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michele il critico
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giovedì 12 maggio 2005
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il segreto di vera drake
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IL SEGRETO DI VERA DRAKE
regia: Mike Leigh
Siamo nel 1950, la seconda guerra mondiale è appena finita e Vera vive con il marito, il figlio e la figlia in un piccolo appartamento a Londra.
La donna nasconde un segreto: aiuta le ragazze in difficoltà, ossia pratica aborti gratuitamente, in condizioni di sicurezza, ma in violazione di una legge del 1861.
Verrà arrestata.
Leigh, senza avvalersi di eroi rivoluzionari, di metafore ideologiche o dialoghi politicizzati, realizza un film violento ed anarchico.
Nonostante la pacatezza e la mestizia rinunciataria dei protagonisti, nonostante il suo religioso pietismo di fondo nei loro confronti, il suo messaggio di critica nei confronti di una legalità che permette condizioni di vita e di libero arbitrio solo ai più ricchi e che reprime ottusamente i trasgressori di una norma ottusa distruggendo così le uniche reali forme di vita restanti, è chiaro e diretto.
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IL SEGRETO DI VERA DRAKE
regia: Mike Leigh
Siamo nel 1950, la seconda guerra mondiale è appena finita e Vera vive con il marito, il figlio e la figlia in un piccolo appartamento a Londra.
La donna nasconde un segreto: aiuta le ragazze in difficoltà, ossia pratica aborti gratuitamente, in condizioni di sicurezza, ma in violazione di una legge del 1861.
Verrà arrestata.
Leigh, senza avvalersi di eroi rivoluzionari, di metafore ideologiche o dialoghi politicizzati, realizza un film violento ed anarchico.
Nonostante la pacatezza e la mestizia rinunciataria dei protagonisti, nonostante il suo religioso pietismo di fondo nei loro confronti, il suo messaggio di critica nei confronti di una legalità che permette condizioni di vita e di libero arbitrio solo ai più ricchi e che reprime ottusamente i trasgressori di una norma ottusa distruggendo così le uniche reali forme di vita restanti, è chiaro e diretto.
Funzionale alla poetica del regista è l' uso dei colori.
La casa di Vera è rappresentata prevalentemente mediante tonalità grigie, marroni e verdastre, ma il clima riesce ad essere tuttavia caldo.
Al contrario le case dei ricchi sono rappresentate mediante colori più vivaci, quali l' azzurro, il rosa e il verde acceso, eppure si respira aria di morte. Aria di morte (ma è comunque un momento di vita) che a casa di Vera si respirerà solo nell'ultima sequenza.
Leone d' oro al Festival di Venezia 2004 e Coppa Volpi all' attrice protagonista.
VOTO ***1/2
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giuliob1
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lunedì 19 marzo 2012
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non sono d'accordo con zappoli
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Totalmente infastidito e contrariato dal commento del signor Zappoli.
Il film nel suo finale lascia degli interrogativi aperti sul futuro della famiglia dove chiunque può dare la sua valutazione come una qualunque altra famiglia contemporanea alla vicenda dava. Questo è un pregio del film che ci fa quindi essere un po' tutti partecipi e vicini alla storia. Quale futuro? Non si sa, vediamo nel finale solo una chiara mestizia che avvolge in quelle ore la famiglia! Quindi io non capisco dove il signor Zappoli veda dei vinti! Questa può essere una considerazione che può dare solo una qualunque gretta "signora Joyce", un qualunque "aristocratico" stile famiglia Wells che non s'è nemmeno degnata di aiutare per dire cose vere pur di non sporcarsi con una colpevole Vera per una cosa che "chiaramente una famiglia come la loro" non può toccare.
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Totalmente infastidito e contrariato dal commento del signor Zappoli.
Il film nel suo finale lascia degli interrogativi aperti sul futuro della famiglia dove chiunque può dare la sua valutazione come una qualunque altra famiglia contemporanea alla vicenda dava. Questo è un pregio del film che ci fa quindi essere un po' tutti partecipi e vicini alla storia. Quale futuro? Non si sa, vediamo nel finale solo una chiara mestizia che avvolge in quelle ore la famiglia! Quindi io non capisco dove il signor Zappoli veda dei vinti! Questa può essere una considerazione che può dare solo una qualunque gretta "signora Joyce", un qualunque "aristocratico" stile famiglia Wells che non s'è nemmeno degnata di aiutare per dire cose vere pur di non sporcarsi con una colpevole Vera per una cosa che "chiaramente una famiglia come la loro" non può toccare... invece la loro figlia ci ricorda che sono cose della vita quotidiana per tutti: siamo tutti esseri umani.
