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osteriacinematografo
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lunedì 6 febbraio 2012
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il passato torna a galla
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Tranquilla cittadina di provincia americana.
Dove tutti conoscono tutti e le colazioni nelle tavole calde non finiscono mai.
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Tranquilla cittadina di provincia americana.
Dove tutti conoscono tutti e le colazioni nelle tavole calde non finiscono mai.
Cronenberg s’insinua strisciando nella vita di una famiglia qualsiasi, scopre il nervo d’un passato che inizia a ticchettare come il senso strano e disarmonico di una stonatura.
Tom Stall subisce l’aggressione di due malviventi, nel difendersi reagisce, cede il passo all’istinto, li uccide entrambi, fino a divenire eroe cittadino; il suo viso è ovunque, il suo passato d’ombra e delinquenza lo riconosce e lo va a cercare.
Tom Stall in quanto tale non può far nulla, che sia difendere se stesso o la sua famiglia o soltanto la sua reputazione. E si tramuta gradualmente in Joy Cusack, quel Joy che riaffiorerà gradualmente fino ad esplodere in ogni direzione. In questo passaggio di consegne fra maschere emerge forse più chiaramente il legame fra il film e il fumetto da cui l’effetto scaturisce, così come nella vendetta totale che si sviluppa in seguito.
La maschera, l’identità che oscilla, le certezze di una famiglia che traballano fino a sgretolarsi, tutto si muove, tutto è teso in un film che s’infila infido sotto la superficie come un sommergibile nemico (quale che sia il nemico).
La violenza genera violenza e diviene incontenibile, il sangue scorre fuori e scorre dentro, come il fiume in piena di “Shining”, il passato di Tom è più presente che mai e si diffonde tutto intorno, come un virus senza cura, che ha come antidoto se stesso e la propria estenuante propagazione.
Indimenticabili prove di Ed Harris e William Hurt.
Le ferite non si rimarginano mai del tutto, le scelte passate non terminano mai di produrre effetti, a maggior ragione se sono scelte macchiate di sangue e violenza.
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davide chiappetta
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martedì 10 gennaio 2012
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apparentemente semplice
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Le apparenze possono essere ingannevoli in "A History of Violence",
Esso è un adattamento di un comicbook ma molto più riflessivo rispetto ad esempio al frastornante ma in definitiva vuoto "Sin City".
Lo sceneggiatore Josh Olson trae spunto dalla graphic novel di John Wagner (lo stesso che ha creato 'Judge Dredd'), illustrata dal talentuoso disegnatore Vincent Locke, che alcuni forse conoscono per i lavori realizzati per le copertine del gruppo Death Metal Cannibal Corpse.
Inoltre Cronenberg e lo sceneggiatore Olson hanno cambiato in questo movie i nomi che sembravano italiani per evitare di associarlo al solito film di mafia.
Proprio come le domande sull'identità circonda un padre di famiglia di nome Tom (Viggo Mortensen) dopo che lui ha ucciso due viziosi serial killer così il film rivela strati di complessità sotto la sua superficie apparentemente semplice.
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Le apparenze possono essere ingannevoli in "A History of Violence",
Esso è un adattamento di un comicbook ma molto più riflessivo rispetto ad esempio al frastornante ma in definitiva vuoto "Sin City".
Lo sceneggiatore Josh Olson trae spunto dalla graphic novel di John Wagner (lo stesso che ha creato 'Judge Dredd'), illustrata dal talentuoso disegnatore Vincent Locke, che alcuni forse conoscono per i lavori realizzati per le copertine del gruppo Death Metal Cannibal Corpse.
Inoltre Cronenberg e lo sceneggiatore Olson hanno cambiato in questo movie i nomi che sembravano italiani per evitare di associarlo al solito film di mafia.
Proprio come le domande sull'identità circonda un padre di famiglia di nome Tom (Viggo Mortensen) dopo che lui ha ucciso due viziosi serial killer così il film rivela strati di complessità sotto la sua superficie apparentemente semplice.
La tensione che si crea in alcune sequenze si può tagliare con un coltello affilato, a volte è seguito da esplosioni di violenza grafica,
E' rimarchevole lo spargimento di sangue che eccita e sconvolge: ma chiariamo subito che non si tratta solo di violenza fine a se stessa, il film solleva tre tipi di domande a livello di: morale, sociale, artistico.
Ma mentre il film gioca con ipotesi generiche, lavora anche come un film-gangster di alto livello, dalla gelida apertura all'ambigua scena finale.
