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rox
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domenica 23 gennaio 2005
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marchal ci regala un noir da storia del cinema
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Sorprende, emoziona e conquista questo bellissimo noir francese di Marchal. La storia di un commissariato di polizia è solo lo sfondo in cui calare la lotta di sempre tra il bene e il male, tra l’amore e l’odio, tra l’amicizia e il tradimento. Lirico, a tratti allucinato lo scontro incontro tra i due istrioni del cinema d’otralpe: Depardieu e Autiel. Gareggiano in bravura sia tra loro che con tutti gli altri componenti del cast. Difficilmente un film riesce a essere tanto completo e coinvolgente in tutte le sue sottotrame:qui la sceneggiatura e la regia non lasciano buchi. La fotografia eccezionale e l’ambientazione affascinante, Parigi è sempre Parigi, completano l’opera e coinvolgono emotivamente lo spettatore che viene trascinato nei meandri psicologici dei personaggi: soffre e gioisce con loro.
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Sorprende, emoziona e conquista questo bellissimo noir francese di Marchal. La storia di un commissariato di polizia è solo lo sfondo in cui calare la lotta di sempre tra il bene e il male, tra l’amore e l’odio, tra l’amicizia e il tradimento. Lirico, a tratti allucinato lo scontro incontro tra i due istrioni del cinema d’otralpe: Depardieu e Autiel. Gareggiano in bravura sia tra loro che con tutti gli altri componenti del cast. Difficilmente un film riesce a essere tanto completo e coinvolgente in tutte le sue sottotrame:qui la sceneggiatura e la regia non lasciano buchi. La fotografia eccezionale e l’ambientazione affascinante, Parigi è sempre Parigi, completano l’opera e coinvolgono emotivamente lo spettatore che viene trascinato nei meandri psicologici dei personaggi: soffre e gioisce con loro. Da non perdere!
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cate
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lunedì 14 febbraio 2005
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tanto di cappello
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che dire, un vero noir; il cinema francese sforna capolavori. registi all'altezza (leconte ecc.) e attori impareggiabili. Questo film è bello e intenso: musiche, personaggi, attori eccellenti. Bravi e impegnati.
Noi in italia ricicliamo gli scarti del grande fratello e mandiamo in teatro le dive del calendario, forse dovremmo tacere e imparare.
[+] solo i morti non tornano
(di franco1944)
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blackinkline
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sabato 30 giugno 2007
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poteva andar meglio
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Le aspettative che i vari critici hanno incrementato non vengono certo deluse, questo almeno per i primi sessanta minuti. Il film parte come un proiettile, genera una tensione che dalle prime scene, in crescendo, ci accompagna per una buona metà della pellicola.E non parlo solo delle scene d'azione, che non hanno niente da invidiare alla serie televisiva "the Shield" (a cui il film si rifà senza lasciar ombra di dubbio). La tensione è presente anche nei silenzi (seppur pochi) e s'insinua tra parole dette e non dette tra i due protagonisti, tra i loro sguardi, tra i loro gesti. Un "proiettile inarrestabile" anche perchè il regista non guarda indietro, non concede flashback per rafforzare i personaggi, ma procede inesorabilmente avanti trascinando lo spettatore e concedendogli tuttalpiù la possibilità di far da sè una digressione-riflessione sui personaggi appena accennati, di cui non conosciamo il passato, ma il cui passato, presente e futuro si inscrive nei loro gesti.
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Le aspettative che i vari critici hanno incrementato non vengono certo deluse, questo almeno per i primi sessanta minuti. Il film parte come un proiettile, genera una tensione che dalle prime scene, in crescendo, ci accompagna per una buona metà della pellicola.E non parlo solo delle scene d'azione, che non hanno niente da invidiare alla serie televisiva "the Shield" (a cui il film si rifà senza lasciar ombra di dubbio). La tensione è presente anche nei silenzi (seppur pochi) e s'insinua tra parole dette e non dette tra i due protagonisti, tra i loro sguardi, tra i loro gesti. Un "proiettile inarrestabile" anche perchè il regista non guarda indietro, non concede flashback per rafforzare i personaggi, ma procede inesorabilmente avanti trascinando lo spettatore e concedendogli tuttalpiù la possibilità di far da sè una digressione-riflessione sui personaggi appena accennati, di cui non conosciamo il passato, ma il cui passato, presente e futuro si inscrive nei loro gesti. E' un fim fisico e la trama è un mero pretesto (per questo non ha importanza soffermarsi oltre sui personaggi, sul loro spessore).E' vero, è un film d'attori, e la coppia Depardeardieu-Dussollier è perfetta nel tracciare due personaggi paradossali che nell'antitesi stessa trovano la loro fusione, formando un cerchio indissolubile, un serpente che si morde la coda. Il punto di andata è il punto di ritorno, l'inizio e la fine. All'inizio i due polizziotti rinunciano per sempre alla loro salvezza e si condanno con i loro gesti. Ecco la gestualità che torna (solo essa conta) fa la storia, crea i ruoli. Non c'è redenzione (o meglio non ci dovrebbe essere stata): quando:::::::::::decide di essere complice di un omicidio pur di sgominare la banda dei portavalori non lo fa per un proprio senso di giustizia ma per un senso ancor più umano di competizione, di rancore e, perchè no, di autodistruzione. E' solo il caso a decidere chi dei due avrà la meglio.
