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devlin
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sabato 10 febbraio 2007
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solo chi cade può risorgere:"cinderella man"
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Un esempio, un vero esempio di valori e di stile di vita. Questo è quello che ho pensato alla fine di questo film intenso e toccante. Io mi auguro che Ron Howard non abbia romanzato eccessivamente la vita del protagonista perchè, in questo caso costui è stato una grande persona prima ancora di essere stato un grande pugile. A testimonianza di ciò mi piace solo ricordare l' episodio in cui il protagonista restituisce all' assistenza sociale i soldi percepiti, semplicemente perchè non ne aveva più così bisogno, in quanto "le cose cominciavano a girare bene". Chi oggi rifarebbe un gesto simile? Non molti, temo, neanche chi è già ricco di suo. Russell Crowe si è cimentato in ruolo un pò diverso dal solito, meno da "finto cinico" e più vicino ai vecchi valori di una volta.
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Un esempio, un vero esempio di valori e di stile di vita. Questo è quello che ho pensato alla fine di questo film intenso e toccante. Io mi auguro che Ron Howard non abbia romanzato eccessivamente la vita del protagonista perchè, in questo caso costui è stato una grande persona prima ancora di essere stato un grande pugile. A testimonianza di ciò mi piace solo ricordare l' episodio in cui il protagonista restituisce all' assistenza sociale i soldi percepiti, semplicemente perchè non ne aveva più così bisogno, in quanto "le cose cominciavano a girare bene". Chi oggi rifarebbe un gesto simile? Non molti, temo, neanche chi è già ricco di suo. Russell Crowe si è cimentato in ruolo un pò diverso dal solito, meno da "finto cinico" e più vicino ai vecchi valori di una volta.
L' educazione che, nonostante le difficoltà economiche, cerca di impartire ai figli ha quasi dell' incredibile. Renèe Zellweger risulta essere una partner quasi ideale, spontanea e sembra in perfetta sintonia con Russell Crowe.
Il periodo della grande depressione è descritto in modo veritiero, senza fronzoli nè pietismi esasperati.
Un' altra scena che, a mio avviso, merita una menzione particolare è quella dell' umiliazione alla quale si sottopone l' ex campione, costretto dalle necessità, nel chiedere soldi ai suoi vecchi conoscenti. Commovente.
C' è un altro film che si svolge negli anni trenta, sempre in America, che descrive fatti e personaggi realmente esistiti: "SEABISCUIT". E' strano che vi siano così tante assonanze ma, se vi è piaciuto "Cinderella Man", vi appassionerà senz'altro anche quest'ultimo film, non foss'altro per le riprese spettacolari. Concludendo, è un film che insegna un pò a tutti noi che "essere" è molto più importante che "avere". Buona visione.
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bigdrugo
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martedì 20 settembre 2005
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il cinema ha bisogno di questi film!
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Una bella storia, compatta, solida con i pezzi ben incastrati fra loro, un protagonista assolutamente amabile, una storia vera per l'america della grande depressione (inizi anni '30), un cuore che batte al ritmo dei pugni, che danza al ritmo di quelle scarpette che ballano sul ring, un uomo onesto, umile, dalla rara integrità morale, che combatte perchè costretto da una povertà che potrebbe portargli via i figli... si ritroverà a combattere per la gente...
Un gran film, diretto magistralmente da Ron Howard con un oscar della portata di Russel Crow al quale non mancherà almeno una nomination ai prossimi oscar per questa grande interpretazione, stessa sorte alla notte degli oscar la meriterebbe Paul Giamatti che sempre più ci regala interpretazioni assolutamente sopra la media; al femminile Reneé Zellweger che interpreta la moglie del pugile protagonista Jim Braddock (Russel Crow).
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Una bella storia, compatta, solida con i pezzi ben incastrati fra loro, un protagonista assolutamente amabile, una storia vera per l'america della grande depressione (inizi anni '30), un cuore che batte al ritmo dei pugni, che danza al ritmo di quelle scarpette che ballano sul ring, un uomo onesto, umile, dalla rara integrità morale, che combatte perchè costretto da una povertà che potrebbe portargli via i figli... si ritroverà a combattere per la gente...
Un gran film, diretto magistralmente da Ron Howard con un oscar della portata di Russel Crow al quale non mancherà almeno una nomination ai prossimi oscar per questa grande interpretazione, stessa sorte alla notte degli oscar la meriterebbe Paul Giamatti che sempre più ci regala interpretazioni assolutamente sopra la media; al femminile Reneé Zellweger che interpreta la moglie del pugile protagonista Jim Braddock (Russel Crow).
Ottima la fotografia e le riprese del regista sul ring sono fantastiche, riesce a far vedere più di quanto un ring potrebbe mostrare, belle le inquadrature sugli occhi dei pugili, i flash dei fotografi sono ben utilizzati così come le sequenze a rallentatore.