La sparatoria finale di per sè ottima, a causa di un non tanto azzeccato William Hurt (con un pizzetto che distrae) guasta un pò l'umore del film, ma la recitazione è di prima categoria con Mortensen che mostra più profondità che negli altri suoi film precedenti da lui interpretati.
Ovviamente la vera stella dello show è Cronenberg, che cammina sul filo del rasoio tra spettacolo e critica e colpisce duro a entrambi: intestino e mente.
Assolutamente da vedere.
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marco ed 93
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giovedì 24 novembre 2011
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questo è cinema!!
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Ho poche parole per descrivere la straordinaria bellezza di questo film. per ora mi limito a dire : stupendo e magistrale!!
Questo lavoro di Cronenberg viene meno o è pari solo al successivo La promessa dell'assassino. il motivo è semplice, è un film stilisticamente perfetto (le scene d'azione sono riprodotte in maniera magistrale). ma ha dalla sua anche degli interpreti straordinari ed d'eccezione (Ed Harris e William Hurt su tutti!!), un'atmosfera serena all'inizo ed infernale alla fine, un pathos incredibile ed un finale drammatico.
In conclusione ritengo A history of violence un capolavoro del noir e una pellicola da ricordare nei secoli dei secoli.
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Ho poche parole per descrivere la straordinaria bellezza di questo film. per ora mi limito a dire : stupendo e magistrale!!
Questo lavoro di Cronenberg viene meno o è pari solo al successivo La promessa dell'assassino. il motivo è semplice, è un film stilisticamente perfetto (le scene d'azione sono riprodotte in maniera magistrale). ma ha dalla sua anche degli interpreti straordinari ed d'eccezione (Ed Harris e William Hurt su tutti!!), un'atmosfera serena all'inizo ed infernale alla fine, un pathos incredibile ed un finale drammatico.
In conclusione ritengo A history of violence un capolavoro del noir e una pellicola da ricordare nei secoli dei secoli. 5 stelle!!!!
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fabrizio cappella
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lunedì 31 ottobre 2011
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lezioni di cinema da parte di cronenberg....
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A history of violence: cittadino modello, amato e buon padre di famiglia si ritrova da un giorno all'altro ad essere l'eroe del giorno di un paesino degno del tipico "sogno americano". Sarà proprio quest' evento a risollevare dalla polvere del dimenticatoio spesso lacerato nella nostre memorie, ricordi e mostri del passato, ricollegandolo ad una vita che aveva dimenticato, o che cercava di dimenticare. Ma si sà, il passato, essendo l'unica cosa certa che ci accompagna nella vita, certe volte non dimentica noi, ricollegando così quello che era l'eroe quotidiano ad un ex killer malavitoso. Solo uno scontro con tutti i personaggi che caratterizzavano il proprio passato sarà l'addio definitivo alla sua vita precedente.
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A history of violence: cittadino modello, amato e buon padre di famiglia si ritrova da un giorno all'altro ad essere l'eroe del giorno di un paesino degno del tipico "sogno americano". Sarà proprio quest' evento a risollevare dalla polvere del dimenticatoio spesso lacerato nella nostre memorie, ricordi e mostri del passato, ricollegandolo ad una vita che aveva dimenticato, o che cercava di dimenticare. Ma si sà, il passato, essendo l'unica cosa certa che ci accompagna nella vita, certe volte non dimentica noi, ricollegando così quello che era l'eroe quotidiano ad un ex killer malavitoso. Solo uno scontro con tutti i personaggi che caratterizzavano il proprio passato sarà l'addio definitivo alla sua vita precedente. D. Cronenberg è incontenibile. Forse apice della propria filmografia, A History of Violence è un film magistrale. Degno di lezioni di cinema. Caratterizza i propri personaggi collocandoli perfettamente nei propri ruoli, grazie a dettagli che non sono mai lasciati al caso e che proiettano lo spettatore direttamente nel vivo del film. L'evoluzione del regista, passando per "videodrome" a "spider" culmina in questo film arrichito, o anche impoverito per i maniaci del genere, da una storia semplice, che rende chiarissimo l'itento del regista. Cioè fare un film che si avvicini il più possibile ad un concetto certe volte astratto negli ultimi anni per questo genere: fare BENE un film, un film bello.
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ilaskywalker
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domenica 9 ottobre 2011
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sangue versato inconcludentemente
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Una serie di omicidi compiuti per legittima difesa da un uomo innocente e spaurito - alter ego del sé stesso precedente, criminale, sepolto nella memoria.
