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amarganta'slady
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giovedì 17 maggio 2012
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bello
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Film dalla trama insolita e davvero piacevole.
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nebbiolina
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martedì 8 novembre 2011
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un film sul viaggio più che sull'amore
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Più che una storia d'amore l'ho trovato interessante come film sul viaggio, credo che racconti bene le sensazioni che si provano quando si va in un paese straniero senza un intento vacanziero e ludico, soprattutto se si è soli.
Letto in questo senso è molto interessante secondo me.
Forse il Giappone è rappresentato in maniera troppo stereotipata, ma anche quello fa parte della visione del viaggiatore.
I due viaggiatori presentati non si integrano nel paese dove si trovano, si limitano ad osservarlo da fuori troppo presi dalle proprie vite, quelle "normali".
La sospensione e la temporalità limitata del viaggio e della situazione è resa bene con le atmosfere sfuggenti e ipnotiche dell'ottima fotografia e della colonna sonora.
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Più che una storia d'amore l'ho trovato interessante come film sul viaggio, credo che racconti bene le sensazioni che si provano quando si va in un paese straniero senza un intento vacanziero e ludico, soprattutto se si è soli.
Letto in questo senso è molto interessante secondo me.
Forse il Giappone è rappresentato in maniera troppo stereotipata, ma anche quello fa parte della visione del viaggiatore.
I due viaggiatori presentati non si integrano nel paese dove si trovano, si limitano ad osservarlo da fuori troppo presi dalle proprie vite, quelle "normali".
La sospensione e la temporalità limitata del viaggio e della situazione è resa bene con le atmosfere sfuggenti e ipnotiche dell'ottima fotografia e della colonna sonora.
I tempi sono lenti, i dialoghi misurati ma non banali e in fondo anche la storia è molto realistica, credo che in fondo nella vita reale siano più frequenti i rapporti accennati e sfumati e ancora una volta questo spesso fa parte dell'esperienza del viaggio.
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vasha
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martedì 6 settembre 2011
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da evitare assolutamente
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Film da evitare come la peste bubbonica. è il primo film nel quale ho rischiato seriamente di addormentarmi. La trama è una 'storia', una specie di 'cotta', tra una ragazza nullafacente infelice e un ex attore nullafacente infelice pure lui. Non succede niente di niente in tutto il film. Tokyo, di sfondo, non è neanche presentata interessante, il 90% delle scene sono girata in una camera d'albergo o nel bar dell'albergo. Purtroppo è il secondo film che vedo di Sofia Coppola, dopo Maria Antonietta, e posso affermare che secondo me come regista è terribile, squallida, inutile e non vedo chi possa volere produrre i suoi film, se non fosse raccomandata.
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Film da evitare come la peste bubbonica. è il primo film nel quale ho rischiato seriamente di addormentarmi. La trama è una 'storia', una specie di 'cotta', tra una ragazza nullafacente infelice e un ex attore nullafacente infelice pure lui. Non succede niente di niente in tutto il film. Tokyo, di sfondo, non è neanche presentata interessante, il 90% delle scene sono girata in una camera d'albergo o nel bar dell'albergo. Purtroppo è il secondo film che vedo di Sofia Coppola, dopo Maria Antonietta, e posso affermare che secondo me come regista è terribile, squallida, inutile e non vedo chi possa volere produrre i suoi film, se non fosse raccomandata. Un esempio: una scena di 10 minuti interminabili mentre fanno le foto per una pubblicità all'attore, tenendo inquadrature ferme per minuti interi e non raccontando nulla. Non guardatelo, vi pentirete di avere perso 1 ora e mezza della vostra vita.
