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alex_23
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martedì 8 novembre 2011
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un insolito francese
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.. io in realtà ho trovato più noiosa la prima parte, quando si doveva delineare la rivalità dei due sottocapi della polizia. Poi colpi di scena a ripetizione e attori bravissimi. Ben scelti anche le seconde linee, come dice la recensione. Da vedere.
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mr cinefilo
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domenica 26 giugno 2011
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36
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Il cinema francese si conferma maestro del genere noir sfornando un'opera di alto livello, ingiustamente passata quasi inosservata. Eccellenti Depardieu e Auteuil, oltre al solido Dussolier. Marchal non perde mai di vista l'obiettivo di creare una storia cupa e drammatica, ma senza cali di ritmo, con tanta sofferenza. Un percorso che troverà la sua fine ne L'ultima missione quasi un seguito ideale di 36
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mynameisdude
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venerdì 9 aprile 2010
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parigi spara. marchal risponde.
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Se di colpo ti ritrovi sul finire degli anni '80 e passando dal "36 Quai des Orfèvres" alzi la testa al cielo e trovi un cielo scuro e sporco è il riflesso di una Parigi fatta di curruzione, di sangue, di vendetta e di due ex amici poliziotti: Léo Vrinks (Daniel Auteuil), capo della BRI - Brigade de recherche et d'intervention e Denis Klein (Gérard Depardieu), capo della BRB -Brigade de répression du banditisme che nel bene e nel male si contendono il ruolo di capo della polizia.
E' la Parigi del regista Olivier Marchal (ex poliziotto, dodici anni di servizio nella squadra anticrimine) che chiedendo ai suoi attori di "... recitare come se fosse l'ultimo respiro..." ha ordinato a noi seduti in sala di vivere il film allo steso modo.
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Se di colpo ti ritrovi sul finire degli anni '80 e passando dal "36 Quai des Orfèvres" alzi la testa al cielo e trovi un cielo scuro e sporco è il riflesso di una Parigi fatta di curruzione, di sangue, di vendetta e di due ex amici poliziotti: Léo Vrinks (Daniel Auteuil), capo della BRI - Brigade de recherche et d'intervention e Denis Klein (Gérard Depardieu), capo della BRB -Brigade de répression du banditisme che nel bene e nel male si contendono il ruolo di capo della polizia.
E' la Parigi del regista Olivier Marchal (ex poliziotto, dodici anni di servizio nella squadra anticrimine) che chiedendo ai suoi attori di "... recitare come se fosse l'ultimo respiro..." ha ordinato a noi seduti in sala di vivere il film allo steso modo.
La sceneggiatura, di Marchal e Franck Mancuso, vive tra le belle scene d'azione con i suoi conflitti a fuoco e i meravigliosi conflitti interiori dei protagonisti.
Una Parigi umida, blu e che sembra nascondere continuamente qualcosa dietro l'angolo fotografata da Denis Rouden, fa il resto. In modo splendido.
-Pour moi. Est clair-
.thedudeisback.
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biscotto51
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domenica 7 febbraio 2010
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non sembra neanche un film francese
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Di film francesi ne ho visti tanti ed erano quasi tutti prolissi, noiosi, lenti. Questo è di un'altra razza: dinamico, asciutto, severo, adrenalinico, efficace come un colpo di pistola alla nuca. Da vedere assolutamente. Ah, un pochino di francese c'è nel film: il cattivo di turno guida una BMW. Tedesca.
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paride86
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venerdì 2 gennaio 2009
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buono ma...
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"36 quai des orfevres" è un buon noir che svela trame nascoste e inaspettati colpi di scena, il tutto mischiato ad atmosfere torbide di malavita. Nonostante il film mi sia piaciuto l'ho trovato un po' frettoloso in alcuni passaggi e soprattutto nel finale, dove - secondo me - bisognava svelare di più sul passato dei protagonisti, sui loro trascorsi e sul rapporto con Camille.
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(di biscotto51)
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mauro
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giovedì 25 settembre 2008
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ottimo
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bel noir francese da vedere
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heiko h. caimi
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domenica 24 febbraio 2008
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un autentico capolavoro
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Quelal del film di Olivier Marchal sembra la trama di un film d'azione, o di un classico poliziesco alla "Affari sporchi", ma questa pellicola nel solco del "polar" girata dall'ex-poliziotto Olivier Marchal travalica i limiti apparenti imposti dal cinema di genere e ci propone una pellicola dove in primo piano ci sono sempre gli esseri umani, con i loro difetti, con le loro passioni, con la loro umanità.
