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giovanni ciampaglia
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triste consacrazione della tv
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Una voce fuori campo prepara il tappeto sul quale il film scivolerà, presentandomi il quadro di una famiglia italiana, con una vita da famiglia italiana. Si entra in fretta nella vita di questa famiglia. Impossibile non 'sentire' nella storia una mano invisibile (quella del regista) che mi vuole accompaganre da qualche parte, mostrandomi e spiegandomi un certo paesaggio umano: ci riesce molto bene. Famiglia medio borghese, madre passionale e accentratrice (Laura Morante), figli cresciuti a nutella e televisione, padre insoddisfatto. Muccino riesce benissimo a portare a galla la centralità della TV e del fatato mondo dello spettacolo per queste vite. La figlia vuole a tutti i costi diventare una 'ina' (letter-ina, sched-ina ecc.
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Una voce fuori campo prepara il tappeto sul quale il film scivolerà, presentandomi il quadro di una famiglia italiana, con una vita da famiglia italiana. Si entra in fretta nella vita di questa famiglia. Impossibile non 'sentire' nella storia una mano invisibile (quella del regista) che mi vuole accompaganre da qualche parte, mostrandomi e spiegandomi un certo paesaggio umano: ci riesce molto bene. Famiglia medio borghese, madre passionale e accentratrice (Laura Morante), figli cresciuti a nutella e televisione, padre insoddisfatto. Muccino riesce benissimo a portare a galla la centralità della TV e del fatato mondo dello spettacolo per queste vite. La figlia vuole a tutti i costi diventare una 'ina' (letter-ina, sched-ina ecc.), la madre vuole dare un significato alla propria vita riprendendo una carriera teatrale interrotta in nome della famiglia. Il padre (bravissimo Fabrizio Bentivoglio), ritrova l'amore perduto della gioventù e medita di mollare il falso mondo nel quale aveva voluto credere di essere felice, lasciando il lavoro e la famiglia. Sullo sfondo, una acida fotografia del mondo dello spettacolo: eloquente l'immagine della figlia che fa l'amore con 'uno dello spettacolo' e contemporaneamente si guarda allo specchio soddisfatta del passo veloce con cui sta raggiungendo la 'sua' vetta. In maniera sorprendente, la lettura di Muccino si fa cruda: l'immagine della famiglia intera davanti alla TV a festeggiare la fliglia, finalmente divenuta 'ina' finisce per consacrare la vittoria del modello di vita che la TV oggi offre. Spesso i personaggi sottolineano la propria volontà di dimostrare il proprio 'valore' avendo come riferimento 'l'apparire', l'essere dentro alla TV, al mondo dello spettacolo. Una storia che scorre veloce; ottimo il ritmo, le sequenze, l'uso della telecamera. E anche una storia troppo strillata, isterica. Personalmente non sono mai entrato nel film, non mi ha rapito. Comunque efficace nella su crudezza, perché tristemente vicino alla realtà. Certamente merita di essere visto. Bravissimo Fabrizio Bentivoglio e Laura Morante, non male la Bellucci.
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(di italy74)
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tiziana stanzani
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mercoledì 10 marzo 2004
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tempi moderni
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C’è un solo minuto di calma, sospeso in un silenzio carico di aspettative, nel nuovo film di Muccino. E’ l’impagabile tempo fuori del tempo che precede la sveglia della famiglia Ristuccia: eccoci al via dello sfascio e della riunificazione della famiglia media dei nostri tempi, ala protettrice e galera a un tempo, e ring di rapporti umani sul quale nessuno può evitare di salire e combattere. Quello che resta è dipendenza e frustrazione da cellulare; quello che resta, dopo un susseguirsi frenetico di vite allo sbando e di rincorse verso la propria individualistica ed egoistica affermazione, è la certezza allarmante di aver assistito alla realtà nei nostri tempi; Muccino racconta, con incredibile aderenza al suo stile e una regia pregevole, l’emblema della società dell'apparire televisivo e del suo modo di dirigere l’immaginario della gente, vomitandolo sotto forma di spazzatura; ed ecco la sessualità commerciale, priva di sensualità, effetto collaterale dell’egocentrismo che raffredda i cuori dell’italiano di oggi: illusioni dei giovani e disinganno dei vecchi, perché a quarant’anni si rischia di essere vecchi, se non si tenta almeno di rispolverare i vecchi sogni, come scrivere un libro, oppure riprendere a recitare: perché siamo tutti dominati dall'ossessione di essere visti (aspiranti-veline, aspiranti-scrittori, aspiranti-attrici) disposti a darci un'identità soltanto attraverso il consenso degli altri.