Luca
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giusepon
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sabato 26 marzo 2011
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chapeaux alla coppola che non si smentisce
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Miglior sceneggiatura originale per Sofia Coppola, forse si sarebbe meritata anche miglior regia agli Oscar perchè quello che andiamo a vedere fotogramma dopo fotogramma è una film di una delicatezza e di una raffinatezza unica. Bob e Charlotte due generezione a confronto, due vite confuse e sileziose, fatta di grandi successi passati per il primo e grandi incertezze future per la seconda. Due vite che s'incontrano nel purgatorio di una città che non conoscono, un grande albergo per star, dove abitano, uno da solo lontano dalla famiglia, l'altra da solo per un marito sempre a lavoro, due anime che cominciano a vivere in una città che non gli appartiene, un grigia Tokyo che non mente, che non esita nelle sue stranezze, nel suo essere trash, nei suoi caratteristici conduttori multicolor.
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Miglior sceneggiatura originale per Sofia Coppola, forse si sarebbe meritata anche miglior regia agli Oscar perchè quello che andiamo a vedere fotogramma dopo fotogramma è una film di una delicatezza e di una raffinatezza unica. Bob e Charlotte due generezione a confronto, due vite confuse e sileziose, fatta di grandi successi passati per il primo e grandi incertezze future per la seconda. Due vite che s'incontrano nel purgatorio di una città che non conoscono, un grande albergo per star, dove abitano, uno da solo lontano dalla famiglia, l'altra da solo per un marito sempre a lavoro, due anime che cominciano a vivere in una città che non gli appartiene, un grigia Tokyo che non mente, che non esita nelle sue stranezze, nel suo essere trash, nei suoi caratteristici conduttori multicolor. Bob e Charlotte ridono e non si sforzono di capire la realta giapponese che li circondono, loro si immergono in una cultura cosi diversa dalla propria per capire cosa veramente vale della loro esistenza, per loro non è nient'altro che una "New York incompresa". Una fotografia stupenda, elegante, mai ovvia, Murray che gioca a golf con davanti a sè un cielo grigio annebbiato che copre il monte senza piedi; la splendita Johanson che si stringe alle gambe ammirando una serie di grattacieli lontani da quelli tra cui è nata; corridoi buoi infranti da luci bianche che isolano le piccole vite in ciascuna camera, non ci delude nemmeno la scenografia. Dalla prima inquadratura si capisce che il film non si tratta di una stupida commedia come tante ( la traduzione italiana in L'amore tradotto è una pessima scelta); le inquadrature sanno essere ottime, adatte, pulite dove la Coppola vuole che siano e leggermente sporche e trabballanti dove necessitano. Dopo aver eleggiato la regia e la sceneggiatura originale e mai ovvia ci possiamo pure inchinare davanti a Murray e soprattutto alla Johanson. Magnifici gli attori, parlano quel linguaggio dei silenzi cosi bene da non cadere mai nei lunghi dialoghi corrosivi, loro sono li posti sul set con una naturalezza unica, l'uomo che vorrebbe tornare indietro nel tempo e la ragazza che vorrebbe vedere cosa le prospetta il domani per vivere meglio il presente. Formano una coppia perfetta, un equilibro unico, le loro preoccupazioni non passano perchè l'altro lo consola con discoros preconfezionati sentiti in altre mille commedie ma perchè lo mette davanti alla realtà dei fatti, nulla è facile e tutto va solo per complicarsi, ma l'importante è ritrovarsi e tenersi stretto la propria vita. Chapeaux alla Coppola. Chapeaux a Murray. Chapeaux alla Johanson.
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ottilia
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domenica 26 settembre 2010
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l'impossibilità di una traduzione.
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La vera protagonista di questo film ,insolito ed originale nel suo svolgersi,è Tokyo,bellissima citta' che , se riesce a spersonalizzare i propri abitanti in un isolamento fatto di videogiochi, drugsparties e lapdances,crea insormontabili ostacoli ai due personaggi comprimari(lui,un attore ingaggiato per girare lo spot di una marca di whisky;lei,una giovane
donna appena sposata e già delusa dal proprio marito che la trascura per il suo lavoro di fotografo), per la difficoltà linguistica che impedisce loro di poter comunicare con chiunque.Un isolamento personale calato in un isolamento generale.I due che soffrono di insonnia ,si incontrano spesso al bar dell'Hotel dove si scambiano poche e scarne battute da cui emergono brandelli della loro vita privata(lui riceve in continuazione telefonate della moglie che gli rimprovera acidamente le sue frequenti assenze;lei trascorre il suo tempo sempre in solitudine chiusa nella camera dell'hotel, oppure girando nei dintorni-splendida la sequenza del matrimonio a Kyoto dove gli sposi ed i loro familiari,vestiti tradizionalmente,si recano con gioia verso un tempio dietro al quale lei si nasconde per osservare la scena, soffrendo per il fallimento del suo matrimonio- ),da cui si comprende la loro solitudine familiare:sembra un gioco di scatole cinesi,Tokyo li isola quando già loro vivono in un isolamento privato.