E allora perchè se redenzione non dovrebbe essereci in realtà c'è? Perchè se i due protagonisti sono un unico personaggio hanno sorte diversa? Nella prima metà della pellicola non c'è distinzione tra bene e male, tra giuto e ingiusto. E' questo che regge il film. La corruzzione è ovunque, non solo nel dipartimento ma nell'anima dei due polizziotti dui cui uno (...)del dipartimento ne è l'immagine e l'altro ...)l'essenza.
D'un tratto inaspettatamente il cerchio comincia a sgretolarsi, l'elastico teso all'estremo, invece di spezzarsi si allenta sempre di più, il proiettile s'imbatte in una parete troppo resistente, quella della morale, dei buoni valori e infine dell'happy-and(!!!).
::::diviene direttore(?)del dipartimento, perdendo ogni possibilità di redenzione vendendo la propria anima per diventare sia immagine che essenza. Così l'equilibrio si spezza (anche se probabilmente il regista crede di averlo trovato) e il Bene e il Male si scindono. ::::::espia le proprie colpe (nella maniera più banale: 7 anni di prigione) e potrà così incarnare la Giustizia.
Inoltre se all'inizio del film il fatto che la trama fosse solo un prestesto non ci dispiaceva, ora la trama diviene un prestesto forzato e assume valore d'importanza fondamentale perlo svolgimento del film fino all'happy-end. (..........)
per la recensione intera :
"JustSomeWords" - recensioni sul cinema e sul fumetto:
www.blog.myspace.com/193275241
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(di franco1944)
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blackinkline
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sabato 30 giugno 2007
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poteva andar meglio (versione corretta)
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Le aspettative che i vari critici hanno incrementato non vengono certo deluse, questo almeno per i primi sessanta minuti. Il film parte come un proiettile, genera una tensione che dalle prime scene, in crescendo, ci accompagna per una buona metà della pellicola.E non parlo solo delle scene d'azione, che non hanno niente da invidiare alla serie televisiva "the Shield" (a cui il film si rifà senza lasciar ombra di dubbio). La tensione è presente anche nei silenzi (seppur pochi) e s'insinua tra parole dette e non dette tra i due protagonisti, tra i loro sguardi, tra i loro gesti. Un "proiettile inarrestabile" anche perchè il regista non guarda indietro, non concede flashback per rafforzare i personaggi, ma procede inesorabilmente avanti trascinando lo spettatore e concedendogli tuttalpiù la possibilità di far da sè una digressione-riflessione sui personaggi appena accennati, di cui non conosciamo il passato, ma il cui passato, presente e futuro si inscrive nei loro gesti.
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Le aspettative che i vari critici hanno incrementato non vengono certo deluse, questo almeno per i primi sessanta minuti. Il film parte come un proiettile, genera una tensione che dalle prime scene, in crescendo, ci accompagna per una buona metà della pellicola.E non parlo solo delle scene d'azione, che non hanno niente da invidiare alla serie televisiva "the Shield" (a cui il film si rifà senza lasciar ombra di dubbio). La tensione è presente anche nei silenzi (seppur pochi) e s'insinua tra parole dette e non dette tra i due protagonisti, tra i loro sguardi, tra i loro gesti. Un "proiettile inarrestabile" anche perchè il regista non guarda indietro, non concede flashback per rafforzare i personaggi, ma procede inesorabilmente avanti trascinando lo spettatore e concedendogli tuttalpiù la possibilità di far da sè una digressione-riflessione sui personaggi appena accennati, di cui non conosciamo il passato, ma il cui passato, presente e futuro si inscrive nei loro gesti. E' un fim fisico e la trama è un mero pretesto (per questo non ha importanza soffermarsi oltre sui personaggi, sul loro spessore).E' vero, è un film d'attori, e la coppia Depardeardieu-Dussollier è perfetta nel tracciare due personaggi paradossali che nell'antitesi stessa trovano la loro fusione, formando un cerchio indissolubile, un serpente che si morde la coda. Il punto di andata è il punto di ritorno, l'inizio e la fine. All'inizio i due polizziotti rinunciano per sempre alla loro salvezza e si condanno con i loro gesti. Ecco la gestualità che torna (solo essa conta) fa la storia, crea i ruoli. Non c'è redenzione (o meglio non ci dovrebbe essere stata): quando Léo Vrinks decide di essere complice di un omicidio pur di sgominare la banda dei portavalori non lo fa per un proprio senso di giustizia ma per un senso ancor più umano di competizione, di rancore e, perchè no, di autodistruzione. E' solo il caso a decidere chi dei due avrà la meglio.