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C’è un solo minuto di calma, sospeso in un silenzio carico di aspettative, nel nuovo film di Muccino. E’ l’impagabile tempo fuori del tempo che precede la sveglia della famiglia Ristuccia: eccoci al via dello sfascio e della riunificazione della famiglia media dei nostri tempi, ala protettrice e galera a un tempo, e ring di rapporti umani sul quale nessuno può evitare di salire e combattere. Quello che resta è dipendenza e frustrazione da cellulare; quello che resta, dopo un susseguirsi frenetico di vite allo sbando e di rincorse verso la propria individualistica ed egoistica affermazione, è la certezza allarmante di aver assistito alla realtà nei nostri tempi; Muccino racconta, con incredibile aderenza al suo stile e una regia pregevole, l’emblema della società dell'apparire televisivo e del suo modo di dirigere l’immaginario della gente, vomitandolo sotto forma di spazzatura; ed ecco la sessualità commerciale, priva di sensualità, effetto collaterale dell’egocentrismo che raffredda i cuori dell’italiano di oggi: illusioni dei giovani e disinganno dei vecchi, perché a quarant’anni si rischia di essere vecchi, se non si tenta almeno di rispolverare i vecchi sogni, come scrivere un libro, oppure riprendere a recitare: perché siamo tutti dominati dall'ossessione di essere visti (aspiranti-veline, aspiranti-scrittori, aspiranti-attrici) disposti a darci un'identità soltanto attraverso il consenso degli altri. L'uomo è veramente la parte più fragile della coppia, il figlio maschio in cui non si crede più, l'oggetto smarrito del terzo millennio; la donna è divenuta acida e glaciale, residuato di una dolcezza ormai dimenticata e di un arrivismo senza scrupoli. Si esce dal cinema con uno strano senso di dignitosa vergogna, perché scopriamo che la ragazzina anoressica può anche diventare famosa. Chi l’avrebbe detto?
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giuliana '83
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un invito a riflettere
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SE PER UN ISTANTE SOLO TUTTI NOI SMETTESSIMO DI INSEGUIRE IL RAPIDO E FRENETICO RITMO DELLA VITA CHE QUOTIDIANAMENTE CI TRAVOLGE E PROVASSIMO A RIFLETTERE SU CIO' CHE OGNI GIORNO CI CIRCONDA E CHE SPESSO IGNORIAMO,CI ACCORGEREMMO DI QUANTA IPOCRISIA E INSICUREZZA SI CELA NELLE COSE CHE CREDIAMO VERE E DIAMO PER CERTE...CREDO CHE NIENTE AL GIORNO D'OGGI POSSA DARCI CERTEZZA MA CREDO ANCHE NEI SOGNI,SPESSO IRREALIZZABILI,CHE CI PERMETTONO DI SPERARE IN UNA VITA MIGLIORE...COSI' FANNO I PROTAGONISTI CHE MUCCINO CI PRESENTA NEL SUO FILM...CI VIENE MOSTRATA UNA SITUAZIONE FAMILARE COMUNE,PERSONE NORMALI CON I LORO DIFETTI E LA LORO FRAGILITA',NESSUNO E' PERFETTO...MUCCINO VUOLE MOSTRARE COME DIETRO L'APPARENTE NORMALITA'DI UNA FAMIGLIA SI NASCONDANO,INVECE,DUBBI E PAURE,CHE APPARENTENGONO A TUTTI NOI.
