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maurii75
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domenica 15 gennaio 2012
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gran film
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mauritius
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domenica 5 giugno 2011
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ottimo
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ansiogeno, spettacolare e istruttivo per capire i rischi e la forza d'animo che queste persone devono mostrare per affrontare tali prove drammatiche. Attenzione: drammatiche non adrenaliniche.
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mabilia
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sabato 3 gennaio 2009
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domanda:
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Ma è possibile mai che la Rai, tra una cazzata natalizia e un'altra, non sappia preservare L'UNICO film interessante della programmazione dalla concorrenza interna? Soprattutto Rai3, che di solito è attenta alla qualità? Ringraziamo il Direttore di questo bel regalo... Vattene a casa!
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tenente brook
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venerdì 16 febbraio 2007
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renovatio
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Capita che in un epoca come la nostra in cui la vena creativa dei registi si sia cristallizzata a favore di film senza un vero e proprio indirizzo artistico, tocchi talvolta a film "minori" quale questo dettare legge nel campo dell'innovazione presentandosi al pubblico come prodotti originali e mai visti.
Questa è La Morte Sospesa.
Un ottimo film ricco di suspance dal primo all'ultimo minuto con fenomenali sequenze di alpinismo.
L'unica cosa di cui si si sente la mancanza è forse una introspezione psicologica dei due personaggi al momento del loro re-incontro che viene presentato senza un benché minimo accenno al rinnovato rapporto tra i due; questo indubbiamente per focalizzare l'attenzione su altri fatti, più importanti, non lo metto in dubbio e per sfuggire alla trappola della retorica e del patetismo.
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Capita che in un epoca come la nostra in cui la vena creativa dei registi si sia cristallizzata a favore di film senza un vero e proprio indirizzo artistico, tocchi talvolta a film "minori" quale questo dettare legge nel campo dell'innovazione presentandosi al pubblico come prodotti originali e mai visti.
Questa è La Morte Sospesa.
Un ottimo film ricco di suspance dal primo all'ultimo minuto con fenomenali sequenze di alpinismo.
L'unica cosa di cui si si sente la mancanza è forse una introspezione psicologica dei due personaggi al momento del loro re-incontro che viene presentato senza un benché minimo accenno al rinnovato rapporto tra i due; questo indubbiamente per focalizzare l'attenzione su altri fatti, più importanti, non lo metto in dubbio e per sfuggire alla trappola della retorica e del patetismo.
Quest'ultima grana solo parzialmente evitata nella versione italiana causa i soliti doppiaggi malfatti.
Ho elencato i difetti. Il resto è capolavoro, è nuovo modo di intendere il Cinema, è rinnovamento.
Un rinnovamento mai fornito da indubbi maestri come il blasonato Spielberg e fornito ma in maniera scadente da QUentin Tarantino che ha tentato di imporre il suo stile spettacolare ma di bassa qualità.
Ovviamente pietra miliare dei film di Montagna.
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raperonzolo
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martedì 19 aprile 2005
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è la recensione che è bellissima
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sara
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martedì 19 aprile 2005
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si
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Sono d'accordo con la recensione del giornalista Marco Albino Ferrari, recensione che risce a farti rivivere in poche frasi l'opera e che è quasi più bella dell'opera stessa
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korman643
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lunedì 21 marzo 2005
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un film straordinario
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Uno dei pochissimi film veramente emozionanti e riusciti visti di recente. Grandi immagini, impatto emotivo devastante (anche troppo - ansiosi e sofferenti di claustrofobia stiano attenti!), economia narrativa e grande maestria nel montaggio, e, una volta tanto, il piacere di vedere immagini vere e non un accozzaglia di effetti CGI. Consigliatissimo anche a quelli che di alpinismo non masticano nulla, anzi, soprattutto a loro!!!
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giada
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venerdì 18 marzo 2005
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una piccola nota
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Una semplice nota:
La corda non si rompe ma viene tagliata da Simon.
=)
Giada
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matteo rubino
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mercoledì 5 gennaio 2005
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la storia sospesa
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La montagna può essere raccontata solo da chi l'ha vissuta in prima persona: in questo sta la forza di Touching the Void.
Del best sellers letterario, prima che del film.
E questa forza risulta corroborata dalla partecipazione di Joe Simpson e di Simon Yates nel cast del film di MacDonald.
Il dramma avventuroso raccontato da Joe Simpson nel romanzo che ha ispirato la pellicola di prossima uscita in Italia, è tanto straordinario da apparire di primo acchito stereotipato.
Come in ogni storia di spedizioni e scalate che si rispetti, infatti, c'è il dolore fisico che solo in pochi saprebbero sopportare.
C'è la corda che il compagno è costretto a tagliare.
C'è il miracolo inspiegabilie della volontà umana.
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La montagna può essere raccontata solo da chi l'ha vissuta in prima persona: in questo sta la forza di Touching the Void.
Del best sellers letterario, prima che del film.
E questa forza risulta corroborata dalla partecipazione di Joe Simpson e di Simon Yates nel cast del film di MacDonald.
Il dramma avventuroso raccontato da Joe Simpson nel romanzo che ha ispirato la pellicola di prossima uscita in Italia, è tanto straordinario da apparire di primo acchito stereotipato.
Come in ogni storia di spedizioni e scalate che si rispetti, infatti, c'è il dolore fisico che solo in pochi saprebbero sopportare.
C'è la corda che il compagno è costretto a tagliare.
C'è il miracolo inspiegabilie della volontà umana.
C'è tutto questo, nella cornice prorompente della natura più altera ed elitaria.
C'è tutto questo nel libro di Simpson e, crediamo, con sufficiente rispetto della verità letteraria anche nella pellicola anglosassone (che qualche fan di Piero Angela, impropriamente, ha chiamato documentario).
Ma la cosa che più sorprende, anche chi in montagna ci ha messo i piedi e non solo gli occhi, è che quello che di primo acchito (e solo di primo acchito) sembra incredibilmente romanzato e, pertanto, artificioso...è realmente accaduto!
A due scalatori! A due uomini in carne ed ossa...
A due uomini straordinari, calati ( è proprio il caso di dirlo!) in un'avventura altrettanto straordinaria!
Film da vedere, come lo era "K2: la montagna degli italiani". E, speriamo, con lo stesso successo di pubblico.
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