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adriano
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mercoledì 28 febbraio 2007
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viaggio onirico di cinque angeli biondi nel verde
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Il film “Il giardino delle vergini suicide” è la trasposizione dell’inadattabile romanzo di Jeffrey Eugenides la cui storia è difficile da accettare e che ci offre un’attenta analisi psicologica.
Infatti il film racconta la sconvolgente e conturbante estate delle sorelle Lisbon, cinque adolescenti figlie di un professore di matematica(James Woods) e di una madre severa e opprimente(Kathleen Turner), bellissime e desiderate da tutti che scopriranno sesso,amore e morte.
La sopresa del film è lo stile adottato dall’esordiente regista Sofia Coppola che si dimostra essere elegante,onirico nel realismo borghese mantenendosi sempre a un passo dal kitsch senza mai caderci dentro.
Inoltre, sempre grazie allo stile, il film appare ai miei occhi del tutto affascinati, come un’opera poeticamente morbosa e molto emozionante, piena di dettagli e di una conoscenza precisa dei sogni dell’età verde.
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Il film “Il giardino delle vergini suicide” è la trasposizione dell’inadattabile romanzo di Jeffrey Eugenides la cui storia è difficile da accettare e che ci offre un’attenta analisi psicologica.
Infatti il film racconta la sconvolgente e conturbante estate delle sorelle Lisbon, cinque adolescenti figlie di un professore di matematica(James Woods) e di una madre severa e opprimente(Kathleen Turner), bellissime e desiderate da tutti che scopriranno sesso,amore e morte.
La sopresa del film è lo stile adottato dall’esordiente regista Sofia Coppola che si dimostra essere elegante,onirico nel realismo borghese mantenendosi sempre a un passo dal kitsch senza mai caderci dentro.
Inoltre, sempre grazie allo stile, il film appare ai miei occhi del tutto affascinati, come un’opera poeticamente morbosa e molto emozionante, piena di dettagli e di una conoscenza precisa dei sogni dell’età verde. Ed è proprio tutto ciò che da forza a una storia che avrebbe potuto restare solo una fantasia morbosa.
Per me il tema del film, molto difficile da etichettare, è quello del disagio esistenziale dell’adolescenza che viene affrontato con uno stile narrativo tra il racconto fantastico e l’affresco sociale.
La vicenda si svolge in una sconosciuta provincia americana del Wichita come simbolo di una normalità apparente, e in un tempo immobile, in cui i pochi riferimenti agli anni Settanta non sembrano volerlo datare con eccessiva precisione storica.
L'immediatezza e l'imprevedibilità del primo suicidio, quello della tredicenne Cecilia, la sorella più giovane, e l'impossibilità di spiegare il gesto da parte degli altri personaggi, ma anche dello spettatore, sembrano funzionali a rendere problematicamente il tema. Ed è questo suicidio che spinge la gente a porsi domande a cui mai potranno trovare risposte e soprattutto i professori delle ragazze a parlarne a scuola.
Quest’ ultima è una scena molto bella: mentre i professori informano sulla quantità di suicidi di adolescenti al giorno, ben 80, l’inquadratura si restringe sul volto della quattordicenne Lux, la cui espressione sembra già presagire la tragica fine. Il film sembra quindi invitare gli adulti a non
presumere che la loro razionalità possa comprendere e spiegare tutto, né tantomeno a illudersi che il semplice controllo sia sufficiente per evitare imprevisti drammatici.
Un altro punto molto forte del lungometraggio è anche il cast:i veterani del cinema James Woods e Kathleen Turner e la sorprendente Kirsten Dunst.
James Woods molto bravo nell’interpretare un padre insicuro,privo di personalità, di autorevolezza nei confronti delle figlie e che vive in un mondo tutto suo nel quale si rifugia ogni volta che non sa affrontare la realtà.
Questo suo atteggiamento infantile si evince in particolare in alcune scene come quella in cui, dopo il suicidio di Cecilia, il parroco si reca in casa Lisbon per dire parole di conforto e il padre dimostra di non essere o non voler essere consapevole dell’accaduto perché è intento a seguire la partita in TV.
Ancora più emblematica di questo “cecità” è la scena in cui il professore si reca da lui per informarsi riguardo alle numerose assenze delle quattro ragazze che per punzione sono rinchiuse in casa; in quel momento l’unica risposta che lui riesce a dare è:
-“Hai controllato fuori?”.
Kathleen Turner altrettanto brava nel dare vita all'icona esemplare di una madre possessiva che vuole sicuramente bene alle figlie, ma non si rende conto di soffocarle con un eccessivo controllo dei loro gesti e delle loro vite, con una rigida osservanza della religione, a maggior ragione in un momento di crescita e trasformazione come l'adolescenza.