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SE PER UN ISTANTE SOLO TUTTI NOI SMETTESSIMO DI INSEGUIRE IL RAPIDO E FRENETICO RITMO DELLA VITA CHE QUOTIDIANAMENTE CI TRAVOLGE E PROVASSIMO A RIFLETTERE SU CIO' CHE OGNI GIORNO CI CIRCONDA E CHE SPESSO IGNORIAMO,CI ACCORGEREMMO DI QUANTA IPOCRISIA E INSICUREZZA SI CELA NELLE COSE CHE CREDIAMO VERE E DIAMO PER CERTE...CREDO CHE NIENTE AL GIORNO D'OGGI POSSA DARCI CERTEZZA MA CREDO ANCHE NEI SOGNI,SPESSO IRREALIZZABILI,CHE CI PERMETTONO DI SPERARE IN UNA VITA MIGLIORE...COSI' FANNO I PROTAGONISTI CHE MUCCINO CI PRESENTA NEL SUO FILM...CI VIENE MOSTRATA UNA SITUAZIONE FAMILARE COMUNE,PERSONE NORMALI CON I LORO DIFETTI E LA LORO FRAGILITA',NESSUNO E' PERFETTO...MUCCINO VUOLE MOSTRARE COME DIETRO L'APPARENTE NORMALITA'DI UNA FAMIGLIA SI NASCONDANO,INVECE,DUBBI E PAURE,CHE APPARENTENGONO A TUTTI NOI. CI PRESENTA UN UOMO,CARLO,IL CUI SOGNO E'QUELLO DI TERMINARE LA SCRITTURA DI UN ROMANZO IN CUI NON HA MAI AVUTO FIDUCIA;GIULIA,UNA DONNA INSICURA,DEBOLE,SENZA ALCUNA FIDUCIA IN SE STESSA,CHE VUOLE TORNARE A ESERCITARE LA SUA PROFESSIONE DI ATTRICE; VALENTINA,LA FIGLIA CHE VORREBBE USCIRE DALL'ANONIMATO CHE NON LA SODDISFA E TENTARE LA STRADA DEL SUCCESSO IN TELEVISIONE E PAOLO, CHE CERCA DI TROVARE SE STESSO STANDO A CONTATTO CON GLI ALTRI E CERCANDO DI SOMIGLIARE ALLE PERSONE CHE STIMA...CREDO CHE MUCCINO ABBIA RAPPRESENTATO NEL BREVE SPAZIO DI 1h30' UNA SITUAZIONE CHE E' LUNGA UNA VITA... HA SEMPLICEMENTE SOLLEVATO UN VELO CHE COPRIVA UNA PARTE DELLA REALTA'(IN QUESTO CASO UNA SITUAZIONE FAMILIARE) E NE HA SMASCHERATO LE IPOCRISIE...
UN APPLAUSO A MUCCINO!
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gianni lucini
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lunedì 17 ottobre 2011
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un film capace di battere i colossi hollywoodiani
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Scrive Gabriele Muccino nelle note di regia che «…Ricordati di me é la storia di una famiglia normale in cui tutti non fanno che temere la propria normalità, in cui nessuno vuole essere nessuno. Il film é come se sollevasse il velo delle ipocrisie familiari e andasse a guardare cosa c'é sotto, cosa si nasconde dietro la routine di ogni giorno e alle tante cose non dette...». Ancora più duro il regista si dimostra nei confronti dei personaggi principali del suo film. Parlando con la stampa alla presentazione della pellicola infatti così li descrive: «Sono vittime dei loro modelli martellati ogni giorno dalla televisione.