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La vera protagonista di questo film ,insolito ed originale nel suo svolgersi,è Tokyo,bellissima citta' che , se riesce a spersonalizzare i propri abitanti in un isolamento fatto di videogiochi, drugsparties e lapdances,crea insormontabili ostacoli ai due personaggi comprimari(lui,un attore ingaggiato per girare lo spot di una marca di whisky;lei,una giovane
donna appena sposata e già delusa dal proprio marito che la trascura per il suo lavoro di fotografo), per la difficoltà linguistica che impedisce loro di poter comunicare con chiunque.Un isolamento personale calato in un isolamento generale.I due che soffrono di insonnia ,si incontrano spesso al bar dell'Hotel dove si scambiano poche e scarne battute da cui emergono brandelli della loro vita privata(lui riceve in continuazione telefonate della moglie che gli rimprovera acidamente le sue frequenti assenze;lei trascorre il suo tempo sempre in solitudine chiusa nella camera dell'hotel, oppure girando nei dintorni-splendida la sequenza del matrimonio a Kyoto dove gli sposi ed i loro familiari,vestiti tradizionalmente,si recano con gioia verso un tempio dietro al quale lei si nasconde per osservare la scena, soffrendo per il fallimento del suo matrimonio- ),da cui si comprende la loro solitudine familiare:sembra un gioco di scatole cinesi,Tokyo li isola quando già loro vivono in un isolamento privato.La loro strana e disperata amicizia si conclude quando lui decide di lasciare la metropoli per fare ritorno a casa dove lo attende la solitudine privata;lei abbracciandolo nel salutarlo,si scioglie in un pianto che sembra liberatorio,ma che vuole esprimere il suo dolore , che non è altro che il grande dolore della condizione umana ( ognuno è solo con se' stesso ).Lui, prima di salire di nuovo sul taxi la guarda allontanarsi inghiottita da una folla anonima che non ha niente da offrirle.
Per accentuare tutto cio'la Regista imprime sul volto di lui un'immobilità assoluta; su quello di lei,un'espressione di angoscia:sono due maschere occidentali che ricordano molto quelle nipponiche del Teatro Kabuki,caratterizzate dalla
fissita'.Non credo che questo sia un caso,anzi:la Regista si serve di una tradizione orientale far risaltare meglio
l'incapacità di comunicazione che hanno i due personaggi a tutti i livelli della loro esistenza-non solo nel fatto di trovarsi a Tokyo-.Film molto profondo ed articolato su piani speculari comprensibili dietro un'apparente linearità dello svolgersi della trama;ottimo spunto di riflessione sulla condizione dell'uomo di oggi,ancora piu'solo dell'uomo di ieri.Film amaro che non propone alcuna soluzione al problema ,se non quella di continuare a camminare cercando un appiglio,come fa metaforicamente lei,quando scompare tra la folla.
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wamoo
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venerdì 20 agosto 2010
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ritrovarsi in un posto sconosciuto
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Sono rimasto folgorato da questo film, anche perchè mi ricorda un viaggio fatto a Londra, da solo, tanti anni fa.
Forse è proprio la solitudine, l'esperienza di vivere un posto nuovo e sconosciuto che ti fa abbandonare certe ipocrisie, certe inibizioni, e poi c'è un incontro, una sensazione che non hai mai provato prima con qualcuno che è un perfetto sconosciuto, ma che ti accende una scintilla potentissima, un'attrazione, un feeling che forse non si ha nemmeno con chi si conosce da una vita.
