Il grande silenzio

Un film di Philip Gröning. Titolo originale Die grosse Stille. Religioso, durata 162 min. - Germania 2005. uscita venerdì 31 marzo 2006. MYMONETRO Il grande silenzio * * * 1/2 - valutazione media: 3,58 su 66 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,58/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
 dizionari * * * - -
 critica * * * 1/2 -
 pubblico * * * 1/2 -
Con le sue due ore e 40 di silenzio il film sui frati certosini nella Grande Chartreuse sulle Alpi francesi, offre un'esperienza cinematografica molto differente da quello a cui il pubblico odierno, frenetico e ansioso, è abituato.
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primo piano
La forza del silenzio e la cosciente presa di distanza dal mondo in un film che procede come un dialogo muto tra uomo e natura
Marzia Gandolfi     * * * - -

In un tempo di cinema chiassosamente sonoro, che tutto riempie e trabocca, diventa necessario sperimentare il silenzio. Quello grande e silente "registrato" nel monastero certosino de La Grande Chartreuse, situato sulle montagne vicine a Grenoble. A salire sulle Alpi francesi con la macchina da presa è stato il regista tedesco Philip Gröning, che per diciannove anni ha cullato il desiderio di realizzare un documentario sulla vita dei monaci e sul tempo: quello della preghiera e quello del cinema. Perché quel tempo potesse scorrere sulla pellicola, il regista ha condiviso coi monaci quattro mesi della sua vita: partecipando alle meditazioni, alle messe, alle lodi, ai vespri, alla compieta (l'ultima delle ore canoniche), ritirandosi in una cella in attesa di ripetere nuovamente l'ufficio delle letture.
Il suo film, apparentemente immobile e privo di uno sviluppo narrativo, trova invece un suo modo straordinario di procedere inserendo un dialogo muto tra l'uomo e la natura, scandito fuori dal monastero dalle stagioni e dentro le mura, vecchie di quattro secoli, dalla rigorosa liturgia dei monaci. Separati materialmente dal mondo mantengono con esso una solidarietà espressa attraverso un'incessante preghiera. La vita eremitica e contemplativa viene filmata e riproposta allo spettatore nelle sue ricorrenze quotidiane, inalterabili e puntuali, interrotte soltanto da un imprevisto "drammaturgico": l'arrivo di un novizio al convento. L'equilibrio della comunità monastica è ricomposto poco dopo con l'ammissione del giovane uomo nell'ordine, attraverso suggestive cerimonie di iniziazione in lingua latina. La partecipazione dello spettatore alla vita del monastero è affidata unicamente alle immagini, che non si aggrappano quasi mai a un suono, a una voce esplicativa fuori campo, a una musica applicata alla pellicola, a una parola, se non a quella di Dio. I salmi e le preghiere, sgranate come un rosario e costantemente ripetute, sono l'unico linguaggio concesso, lo strumento verbale alto per pensare il divino, per comunicare con Lui.
Il regista "officia" la sua funzione lasciando libero lo spettatore e la sua percezione di cogliere nel montaggio i commenti impliciti, nel silenzio i suoni compresi. Perché il suo documentario diventi un'autentica esperienza ascetica, Gröning lo costruisce come fosse un mantra, mettendo la grammatica del cinema al servizio del linguaggio dello spirito. Se la comprensione dell'Assoluto passa attraverso la reiterazione della preghiera, il cinema che la fissa dovrà a sua volta replicare il suo linguaggio, quello della ripresa. E allora si ribadisce quell'inquadratura, quel primissimo piano, quel campo medio o lunghissimo, si insiste sulle identiche didascalie di raccordo perché il pubblico stabilizzi la mente e lo sguardo su un'idea. La lunghezza della pellicola, che ha impaurito i più o peggio li ha spazientiti, è al contrario funzionale all'esperienza contemplativa che il regista ha voluto raccontare. La sua visione disciplina la mente inducendola, e non poteva essere altrimenti, a chiarire e a purificare il pensiero. Per una volta non può far male.

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Premi e nomination Il grande silenzio MYmovies
Il grande silenzio recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
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Rendo omaggio

venerdì 21 aprile 2006 di Gulliver

Rendo omaggio a questo film. E' stato detto che non è un film: è vero. E' molto di più. E' vita vera, è un andare al di là, e oltre lo schema classico del cinema. Non c'è storia, non c'è un punto di arrivo. Si può arrivare in ritardo e andare via in anticipo dalla sala, perchè non esiste una vera fine. Il rumore più forte è quello prodotto dal proiettore. Silenzio, assordante silenzio. In quelle due ore, nelle quali davvero si perde la nozione del tempo, si comprende la bellezza di un mazzo di continua »

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Il secondo pensiero

mercoledì 19 aprile 2006 di Hughes

Un maestro Zen diceva: "il segreto della vita è non avere il secondo pensiero". Ho visto il film e questa frase mi tornava spesso in mente. Io per buona parte del film ho perso la nozione del tempo, non avevo secondi pensieri, ero nel presente, ero immerso dai suoni e dai rumori e dai colori. Mi sono gustato questo grande silenzio, che poi silenzio non era, perchè c'erano mille suoni, mille piccoli rumori. Poi, tornando a casa, pensavo all'essere totalmente immersi nel primo pensiero, nel quìeora, continua »