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Scrive Gabriele Muccino nelle note di regia che «…Ricordati di me é la storia di una famiglia normale in cui tutti non fanno che temere la propria normalità, in cui nessuno vuole essere nessuno. Il film é come se sollevasse il velo delle ipocrisie familiari e andasse a guardare cosa c'é sotto, cosa si nasconde dietro la routine di ogni giorno e alle tante cose non dette...». Ancora più duro il regista si dimostra nei confronti dei personaggi principali del suo film. Parlando con la stampa alla presentazione della pellicola infatti così li descrive: «Sono vittime dei loro modelli martellati ogni giorno dalla televisione. Gente ordinaria, che non si ama, che sogna l'eccezionalità senza avere alcun talento». Uscito nelle sale il 14 febbraio 2003 Ricordati di me incassa circa 8 milioni di Euro nei primi quindici giorni di programmazione confermandosi al vertice della classifica dei film più visti e mantenendo a distanza due colossi della produzione statunitense. Al secondo posto con soltanto (si fa per dire) due milioni di Euro di incasso si piazza il thriller mozzafiato The ring, diretto dal regista Gore Verbinsky su sceneggiatura di Ehren Kruger, interpretato da Naomi Watts e Martin Henderson. Immediatamente dopo si piazza l'atteso musical Chicago di Rob Marshall, interpretato da Renée Zellweger, Catherine Zeta-Jones e Richard Gere con poco più di un milione di Euro. Il film incasserà complessivamente più di dodici milioni di euro e, dopo essere stato candidato a 10 David di Donatello verrà premiato con tre Nastri d’Argento. Il primo a Gabriele Muccino ed Heidrun Schleef per la miglior sceneggiatura, il secondo alla Fandango per la miglior produzione e il terzo a Monica Bellucci per la miglior attrice non protagonista. Oltre ai brani originali composti da Paolo Buonvino nella colonna sonora ci sono moltissime canzoni utilizzate per sottolineare alcune scene di Ricordati di me. Tra le più suggestive vanno annoverate una straordinaria versione di Almeno tu nell’universo cantata da Elisa, un breve frammento di Des ronds dans l’eau di Françoise Hardy, La parte migliore di me con la voce di Marina Rei, Anna e Marco di Lucio Dalla, Look at me di Geri Halliwell, Mina in Sabor a mi, The Gimmicks in Roda, Rude boy rock dei britannici Lionrock, Killer (Ogni istante è l’ultimo) degli Zoo di Venere, Fake is the new real di Imani Coppola e tanti altri. Il più indimenticabile resta però Il faraone di Pacifico il cui ritornello viene cantato come un inno da Paolo e Ilaria a squarciagola mentre si muovo in moto dopo aver fumato uno spinello: «Gloria in cielo alla mia immensità, vivo una favola/Diventare una divinità forse basterà/Gloria in cielo alla mia immensità, scelgo una nuvola/Diventare una divinità mi consolerà…».
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gianni lucini
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lunedì 17 ottobre 2011
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remember me, my love
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Nell’estate del 2004Ricordati di me sbarca anche nelle sale cinematografiche nordamericane. Il film, infatti, dopo i consensi ottenuti sia in Canada che negli Stati Uniti con la partecipazione alle rassegne di Toronto, Philadelphia, Seattle e Las Vegas, oltre che al Sundance Film Festival, arriva nelle normali sale di programmazione grazie alla Roadside Attractions che ne ha acquistato i diritti di distribuzione. Il titolo della versione statunitense per le sale è Remember me, my love mentre quello delle copie distribuite in inglese nel resto del mondo resta la semplice traduzione del titolo italiano, cioè Remember me. Ricordati di me arriva anche nelle sale francesi, in Giappone e in sudamerica.
