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Il suo nome è Tsotsi |
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Un film di Gavin Hood.
Con Presley Chweneyagae, Mothusi Magano, Israel Makoe, Percy Matsemela, Jerry Mofokeng
Titolo originale Tsotsi.
Drammatico,
durata 91 min.
- Gran Bretagna, Sudafrica 2005.
uscita venerdì 3 marzo 2006.
MYMONETRO
Il suo nome è Tsotsi
valutazione media:
3,22
su
25
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Tsosti è un ragazzo di 19 anni che conduce una vita all'insegna della violenza e della rabbia alla periferia di Johannesburg. Ma un incontro sarà per lui salvifico e gli regalerà la Redenzione e il rispetto di sè.
![]() Un grido di dolore per chiedere perdono, in un posto dove la vita non ha valore |
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Alessandra Montesanto
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"Tsotsi" significa "bandito" nel linguaggio di strada nella periferia di Johannesburg. Tsotsi è il soprannome di un ragazzo di 19 anni che ha rimosso ogni ricordo del suo passato, compreso il suo vero nome. Tsotsi conduce una vita all'insegna della violenza; riempie di botte un compagno della sua gang perché gli fa troppe domande, ruba un'automobile, ferendo la donna che la guidava, ma scopre sul sedile posteriore la presenza di un neonato. A modo suo Tsotsi incomincerà a prendersi cura di lui.
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premi nomination |
Premio Oscar 1 0 |
David di Donatello 0 1 |
Dal sud africa con furore!
domenica 12 marzo 2006
di alberto86
E' un bel film questo "Tsotsi" di Gavin Hood,che arriva fresco fresco dal Sud Africa riuscendo a portarsi a casa l'Oscar come miglior film straniero,dopo vari riconoscimenti in giro per i festival. Certo è vero che i suoi rivali nella corsa all'accapparramento della statuetta non erano poi così insigni e minacciosi ma affermerei che il film é stato premiato(una volta tanto direi)non ingiustamente! La vicenda,pur essendo semplice e non originalissima,è davvero molto intensa,suggestiva,genuina... continua » |
Real cinema.
venerdì 30 marzo 2007
di Tritacarne Automatico
Nel Mare Magnum dei "film per il sociale" prodotti da Hollywood e non, sono molte le pellicole di spicco, piene di grandi nomi e grandi mezzi; si potrebbe ricordare "Bordertown", appena uscito nelle sale, esempio lampante di quanto suddetto. Pellicola, a dirla tutta, assai "stonate": i grandi vip immersi nella povertà sanno troppo di artificiale, diciamocela tutta. Ecco perché un film come "Il suo nome è Tsotsi", realizzato con attori debuttanti, risulta fresco e degno della dicitura "cinema per continua » |
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Interessante
lunedì 23 agosto 2010
di dario
Tutto merito della regia e dell'interpretazione. La storia, una redenzione improvvisa e imprevista, è un po' tirata per i capelli, ma regge grazie ad un'ottima secchezza narrativa e ad un impianto scenico di prim'ordine. C'è fatica nel passare dalla violenza al pentimento, tuttavia i continui richiami all'ingiustizia sociale puntellano bene il primo fenomeno, mentre cenni umanitari di fondo in qualunque individuo fanno ancor meglio nei confronti continua » |
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DVD | Il suo nome è TsotsiUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 12 settembre 2006
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SOUNDTRACK | Il suo nome è Tsotsi
La colonna sonora del film
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di Roberto Nepoti La Repubblica
Buone notizie dal Sudafrica, con un film - Il mio nome è Tsotsi - candidato all'Oscar nella cinquina delle migliori pellicole straniere assieme al nostro La bestia nel cuore. La storia, tratta dal romanzo di Athol Fugard, è messa in scena con un occhio molto "americano"; il che, unito alle seduzioni della trama, ce ne fa già immaginare una traduzione hollywoodiana con Jamie Foxx o Will Smith. Il diciannovenne Tsotsi di Johannesburg non conserva ricordi del passato; anche il suo nome è uno pseudonimo, che nel linguaggio del ghetto significa "bandito". » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Circondato dai poliziotti con le armi spianate, Tsotsi (Presley Chweneyagae) alza le mani. La macchina da presa gli gira intorno e lo riprende di spalle, dal basso. Ora, le sue braccia tese non valgono più solo come segno di resa, ma anche come una sorta di riconciliazione con se stesso: con quello che non è potuto essere, e con quello che forse diventerà. Così, su quest’immagine d’una speranza nuova, si chiude Il suo nome è Tsotsi (Tsotsi, Sudafrica e Gran Bretagna, 2005, 91’). La storia di «Criminale» — questo significa tsotsi a Soweto — viene dal milione di storie che s’addensano nella «città dei neri», nelle baracche dei più poveri tra i poveri. » |
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di Alessandra Levantesi La Stampa
Vincitore dell'Oscar per la miglior pellicola straniera, Il suo nome è Tsotsi rappresenta per svariati motivi un appuntamento da non mancare. Traduce sullo schermo l'unico romanzo del noto drammaturgo sudafricano Athol Fugard (classe 1932), sorta di monologo interiore che sembrava impossibile trasporre al cinema, utilizzando i modi narrativi di un turgido, appassionante melodramma con bel senso spettacolare e attualizzandone ai giorni nostri la storia datata 1950. Eppure riesce a mantenersi fedele allo spirito dell'opera, tanto che l'autore gli ha dato il suo pubblico imprimatur; e nello stesso tempo ci introduce di prepotenza nel cuore di un mondo e di una cultura sconosciuti o quasi. » |
di Lietta Tornabuoni L'Espresso
Quanti film buoni ci sono in giro: spesso con protagonisti-vittima (bambini, donne, minoranze etniche o religiose), spesso sostenuti da Onu, Unicef o Amnesty International, spesso collocati nel centro di guerre o guerriglie, di sopraffazioni barbare, di problemi atroci. All the Invisible Children, ad esempio, è dedicato ai bambini-soldato, ai bambini soli, ai bambini malati di Aids; Moolaadé di Ousmane Sembene si occupa della mutilazione genitale delle donne africane (e mostra che in certi Paesi donne e bambini devono inginocchiarsi in presenza degli uomini). » |
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