I Drake sono una famiglia borghese di quelle che conoscono solo lavoro nobiliatore e che su quello si sono conquistati una posizione. Il findazato della figlia nonostante la sua mente lenta, grazie al lavoro e all'educazione della sua difficile vita non è un uomo stupido, sa che il mondo non sempre è dritto. Io nel futuro della famiglia Drake credo che si siano rimboccati le maniche: il signor Drake alla sua officina con successo visto che sappiamo che il futuro sarà delle auto, il figlio a fare il sarto, forse anche di successo, la figlia si sposerà e prenderà cura del marito, del padre e della nonna fintanto che la madre non esce di prigione. Sappiamo tutti che uscirà prima dalla sua condanna perché una donna buona che ha subìto una pena solo per deterrente verso le fredde abortrici che si conoscono in galera. Ciò li fa essere dei vinti? La loro dignità non è sporca! Non sono dei vinti! Sono una famiglia come tutti.
Colpevole non certo la venalità della signora, ma la sua ingenuità; perché chi si rivolgeva a lei era pulito? O anche lo Stato? Sì, uno Stato che si faceva pagare 150 S per un aborto e non faceva nulla per aiutare a denunciare degli stupri, non è colpevole? Signor Zappoli, si ricordi, che il mondo non sempre è bianco e nero e questo lo saprà, ma anche dentro di noi, noi non siamo bianchi e neri.
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stefr
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giovedì 22 luglio 2010
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l'odissea di vera
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Il titolo originale, Vera Drake e non, quello della versione italiana, Il segreto di Vera Drake mi pare maggiormente appropriato a descrivere la vicenda di questa donna, prima ancora del suo segreto. Prima, durante e dopo questo inconfessabile segreto, in media res troviamo la sua soggettività, la sua storia intima fatta di abnegazione, ma anche di sofferenze appena accennate. La regia non si sofferma troppo nel farci entrare da vicino nelle pieghe del passato della sua protagonista, per capirne le ragioni e le motivazioni delle sue scelte, della sua forza e vulnerabilità.
Vera è un personaggio che non può lasciare indifferenti, per la sua levatura d'animo, pari solo ad un Alioscia Karamazov, e la sua rappacificante accettazione della vita, insieme alle sue fatiche.
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Il titolo originale, Vera Drake e non, quello della versione italiana, Il segreto di Vera Drake mi pare maggiormente appropriato a descrivere la vicenda di questa donna, prima ancora del suo segreto. Prima, durante e dopo questo inconfessabile segreto, in media res troviamo la sua soggettività, la sua storia intima fatta di abnegazione, ma anche di sofferenze appena accennate. La regia non si sofferma troppo nel farci entrare da vicino nelle pieghe del passato della sua protagonista, per capirne le ragioni e le motivazioni delle sue scelte, della sua forza e vulnerabilità.
Vera è un personaggio che non può lasciare indifferenti, per la sua levatura d'animo, pari solo ad un Alioscia Karamazov, e la sua rappacificante accettazione della vita, insieme alle sue fatiche. Per queste sue caratteristiche, più che magistralmente interpretate da Imelda Stauton, è capace di scuotere i cuori degli spettatori inermi di fronte ai suoi accadimenti, come inerme sarà Vera di fronte al tribunale che la giudicherà.
Nella narrazione non si trova stasi, ma nemmeno lentezza o incalzanti accellerazioni. Tutto il ritmo del film si accorda allo scorrere della vita di Vera, quotidiana e semplice. Non mi è parso nemmeno netto e chiaro quando e perché inizia a far abortire, come se ad un certo punto per lei fosse una inevitabile quanto conseguente azione "morale".
Vera non si preoccupa delle conseguenze delle sue azioni perché non sente una separazione netta tra Bene e Male, mentre sente invece necessario fornire aiuto per il quale non chiede, ma soprattutto non si aspetta niente. Non è giudicante nei confronti di coloro che aiuta,offre loro anche conforto, accoglienza ed aiuta ad intravedere una vita diversa. Naturalmente molte e diverse potrebbero essere le considerazioni intorno a questo tema, ma in questa sede ritengo preferibile concentrarsi sua storia così come raccontata.