Infatti è lei che manda al ballo, dopo tanti tentennamenti, le figlie vestite con “quattro sacchi identici” quasi a voler impedire loro di essere sé stesse; è ancora lei che punisce, in modo quasi sadico, la quattordicenne Lux ordinandole di bruciare tutti i suoi dischi rock, nonostante le preghiere disperate di quella di salvare almeno il suo preferito.
Un’ulteriore prova della sua estrema severità è la decisione, nonostante la sola colpevole fosse Lux, di “segregare” tutti e quattro gli angeli biondi nella loro stanza lasciando loro come unico contatto con il mondo depliant e riviste di moda.
Inoltre il personaggio che più mi ha emozionato è stato quello di Lux interpretato dalla bella e soprattutto straordinaria Kirsten Dunst che interpreta il suo ruolo alla perfezione:la più estroversa, la più bella tra le sorelle e vera e propria dissipatrice della propria sensualità, oggetto del desiderio di tutti i ragazzi della scuola che fantasticano su di lei.
I suoi sguardi sono di quelli che perforano e sono proprio questi che insieme ai suoi atteggiamenti delineano il suo personaggio, cioè una ragazza consapevole già dal principio di quello che sarà il suo destino e che quindi fa di tutto per provare tutte le esperienze adolescenziali che la vita le offre:dalle sigarette,l’alcool e il sesso, al ballo scolastico e al sentirsi liberi di fantasticare.
Per ciascuna di queste vi è una scena che a suo modo mi ha colpito:il suo atteggiarsi con le sigarette in determinati momenti, soprattutto per scaricare la rabbia e le emozioni che cova dentro di sé da tempo;gli incontri sessuali sul tetto di casa sua con ragazzi e uomini anche in diverse sere di luna piena;il suo primo incontro con l’alcool durante il ballo scolastico in compagnia del playboy Trip(Josh Hartnett) con il quale vive al meglio quella serata soprattutto dopo essere stati eletti re e reginetta del ballo e infine la scena in cui le sorelle intrecciano le loro fantasticherie con quelle dei ragazzi.
Secondo me anche la breve esperienza d’amore vissuta con Trip, che si conclude con l’abbandono da parte di lui, è stata una delle tante cause che la spingeranno poi al gesto estremo condiviso anche dalle sorelle.
Da tutto ciò emerge una famiglia che non è più un nucleo protettivo e formativo, ma il luogo in cui dietro la tranquillità quotidiana e la rispettabilità sociale, accompagnate da una religiosità che viene applicata in modo rigido e deforme, covano forze distruttrici che saranno difficilmente controllabili.
Emblematici sono il santino con cui Cecilia tenta il suicidio tagliandosi le vene e i crocifissi sparsi dappertutto nella casa.
Molto bella e appropriata al contesto del film è la colonna sonora anni 60-70.
Un’ altra cosa che mi ha colpito del film sono i luoghi molto suggestivi in cui predomina il colore verde quasi a voler esprimere la voglia di continuare a vivere e a lottare piuttosto che convincersi di trovare la loro libertà nella morte.
Ciò che più mi si è focalizzato nella mente è la bravura con cui Sofia Coppola riesce a evocare i comportamenti adolescenziali:la scena in cui i ragazzi sfogliano il diario di Cecilia per cominciare a capire qualcosa sulle loro vite e sul loro modo di intendere l’amore e la morte;il ballo scolastico a cui partecipano la prima volta le sorelle;quella in cui i quattro angeli si stringono all’albero che ricorda loro l’immagine della sorella morta;la delusione che si legge negli occhi di Lux quando si risveglia sola nel campo di football; la corsa sull’autostrada che per me è il simbolo della ritrovata libertà e la scena finale in cui i ragazzi con il loro gesto nello spegnere e accendere un accendino dimostrano loro anche se non ci sono più il loro amore e il loro non voler dimenticarle.
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liesl<89>
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venerdì 7 dicembre 2007
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un film che va sentito
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il film è decisamente ben riuscito. l'unica scelta che forse non condivido pienamente è affidare la narrazione a un punto di vista esterno alle ragazze. questo da una parte mette il pubblico più a suo agio, perchè lo spettatore finisce con l'identificarsi la voce narrante, ma purtoppo trascura la parte interiore e non vista delle ragazze, che nel suicidio rappresenta il 99,9%. con questo non voglio dire che la scelta di Sofia Coppola sia sbagliata(non mi permetterei mai), è solo che forse contribuisce a rendere una visione superficiale del suicidio. c'è anche da dire che questo spinge lo spettatore a cercare di capire meglio quelle ragazze e la cosa è notevole! quello che intendo è che non vorrei che la gente pensasse che il suicidio sia la conseguenza di un problema particolare o di una particolare situazione esterna.
