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picchiri
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sabato 10 dicembre 2011
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...sulla guerra, non di guerra!
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...immaginavo il solito film di guerra e invece ci mostra una faccia della guerra sconosciuta! I marines non sono i soliti super-uomini, ma uomini che devono combattere contro la nostalgia della famiglia, la tensione dell'attesa e i problemi psicologici che essa genera...Una regia accurata, perfetta...attori bravissimi...un film da vedere per capire che la guerra non è solo verso il nemico, ma anche verso i propri limiti di esseri umani!
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paride86
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sabato 3 settembre 2011
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discreto
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Dopo una prima parte brillante - seppure un po' scopiazzata da "Full Metal Jacket" - il film perde d'intensità, e con esso il messaggio che si propone di mandare.
Peccato.
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michaelrosetti94
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lunedì 28 marzo 2011
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complimenti
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Bravo! secondo me hai centrato la natura del film: metafisica. Sembra di essere fuori dal mondo, senzazione che contribuiscono a dare i dialoghi e la fotografia.
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cronix1981
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venerdì 23 aprile 2010
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aria di plagio?
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Un film che a fine visione ti lascia un sorpreso e stupito. Il soggetto non è la guerra, ma la vita di un marine al fronte di una guerra "atipica". La scelta non è probabilmente casuale, però quello che rimane allo spettatore è un senso di disappunto: perchè in un film di questo genere Mendes decide di inserire, in maniera quantomai, pesante film di un calibro inarrivabile quali Full Metal Jacket, Apocalypse Now e Il cacciatore?
L'inizio di Jarhead è una copia sbiadita di Full Metal Jacket. Citare Apocalypse Now in un cinema riempito da un branco di marine che esultano quando vedono intervenire l'esercito Americano contro i Vietcong è veramente degradante.
Va detto che raccontare la psicologia di un tiratore scelto marine nella prima guerra del golfo non è cosa facile.
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Un film che a fine visione ti lascia un sorpreso e stupito. Il soggetto non è la guerra, ma la vita di un marine al fronte di una guerra "atipica". La scelta non è probabilmente casuale, però quello che rimane allo spettatore è un senso di disappunto: perchè in un film di questo genere Mendes decide di inserire, in maniera quantomai, pesante film di un calibro inarrivabile quali Full Metal Jacket, Apocalypse Now e Il cacciatore?
L'inizio di Jarhead è una copia sbiadita di Full Metal Jacket. Citare Apocalypse Now in un cinema riempito da un branco di marine che esultano quando vedono intervenire l'esercito Americano contro i Vietcong è veramente degradante.
Va detto che raccontare la psicologia di un tiratore scelto marine nella prima guerra del golfo non è cosa facile. Però, ci sono altri modi per oter approfondire l'argomento, senza tirare in ballo film che hanno fatto la storia e che sembrano fuori luogo rispetto al soggetto stesso.
Le impressioni positive riguardano la fotografia, la colonna sonora, la recitazione del protagonista e delle spalle. Il film si lascia vedere e stranamente non risulta pesante. Tuttavia le lacune che evidenzia lo rendono poco più che sufficiente. Dal regista di American Beauty è lecito aspettarsi qualcosa di meglio.
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d'oh...!!!
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sabato 12 dicembre 2009
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insolito
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Sam Mendes alla sua terza regia realizza un film che alla fine stupisce perchè pur essendo un war-movie non si spara quasi mai.La storia racconta del soldato Swofford e della sua vita nei marines dall'addestramento alla spedizione in Iraq.La confezione è molto curata,Mendes sa quello che filma e nonostante scopiazzi,volutamente o no,qua e là tra i grandi film di guerra del passato riesce comunque a creare qualcosa di originale.Il cast è discreto di cui spicca più di tutti Jake Gyllenhaal un giovane attore che si sta affermando sempre di più nel panorama del cinema mondiale con ottime interpretazioni in diversi film.Non avendo particolari difetti possiamo archiviare questo film come ottimo per passare una bella serata in compagnia di questo gruppo di marines che fanno di tutto per combattere ma alla fine sparano solamente in aria.
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adrianoemi
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sabato 28 febbraio 2009
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al di sotto della guerra, l'essere un jarhead
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Nonostante in Italia qualche giornalista abbia dato la "sufficienza" a quest'opera, è d'obbligo dire che in USA è stata acclamata dalla critica, premiata e plurinominata a vari awards. Il film è tratto dall'autobiografia di Anthony Swafford, che della pellicola è il protagonista (Swaff), con aggiunte date dai racconti di testimoni diretti della prima guerra del Golfo. Ma questa guerra non è affatto la protagonista per Mendes: i personaggi la cercano, la temono, la inseguono, e quando stanno per esserci.. eccola che è finita, e tornano a casa. L'unico momento in cui il marine (in slang: jarhead) potrebbe finalmente sparare il colpo contro l'iraqueno e dare un senso a tutta l'attesa dell'essere (lì), viene interrotto dai bombardamenti di aerei amici che lo precedono.