Film deludente, un pochino prevedibile, e soprattutto inconcludente: se da una parte possiamo concedere a Cronenberg di 'raccontare' una storia e non di 'svelarla' piano piano, che almeno la rivesta di plausibilità. Non è ambientata in quel grottesco suo solito che tutto può straniare, e quindi doveva risultare verosimile. Per un attimo, dopo l'assassinio del fratello (ops, spoiler) ho temuto di vedere un'inquadratura del protagonista specchiato nel lago = "oh duplicità/oh non sono più me stesso/ah l'io, il non io".
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Una serie di omicidi compiuti per legittima difesa da un uomo innocente e spaurito - alter ego del sé stesso precedente, criminale, sepolto nella memoria.
Film deludente, un pochino prevedibile, e soprattutto inconcludente: se da una parte possiamo concedere a Cronenberg di 'raccontare' una storia e non di 'svelarla' piano piano, che almeno la rivesta di plausibilità. Non è ambientata in quel grottesco suo solito che tutto può straniare, e quindi doveva risultare verosimile. Per un attimo, dopo l'assassinio del fratello (ops, spoiler) ho temuto di vedere un'inquadratura del protagonista specchiato nel lago = "oh duplicità/oh non sono più me stesso/ah l'io, il non io". Meno male che se la sono risparmiata.
Ho letto che alcuni si sono lamentati del finale: dove si va a parare? Silenzio assenso? Forse il momento meno riuscito e più riuscito allo stesso tempo.
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bella earl!
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mercoledì 5 ottobre 2011
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crudo, paranoico, schizofrenico.
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- Eh papà? Se vado a dirlo a Sam che fai? Da chi mi fai liquidare? -
Tom Stall (Viggo Mortensen) è un piccolo imprenditore che dirige una tavola calda nella piccola città in cui abita. Un giorno un evento sconvolgerà la sua vita e la sua famiglia scoprirà che il mite Tom nasconde un oscuro segreto. David Cronenberg ci offre una regia maestosa e un ritratto perfetto del crollo psichico umano. Quanto un evento traumatico può cambiare una vita? Cronenberg dice tanto. Questo thriller, per l'appunto cronenberghiano, si avvale della partecipazione di un grande cast composto da Viggo Mortensen (attore feticcio del regista) che da grande prova di sé trasformando il suo personaggio da buono a cattivo con un'ottima trasformazione, Maria Bello, la moglie, bravissima l'interprete e un William Hurt ottimo.
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- Eh papà? Se vado a dirlo a Sam che fai? Da chi mi fai liquidare? -
Tom Stall (Viggo Mortensen) è un piccolo imprenditore che dirige una tavola calda nella piccola città in cui abita. Un giorno un evento sconvolgerà la sua vita e la sua famiglia scoprirà che il mite Tom nasconde un oscuro segreto. David Cronenberg ci offre una regia maestosa e un ritratto perfetto del crollo psichico umano. Quanto un evento traumatico può cambiare una vita? Cronenberg dice tanto. Questo thriller, per l'appunto cronenberghiano, si avvale della partecipazione di un grande cast composto da Viggo Mortensen (attore feticcio del regista) che da grande prova di sé trasformando il suo personaggio da buono a cattivo con un'ottima trasformazione, Maria Bello, la moglie, bravissima l'interprete e un William Hurt ottimo. Thriller atipico per appassionati di cinema. Consigliato.
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andrea levorato
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lunedì 3 ottobre 2011
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un cinecomic geniale: profondo e suggestivo
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A History of Violence ****
Produzione: USA 2005
Genere: Cinecomic, Drammatico, Thriller
Attori principali: Viggo Mortensen, Ed Harriss, Maria Bello, William Hurt
Regia: David Cronenberg
Trama:
Un giorno, mentre lavora alla sua tavola calda, Tom Stall (Mortensen) uccide due rapinatori che lo avevano aggredito armati. Tom non è il suo vero nome. Si chiama Joey e il suo passato violento riaffiora devastando l’illusorio equilibrio della sua vita, della sua seconda chance.
Mini recensione:
Cronenberg adatta la graphic novel di John Wagner con un cast superbo e la sua solta regia pulita ed emozionante. Sulla carta sembrerebbe un ottimo thriller e basta.
