Un'ora sola ti vorrei

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Un film di Alina Marazzi. Con Luisa Marazzi Hoepli, Alina Marazzi Documentario, durata 55 min. - Italia 2002. uscita venerdì 8 luglio 2005. MYMONETRO Un'ora sola ti vorrei * * * 1/2 - valutazione media: 3,67 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,67/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Una figlia ricostruisce il volto e la storia della madre attraverso i filmati del nonno. Un omaggio alla memoria di una persona cara mai conosciuta e per questo ancora più desiderata.
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primo piano
Un lavoro sulla memoria che si concretizza in uno straziante gesto d'amore e nostalgia nei confronti della madre troppo presto perduta
Paola Casella     * * * * -
Locandina Un'ora sola ti vorrei

Alina Marazzi ricostruisce la vita della madre Liseli, morta suicida quando lei aveva 7 anni, attraverso gli home movie girati fin dai tempi del nonno, che "aveva comprato una cinepresa già negli anni Venti". Più che una ricostruzione documentaria, Un'ora sola ti vorrei è il tentativo di restituire voce a chi non c'è più e di permetterle di raccontarsi da sola, in voce fuori campo e in forma di lettura di diario, nonché attraverso le immagini di tutta una famiglia caratterizzata da un grande benessere economico, un'istruzione elevata (il nonno della regista era il fondatore della storica casa editrice Hoepli) e una spensieratezza che appare più recitata a beneficio della cinepresa che realmente vissuta.
Soprattutto nel caso di Liseli, che non ha mai "trovato il proprio posto nel mondo", nonostante quell'esistenza apparentemente dorata. E poiché al centro della storia c'è un rapporto madre figlia bruscamente interrotto e in qualche modo irrisolto, con grande coraggio e onestà Marazzi intuisce la possibilità di un disagio profondo legato proprio alla maternità: "Chissà se anche lei, come me, ha avuto paura di deludere i suoi figli", dice la madre, a proposito della nonna.
La ricostruzione filologica va di pari passo con quella emotiva, e Marazzi compie uno straziante gesto d'amore e nostalgia nei confronti di quella mamma bellissima e sfuggente dallo sguardo velato di malinconia dietro i sorrisi offerti all'occhio della cinepresa (e di chi vi stava dietro). Un lavoro sulla memoria che, più tardi, farà anche Sarah Polley con il suo Stories We Tell, anche lei ripercorrendo il tracciato interrotto della vita della propria madre.
Dietro all'urgenza narrativa di entrambe c'è un bisogno di verità e allo stesso tempo il desiderio di ricomporre un puzzle di cui, da figlie, non possiederanno mai tutti i pezzi. Marazzi utilizza filmati che dimostrano come il talento registico appartenga al suo Dna, in modo creativo e mai retorico, innestando frammenti di passato più recente su frammenti di passato più lontano, e tessendo il montaggio in base ad un'esigenza profonda che appare più intuitiva che rigidamente tecnica. Questo, naturalmente, non è un difetto ma un pregio, vista la natura incandescente di un ricordo tanto personale e doloroso: e la narrazione ne guadagna in fluidità e accessibilità, scantonando il rischio del pietismo a tavolino.
In questo modo lo storytelling funziona non solo per la diretta interessata ma anche per tutti noi, che ci riconosciamo in quel trasporto infantile verso una madre molto amata e troppo presto perduta, ma anche nella ricostruzione di un piccolo mondo antico che fa parte del background nazionale ma che la contemporaneità, documentata prevalentemente dall'immagine televisiva, tende ad appiattire e a cancellare. Marazzi chiama anche implicitamente tutti noi alla necessità di riconoscere la depressione in chi ci sta accanto e di non isolare chi ne mostra i segni, invitando (senza mai puntare il dito) alla solidarietà come unico possibile antidoto all'inevitabilità di una vita spezzata.

