familiare un impressione positiva., ma non tenendo conto di quel fuoco che lentamente corroderà quella tappa centrale per lo sviluppo di una salda identità intergenerazionale.figli che rimuovono la loro infanzia basi necessarie da tramandare alla propria continuità alla propria prole,infanzia bruciata da un incesto, da una bestia, giochi e affetti violati,e la principale figura di quella relazione primaria, dove stà? Quella figura che instaura un legame di attaccamento con i propri figli ricco di protezione, e responsività,anche lei e soprattuttolei ai miei occhi "é la Bestia da raccontare" Tutto ciò viene riportato nel testo della Comencini, non credo che lasci tempo alle critiche ,ma credo sia doveroso per la nostra generazione e per quelle che verranno a chiedersi, al come "Attivarsi",e al come intervenire per evitare una rimozione della propria -o loro infanzia.
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Grande la Comencini, e realistica ed insuperabile la interpretazione di Giovanna Mezzogiorno nulla togliendo ai restanti attori del cast.
Purtroppo rifacendomi al titolo di lancio,sono realtà soffocate , attuali della nostra storia relazionale familiare contemporanea.Silenzi , repressioni, che vengono somministrati da genitori che palesemente danno del loro nucleo familiare un impressione positiva., ma non tenendo conto di quel fuoco che lentamente corroderà quella tappa centrale per lo sviluppo di una salda identità intergenerazionale.figli che rimuovono la loro infanzia basi necessarie da tramandare alla propria continuità alla propria prole,infanzia bruciata da un incesto, da una bestia, giochi e affetti violati,e la principale figura di quella relazione primaria, dove stà? Quella figura che instaura un legame di attaccamento con i propri figli ricco di protezione, e responsività,anche lei e soprattuttolei ai miei occhi "é la Bestia da raccontare" Tutto ciò viene riportato nel testo della Comencini, non credo che lasci tempo alle critiche ,ma credo sia doveroso per la nostra generazione e per quelle che verranno a chiedersi, al come "Attivarsi",e al come intervenire per evitare una rimozione della propria -o loro infanzia. Ci si lamenta di pedofilia, di violenze, lo stesso genitore condanna il pedofilo, ma in realtà chi protegge l'infanzia?Cosa e chi sono i nostri Genitori? cosa significa essere genitori ? Cosa è questo grande passaggio alla genitorialità poco meditato? Cosa è un figlio?
Credo che l'invito della Comencini sia proprio questo,Un racconto che eliciti un riesame in ognuno di noi.
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