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Factotum |
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Un film di Bent Hamer.
Con Matt Dillon, Lili Taylor, Fisher Stevens, Marisa Tomei, Didier Flamand.
continua»
Drammatico,
durata 94 min.
- USA, Norvegia, Germania 2005.
uscita venerdì 31 marzo 2006.
MYMONETRO
Factotum
valutazione media:
3,10
su
34
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Dopo Barfly e Storie di ordinaria follia, il cinema torna a occuparsi dell'opera di Charles Bukowski, il poeta più sboccato della letteratura contemporanea scomparso nel 1994 per una grave forma di Leucemia.
![]() La fotografia di una provincia americana cupa e grigia attraverso la vita in fumo dedita all'autodistruzione di Bukowski |
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Mattia Nicoletti
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Una vita in fumo, trascinata come il tubo al di fuori del camioncino dell'ultimo impiego. Un'esistenza al servizio dell' alcool, dell'autodistruzione. Aspirazioni da scrittore, forse autoconvinzioni, in continua ricerca di qualcosa che non sa e non vuole sapere. Henry Chinaski fa mille lavori, incontra una donna, due donne, gioca ai cavalli, vince per perdere. Perde per vivere.
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| Matt Dillon | |
| Jan era una grande scopatrice, aveva una fica stretta e lo prendeva come fosse un coltello che la stava uccidendo. | |
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| Matt Dillon | |
| Incredibile quanto ferocemente ci attacchiamo alla nostra infelicità, l'energia che bruciamo per alimentare la nostra rabbia. Incredibile quanto un momento siamo lì che ringhiamo come bestie, e un momento dopo ci siamo già scordati il come e il perché. E questo non per ore, o giorni, o mesi, o anni, ma per decadi, vite completamente usate, consegnate agli odi e ai rancori più insignificanti. Alla fine, qui non resta niente alla morte da portar via... | |
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| Henry Chinasky | |
| MKi ubriacai per tre giorni e tre notti… Quando mi svegliai mi accorsi che avevo perso il lavoro! | |
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Altre frasi celebri del film Factotum
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DVD | FactotumUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 26 giugno 2007
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di Dario Zonta L'Unità
È difficile che un film riesca a restituire lo spirito e l'umore del mondo di uno scrittore ricorrendo al suo linguaggio, senza tentativi mani di plagio e illustrazione. Factotum, del regista canadese Bent Hamer ci riesce, trasfigurando la vita e l'arte di uno degli scrittori più intensi della letteratura americana del novecento: Charles Bukowski. Il film si ispira a un suo romanzo omonimo, ma compie felici effrazioni anche in altri racconti, ricostruendo una trama che avanza per episodi e aneddoti. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
«Sono molto guardingo ad amare la vita, perché può prendermi, in giro se comincio ad amarla», dice Charles Bukowski a Fernanda Pivano nel 1982. Dunque, prosegue, «vado molto cauto. Continuo à osservare tutto». Come lui fa l’Henry Chinaski del suo Factotum (1975): attraversa la vita attento a non farsene lusingare e tradire, osservandola ironico. Nel frattempo, ne cava fuori quel che di buono ne può cavar fuori: molto whisky, molto sesso, molte scommesse sui cavalli. E poi, anzi prima di tutto — prima del whisky e del sesso, e addirittura prima delle scommesse —, molta, moltissima scrittura. » |
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di Mauro Gervasini Film TV
Anche se l'ha diretto un norvegese, Bent Hamer, già autore dell'acclamato Kitchen Stories, Factotum è emblema del cinema indie, non a caso scritto dal distributore di Jarmusch Jim Stark, che di quell'underground è un punto di riferimento. E poi c'è Lily Taylor che, pur essendo strepitosa, chiamano solo per produzioni simili, a interpretare la fattona o la lesbica, l'alcolizzata o la barbona, comunque l'emarginata, con quel suo corpo incredibile che pare reso aspro da una vita randagia per davvero. » |
di Stefano Solinas Il Giornale
A Charles Bukowski è riuscito da morto quello che a nessun altro grande romanziere contemporaneo, è mai capitato: trovare un attore capace di incarnarlo con così tanta autorevolezza e naturalezza da resuscitarlo. È come se ogni bar frequentato dal romanziere, ogni bottiglia svuotata, ogni donna riempita, ogni lavoro perduto, tutto e sempre comunque nel nome della totale fedeltà alla scrittura, non la vita come un romanzo, ma il romanzo della vita, abbia anche fatto parte dell'esistenza di Matt Dillon, una sorta di gioco degli specchi che a distanza di tempo riflette un'immagine nell'altra fino a comporne una nuova e coerente. » |
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