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Un'ora sola ti vorrei e tarnation a confronto

mercoledì 3 novembre 2010 di gianmarco.diroma

Gli anni di produzione sono praticamente gli stessi: 2002 per Un'ora sola ti vorrei, 2003 per Tarnation. Gli anni dei rispettivi girati hanno invece due percorsi diversi e soprattutto vengono trattati in maniera opposta. Se Jonathan Caouette lascia che la sua figura entri a fare parte nella storia che racconta (anzi ne è il pilastro!... Nel senso che il tema del film infondo risiede nell'interrogarsi in prima persona sul ruolo della pazzia della madre nella propria vita e quanto questa lo abbia continua »

Liseli (madre di Alina)
Mi sembra che tutti gli altri amori siano niente in confronto al nostro, tu hai creato il nostro amore ed io cosa posso darti? non ti darò nulla perché tutto quello che potrei darti l'avrai subito.
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DVD | Un'ora sola ti vorrei

Uscita in DVD

Disponibile on line da martedì 24 giugno 2014

Cover Dvd Un'ora sola ti vorrei A partire da martedì 24 giugno 2014 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Un'ora sola ti vorrei di Alina Marazzi con Luisa Marazzi Hoepli, Alina Marazzi. Distribuito da Cecchi Gori Home Video. Su internet Un'ora sola ti vorrei (DVD) è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS.

Prezzo: 7,99 €
Prezzo di listino: 9,99 €
Risparmio: 2,00 €
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di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

La nostalgia è necessaria alla vita, dice Alina Marazzi a proposito del suo Un’ora sola ti vorrei (Italia 2002, 55). E intende la nostalgia non solo per una madre «che non c’è e non c’è mai stata», ma anche «per tutto quello che è stato e non tornerà». E proprio questo sentimento, insieme d’abbandono e di presenza ritrovata, che fa del suo film molto più che un’opera “personale”, molto più che un viaggio privato attraverso il tempo e la memoria. D’altra parte, è certo anche un viaggio personalissimo, questo piccolo film di montaggio. »

di Cristina Piccino Il Manifesto

Arriva oggi in sala Un'ora sola ti vorrei, magnifico esordio da regista di Alina Marazzi (anche produttrice insieme a Gianfilppo Pedote, Giuseppe Piccioni, Francesco Virga) che nel frattempo ha girato un'altro film, Per sempre, nel quale «esplora» l'universo della clausura. Sarà anche questo un film potente , lo sappiamo, nonostante la materia maneggiata sia difficile e rischiosa, perché Alina Marazzi è cineasta di sguardo profondo, sensibilità, passione discreta. Che sa commuovere senza usare la commozione in derive «vistose», che sa guardare, mettersi in gioco, toccare corde privatissime senza compiacimenti (perché l'uscita estiva per Mikado semiclandestina solo a Roma e Milano?). »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Il cinema come cura (in tutti i significati della parola). II cinema come atto d’amore. Le immagini come ultimo sguardo verso l’eterna Euridice che si nasconde in ciascuna delle nostre vite. Un’ora sola ti vorrei, di Alma Marazzi, esce in sala come gli altri film, ma non ha nulla a che vedere con gli altri film. Perché nasce da vecchie pellicole trovate in solaio, girate dal nonno, vecchie pellicole che rimandano volti e gesti di persone lontane. Una, fra tutte, ancora però molto vicina. È Luisella Liseli, la madre della regista, inseguita dai fotogrammi nel corso di tutta la sua breve esistenza. »

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Una ragazza innamorata del cinema scopre che la sua vita era un film ancor prima che lei nascesse. Perché il nonno, cineamatore entusiasta fin dagli anni 20, ha ripreso la loro vita di famiglia per decenni e in soffitta ci sono ancora, gelosamente ordinate e classificate, pile e pile di preziose bobine per lo più in 16 millimetri. Feste, matrimoni, nascite, viaggi: l’album di una famiglia dell’alta borghesia settentrionale. Ma che album, e che famiglia. Il nonno infatti si chiama Ulrico Hoepli, come il suo antenato fondatore della celebre casa editrice; e con quei filmini perfettamente conservati, che dagli anni 40 sono addirittura a colori, si potrebbe scrivere un romanzo. »

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