La storia è semiautobiografica, ed è dedicata dal regista al capitano Dominique Loiseau, morto in un conflitto a fuoco nel 1989 e della cui squadra Marchal faceva parte. Una testimonianza in diretta, quasi una versione dei fatti, nella quale i volti scavati di Ateuil e Depardieu ci narrano tutta l'umanità anche delle scelte sbagliate, ce la fanno vivere, ce la fanno sentire.
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Quelal del film di Olivier Marchal sembra la trama di un film d'azione, o di un classico poliziesco alla "Affari sporchi", ma questa pellicola nel solco del "polar" girata dall'ex-poliziotto Olivier Marchal travalica i limiti apparenti imposti dal cinema di genere e ci propone una pellicola dove in primo piano ci sono sempre gli esseri umani, con i loro difetti, con le loro passioni, con la loro umanità.
La storia è semiautobiografica, ed è dedicata dal regista al capitano Dominique Loiseau, morto in un conflitto a fuoco nel 1989 e della cui squadra Marchal faceva parte. Una testimonianza in diretta, quasi una versione dei fatti, nella quale i volti scavati di Ateuil e Depardieu ci narrano tutta l'umanità anche delle scelte sbagliate, ce la fanno vivere, ce la fanno sentire. Dussolier ci mette del suo, impassibile e di crcostanza fino alla fine, anche di fronte ai drammi e ai sentimenti. La Golino, pur non essendo un personaggio centrale, sostiene molto bene la sua parte come motore della vicenda.
La storia è condotta con sensibilità e senza compiacimento, con battute scarne ed efficaci; le situazioni drammatiche non scadono mai nel mélo o nel ricatto emotivo, ma vanno a toccare sentimenti elementari ma inalienabili.
I personaggi rappresentati sono umani, fin troppo umani, e l'autore non evita di mostrarne tutta l'ambiguità, tutti i limiti.
Depardieu è grandioso nella parte del poliziotto senza scrupoli disposto a tutto pur di raggiungere una posizione di potere. Insolitamente baffuto nella prima parte, sembra un cowboy uscito stanco da mille duelli e riesce perfettamente a ritrarre il poliziotto sconfitto nelle proprie aspettative che tenta l'ultima carta per raggiungere almeno nell'apparenza quella grandezza che non ha mai avuto. E, nella seconda parte, sbarbato e ripulito, è magnifico nella parte del politico corrotto e senza scrupoli. Ma riesce a farci sentire anche la sofferenza del suo personaggio, dilaniato tra rigurgiti di sentimento e ambizione senza freni.
Dussolier ne è il perfetto contraltare, e ci fornisce una chiave di lettura della realtà attraverso la politica con poche, chiare e ficcanti battute. Paternalistico e indifferente come chiunque abbia imparato a coltivare il pelo sullo stomaco per andare avanti.
Il personaggio di Ateuil, invece, di peli non ne ha neanche sulla lingua, e sarà questo a metterlo nei guai. Con la sua faccia da pugile suonato e l'aspetto dimesso, è un uomo spezzato che combatte ancora i mulini a vento, e rischia di esserne spazzato via. Al punto che, quando potrebbe essere libero, sceglie di perdere per la seconda volta tutto ciò che già gli era già stato sottratto.
La regia è curata e perfettamente funzionale, al punto da pensare che possa suscitare l'invidia di molti registi americani. La violenza è asciutta, mai gratuita, e il ritmo incalzante pur senza premere troppo sull'acceleratore. Le immagini immergono perfettamente nella vicenda, facendoci dimenticare per quasi due ore dove siamo.
Ma la vera forza di questo film è la sceneggiatura, con una struttura perfetta, personaggi delineati perfettamente mostrandoceli attraverso le loro azioni e i loro dialoghi: asciutta, essenziale, priva priva di sbavature. I dialoghi, poi, presentano una forza e una credibilità davvero rare nel cinema d'oggi.
La prevedibilità del finale è perdonata dal tessuto della vicenda, e non è comunque fuori luogo.
Non un film di genere, ma un autentico capolavoro. Da vedere assolutamente.
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ortelius79
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mercoledì 22 agosto 2007
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una bellissima... noia
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Forse nessuno ha visto i film di Melville, forse il paragone è troppo impietoso per farlo, ma questo film mi è sembrato veramente deprimente, inconsistente, che personaggi che resisterebbero a malapena in un fumetto.
[+] che c'entra melville !!!