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Nonostante in Italia qualche giornalista abbia dato la "sufficienza" a quest'opera, è d'obbligo dire che in USA è stata acclamata dalla critica, premiata e plurinominata a vari awards. Il film è tratto dall'autobiografia di Anthony Swafford, che della pellicola è il protagonista (Swaff), con aggiunte date dai racconti di testimoni diretti della prima guerra del Golfo. Ma questa guerra non è affatto la protagonista per Mendes: i personaggi la cercano, la temono, la inseguono, e quando stanno per esserci.. eccola che è finita, e tornano a casa. L'unico momento in cui il marine (in slang: jarhead) potrebbe finalmente sparare il colpo contro l'iraqueno e dare un senso a tutta l'attesa dell'essere (lì), viene interrotto dai bombardamenti di aerei amici che lo precedono. La guerra resta fondamentalmente come scenario, statico, di carboni umani, bruciati già da tempo da altri, e i marines a piedi sotto una pioggia di petrolio ("la terra sanguina") si perdono davanti al passaggo simbolico di un cavallo agonizzante totalmente ricoperto di oro nero . I marines tornano a casa senza aver sparato che in aria, come atto di sfogo, atto di camerata, ultimo di una lunga serie. Durante il film infatti i marines si chiamano "checca" a vicenda, vengono costantemente ripresi mezzi nudi, sotto le docce, nei bagni, si fanno riferimenti continui a erezioni e masturbazioni (la cinepresa stessa riprende Swaff masturbarsi); una frase chiave del pratogonista spiega come quegli uomini non fecero molta guerra ma sotto quelle tende si masturbarono un po' troppo; come apoteosi di questo atteggiamento erotico, Mendes ci mostra Jake Gyllenhaal (Swaff) nella vigilia di natale vestito unicamente da un cappello da babbo natale usato come perizoma, il resto del suo corpo nudo di fronte all'acclamazione di tutti i compagni. Se non bastasse, come scherno al loro superiore, i compagni mimano un'orgia, dove Swaff riceve un rapporto orale. Su un cartellone i giovani ragazzi, man mano, appuntano le foto delle loro mogli o fidanzate divenute ormai ex in quanto infedeli. Nessun ruolo femminile positivo: al finale, tornati tutti a casa, anche la ragazza di Swaff è ormai di un altro; tempo dopo viene contattato dai suoi ex colleghi per un sopraggiunto lutto: Troy, che era stato il Jarhead compagno di avventure di Swaff, poi cacciato perchè uso a stupefacenti, è morto. Swaff si dispera sulla salma del suo compagno, e il film termina con questa frase:
"Un uomo usa un fucile per molti anni e va in guerra. Dopo, torna a casa e vede che qualsiasi altra cosa farà della sua vita, costruire una casa, amare una donna, cambiare il pannolino a suo figlio, rimarrà sempre un Jarhead. E tutti i Jarhead che uccidono e muoiono, saranno sempre come me. Noi siamo ancora nel deserto...". Se pensiamo al film Cold Montain, vediamo che qui siamo esattamente all'opposto: la guerra è fine a se stessa, non c'è nessun obiettivo da raggiungere nè una promessa sposa ad attenderti, perchè ti ha tradito: il sogno stesso della vita ti ha tradito, e tu, come il veterano vietnamita che chiede di partecipare ancora alla tua parata, non esisti che per quella guerra: sarai sempre il Jarhead ancora lì nel deserto accanto agli altri, accanto al tuo compagno che non ce l'ha fatta.
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[+] bravo
(di sergente hartman)
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zuma
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lunedì 9 febbraio 2009
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buon film
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un film non da buttare via,buona regia,bella fotografia,buon montaggio,attori azzeccati.Piacevole
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vittorio
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martedì 2 settembre 2008
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gran bel film!!
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Bel film, con una grande storia, belle interpretazioni e una grande fotografia!! La bugia della guerra rappresentata in modo crudo ma mai cruento, in modo schietto ma mai spietato....
Da non perdere!!
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barba
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martedì 26 agosto 2008
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un mio grosso rimpianto
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non lho visto e me ne pento come sheva quando è andato al chelsea....RIMPIANTO
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paleutta
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giovedì 15 maggio 2008
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cose già viste
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assegno 3 stelle perchè tutto sommato è un film di buona fattura, viene resa con efficacia la vita di camerata e la filosofia militaresca anche nei suoi aspetti più retorici. La fotografia in alcuni passaggi è veramente suggestiva, specialmente le scene girate sotto la cortina fumogena del petrolio che brucia. Secondo me non è ne un film di guerra ne un film sulla guerra, è un film sulla vita dei soldati statunitensi in un teatro di guerra moderno e di come il loro ruolo sia cambiato ai fini delle sorti del conflitto in corso. In sostanza si evince che il ruolo della fanteria è quasi coreografico e che la strategia militare americana si fa forza di ben altri tipi di intervento, molto più drastici e risolutivi come i super bombardamenti "intelligenti".
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assegno 3 stelle perchè tutto sommato è un film di buona fattura, viene resa con efficacia la vita di camerata e la filosofia militaresca anche nei suoi aspetti più retorici. La fotografia in alcuni passaggi è veramente suggestiva, specialmente le scene girate sotto la cortina fumogena del petrolio che brucia. Secondo me non è ne un film di guerra ne un film sulla guerra, è un film sulla vita dei soldati statunitensi in un teatro di guerra moderno e di come il loro ruolo sia cambiato ai fini delle sorti del conflitto in corso. In sostanza si evince che il ruolo della fanteria è quasi coreografico e che la strategia militare americana si fa forza di ben altri tipi di intervento, molto più drastici e risolutivi come i super bombardamenti "intelligenti". E' chiaro che chi, come me, abbia visto Full metal jacket ed Apocalypse now non può fare a meno di notare le malcelate, talvolta ostentate citazioni da questi due capolavori e il confronto che ne viene fuori da un responso impietoso a sfavore chiaramente di Jarhead. Non regge il confronto e forse non vuole neanche farlo, almeno spero non sia stata quella l'intenzione del regista. In conclusione è un film che si lascia vedere più che altro per la bellissima fotografia e la buona (solo la sua direi..)interpretazione del protagonista e diciamo anche che in parte stimola una certa riflessione su certi aspetti della macchina bellica statunitense. Buona visione
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