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il film è decisamente ben riuscito. l'unica scelta che forse non condivido pienamente è affidare la narrazione a un punto di vista esterno alle ragazze. questo da una parte mette il pubblico più a suo agio, perchè lo spettatore finisce con l'identificarsi la voce narrante, ma purtoppo trascura la parte interiore e non vista delle ragazze, che nel suicidio rappresenta il 99,9%. con questo non voglio dire che la scelta di Sofia Coppola sia sbagliata(non mi permetterei mai), è solo che forse contribuisce a rendere una visione superficiale del suicidio. c'è anche da dire che questo spinge lo spettatore a cercare di capire meglio quelle ragazze e la cosa è notevole! quello che intendo è che non vorrei che la gente pensasse che il suicidio sia la conseguenza di un problema particolare o di una particolare situazione esterna. credo che la storia del suicidio sia iniziata per le ragazze molto prima, nella loro interiorità e che le ragazze non si siano suicidate solo per il corso degli eventi. l'aspetto esterno devo dire è curato molto bene anche psicologicamente. la particolarità che mi ha colpito è la scena del suicidio, in cui vengono mostrate solo le gambe delle ragazze, o per lo meno, non viene mostrato il volto: lo spettatore non rimane impressionato da particolari che suggeriscono la morte, ma dal gesto in sè e la cosa è molto più dolorosa, pregnante e forse inspiegabile. la realtà del suicidio è molto più complessa(purtroppo) di quello che molti pensano. credo che nessuno sia in grado di esprimere la sua complessità senza averne fatto esperienza... consiglio di guardare il film e cercare di capirlo veramente e non fermandosi solo alle apparenze, altrimenti il film non ha significato
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elisz
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mercoledì 15 agosto 2007
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bello ma non perfetto (2)
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..escenti?
Concludendo,(e qui apparirò senza dubbio come il solito criticone incapace di gustarsi un film..) sul piano estetico ed emozionale ci innamoreremo di questo film, poi molti cadranno anche nella tentazione della storia facile e spacceranno per capolavoro assoluto un film con quel tanto di spessore che basta per "mantenersi a un passo dal kitsch senza mai caderci dentro" (parafrasando le parole di adriano).
Se dovessi dargli un voto da 1 a 10, si meriterebbe un bel 7+.
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kiki
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martedì 26 giugno 2007
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amore ossessivo
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cinque sorelle tormentate dall'ossessione dei genitori(la madre integralista,il padre professore di matematica con la passione per i modellini di aereoplani) nei loro riguardi decidono di suicidarsi..la prima,la più giovane dopo un tentato suicidio, durante una festa si getta da una fnestra infilzandosi nelle inferriate del cancello...le sorelle devastate dalla notizia e stanke dell'ossessione dei genitori che le avevano perfino segregate in casa decidono di togliersi la vita un anno dopo in un suicidio collettivo.la storia è narrata da cinque ragazzi gli unici che realmente l'avevano amate fino all'ultimo respiro,prendendo e conservando di loro ogni minimo oggetto e particolare che potesse ricordarle,sapendo bene che la storia della amiglia Lisborn comunque non sarebbe mai stata dimenticata del tutto.
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cinque sorelle tormentate dall'ossessione dei genitori(la madre integralista,il padre professore di matematica con la passione per i modellini di aereoplani) nei loro riguardi decidono di suicidarsi..la prima,la più giovane dopo un tentato suicidio, durante una festa si getta da una fnestra infilzandosi nelle inferriate del cancello...le sorelle devastate dalla notizia e stanke dell'ossessione dei genitori che le avevano perfino segregate in casa decidono di togliersi la vita un anno dopo in un suicidio collettivo.la storia è narrata da cinque ragazzi gli unici che realmente l'avevano amate fino all'ultimo respiro,prendendo e conservando di loro ogni minimo oggetto e particolare che potesse ricordarle,sapendo bene che la storia della amiglia Lisborn comunque non sarebbe mai stata dimenticata del tutto.Per la regia di Sofia Coppola che come successivamente sarà Marie Antoinette..un film ricco di silenzi e pieno di misteri,con Kirsten Dunst che dopo piccole donne e jumanji in cui era veramente una bambina la vediamo come protagonista nel ruolo di Lux,e presto diventerà l'eroina di supermen interpretando Mary-Jane,e al fianco di Julia roberts con Mona Lisa smile.Vediamo anche Josh Hartnett bell'attore che rivedremo in Pearl Harbor,mentre vediamo agli esordi le altre quattro ragazze mai viste fino ad ora.
