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brando fioravanti
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sabato 14 aprile 2012
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la vita è bella
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Benigni utilizza la sua grande comicità in un dramma. La realtà è interpretabile, possiamo in determinate situazioni decidere se ridere o piangere. Anche in johny stecchino c'era una parte drammatica camuffata sapientemente dal regista. Non è forse un dramma pagare le conseguenze di un altra persona solo perchè ci somiglia. Qui indubbiamente le scene non fanno mai ridere , ma riescono a commuovere profondamente per un entusiasmo che non cede neanche di fronte all'orrore dell'olocausto. Benigni ha sempre dimostrato di avere un buon talento anche da regista, in questo film ha avuto l'occasione di dimostrarlo pienamente.
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l�� jle
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martedì 20 marzo 2012
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bellissimo film..
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wooo.. questo film è stato davvero emozionante.. raccontato in modo ironoco e anche un po' divertente .. ma nonostante tutto era anche un po' triste perchè ci ha fatto capire, beh almeno a me si, che tutti siamo uguali e non è giusto fare differenze.. tra razze.. colore della pelle.. o provenienze.. !! Per questo dico a tutti voi.. BASTA FARE DISCRIMINANZE RA DI NOI!!
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chaoki21
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giovedì 9 febbraio 2012
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viva benigni
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Devo dire che i film drammatici a me non piacciono ma questo film è l'unica,sicura eccezione che mi sia mai capitata
è bellissimo,diviso in due parti,una comica e una drammatica,già questa è una genialata e poi c'è la presa in giro dell'olocausto e....bisogna guardare il film per capire quanto è bello
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sg.wolf
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giovedì 29 dicembre 2011
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sublime
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All'inizio non volevo guardarlo,ma poi l'ho visto son rimasto scioccato da questo film e da quanta gioia dà guardarlo,roberto benigni è l'orgoglio italiano mentre gli altri registi italiani come vanzina e pieraccioni fanno film volgari per niente divertenti benigni fa ridere senza volgarità.
Come dimenticarsi di quando roberto fa la tarduzione del soldato tedesco oppure il finale...abbiamo vinto...
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tiamaster
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mercoledì 7 settembre 2011
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uno dei miei film italiani preferiti.
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bellissimo,un capolavoro,una pietra miliare,di ottimo umorismo e anche molto commovente,una grande storia ricca di trovate geniali e idee bellissime.una solo pecca:secondo me i campi di concentramento sono raffigurati meno duri rispetto alla realtà ma e comunque un capolavoro.
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st.jimmy
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martedì 30 agosto 2011
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capolavoro...
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non c'è altro da dire se non: capolavoro!
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antipatico
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giovedì 4 agosto 2011
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un bel film riuscito a metà
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Lo sappiamo benissimo che con quello che diremo qui di seguito scateneremo le ire di molti, ma ci pare giusto – o meglio, doveroso – dare un parere ‘estetico’ su questo film; un film che, come tutte le opere di rilievo, non possono essere intelligentemente liquidate con una parola o una battuta ma devono essere giudicate tanto nel loro complesso quanto nelle singole parti. La vita è bella, possiamo dire che è nata da una felicissima intuizione ma sullo schermo è riuscita solo a metà o comunque parzialmente. Bellissima la prima parte dove il Benigni comico (e poeta) libera la propria fantasia creativa in situazioni surreali in una dimensione in cui la realtà si trasfigura in sogno (si ricordi la geniale scena della ‘nascita’ di Giosuè) talora vagamente felliniana (il ricordo che ‘esagera’ le dimensioni, vedi il gustosissimo ‘incontro’ con Vittorio Emanuele III).
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Lo sappiamo benissimo che con quello che diremo qui di seguito scateneremo le ire di molti, ma ci pare giusto – o meglio, doveroso – dare un parere ‘estetico’ su questo film; un film che, come tutte le opere di rilievo, non possono essere intelligentemente liquidate con una parola o una battuta ma devono essere giudicate tanto nel loro complesso quanto nelle singole parti. La vita è bella, possiamo dire che è nata da una felicissima intuizione ma sullo schermo è riuscita solo a metà o comunque parzialmente. Bellissima la prima parte dove il Benigni comico (e poeta) libera la propria fantasia creativa in situazioni surreali in una dimensione in cui la realtà si trasfigura in sogno (si ricordi la geniale scena della ‘nascita’ di Giosuè) talora vagamente felliniana (il ricordo che ‘esagera’ le dimensioni, vedi il gustosissimo ‘incontro’ con Vittorio Emanuele III). La seconda parte, a nostro avviso, risulta problematica; innanzitutto per la stessa presenza di Benigni, il cui istrionismo (detto in senso positivo) annaspa in una situazione che evidentemente non gli è affatto congeniale: Benigni è spirito libero che appassisce in un ambiente chiuso; in seconda istanza perché egli non smette di voler fare il comico e soprattutto quasi con il registro di sempre. Secondariamente in quanto le comparse (civili nel Lager e soldati tedeschi) sono figurine di cartone, che si muovono nella scena senza particolare convinzione e anzi, piuttosto spaesati. In terzo luogo perché si è perso una magnifica occasione. Giosuè poteva benissimo assurgere a simbolo del nuovo che ‘rinasceva’ dalle ceneri di quel mondo ormai disfatto e autodistrutto. E’ vero che si tratta di una favola e che non possiamo chiedere a una favola verità storica. Ma se si ambienta una favola nel tempo contemporaneo (quasi) e soprattutto in quella realtà, secondo noi non si può prescindere da una certa ‘pesantezza’ di situazioni – che, si badi bene, è comunque presente in qualsiasi favola. Una cosa è narrare una storia a un bambino per farlo addormentare e una cosa è trasporla sullo schermo. Nella seconda parte è mancato il coraggio di affondare di più le fondamenta da un lato sul lato ‘realistico’ che avrebbe permesso di conferire autorità storica al film (i soldati tedeschi non erano stupide marionette) e dall’altro osare di più sul lato fantastico, onirico, immaginifico che Guido avrebbe potuto mettere in atto per far sopravvivere fisicamente e psichicamente Giosuè. Così com’è il film ritorna al primitivo ottimale clima solo nella scena del carro armato che il piccolo riceve in premio e nel ricongiungimento (con la madre) – ma ne l’uno ne l’altra chiedono dov’è finito Guido. Si, alla fine sembra comunque di aver fatto un bagno salutare e rinfrescante rivedendo finalmente i prati verdi e i cieli azzurri – e quindi qualcosa il film ha lasciato in noi - tuttavia ci rimane anche la sensazione che molto di più poteva essere detto senza assolutamente gravare sulla bellezza del film.