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Nell’estate del 2004Ricordati di me sbarca anche nelle sale cinematografiche nordamericane. Il film, infatti, dopo i consensi ottenuti sia in Canada che negli Stati Uniti con la partecipazione alle rassegne di Toronto, Philadelphia, Seattle e Las Vegas, oltre che al Sundance Film Festival, arriva nelle normali sale di programmazione grazie alla Roadside Attractions che ne ha acquistato i diritti di distribuzione. Il titolo della versione statunitense per le sale è Remember me, my love mentre quello delle copie distribuite in inglese nel resto del mondo resta la semplice traduzione del titolo italiano, cioè Remember me. Ricordati di me arriva anche nelle sale francesi, in Giappone e in sudamerica. In Francia si intitola Souviens-toi de moi mentre nell’America Latina cambia titolo a seconda del paese. Se in Perù e in Venezuela si intitola Acuérdate de mi, in Argentina mantiene il titolo originale in italiano.
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nicolò
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lunedì 30 aprile 2007
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muccino ha fatto 3, ma non convince
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Saga di una famiglia borghese (padre, madre, figlio, figlia) come tante altre. Carrellata di tradimenti, sogni, delusioni. C’è chi vive la gioventù come un incubo e cerca di crescere in fretta e chi non è mai cresciuto, anzi rimpiange quel bel periodo. Tartagliante come il suo autore, indeciso se denunciare l’odierna mediocrità della Tv di oggi o se sfruttarla per far batter cassa alla Medusa, è un melodramma ridondante di urla e superficiale con destrezza, con l’obiettivo di piacere a tutti i costi ad un pubblico che non è mai soddisfatto. E la regia - ancor più dinamistica che nei precedenti - di G. Muccino, messa al servizio di un quartetto in cui 2 sono i veri attori e 2 (+3 con M. Bellucci) i belli da rotocalco, fa sopravvalutare il film.
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Saga di una famiglia borghese (padre, madre, figlio, figlia) come tante altre. Carrellata di tradimenti, sogni, delusioni. C’è chi vive la gioventù come un incubo e cerca di crescere in fretta e chi non è mai cresciuto, anzi rimpiange quel bel periodo. Tartagliante come il suo autore, indeciso se denunciare l’odierna mediocrità della Tv di oggi o se sfruttarla per far batter cassa alla Medusa, è un melodramma ridondante di urla e superficiale con destrezza, con l’obiettivo di piacere a tutti i costi ad un pubblico che non è mai soddisfatto. E la regia - ancor più dinamistica che nei precedenti - di G. Muccino, messa al servizio di un quartetto in cui 2 sono i veri attori e 2 (+3 con M. Bellucci) i belli da rotocalco, fa sopravvalutare il film. La dice tutta il fatto che abbia rastrellato 10 nomination ai David di Donatello. Interpretazione sopra le righe di L. Morante mentre, con la sua aria da cane bastonato, F. Bentivoglio è perfetto.
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arnaldo85
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sabato 3 gennaio 2004
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sarà facile !!!
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Il film si presenta nel suo complesso piacevole nonostante la sua durata ( circa 119 min. ). La trama è articolata e ben sviluppata da G.Muccino che già nel film L'ultimo bacio aveva espresso la sua bravura. Il film ha delle, pur se minime , piacevoli sfumature filosofiche e politiche che lo rendono molto intrigante. L'unica cosa che , secondo il mio modesto parere, è un po' noiosa, è la continua voglia di sapere come si appare. Questo l'ho trovato inizialmente un po' squallido , poi riflettendoci ho capito che sbagliavo per chè la societò moderna così funziona, è tutta apparenza, e Muccino non fa altro che esporlo al pubblico.
Da segnalare l'ottima prova della Romanhoff senza sminuire l'intero cast.