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L'espressione della semplicita'

venerdì 21 aprile 2006 di Ronks

"IL GRANDE SILENZIO" IN REALTA' SI POTREBBE TITOLARE "IL GRANDE FRASTUONO". PIU'CHE DI UN FILM, SI PARLA DI UN ECCELLENTE DOCUMENTARIO, IN CUI IL DENOMINATORE COMUNE E' LA PREGHIERA, LA CONTEMPLAZIONE E IL RITMO DELLA QUOTIDIANETA'. IL SILENZIO, PECULIARITA' DI OGNI SITUAZIONE, IN QUANTO FINALIZZATA ALLA PERCEZIONE/COMPRENSIONE DI DIO, SI RIVELA LA COLONNA SONORA DEL TEMPO CHE PASSA. TUTTO SI MUOVE ATTORNO IN MODO NAURALE, SCANDITO IN MANIERA APPROPRIATA DI VOLTA IN VOLTA, DAI VESPRI ALLA RICREAZIONE continua »

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Troppe parole

lunedì 3 aprile 2006 di TaTanor

Venerdì scorso ho visto il Grande Silenzio (multisala Astoria di Ravenna). Ho preso appunti durante la proiezione, eccoli: le due scene più belle il sarto mentre misura e taglia la stoffa, il cuoco mentre pulisce i sedani. Non mi sono piaciuti: i pp (primi piani muti) ti fanno vedere cos’è il Silenzio ma non ti dimostrano la bellezza del Silenzio, cioè il contatto diretto-vero-immediato con la realtà-verità dell’attimo; il sarto che faceva provare la tonaca (è assurdo: neppure un “ti va bene, ti continua »

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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

«Ringrazio Dio per avermi reso cieco»; un anziano monaco della Chartreuse di Grenoble condensa in queste poche parole lo "scandalo" della fede e il senso del film di Philip Groning. Per 166 minuti siamo portati fuori dal mondo: non è il remoto Tibet, bensì un luogo a poca distanza da noi, un'ansa di infinito ritagliata nella vita allucinata del ricco Occidente. Inverno, primavera, autunno e poi di nuovo inverno: fiocchi di neve dal cielo incorniciano lo scorrere di un amore sempre uguale per Dio, per il Creato, per l'Essere. »

di Fabio Falzone Avvenire

Centosessanta minuti di silenzio. Interrotti appena dai rumori di una quotidianità essenziale: una porta che si apre, le campane che invitano alla preghiera, il canto della messa notturna. Niente corpi che saltano in aria, niente pallottole, esplosioni o dialoghi al vetriolo. Curioso, visto che stiamo parlando di un film. Chi ha visto in questi mesi, magari in qualche Festival, Il grande silenzio - questo il titolo della pellicola - si sarà chiesto: arriverà in sala? La risposta per fortuna è sì, visto che il suo regista, il tedesco Philip Grorung ha pensato Il grande silenzio proprio per le sale cinematografiche, per il grande schermo, così che il suo protagonista, il silenzio, o meglio il silenzio interpretato dai monaci certosini dell’abbazia di Grenoble, potesse rivelarsi con più potenza allo spettatore. »

di Roberto Nepoti La Repubblica

Se viviamo nell'epoca dell'"attenzione parziale continua", spezzettando la nostra concentrazione fra tre o quattro cose da fare in contemporanea, ecco un film prezioso. La sua chiave è una merce ormai introvabile, o quasi: la lentezza. Lentissimo il tempo della gestazione; dato che, per portare la cinepresa all'interno della Grande Chartreuse, la casa madre dell'ordine dei certosini incastonata tra le Alpi francesi, il regista ha dovuto attendere diciotto anni. Lento quello della realizzazione: sei mesi, durante i quali il regista Philip Gröning ha condiviso la vita dei monaci (solo il mitico Flaherty, ai tempi remoti di "Nanuk l'eschimese", si era potuto permettere tanto). »

di Maria Pia Fusco La Repubblica

«Non è un film, è un'esperienza. Dopo i primi due minuti sentirete se riuscirete a viverla fino in fondo. Se sarà così abbandonatevi alle immagini, altrimenti vi consiglio di uscire): è l'avvertenza di Phiip Groning per Il grande silenzio, 160 minuti all'interno della Grande Chartreuse sulle Alpi francesi, tra i monaci certosini che vivono nel rispetto dell'antica regola «parlare il meno possibile». Il film, nelle sale italiane distribuito dalla Metacinema di Giovanni Tamberi, ha raccolto riconoscimenti nei maggiori festival internazionali, dal Sundance a Toronto, in Germania ha superato gli incassi di Harry Potter 4 ed è ancora in sala da novembre. »

Il grande silenzio | Indice

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