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A History of Violence ****
Produzione: USA 2005
Genere: Cinecomic, Drammatico, Thriller
Attori principali: Viggo Mortensen, Ed Harriss, Maria Bello, William Hurt
Regia: David Cronenberg
Trama:
Un giorno, mentre lavora alla sua tavola calda, Tom Stall (Mortensen) uccide due rapinatori che lo avevano aggredito armati. Tom non è il suo vero nome. Si chiama Joey e il suo passato violento riaffiora devastando l’illusorio equilibrio della sua vita, della sua seconda chance.
Mini recensione:
Cronenberg adatta la graphic novel di John Wagner con un cast superbo e la sua solta regia pulita ed emozionante. Sulla carta sembrerebbe un ottimo thriller e basta. Sbagliatissimo. “A History of Violence” è un film tanto semplice quanto suggestivo e perfetto. Un capolavoro di tematiche per niente prolisso (poco più di 90 minuti) che va dritto come un fuso fino al finale, cuore della storia. Visivamente violento, ma per nulla ricattatorio, è la massima vetta raggiunta da Cronenberg. Finalmente un Mortensen memorabile.
Interpretazioni:
Viggo Mortensen ****
Ed Harriss ***
Maria Bello ****
William Hurt ***
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oblivion7is
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mercoledì 28 settembre 2011
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ps:
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Aggiungo un'altra cosa oltre a quello che ho detto nella mia recensione più lunga ed importante: questo film è stato nominato a soli due oscar ma non ne ha vinto uno. Alcune persone lo considerano un demerito per il film. Persone che non hanno capito tre cose importanti: 1. se un film viene candidato ad un qualsiasi premio, non vuol dire che quel film meriti davvero quel premio, come se un film non viene candidato ad un qualsiasi premio è possibile che lo meriti... basti pensare ai premi oscar 2011 per il montaggio, "Inception" non è stato nemmeno candidato! 2. il premio Oscar è solitamente molto commerciale, non basa troppo sui VERI meriti tecnici, cosa che fanno al contrario al Festival di Cannes, anche se sono peggio i Golden Globe e ancor peggio gli MTV Movie Awards! 3.
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Aggiungo un'altra cosa oltre a quello che ho detto nella mia recensione più lunga ed importante: questo film è stato nominato a soli due oscar ma non ne ha vinto uno. Alcune persone lo considerano un demerito per il film. Persone che non hanno capito tre cose importanti: 1. se un film viene candidato ad un qualsiasi premio, non vuol dire che quel film meriti davvero quel premio, come se un film non viene candidato ad un qualsiasi premio è possibile che lo meriti... basti pensare ai premi oscar 2011 per il montaggio, "Inception" non è stato nemmeno candidato! 2. il premio Oscar è solitamente molto commerciale, non basa troppo sui VERI meriti tecnici, cosa che fanno al contrario al Festival di Cannes, anche se sono peggio i Golden Globe e ancor peggio gli MTV Movie Awards! 3. Almeno sono stati candidati, no? :-)
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oblivion7is
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mercoledì 28 settembre 2011
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dal fumetto al cinema, piace senza dare il meglio.
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Cronenberg è assolutamente uno dei registi visivamente più disturbanti di sempre. Geniale, provocante, sempre (o quasi) violento. Sicuramente originale, benché pochi suoi film vengano da suoi soggetti, ed innovativo. Quanto a talento visivo, secondo me è secondo solo a Lynch. Ma dopo aver dato il suo meglio, si fa una piccola pausa, creando film meno impegnativi per costruzione ma in cui lui comunque ci mette anima e cuore sperando che vengano apprezzati dalla critica. Sceglie come attore-feticcio, che sostituisca Jeremy Irons, quel Viggo Mortensen che prima di questa pellicola aveva alle spalle quasi solo piccoli ruoli, tra "Carlito's Way" e "Psycho" di Van Sant, ma anche un ruolo quasi da protagonista nella trilogia de "Il Signore degli Anelli", e con lui decide sin da subito di fare almeno due film.