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giusepon
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venerdì 18 marzo 2011
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il giardino delle cose non dette
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i film di Sofia Coppola hanno una caratteristica che li accomuna e li rende leggittimi della propria regista: navigano su scie invisibili e mute che li porta cosi lontani uno dall'altro da ritrovarsi uno sotto l'altro alla voce "filmografia di Sofia Coppola". Ciò che più dice nelle sue pellicole sono le inquadrature e le scene in cui i personaggi non parlano, rimangano in silenzio e un particolare cambia; sono le gambe a penzoloni dalle calze bianche e le scarpe da collegiale della seconda vergine morta, è l'albero dritto davanti casa che alla fine rimane spezzato, mozzato come la vita dei genitori senza le loro cinque figlie, o meglio ancora la ringhiera di ferro trascinata via che porta con sè i fiori del giardino di quattro piccole donne che non riusciranno mai a vivere.
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i film di Sofia Coppola hanno una caratteristica che li accomuna e li rende leggittimi della propria regista: navigano su scie invisibili e mute che li porta cosi lontani uno dall'altro da ritrovarsi uno sotto l'altro alla voce "filmografia di Sofia Coppola". Ciò che più dice nelle sue pellicole sono le inquadrature e le scene in cui i personaggi non parlano, rimangano in silenzio e un particolare cambia; sono le gambe a penzoloni dalle calze bianche e le scarpe da collegiale della seconda vergine morta, è l'albero dritto davanti casa che alla fine rimane spezzato, mozzato come la vita dei genitori senza le loro cinque figlie, o meglio ancora la ringhiera di ferro trascinata via che porta con sè i fiori del giardino di quattro piccole donne che non riusciranno mai a vivere. Il film corre via veloce, in un circa 90 minuti non ci chiediamo mai quando finisce seppur sappiamo sin dall'inizio come finisce, è come il circuito di "Somewhere", film per cui la Coppola si aggiudica l'ultimo Leone D'oro come miglior film 2010, un circuito chiuso che a metà film ci vuol ingannare mascherandosi da un storia che cambia, ma in realtà cosi non è, la madre non lascerà mai libere le proprie figlie, il marito vive in una dimensione agonizzante che sfocia della follie celata da numeri e modellini e la cittidina rimane sommersa dalle convenzione e dalle ipotesi sociologiche che la "svampita" giornalista ci annuncia fino alla fine del film. I quatto ragazzi che narrano la storia crescono, cambiano ma il posto in ci vivono no, rimane immobile e incapace di dare una svolta come le cinque ragazze, mentre un pizzico di cinisco e satira si cela nella immagini della tv e nelle parole del narratore che non dimenticherà mai gli occhi di quelle vergini piene di vita mai vissuta.
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levo95
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venerdì 6 maggio 2011
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sovrannaturale ed ammiccante
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La fatica di crescere e di crearsi una vita sociale, con un genitore integralista e iperprotettivo, porta un gruppo di 5 ragazze dai 13 ai 17 anni al suicidio. Tutto incomincia dalla piccola Cecille, (personaggio simbolo della storia, come triste e sognatrice) che dopo aver tentato il suicidio per dissanguamento si butta giù dalla finestra impalandosi su un cancello. La famiglia scossa non si riprenderà mai e la madre diventerà ancor più protettiva ed ossessiva.
Tristezza e sentimenti forti si alternano in questa storia di 5 ragazze a cui sta stretta la vita che loro madre impone. La protagonista di questo strano racconto sembra proprio Lux (una giovane e brava Kirsten Dunst), colei che più di tutte sogna la libertà e l'amore, un personaggio sofferente che nasconde il tutto sotto una corazza sensuale ed ammiccante.
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La fatica di crescere e di crearsi una vita sociale, con un genitore integralista e iperprotettivo, porta un gruppo di 5 ragazze dai 13 ai 17 anni al suicidio. Tutto incomincia dalla piccola Cecille, (personaggio simbolo della storia, come triste e sognatrice) che dopo aver tentato il suicidio per dissanguamento si butta giù dalla finestra impalandosi su un cancello. La famiglia scossa non si riprenderà mai e la madre diventerà ancor più protettiva ed ossessiva.
Tristezza e sentimenti forti si alternano in questa storia di 5 ragazze a cui sta stretta la vita che loro madre impone. La protagonista di questo strano racconto sembra proprio Lux (una giovane e brava Kirsten Dunst), colei che più di tutte sogna la libertà e l'amore, un personaggio sofferente che nasconde il tutto sotto una corazza sensuale ed ammiccante.
Poco da dire in merito ad una colonna sonora perfetta. Film capolavoro, un dramma familiare struggente e dal finale agghiacciante.
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