Vera, non è una persona malata come la Bess delle Onde del destino di Lars von Trier,ma entrambe esprimono una vicinanza ed un'intensità umana, poco umana, straordinaria. Però, anche se non patologicamente come Bess, Vera non vede la realtà esterna al suo cuore, almeno fino a quando la caritas di Vera diventerà, nell'epilogo del film, la caritas per Vera.
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il ciadiano
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sabato 1 ottobre 2011
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ragazze in difficoltà
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Bel film, coinvolgente, con un ritmo lento ma assolutamente non noioso, tecnicamente perfetto.
Con una serie di episodi quasi fotografici veniamo a conoscenza della vita di Vera e del suo ambiente sociale. Vera ne è la personalizzazione perfetta: povera, semplice, un po’ limitata anche intellettualmente, pervasa da una bontà quasi naturale che non si pone domande.
Così Vera non si pone domande sul giusto e l’ingiusto, sull’esistenza di una legge o no. Lei aiuta semplicemente “ragazze in difficoltà” senza pretendere nulla in cambio, nemmeno un soldo, come aiuta la madre anziana.
Fino a che arriva la legge e si abbatte sulla povera donna che di colpo scopre che l’”aiutare ragazze in difficoltà” è condannato dalla società.
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Bel film, coinvolgente, con un ritmo lento ma assolutamente non noioso, tecnicamente perfetto.
Con una serie di episodi quasi fotografici veniamo a conoscenza della vita di Vera e del suo ambiente sociale. Vera ne è la personalizzazione perfetta: povera, semplice, un po’ limitata anche intellettualmente, pervasa da una bontà quasi naturale che non si pone domande.
Così Vera non si pone domande sul giusto e l’ingiusto, sull’esistenza di una legge o no. Lei aiuta semplicemente “ragazze in difficoltà” senza pretendere nulla in cambio, nemmeno un soldo, come aiuta la madre anziana.
Fino a che arriva la legge e si abbatte sulla povera donna che di colpo scopre che l’”aiutare ragazze in difficoltà” è condannato dalla società.
Viene da chiedersi se Vera non sia un personaggio un po’ inverosimile. Possibile che la sua bontà naturale sia così parziale da non pensare a quegli esseri che “vengono fuori” dopo un paio di giorni dal suo trattamento e che sarebbero essere nati dopo qualche mese? Che “aiutare ragazze in difficoltà” significava fare qualcosa di gravemente riprovato dalla società e dalla legge?
Posso lanciare un’ipotesi: e se Vera fosse l’immagine della nostra società, che si sente buona perché “aiuta le ragazze in difficoltà”, senza porsi domande sull’altra parte coinvolta, o meglio cancellandone l’esistenza concettuale prima ancora che fisica.
Certo il regista non prende posizione, ma credo che comunque ci pone il problema.
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shining
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lunedì 13 settembre 2010
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meraviglioso
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Bellissimo dramma interpretato da una Imelda Staunton in piena forma, davvero un'interpretazione da 10 e lode. Il film scorre lentamente (ed è giusto che sia) raccontando la doppia vita (se possiamo chiamarla così) di questa casalinga, di quest'anima pura pronta a far del bene, anche se ingenuamente nel modo meno corretto. Da vedere assolutamente, un film duro, che fa anche riflettere
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jayan walter
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martedì 5 febbraio 2008
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un film stupendo, fatto e interpretato benissimo
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Bravissimo il regista Mike Leigh, che ha saputo trasformare una storia relativamente semplice, di cui sentiamo parlare ogni giorno, in un film capolavoro, con inquadrature lente che permettevano di penetrare nella psiche dei personaggi, di scavare nel fondo di una comune famiglia londinese. Il lavoro di procuratrice di aborti viene qui presentato come una missione, perché chi lo fa è una donna molto ingenua, che vuole aiutare "queste povere ragazze" che non possono permettersi di avere un figlio. E' vero che l'aborto è sempre un assassinio, e che personalmente credo che quelle donne, poche, che hanno il coraggio di portare avanti la gravidanza e poi affidare il figlio a un orfanotrofio siano molto più coraggiose di quelle che preferiscono abortire, per paura di non riuscire più a disfarsi di "quel coso".