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(di francescosup)
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peppe97
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lunedì 6 giugno 2011
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una pellicola "triste ma ironica"
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Che dire; il contesto dtorico su cui la pellicola si basa è preciso, ed è stato tante altre volte utilizzato in altri film, ma il suddettto ha qualcosa di diverso, anzi m verrebbe da dire di "strano": il protagonista attraverso una serie di storie "buffe ma efficaci" riesce a convincere il proprio figlio che tutto ciò che gli stava succedendo non era altro che un gioco; quindi nella pellicola si affiancano due sfondi quasi opposti: la tristezza dei fatti, ma la fantasiosa ironia del protagonista Benigni, un artista della comicità. Anche il finale è un po' contrapposto, ma, nonostante tutto, il film non presenta scene "confusionali", bensì è facilmente comprensibile. La giuria degli Hollywood studios lo ha giustamente premiato con 3 Premi Oscar, regalando un po' di celebrità al cinema italiano.
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Che dire; il contesto dtorico su cui la pellicola si basa è preciso, ed è stato tante altre volte utilizzato in altri film, ma il suddettto ha qualcosa di diverso, anzi m verrebbe da dire di "strano": il protagonista attraverso una serie di storie "buffe ma efficaci" riesce a convincere il proprio figlio che tutto ciò che gli stava succedendo non era altro che un gioco; quindi nella pellicola si affiancano due sfondi quasi opposti: la tristezza dei fatti, ma la fantasiosa ironia del protagonista Benigni, un artista della comicità. Anche il finale è un po' contrapposto, ma, nonostante tutto, il film non presenta scene "confusionali", bensì è facilmente comprensibile. La giuria degli Hollywood studios lo ha giustamente premiato con 3 Premi Oscar, regalando un po' di celebrità al cinema italiano.
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dialogoapertamente
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sabato 28 maggio 2011
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ti capisco...
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purtroppo se si dicono cose così contro corrente si è poco compresi. Credo che il grande Benigni si sia semplicemente adattato ad un modo di fare cinema che piaccia le masse rappresentando eventi storici in cui, fin da piccoli, siamo abituati a riconoscerci (gli americani che salvano tutti, gli ebrei che sono vitime). Infatti anche a me sarebbe piaciuto assistere ad una interpretazione con una differente impostazione di visione per convicermi del fatto che i mezzi di divulgazione sono un apparato assestante dal potere; il cui possesso ricordiamo appartine ai vincitori della storia. Dunque per un film bello secondo me si dovrebbe intendere un film non si limitato a leggere la storia scritta dai vincitori ma uno che raccontasse una storia vista da un altra prospettiva, poichè quest'ultima non avrebbe altro modo di essere conosciuta.
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purtroppo se si dicono cose così contro corrente si è poco compresi. Credo che il grande Benigni si sia semplicemente adattato ad un modo di fare cinema che piaccia le masse rappresentando eventi storici in cui, fin da piccoli, siamo abituati a riconoscerci (gli americani che salvano tutti, gli ebrei che sono vitime). Infatti anche a me sarebbe piaciuto assistere ad una interpretazione con una differente impostazione di visione per convicermi del fatto che i mezzi di divulgazione sono un apparato assestante dal potere; il cui possesso ricordiamo appartine ai vincitori della storia. Dunque per un film bello secondo me si dovrebbe intendere un film non si limitato a leggere la storia scritta dai vincitori ma uno che raccontasse una storia vista da un altra prospettiva, poichè quest'ultima non avrebbe altro modo di essere conosciuta.
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vero2
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sabato 16 aprile 2011
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benigni...un mito
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Film bellissimo, istruttivo, commovente. La prima volta l'ho visto a scuola perchè stavamo facendo una lezione sullo sterminio ebreo e sulla shoah.
Benigni?: FANTASTICO!
"Funghi fritti fritti fritti"
Braschi?: MMMMMMH...
"Maria! Porta un cappello asciutto al mio amico!"
Buchholz?: SIMPATICO...
"Fra sette minuti"
Cantarini?: DOLCISSIMO!
"Abbiamo vinto!"
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