Una sensazione stupenda, scolvolgente, ma che è fortissima, che fa tremare i polsi, la paura che finisca e che non duri abbastanza.
Difficile cogliere certi momenti per chi non li ha mai vissuti, è il punto debole e la forza del film stesso, due persone che si trovano, perdute, sospese, in un momento molto particolare della loro vita.
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Sono rimasto folgorato da questo film, anche perchè mi ricorda un viaggio fatto a Londra, da solo, tanti anni fa.
Forse è proprio la solitudine, l'esperienza di vivere un posto nuovo e sconosciuto che ti fa abbandonare certe ipocrisie, certe inibizioni, e poi c'è un incontro, una sensazione che non hai mai provato prima con qualcuno che è un perfetto sconosciuto, ma che ti accende una scintilla potentissima, un'attrazione, un feeling che forse non si ha nemmeno con chi si conosce da una vita.
Una sensazione stupenda, scolvolgente, ma che è fortissima, che fa tremare i polsi, la paura che finisca e che non duri abbastanza.
Difficile cogliere certi momenti per chi non li ha mai vissuti, è il punto debole e la forza del film stesso, due persone che si trovano, perdute, sospese, in un momento molto particolare della loro vita.
Non sarebbe potuto essere diversamente, chi ha una vita piena e appagante difficilmente si trova a vivere situazioni estranee, da solo, in posti diversi, questi incontri sono per persone che vivono perdute, fuori dal proprio luogo e dal proprio tempo. Anche per questo il film non è frenetico, non è avvincente, a tratti lento, tenero, difficile.
Alla fine un grande quesito che viene posto allo spettatore, la paura di continuare a vivere qualcosa che è impossibile, irripetibile, oppure la ritrovata serenità, la consapevolezza della fine di un qualcosa che non sarebbe mai potuto essere migliore di così....
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gaara
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domenica 6 giugno 2010
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controcorrente
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Film centrato sulla solitudine, quella con la s minuscola mi verrebbe da dire dal momento che la regista, Sofia Coppola, in maniera poco brillante, ha avuto l'intuizione di riportare sullo schermo gli inevitabili vuoti che riempiono la vita dei comuni mortali, conseguentemente la vicenda si trascina avvinghiandosi alle spalle di due attori, meritevoli malgrado la pochezza del film, Bill Murray nei panni Bob Harris e Scarlett Johansson in quelli di Charlotte.
Bob è un un attore americano oramai celebre per il suo passato e pertanto costretto a fare il testimonial di una marca di Whisky a Tokyo, Charlotte invece è una brillante laureata in lettere che essendosi sposata prematuramente si trova a dover seguire, nella capitale orientale, il marito, fotografo, nel suo lavoro.
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Film centrato sulla solitudine, quella con la s minuscola mi verrebbe da dire dal momento che la regista, Sofia Coppola, in maniera poco brillante, ha avuto l'intuizione di riportare sullo schermo gli inevitabili vuoti che riempiono la vita dei comuni mortali, conseguentemente la vicenda si trascina avvinghiandosi alle spalle di due attori, meritevoli malgrado la pochezza del film, Bill Murray nei panni Bob Harris e Scarlett Johansson in quelli di Charlotte.
Bob è un un attore americano oramai celebre per il suo passato e pertanto costretto a fare il testimonial di una marca di Whisky a Tokyo, Charlotte invece è una brillante laureata in lettere che essendosi sposata prematuramente si trova a dover seguire, nella capitale orientale, il marito, fotografo, nel suo lavoro. I due sono immortalati nella loro noiosa staticità dalla macchina da presa, rendendo per questo la visione del film pesante allo spettatore, non solo ma vengono spesso colti, come in una sorta di reality, in dialoghi atti a rimarcare la loro infelicità, ma ciò nonostante la sceneggiatura risulta molto poco realistica e convincente; fredda nel caso di Bob nei colloqui telefonici con la moglie, alla quale sembra tutto sommato legato, e addirittura assente con i figli, mentre quella di Charlotte è spesso poco sviluppata ed in una circostanza pressoché inutile - mi riferisco all'incontro con l'attrice americana, interpretata da Anna Faris, amica del marito – risulta inutilmente grottesca viste le finalità del film.