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Bravissimo il regista Mike Leigh, che ha saputo trasformare una storia relativamente semplice, di cui sentiamo parlare ogni giorno, in un film capolavoro, con inquadrature lente che permettevano di penetrare nella psiche dei personaggi, di scavare nel fondo di una comune famiglia londinese. Il lavoro di procuratrice di aborti viene qui presentato come una missione, perché chi lo fa è una donna molto ingenua, che vuole aiutare "queste povere ragazze" che non possono permettersi di avere un figlio. E' vero che l'aborto è sempre un assassinio, e che personalmente credo che quelle donne, poche, che hanno il coraggio di portare avanti la gravidanza e poi affidare il figlio a un orfanotrofio siano molto più coraggiose di quelle che preferiscono abortire, per paura di non riuscire più a disfarsi di "quel coso". Quello che è un lavoro cinico, viene qui presentato come un lavoro umanitario, sociale. E infatti Vera Drake non prende soldi per farlo. Forse non esistono personaggi del genere. La maggior parte delle donne che procurano aborti lo fanno per soldi. Ma qui non è un argomento importante. Quel che conta è che si porti l'attenzione su questo problema. Infatti ci sono quelle donne che possono permettersi di pagare cifre consistenti, e che possono rivolgersi a cliniche specializzate private, semmai all'estero. E allora, ripeto, pur non essendo per niente d'accordo alla pratica dell'aborto, ho apprezzato molto la qualità di questo film, che merita in pieno il premio come miglior film al Festival di Venezia. E lo merita in pieno anche l'attrice protagonista, Imelda Staunton, che si è immersa in pieno nel personaggio ed ha saputo usare non solo le parole, il tono della voce, ma anche la mimica del corpo. Brava, proprio brava. Un film da non perdere!
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[+] se non capisci l'aborto non lodare il film..prete!
(di mary)
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ultralag
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giovedì 15 gennaio 2009
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l'aborto e l'ignoranza
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Dal punto di vista della realizzazione trovo il film tecnicamente valido e la palette di colori rispetta la tradizione dell'epoca in cui è ambientato. Anche i personaggi sono credibili ed in me, in alcuni casi, hanno generato un forte dispiacere/rifiuto: in particolare la figlia di Vera ed il futuro marito Reg sono ben rappresentati nella loro triste realtà di persone sole e mentalmente ritardate.
Per quanto riguarda il senso del film ognuno risponda in base alla sua coscienza. In particolare io, pur essendo completamente a favore dell'aborto, non ho provato compassione per Vera, anzi il finale mi ha lasciato soddisfatto, in fondo era giusto così. Era una donna piccola in un mondo piccolo che praticava aborti senza alcuna forma di igiene o di attenzione alla salute delle donne, 5 minuti e via.
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Dal punto di vista della realizzazione trovo il film tecnicamente valido e la palette di colori rispetta la tradizione dell'epoca in cui è ambientato. Anche i personaggi sono credibili ed in me, in alcuni casi, hanno generato un forte dispiacere/rifiuto: in particolare la figlia di Vera ed il futuro marito Reg sono ben rappresentati nella loro triste realtà di persone sole e mentalmente ritardate.
Per quanto riguarda il senso del film ognuno risponda in base alla sua coscienza. In particolare io, pur essendo completamente a favore dell'aborto, non ho provato compassione per Vera, anzi il finale mi ha lasciato soddisfatto, in fondo era giusto così. Era una donna piccola in un mondo piccolo che praticava aborti senza alcuna forma di igiene o di attenzione alla salute delle donne, 5 minuti e via.
Fermare la discussione dividendosi tra favorevoli e contrari all'aborto è troppo semplicistico.
La sua colpa non era morale ma di ignoranza, la sua colpa era credere che bastasse sapone ed acqua calda per aiutare donne di cui nemmeno conosceva le ragioni. Si tratta di una donna abituata ad obbedire senza chiedere il perchè e questo, come spesso accade, può portare a disastri.
Un film che non dimenticherò facilmente, che ha il ritmo ed il sapore dei vecchi film, teatrale quasi, non banale che pone sullo sfondo il problema delle differenze sociali e delle possibilità di istruzione per le fasce meno agiate. Se è pur vero che nel film ad abortire sono donne di varie estrazioni sociali,in fondo a provocare il problema giuridico è proprio l'ignoranza (nel senso di "non conoscenza")e la semplicità mentale di Vera (fino quasi a farla apparire disturbata), donna senza istruzione e di estrazione sociale povera.
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