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i boanerghes
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lunedì 17 ottobre 2005
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famiglia e onestà
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E’ la storia vera di un pugile americano Jim Braddock, marito fedele, padre affettuoso, lavoratore giornaliero al porto durante la crisi economica del 1929. Nel film tutti gli aspetti di questo periodo storico sono ben narrati: la decadenza della classe media, la fame, la povertà, la disperazione di chi non ha un lavoro ed ha perso tutto.
Attraverso la storia di questo pugile, con la sua perseveranza e la sua voglia di riscatto, ci viene raccontato come anche nei momenti più difficili al centro della vita di un uomo ciò che rappresenta la sua forza sono alcuni valori fondamentali. Il suo riscatto parte infatti dall’unità della sua famiglia e dal suo senso dell’onestà che non vengono messi in discussione neanche quando non ha più nulla da dare da mangiare ai suoi figli.
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E’ la storia vera di un pugile americano Jim Braddock, marito fedele, padre affettuoso, lavoratore giornaliero al porto durante la crisi economica del 1929. Nel film tutti gli aspetti di questo periodo storico sono ben narrati: la decadenza della classe media, la fame, la povertà, la disperazione di chi non ha un lavoro ed ha perso tutto.
Attraverso la storia di questo pugile, con la sua perseveranza e la sua voglia di riscatto, ci viene raccontato come anche nei momenti più difficili al centro della vita di un uomo ciò che rappresenta la sua forza sono alcuni valori fondamentali. Il suo riscatto parte infatti dall’unità della sua famiglia e dal suo senso dell’onestà che non vengono messi in discussione neanche quando non ha più nulla da dare da mangiare ai suoi figli.
Oggi la famiglia viene attaccata in tanti modi e di fronte alle difficoltà oggettive si propongono come validi alcuni surrogati di famiglia oppure la via più semplice sembra essere quella della separazione come anche il film evidenzia confrontando la scelta del personaggio principale con quella di altre famiglie; il film racconta come, la famiglia possa sopravvivere alle difficoltà più terribili e come da queste sappia uscirne rinforzata. Anzi di più, la chiave del successo di quest’uomo sta nella forza che trova all’interno della sua famiglia e nel bellissimo ed emozionante rapporto che ha con sua moglie e i suoi figli.
Altro elemento di forza presentato nel film è la fede che questa famiglia vive all’interno di una comunità.
E’ un film che emoziona, che non ti lascia indifferente e che nel racconto di un riscatto umano legato alla storia di un pugile ti coinvolge a tal punto da farti desiderare di vivere con la stessa passione e la stessa determinazione una vita che sappia opporsi e superare le banalità e le superficialità su cui e’ basata invece, in maniera efficacemente contrapposta, la vita del campione del mondo con cui si trova a combattere sul ring.
La vicenda sportiva sicuramente enfatizza e rende vibrante questa storia di riscatto e speranza e ti trascina come ha trascinato quelle persone che nel film rappresentano la comunità in cui vive Braddock e quello strato sociale cosi piegato dalla crisi economica, esse ritroveranno speranza per il loro futuro nella vicenda di quest’uomo e della sua famiglia.
Buona visione
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tidus
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sabato 10 settembre 2005
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appassionante
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Mi è piaciuto molto e mi sono appassionato alle vicende di Jim "Cenerentola" Braddock. Qualcuno lo ha già bollato come "sponsor pro vicende sfortuna americane degli ultimi tempi", ossia lo sprone per ricominciare e per risollevare la testa: il regista Ron Howard non ne ha fatto mistero e l'ha ammesso pubblicamente, ma in fondo tutti, nel proprio Paese, producono e sponsorizzano gli eroi che vogliono, nello sport ma anche nelle vicende economiche e politiche. Eppure io questa "sponsorizzazione" non l'ho minimamente avvertita. Anzitutto è una storia vera e non montata ad arte come le vicende narrate nella saga "Rocky", quello sì autentico "self made man" e "l'America ti offre sempre un'opportunità".