I due dopo un incontro casuale, iniziano a frequentarsi ed approfondiscono la loro conoscenza condividendo la loro noia, entrambi sono infatti pervasi da un evidente e differente senso di infelicità riuscendo a riemergere per prendere anche solo qualche boccata di vita, riconoscendo nell'altro qualcosa di più di una figura amica. Forse Bob trova in Charlotte una figlia dalle sembianze di amante e viceversa Charlotte trova in Bob un'amante dalle sembianze di padre, di fatto è lei ad ammiccare la prima volta e nel loro rapporto si scorge un non so che di paterno, a sottolineare forse che se l'incontro fosse avvenuto in circostanze diverse non si sarebbe mai evoluto, tanto è vero che i due procedono nel loro scrutarsi come un palombaro nel suo scafandro, nonostante niente sembri trattenerli in maniera convincente.
A mio modo di vedere, l'errore più grande commesso dalla regista è stato quello di ridicolizzare la cultura del paese del sol levante, descrivendola con soli luoghi comuni e facendo pertanto apparire i giapponesi in modo parodistico. Dunque, non mi meraviglierei se qualcuno potesse trovare offensive le ambientazioni socio-culturali della pellicola.
Concludo con un quesito: ci offenderemmo se fossimo presentati al mondo come soli divoratori di pasta e magari facendo apparire come idolo qualche personaggio poco felice della nostra TV?
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maximus
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venerdì 19 febbraio 2010
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non c'è né amore, né traduzione
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"Lost in tralation" è un film delicato e ben diretto da Sofia Coppola, dove in una Tokio più simile ad una vetrina che ad una città si incontrano Bob (Bill Murray), attore in declino giunto in Giappone per girare degli spot, e Charlotte (Scarlett Johansson), moglie-turista al seguito di un marito fotografo perennemente impegnato col suo lavoro. Appare dalle prime scene che i due personaggi si trovano in un mondo non loro, nel quale trovano difficile esprimersi e comunicare, oltre il semplice ed evidente impedimento della barriera linguistica: Bob sembra fuori posto in ascensore e sulla scena, Charlotte è visibilmente non a suo agio nel percorrere un luogo che non le appartiene. Anche quando i due si incontreranno e stringeranno un legame (che non sarà mai amoroso), saranno sempre impacciati.
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"Lost in tralation" è un film delicato e ben diretto da Sofia Coppola, dove in una Tokio più simile ad una vetrina che ad una città si incontrano Bob (Bill Murray), attore in declino giunto in Giappone per girare degli spot, e Charlotte (Scarlett Johansson), moglie-turista al seguito di un marito fotografo perennemente impegnato col suo lavoro. Appare dalle prime scene che i due personaggi si trovano in un mondo non loro, nel quale trovano difficile esprimersi e comunicare, oltre il semplice ed evidente impedimento della barriera linguistica: Bob sembra fuori posto in ascensore e sulla scena, Charlotte è visibilmente non a suo agio nel percorrere un luogo che non le appartiene. Anche quando i due si incontreranno e stringeranno un legame (che non sarà mai amoroso), saranno sempre impacciati. Sì, parleranno fra di loro e anche molto, ma ogni qual volta lo faranno non si staccheranno mai dal livello formale per giungere a quel livello sentimentale che dentro di loro si sta già formando (infatti Charlotte rimarrà male sapendo Bill con un altra donna; dal canto suo Bill cercherà inizialmente di nasconderglielo). Questo loro trattenersi impedisce un rapporto d'amore, ma anche la sua "traduzione" (alla lettera, "condurre oltre") verso un piano più elevato. Questo sentimento si perde nel percorso di "traduzione" (Lost in traslation, appunto) per volontà inconscia dei due personaggi. Infatti, quando i due si ritroveranno insieme in un letto si limiteranno a parlare, riducendo al minimo il contatto. E lo si vede anche dai loro primi baci in ascensore, baci della buonanotte molto incerti e imbarazzati.