E allora perchè se redenzione non dovrebbe essereci in realtà c'è? Perchè se i due protagonisti sono un unico personaggio hanno sorte diversa? Nella prima metà della pellicola non c'è distinzione tra bene e male, tra giuto e ingiusto. E' questo che regge il film. La corruzzione è ovunque, non solo nel dipartimento ma nell'anima dei due polizziotti dui cui uno (Denis Klein)del dipartimento ne è l'immagine e l'altro (Léo Vrinks)l'essenza.
D'un tratto inaspettatamente il cerchio comincia a sgretolarsi, l'elastico teso all'estremo, invece di spezzarsi si allenta sempre di più, il proiettile s'imbatte in una parete troppo resistente, quella della morale, dei buoni valori e infine dell'happy-and(!!!).
Klein diviene direttore della Polizia Giudiziaria, perdendo ogni possibilità di redenzione e vendendo la propria anima per diventare sia immagine che essenza del Dipartimeno. Così l'equilibrio si spezza (anche se probabilmente il regista crede di averlo trovato) e il Bene e il Male si scindono. Vrinks espia le proprie colpe (nella maniera più banale: 7 anni di prigione) e potrà così incarnare la Giustizia.
Inoltre se all'inizio del film il fatto che la trama fosse solo un prestesto non ci dispiaceva, ora la trama diviene un prestesto forzato e assume valore d'importanza fondamentale perlo svolgimento del film fino all'happy-end. (..........)
per la recensione intera :
"JustSomeWords" - recensioni sul cinema e sul fumetto:
www.blog.myspace.com/193275241
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tozudo
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venerdì 9 febbraio 2007
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depardieu vs auteuil
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Due poliziotti, uno dell'antibanditismo, l'altro dell'antiterrorismo danno la caccia ad un gruppo organizzato di malavitosi rapinatori e assassini. Non mi soffermerò oltremisura nella spiegazione della trama perchè vorrei sottolineare altri aspetti più importanti. Innanzi tutto il consiglio più conveniente che posso dare a chiunque abbia intenzione di vedere questo film e anche a chiunque non se ne intenda neanche un pò è quello di superare lo scetticismo che inevitabilmente genera nella mente, nel momento in cui ci si trova davanti ad un film di produzione europea, in questo caso francese, quel senso di paragone col modello tipicamente americano. Ebbene in questo film non c'è nulla di americano, ma solo un accorta direzione dell'attento Oliver Marchal, che mescola abilmente scene di violenza con sequenze drammatiche, non scontate e non certo male interpretate, sebbene poco adatte a parer mio.
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Due poliziotti, uno dell'antibanditismo, l'altro dell'antiterrorismo danno la caccia ad un gruppo organizzato di malavitosi rapinatori e assassini. Non mi soffermerò oltremisura nella spiegazione della trama perchè vorrei sottolineare altri aspetti più importanti. Innanzi tutto il consiglio più conveniente che posso dare a chiunque abbia intenzione di vedere questo film e anche a chiunque non se ne intenda neanche un pò è quello di superare lo scetticismo che inevitabilmente genera nella mente, nel momento in cui ci si trova davanti ad un film di produzione europea, in questo caso francese, quel senso di paragone col modello tipicamente americano. Ebbene in questo film non c'è nulla di americano, ma solo un accorta direzione dell'attento Oliver Marchal, che mescola abilmente scene di violenza con sequenze drammatiche, non scontate e non certo male interpretate, sebbene poco adatte a parer mio. Per la verità, il bravo regista riesce decisamente meglio nelle scene d'azione piuttosto che in quelle d'emozione: forse è questo un primo piccolo limite. Bisogna dire che questo film, a parer mio un pieno successo, deve molto alla verve dei suoi protagonisti, i cui nomi Gèrard Depardieu e Daniel Auteuil, nei titoli di testa, fanno tirare un sospiro di sollievo ai più diffidenti, il sottoscritto compreso. A dispetto di ciò l'analisi psicologica è imprudentemete unilaterale (infatti sono d'accordo con l'autore della recensione su questo sito), nel senso che non c'è proprio un confronto tra due personalità perchè ne viene privilegiata una a scapito dell'altra, quella del poliziotto dell'antiterrorismo (Daniel Auteuil): sembra infatti che all'ottimo Depardieu, qui quasi un co-protagonista, sia riservata più la seconda parte del film, quando si mette in mostra con tali e maldestri crimini per guadagnarsi un ruolo di primo piano. Forse questo rappresenta un secondo e più rilevante limite. Ma tutto sommato non si può dire che 36- Quai des Orfevres risenta di queste piccole pecche; anzi direi che il risultato è più che buono, sorprendente.
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