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Cronenberg è assolutamente uno dei registi visivamente più disturbanti di sempre. Geniale, provocante, sempre (o quasi) violento. Sicuramente originale, benché pochi suoi film vengano da suoi soggetti, ed innovativo. Quanto a talento visivo, secondo me è secondo solo a Lynch. Ma dopo aver dato il suo meglio, si fa una piccola pausa, creando film meno impegnativi per costruzione ma in cui lui comunque ci mette anima e cuore sperando che vengano apprezzati dalla critica. Sceglie come attore-feticcio, che sostituisca Jeremy Irons, quel Viggo Mortensen che prima di questa pellicola aveva alle spalle quasi solo piccoli ruoli, tra "Carlito's Way" e "Psycho" di Van Sant, ma anche un ruolo quasi da protagonista nella trilogia de "Il Signore degli Anelli", e con lui decide sin da subito di fare almeno due film. Visto il successo straordinario sia di questo che del successivo (e superiore) "La Promessa dell'Assassino", l'idea di farne un terzo, che uscirà dopodomani (mentre scrivo questa recensione è il 28 settembre 2011), un "A Dangerous Method" già visto a vari festival da qualcuno, un film le cui recensioni sono già uscite, con pareri contrastanti, da chi urla al capolavoro a chi preferisce essere crudamente negativo nei confronti della pellicola. Beh, ma "A History of Violence", a detta dei critici, è un capolavoro. Per quale motivo? Per la metafora della violenza che è tema del film, la violenza che ti rende eroe in alcuni casi e malvagio in altri, la violenza che anche se nascosta ritorna, la violenza che ti spinge a inveire contro i tuoi cari, la violenza che spinge i tuoi cari a non parlarti più. Certo, è un bel messaggio, una bell'idea... ma è tale da creare un capolavoro? Sicuramente no. Non certo un brutto film, anzi... ma non basta l'idea per creare un ottimo film. Ci devono essere anche la tecnica, l'anima, il sentimento, lo svolgimento e l'emozione che suscita nello spettatore. Questo film li ha? Non tutti. C'è la tecnica, ci sono un pizzico di emozione e un pizzico di svolgimento, ma anche l'anima, poiché Cronenberg si dedica sempre totalmente ad un film, ma non c'è il resto. Comunque non voglio criticare i critici, bensì il film: "A History of Violence" è una metafora sulla creazione della violenza, su come essa nasca dall'autodifesa e quindi da altra violenza, determinando quindi che la violenza esiste da sempre, non è nata e non morirà. Tom Stall tiene una caffetteria: un giorno riceve la visita di due delinquenti che lo vogliono rapinare, forse anche con intenti di stupro e/o omicidio verso i camerieri e le cameriere. Lui, per pura autodifesa, li uccide. Diventa eroe nazionale, appare in TV, la sua caffetteria diventa ultravisitata, anche da dei mafiosi che sembrano riconoscere in lui un vecchio amico, o forse un vecchio rivale. Hanno o no ragione? Cronenberg non ha abbandonato il tema della mutazione, come può sembrare, e a farcelo capire sono tutte le cicatrici dei vari personaggi ma soprattutto il personaggio stesso del protagonista, che muta totalmente quando passa dalla personalità di Stall a quella dell'assassino. Le scene di violenza sono esagerate, alcune inquadrature sono inutili (la visione della patata della Bello non è certo spiacevole però nemmeno utile), ma i pochi minuti che vedono come protagonista Hurt si godono. La regia è straordinaria, il cast pure (spuntano soprattutto la Bello, Hurt ed Harris, ma anche Mortensen dà del suo meglio, benché lui non sia mai stato il meglio in espressività), ma il tutto sembra che abbia qualcosa che manca, anche se non si capisce cosa. Forse è troppo lento nelle scene non di violenza? Forse le scene di violenza sono troppo cariche e troppo corte ed essendo tali la mente ne richiede di più? O forse semplicemente chi è abituato alle pellicole di Cronenberg nota che qui di Cronenberghiano non c'è quasi nulla e quindi considera questo film come qualcosa a parte, fuori dalla filmografia del regista canadese. Bisogna considerarlo come un passo avanti, un passo indietro o una corsetta sul posto? Detto questo non posso che continuare a non capire l'opinione dei critici, anche se non mi faccio troppi problemi. Godibile ma difficile da vedere più di una volta.
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[+] una seconda visione mi fa tendere alle 4 stellette
(di oblivion7is)
[ - ] una seconda visione mi fa tendere alle 4 stellette
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gianmaria.silv
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martedì 13 settembre 2011
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we want cronenberg!
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Non è il solito thriller, è un film più completo, più profondo. Un film di una violenza straripante, mai nascosta, una violenza che turba e sconvolge.
Tutto giocato sul tema del doppio, coinvolge e tiene incollati alla sedia.
Forse lascia molti punti aperti, lasciando troppo spazio all'interpretazione, avremmo gradito che ci dicesse qualcosa di più...
Ottimo il cast, con un bravisso V.Mortensen, una bellissima e sensuale M.Bello e un sempre espressivo Ed Harris.
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