Solo alla fine, quando l'esperienza viene considerata conclusa da entrambi, questa guadagnerà il luogo che i due le hanno negato, sebbene solo temporaneamente. Nelle ultime scene infatti, i due si baciano, con un bacio d'addio, e finalmente comunicheranno, si esprimeranno, lasciando spazio ai sentimenti fino ad allora celati. E qui assistiamo al colpo da maestro de parte di Sofia Coppola: dopo aver narrato una storia di incomunicabilità, la sola battuta con cui si esprimono veramente non viene fatta conoscere allo spettatore, perché estranea da tutto quello che finora si è visto.
Film dall'elevata sensibilità, storia di due persone che faticano a comunicare pur vivendo nell'era della comunicazione globale.
Titolo originale azzeccatissimo, quello italiano un po' meno.
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_neno_
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domenica 31 gennaio 2010
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perso nella traduzione
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Lieve ed etereo come le immagini che ne incorniciano la trama, il film di Sofia Coppola indaga, attraverso uno sguardo disinteressato e acuto, le sottili sfumature di un incontro casuale tra due persone diverse eppure intimamente legate. Lui, Bill, attore hollywoodiano di mezza età ormai sulla strada del tramonto vive un’intensa crisi lavorativa e matrimoniale. Lei, Charlotte, giovane neolaureata e sposa novella, scopre le amarezze di una relazione coniugale che tende a sfaldarsi e l’ansia per un futuro incerto. Entrambi ospiti di un lussuoso albergo nel cuore della caotica Tokio, sperimentano lo spaesamento di un luogo a loro estraneo e spesso incomprensibile, a cominciare dalla lingua.
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Lieve ed etereo come le immagini che ne incorniciano la trama, il film di Sofia Coppola indaga, attraverso uno sguardo disinteressato e acuto, le sottili sfumature di un incontro casuale tra due persone diverse eppure intimamente legate. Lui, Bill, attore hollywoodiano di mezza età ormai sulla strada del tramonto vive un’intensa crisi lavorativa e matrimoniale. Lei, Charlotte, giovane neolaureata e sposa novella, scopre le amarezze di una relazione coniugale che tende a sfaldarsi e l’ansia per un futuro incerto. Entrambi ospiti di un lussuoso albergo nel cuore della caotica Tokio, sperimentano lo spaesamento di un luogo a loro estraneo e spesso incomprensibile, a cominciare dalla lingua. L’insonnia che li affligge durante la notte, esito di una insanabile frustrazione, si manifesta come primo sintomo di un’affinità elettiva che li lega indissolubilmente e che li porterà ad incontrarsi casualmente una prima volta al bar dell’albergo. Persi nella loro amara solitudine e isolati in una città straniante e culturalmente avversa, Bill e Charlotte cominciano a non poter più rinunciare alla reciproca compagnia, maturando un’ affettuosa complicità che inesorabilmente muta in un profondo sentimento d’amore che resterà tuttavia perlopiù inespresso. Lost in translation è la storia di un incontro effimero tra anime gemelle che si incrociano per caso sul cammino travagliato dell’esistenza. Un po’ come una traduzione mal riuscita e parziale lascia in sospeso i concetti sottesi ma più significativi di un discorso, così l’amore narrato dal film seppur viva di pochi attimi e poche parole, tuttavia si esplica nella pienezza delle piccole sfumature di un rapporto affettivo fugace fatto di sguardi intensi e di frasi sussurrate.
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roberta gilmore
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venerdì 22 gennaio 2010
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ma quant'è brava sofia coppola
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ancora una volta non capisco perchè tutti si accaniscano contro un bel film. una commedia un tantino malinconica che rompe con gli schemi della solita e banale commedia americana. con un finale spettacolare, che è un chiaro riferimento alla scena finale de "la dolce vita" di fellini, quando i due personaggi si parlano, ma il pubblico non è ammesso a sentire cosa si stanno dicendo. una vera lezione di cinema. brava sofia!!
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