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Mi è piaciuto molto e mi sono appassionato alle vicende di Jim "Cenerentola" Braddock. Qualcuno lo ha già bollato come "sponsor pro vicende sfortuna americane degli ultimi tempi", ossia lo sprone per ricominciare e per risollevare la testa: il regista Ron Howard non ne ha fatto mistero e l'ha ammesso pubblicamente, ma in fondo tutti, nel proprio Paese, producono e sponsorizzano gli eroi che vogliono, nello sport ma anche nelle vicende economiche e politiche. Eppure io questa "sponsorizzazione" non l'ho minimamente avvertita. Anzitutto è una storia vera e non montata ad arte come le vicende narrate nella saga "Rocky", quello sì autentico "self made man" e "l'America ti offre sempre un'opportunità". Secondo appunto: Jim Braddock subì sulla propria pelle, come moltissimi cittadini, la crisi economica del 1929, tanto da perdere tutto quello che aveva investito e finire a fare realmente lo scaricatore di porto, per di più con una mano ingessata. Miseria vera, a volte senza luce e gas, con una moglie e tre figlioletti da mantenere, in una bicocca e quasi senza nulla da mangiare, rubando travi dagli steccati per scaldare la topaia durante l'inverno. Terza nota degna di essere citata: nel film ci sono incontri "veri", non le spacconate alla Rocky/Apollo Creed e con volti incredibilmente tumefatti a fine incontro, buoni per impressionare il pubblico; si combatte e ci si appassiona realmente, fino alla fine. Infine un quarto e ultimo punto a favore del film: non c'è vera retorica americana, ma solo autentico riscatto da parte di un uomo che sapeva soltanto fare il pugile, ma che si adattò per sbarcare il lunario (e non sempre ci riusciva, "Fronte del porto" docet): poco prima del match finale, che vale il titolo di campione dei pesi massimi, alla domanda posta da un reporter "perchè lo fa?" risponde ironicamente "per il latte" (ossia per portare a casa la cena). Sebbene si conosca l'esito finale del match, esso risulta appassionante e tirato anche se, a mio avviso, la parte più bella del film è data proprio dalla situazione di miseria in cui viene a trovarsi con la famiglia: si vedono pugni, ma c'è anche moltissimo spazio per gli affetti familiari. Per finire, Russell Crowe: convince sia perchè ha "le fisique du role", sia perchè recita con molta naturalezza, senza sbavature o forzature, mentre Renée Zellweger, che impersona sua moglie, non mi ha entusiasmato: troppo "gatta" all'inizio e sdolcinata poi, anche se la doppiatrice, IMHO, ci ha messo molto del suo.
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nico
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giovedì 9 agosto 2007
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e' proprio ganzo.
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Per dirlo alla fiorentina il film è di molto ma di molto ganzo. Gli do 4 stelle tanto il tempo è galantuomo e se ne prenderà di diritto 5 tra qualche anno. Ben ricostruito lo spaccato di una America in crisi e della vita di questo pugile che passa dalle stelle alle stalle, e come altri milioni di connazionali durante la grande depressione (iniziata nel 1929) conosce l'amaro sapore della miseria ed i morsi della fame. Ma riesce quasi miracolosamente a risalire la testa, prima trovando un lavoro come scaricatore di porto, che gli dà qualche soldo e gli rinforza pure il braccio più debole (non tutti i mali vengono per nuocere), poi agguantando la grande occasione della sua vita, sicuramente l'ultima: sfidare niente di meno che Max Baer, il campione dei pesi massimi, un uomo che aveva messo a mal partito Carnera (no, dico: Carnera) ed aveva ucciso sul ring due discreti pugili, poveretti.
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Per dirlo alla fiorentina il film è di molto ma di molto ganzo. Gli do 4 stelle tanto il tempo è galantuomo e se ne prenderà di diritto 5 tra qualche anno. Ben ricostruito lo spaccato di una America in crisi e della vita di questo pugile che passa dalle stelle alle stalle, e come altri milioni di connazionali durante la grande depressione (iniziata nel 1929) conosce l'amaro sapore della miseria ed i morsi della fame. Ma riesce quasi miracolosamente a risalire la testa, prima trovando un lavoro come scaricatore di porto, che gli dà qualche soldo e gli rinforza pure il braccio più debole (non tutti i mali vengono per nuocere), poi agguantando la grande occasione della sua vita, sicuramente l'ultima: sfidare niente di meno che Max Baer, il campione dei pesi massimi, un uomo che aveva messo a mal partito Carnera (no, dico: Carnera) ed aveva ucciso sul ring due discreti pugili, poveretti. Gustosa la scena del combattimento finale. Introspezione ed azione non sono facili da compendiare, ma in questo film Ron Howard ci riesce assai bene. Qui Renée Zellweger è particolarmente interessante, come donna e come attrice. E per chi ancora non lo sapesse Russell Crowe è neo zelandese, non australiano( unica correzione che mi permetto di far notare alla recensione principale).
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[+] si si, è "ganzo"
(di alice)
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filippo
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giovedì 15 settembre 2005
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cinderella e molto senso comune
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premessa: un ottimo film holliwoodiano, confezione illustre, riprese bellissime, attori di una volta, lacrime e gioia. cosa chiedere di più ad un film?
innanzitutto che si esponga e che non lasci filtrare in modo quasi nascosto la forte morale che pervade il film. una morale conservatrice, reazionaria, codina, tanto buon senso insomma, tantissimo senso comune. così che non ci si accorge dell'unico messagio che si porta un film del genere, volutamente di intrattenimento e volutamente politico. in che senso?
dal film esce vincitore un uomo, un lottatore, uno pagato per picchiare, e che picchia ancor di più se la famiglia ha fame. quindi un uomo con un alto senso etico. la famiglia prima di tutto, la moglie e i figli.