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frdb82
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lunedì 14 marzo 2005
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il segreto: movimento, movimento e desiderio
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Esperimento interessante di rappresentazione umorale-ormonale del desiderio, della sua insaziabilità, di un'ansia frenetica di movimento che contagia e stuzzica lo spettatore, ai limiti della pornografia: vuoto per lo più, ma piacevole. Coordinate sociali-generazionali di riferimento: media borghesia e adolescenza, anche quando i personaggi hanno superato i 40 anni. Tema ricorrente anche l'esibizionismo compiaciuto oltre la decenza (dei personaggi con le loro manie di protagonismo, dei loro corpi e furori contingenti accuratamente registrati dall'occhio indiscreto della macchina da presa, e di quest'ultima infine, con i suoi sfoggi virtuosistici di tecnica).
Da preferire radicalmente alla staticità delle conferme esistenziali de La finestra di fronte.
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Esperimento interessante di rappresentazione umorale-ormonale del desiderio, della sua insaziabilità, di un'ansia frenetica di movimento che contagia e stuzzica lo spettatore, ai limiti della pornografia: vuoto per lo più, ma piacevole. Coordinate sociali-generazionali di riferimento: media borghesia e adolescenza, anche quando i personaggi hanno superato i 40 anni. Tema ricorrente anche l'esibizionismo compiaciuto oltre la decenza (dei personaggi con le loro manie di protagonismo, dei loro corpi e furori contingenti accuratamente registrati dall'occhio indiscreto della macchina da presa, e di quest'ultima infine, con i suoi sfoggi virtuosistici di tecnica).
Da preferire radicalmente alla staticità delle conferme esistenziali de La finestra di fronte. Qui la ruffianeria compiacente è ben più esplicita ed esposta (non si maschera dietro l'etichetta di raffinato cinema d'autore, essendo il film un film di Muccino, ossia un prodotto commerciale destinato alle masse) e si connota di un sottofondo collettivo di frustrazione e incompletezza che rimane tale durante tutta la durata del film; e almeno di lì qualcosa, qualcuno si muove..
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bruno
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sicuramente meglio de "l'ultimo bacio"
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meno male..!temevo mi sarei trovato davanti a un melenso ultimo bacio 2,invece devo dire di aver trovato piacevole il film. certo ci sono troppi cellulari che squillano,ma alcuni particolari sono arguti e interessanti.muccino continua nel suo voler rappresentare pedissequamente la realtà,convinto,un po' superbamente,di fare chi sa quale grande favore al cittadino italiano medio:è un modo di fare cinema sociale - chiamamolo così - che a me non piace(un film di tal genere deve superare la realtà per rappresentarla,deve essere almeno tendenzialmente metaforico),però il regista qui lo fa bene,delinea in maniera sufficientemente precisa i personaggi e li circonda di comprimari ben definiti.soprattutto,muccino s'aiuta basandosi sul grande cinema del passato prossimo:in particolare"american beauty"(fortunatamente se ne discosta non eccessivamente tardi:"ricordati di me"non è abbastanza cattivo)e"tutto su mia madre",cui ruba il doppio impianto narrativo vita reale-teatro.
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meno male..!temevo mi sarei trovato davanti a un melenso ultimo bacio 2,invece devo dire di aver trovato piacevole il film. certo ci sono troppi cellulari che squillano,ma alcuni particolari sono arguti e interessanti.muccino continua nel suo voler rappresentare pedissequamente la realtà,convinto,un po' superbamente,di fare chi sa quale grande favore al cittadino italiano medio:è un modo di fare cinema sociale - chiamamolo così - che a me non piace(un film di tal genere deve superare la realtà per rappresentarla,deve essere almeno tendenzialmente metaforico),però il regista qui lo fa bene,delinea in maniera sufficientemente precisa i personaggi e li circonda di comprimari ben definiti.soprattutto,muccino s'aiuta basandosi sul grande cinema del passato prossimo:in particolare"american beauty"(fortunatamente se ne discosta non eccessivamente tardi:"ricordati di me"non è abbastanza cattivo)e"tutto su mia madre",cui ruba il doppio impianto narrativo vita reale-teatro.quel che mi chiedo è:saprà muccino che almodovar lo aveva già fatto(ovviamente meglio)rispetto a"eva contro eva"?
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