(di pep82)
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blackinkline
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sabato 30 giugno 2007
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poteva andar meglio (versione corretta)
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Le aspettative che i vari critici hanno incrementato non vengono certo deluse, questo almeno per i primi sessanta minuti. Il film parte come un proiettile, genera una tensione che dalle prime scene, in crescendo, ci accompagna per una buona metà della pellicola.E non parlo solo delle scene d'azione, che non hanno niente da invidiare alla serie televisiva "the Shield" (a cui il film si rifà senza lasciar ombra di dubbio). La tensione è presente anche nei silenzi (seppur pochi) e s'insinua tra parole dette e non dette tra i due protagonisti, tra i loro sguardi, tra i loro gesti. Un "proiettile inarrestabile" anche perchè il regista non guarda indietro, non concede flashback per rafforzare i personaggi, ma procede inesorabilmente avanti trascinando lo spettatore e concedendogli tuttalpiù la possibilità di far da sè una digressione-riflessione sui personaggi appena accennati, di cui non conosciamo il passato, ma il cui passato, presente e futuro si inscrive nei loro gesti.
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Le aspettative che i vari critici hanno incrementato non vengono certo deluse, questo almeno per i primi sessanta minuti. Il film parte come un proiettile, genera una tensione che dalle prime scene, in crescendo, ci accompagna per una buona metà della pellicola.E non parlo solo delle scene d'azione, che non hanno niente da invidiare alla serie televisiva "the Shield" (a cui il film si rifà senza lasciar ombra di dubbio). La tensione è presente anche nei silenzi (seppur pochi) e s'insinua tra parole dette e non dette tra i due protagonisti, tra i loro sguardi, tra i loro gesti. Un "proiettile inarrestabile" anche perchè il regista non guarda indietro, non concede flashback per rafforzare i personaggi, ma procede inesorabilmente avanti trascinando lo spettatore e concedendogli tuttalpiù la possibilità di far da sè una digressione-riflessione sui personaggi appena accennati, di cui non conosciamo il passato, ma il cui passato, presente e futuro si inscrive nei loro gesti. E' un fim fisico e la trama è un mero pretesto (per questo non ha importanza soffermarsi oltre sui personaggi, sul loro spessore).E' vero, è un film d'attori, e la coppia Depardeardieu-Dussollier è perfetta nel tracciare due personaggi paradossali che nell'antitesi stessa trovano la loro fusione, formando un cerchio indissolubile, un serpente che si morde la coda. Il punto di andata è il punto di ritorno, l'inizio e la fine. All'inizio i due polizziotti rinunciano per sempre alla loro salvezza e si condanno con i loro gesti. Ecco la gestualità che torna (solo essa conta) fa la storia, crea i ruoli. Non c'è redenzione (o meglio non ci dovrebbe essere stata): quando Léo Vrinks decide di essere complice di un omicidio pur di sgominare la banda dei portavalori non lo fa per un proprio senso di giustizia ma per un senso ancor più umano di competizione, di rancore e, perchè no, di autodistruzione. E' solo il caso a decidere chi dei due avrà la meglio.
E allora perchè se redenzione non dovrebbe essereci in realtà c'è? Perchè se i due protagonisti sono un unico personaggio hanno sorte diversa? Nella prima metà della pellicola non c'è distinzione tra bene e male, tra giuto e ingiusto. E' questo che regge il film. La corruzzione è ovunque, non solo nel dipartimento ma nell'anima dei due polizziotti dui cui uno (Denis Klein)del dipartimento ne è l'immagine e l'altro (Léo Vrinks)l'essenza.
D'un tratto inaspettatamente il cerchio comincia a sgretolarsi, l'elastico teso all'estremo, invece di spezzarsi si allenta sempre di più, il proiettile s'imbatte in una parete troppo resistente, quella della morale, dei buoni valori e infine dell'happy-and(!!!).
Klein diviene direttore della Polizia Giudiziaria, perdendo ogni possibilità di redenzione e vendendo la propria anima per diventare sia immagine che essenza del Dipartimeno. Così l'equilibrio si spezza (anche se probabilmente il regista crede di averlo trovato) e il Bene e il Male si scindono. Vrinks espia le proprie colpe (nella maniera più banale: 7 anni di prigione) e potrà così incarnare la Giustizia.