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premessa: un ottimo film holliwoodiano, confezione illustre, riprese bellissime, attori di una volta, lacrime e gioia. cosa chiedere di più ad un film?
innanzitutto che si esponga e che non lasci filtrare in modo quasi nascosto la forte morale che pervade il film. una morale conservatrice, reazionaria, codina, tanto buon senso insomma, tantissimo senso comune. così che non ci si accorge dell'unico messagio che si porta un film del genere, volutamente di intrattenimento e volutamente politico. in che senso?
dal film esce vincitore un uomo, un lottatore, uno pagato per picchiare, e che picchia ancor di più se la famiglia ha fame. quindi un uomo con un alto senso etico. la famiglia prima di tutto, la moglie e i figli. non si può odiare un uomo così. soprattutto se è presentato come un campione dimentica che trova riscatto attraverso i suoi pugni da un periodo di miseria e tristezza.
chi esce perdente?
un uomo che non ha alcun passato illustre da dimostrare, vive altrettanto la miseria, si alcolizza per fuggirne e si mostra violento_ per colpa dell'alcool- nei confronti della moglie. quale fine per uomo così dissoluto? la peggiore ovviamente: con l'intenzione di contestare lo stato, il governo colpevoli della miseria e dell'abbandono, organizzandosi magari in sindacati di lotta, quest'uomo viene ucciso in un conflitto con la polizia. cosa ancor peggiore nel film non appare colpevole la polizia ma anzie nel pieno del suo dovere di garante dell'ordine e della sicurezza, quindi assolutamente nel giusto.
ecco come si finisce a ribellarsi al potere ingiusto, la morale di howar è che con la violenza non si ottiene nulla? in parte per howar e soci la rivolzione proletaria, dei pezzenti si dirà, è sbagliata vale molto di più al lotta individuale, avere dei muscoli, sostanzialmente la legge della giungla accompagnata dall'ideale mai tramontato del focolare, unamoglie cara e fedele, dei filgi che vedono nel padre il più grande esempio di onestà e libertà.
certo era pur sempre un campione di boxe. ma i miti non sono fatti per discutere, solo per aprire i petti e inneggiare al successo, gioia e lacrime appunto.
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[+] bah
(di )
[ - ] bah
[+] calmiamoci
(di bestiale)
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[+] mmmm.....
(di goal!)
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francesco
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mercoledì 31 gennaio 2007
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il cinema del bilancino
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Volendo essere un po' di tutto, 'Cinderella man' rischia di non essere nulla di preciso. L'opportunita' appassionante di raccontare perche' un intero Paese si schiero' dalla parte di Jim Braddock, vedendo in lui il simbolo dell'uomo medio che lotta per sopravvivere e ri-farcela nell'America della Grande Depressione e' sprecata: il film ci fa capire che scatto' questo meccanismo di identificazione ma in modo superficiale, non approfondito, non coinvolgente. Del resto, sceneggiatura e regia non scommettono su nulla, forse perche' devono accontentare tutti: un po' film di boxe, un po' storia di una seconda occasione concessa dalla vita, un po' ritratto di un uomo povero ma etico, bastonato ma fedele al valore della famiglia, un po' finestra aperta su una pagina di storia Usa, un po' mieloso cinguettio nel focolare e retorica da tabloid ('per chi combatti?' 'per il latte').
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Volendo essere un po' di tutto, 'Cinderella man' rischia di non essere nulla di preciso. L'opportunita' appassionante di raccontare perche' un intero Paese si schiero' dalla parte di Jim Braddock, vedendo in lui il simbolo dell'uomo medio che lotta per sopravvivere e ri-farcela nell'America della Grande Depressione e' sprecata: il film ci fa capire che scatto' questo meccanismo di identificazione ma in modo superficiale, non approfondito, non coinvolgente. Del resto, sceneggiatura e regia non scommettono su nulla, forse perche' devono accontentare tutti: un po' film di boxe, un po' storia di una seconda occasione concessa dalla vita, un po' ritratto di un uomo povero ma etico, bastonato ma fedele al valore della famiglia, un po' finestra aperta su una pagina di storia Usa, un po' mieloso cinguettio nel focolare e retorica da tabloid ('per chi combatti?' 'per il latte'). Un po', un po', un po'... Cinema fatto con il bilancino. Ron Howard e' bravo quando manda la mogliettina di Braddock a smontare un cartellone della Esso per fare il fuoco e i bambini in cantina con la radio ma un regista dotato di personalita' non e' e tale resta.
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