Inoltre se all'inizio del film il fatto che la trama fosse solo un prestesto non ci dispiaceva, ora la trama diviene un prestesto forzato e assume valore d'importanza fondamentale perlo svolgimento del film fino all'happy-end. (..........)
per la recensione intera :
"JustSomeWords" - recensioni sul cinema e sul fumetto:
www.blog.myspace.com/193275241
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blackinkline
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sabato 30 giugno 2007
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poteva andar meglio
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Le aspettative che i vari critici hanno incrementato non vengono certo deluse, questo almeno per i primi sessanta minuti. Il film parte come un proiettile, genera una tensione che dalle prime scene, in crescendo, ci accompagna per una buona metà della pellicola.E non parlo solo delle scene d'azione, che non hanno niente da invidiare alla serie televisiva "the Shield" (a cui il film si rifà senza lasciar ombra di dubbio). La tensione è presente anche nei silenzi (seppur pochi) e s'insinua tra parole dette e non dette tra i due protagonisti, tra i loro sguardi, tra i loro gesti. Un "proiettile inarrestabile" anche perchè il regista non guarda indietro, non concede flashback per rafforzare i personaggi, ma procede inesorabilmente avanti trascinando lo spettatore e concedendogli tuttalpiù la possibilità di far da sè una digressione-riflessione sui personaggi appena accennati, di cui non conosciamo il passato, ma il cui passato, presente e futuro si inscrive nei loro gesti.
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Le aspettative che i vari critici hanno incrementato non vengono certo deluse, questo almeno per i primi sessanta minuti. Il film parte come un proiettile, genera una tensione che dalle prime scene, in crescendo, ci accompagna per una buona metà della pellicola.E non parlo solo delle scene d'azione, che non hanno niente da invidiare alla serie televisiva "the Shield" (a cui il film si rifà senza lasciar ombra di dubbio). La tensione è presente anche nei silenzi (seppur pochi) e s'insinua tra parole dette e non dette tra i due protagonisti, tra i loro sguardi, tra i loro gesti. Un "proiettile inarrestabile" anche perchè il regista non guarda indietro, non concede flashback per rafforzare i personaggi, ma procede inesorabilmente avanti trascinando lo spettatore e concedendogli tuttalpiù la possibilità di far da sè una digressione-riflessione sui personaggi appena accennati, di cui non conosciamo il passato, ma il cui passato, presente e futuro si inscrive nei loro gesti. E' un fim fisico e la trama è un mero pretesto (per questo non ha importanza soffermarsi oltre sui personaggi, sul loro spessore).E' vero, è un film d'attori, e la coppia Depardeardieu-Dussollier è perfetta nel tracciare due personaggi paradossali che nell'antitesi stessa trovano la loro fusione, formando un cerchio indissolubile, un serpente che si morde la coda. Il punto di andata è il punto di ritorno, l'inizio e la fine. All'inizio i due polizziotti rinunciano per sempre alla loro salvezza e si condanno con i loro gesti. Ecco la gestualità che torna (solo essa conta) fa la storia, crea i ruoli. Non c'è redenzione (o meglio non ci dovrebbe essere stata): quando:::::::::::decide di essere complice di un omicidio pur di sgominare la banda dei portavalori non lo fa per un proprio senso di giustizia ma per un senso ancor più umano di competizione, di rancore e, perchè no, di autodistruzione. E' solo il caso a decidere chi dei due avrà la meglio.
E allora perchè se redenzione non dovrebbe essereci in realtà c'è? Perchè se i due protagonisti sono un unico personaggio hanno sorte diversa? Nella prima metà della pellicola non c'è distinzione tra bene e male, tra giuto e ingiusto. E' questo che regge il film. La corruzzione è ovunque, non solo nel dipartimento ma nell'anima dei due polizziotti dui cui uno (...)del dipartimento ne è l'immagine e l'altro ...)l'essenza.
D'un tratto inaspettatamente il cerchio comincia a sgretolarsi, l'elastico teso all'estremo, invece di spezzarsi si allenta sempre di più, il proiettile s'imbatte in una parete troppo resistente, quella della morale, dei buoni valori e infine dell'happy-and(!!!).
::::diviene direttore(?)del dipartimento, perdendo ogni possibilità di redenzione vendendo la propria anima per diventare sia immagine che essenza. Così l'equilibrio si spezza (anche se probabilmente il regista crede di averlo trovato) e il Bene e il Male si scindono. ::::::espia le proprie colpe (nella maniera più banale: 7 anni di prigione) e potrà così incarnare la Giustizia.
Inoltre se all'inizio del film il fatto che la trama fosse solo un prestesto non ci dispiaceva, ora la trama diviene un prestesto forzato e assume valore d'importanza fondamentale perlo svolgimento del film fino all'happy-end. (..........)
per la recensione intera :
"JustSomeWords" - recensioni sul cinema e sul fumetto:
www.blog.myspace.com/193275241
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[+] per favore, tradurre!!
(di franco1944)
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