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stefano ricci
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martedì 7 novembre 2006
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lungo le strade perdute dell'inconscio
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Strade Perdute costituisce un esempio di cinema moderno maledettamente noir e terrificante, percorso da decine di sentieri sconosciuti, ognuno avvolto da una propria luce misteriosa che gioca a dissolversi fino a tramutarsi in oscurità .
È il trionfo di un simbolismo estremo, ambiguo, deformante, che frammenta in mille pezzi la nostra stessa identità fino a renderla irriconoscibile .
Ancora una volta, come lo stesso Lynch ci ha insegnato nel corso della sua formidabile carriera, la soluzione, la chiave di interpretazione del viaggio iniziato con l’epitaffio “Dick Laurent è morto”, è racchiusa nel sogno, nell’universo onirico inteso come fuga da una realtà che ci appare crudele ma che, paradossalmente, non fa altro che riflettere le nostre stesse atrocità .
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Strade Perdute costituisce un esempio di cinema moderno maledettamente noir e terrificante, percorso da decine di sentieri sconosciuti, ognuno avvolto da una propria luce misteriosa che gioca a dissolversi fino a tramutarsi in oscurità .
È il trionfo di un simbolismo estremo, ambiguo, deformante, che frammenta in mille pezzi la nostra stessa identità fino a renderla irriconoscibile .
Ancora una volta, come lo stesso Lynch ci ha insegnato nel corso della sua formidabile carriera, la soluzione, la chiave di interpretazione del viaggio iniziato con l’epitaffio “Dick Laurent è morto”, è racchiusa nel sogno, nell’universo onirico inteso come fuga da una realtà che ci appare crudele ma che, paradossalmente, non fa altro che riflettere le nostre stesse atrocità .
Per dirla con le parole del regista, Strade Perdute è un “film composto della materia di cui sono fatti gli incubi” … e quale peggior incubo se non quello di scendere negli abissi della propria inconsapevolezza ?
Nel ricercare una verità che sappiamo di non voler conoscere ?
Ad ogni causa non corrisponde più un effetto, non c’è un prima, né un dopo .
Gli eventi non sono il frutto della realtà, ma del COME essi vengano ricordati nella realtà, del come essi vengano selezionati o rimossi dai nostri meccanismi di auto – difesa .
Del come questi ci permettano di sopravvivere .
È un viaggio senza ritorno, circolare, percorso attraverso la superficie delle apparenze in un moto difforme, non orientabile, che ricorda quella del nastro di Moebius .
Esiste un solo lato ed una volta percorsolo ci troviamo inesorabilmente dalla parte opposta .
Una dicotomia espressa perfettamente nella splendida fotografia di Deming, ormai fedele collaboratore dell’uomo di Missoula, capace di convogliare il dramma lungo un binario composto da forti contrasti, filtri, sfondi neri ed ombre secche .
Una scelta che privilegia l’introspezione dei personaggi, la loro caratterizzazione psicologica ed arricchisce la formula finale di numerosissime altre sfumature .
Ovviamente non si può parlare del cinema di David Lynch senza nominare il reparto sonoro, affidato ad un Badalamenti più inquietante che mai ; a mio avviso, molto azzeccata è stata anche l’idea di affiancare ai brani del compositore italiano numerose altre canzoni più tipicamente hard rock – oriented (Marilyn Manson, Rammstein, Nine Inch Nail, This Mortal Coil e compagnia guasta) capaci di accompagnare al meglio quei momenti di maggiore offuscamento mentale dei protagonisti .
Interpretazioni nel complesso buone, con una particolare menzione per un ispiratissimo Bill Pullman e per il solito, grande, Robert Loggia .
Da segnalare la presenza dell’immancabile Jack Nance, attore – feticcio lynchiano, presente in ogni pellicola del “maestro” e di Robert Blake (recentemente accusato di omicidio) nella parte dell’Uomo Misterioso .
In definitiva, Strade Perdute è un capolavoro estetico, mai fine a se stesso, un’esperienza totale, indimenticabile, che lascia appagati e soddisfatti .
Mai delusi .
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martacol
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lunedì 13 febbraio 2006
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il genio delle forze oscure
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film che minuto dopo minuto si fa piu' interessante.una trama che non si snoda da se, ma bisogna arrivarci da soli una volta spenta la tv.l'oscurità, la via del male è sempre presente, il corridoio buio della casa in cui entra Fred, è analogo alla scatolina in cui rita di mulholland drive infila la chiavetta. è entrare a contatto con la parte oscura di noi stessi. dopo non c'è più nulla di charo, tutto è confuso, perchè come dice il protagonista lui non vuole ricordare le cose come sono, ma come le vuole ricordare.la parte latente di noi è sempre in agguato, basta nulla per trovarla, ma non se ne ha scampo. l'uomo misterioso rappresenta proprio ciò,l'entità malvagia da cui non si sfugge, che è ovunque siamo noi, ovunque desideremmo essere, con chiunque noi vogliamo che sia.
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film che minuto dopo minuto si fa piu' interessante.una trama che non si snoda da se, ma bisogna arrivarci da soli una volta spenta la tv.l'oscurità, la via del male è sempre presente, il corridoio buio della casa in cui entra Fred, è analogo alla scatolina in cui rita di mulholland drive infila la chiavetta. è entrare a contatto con la parte oscura di noi stessi. dopo non c'è più nulla di charo, tutto è confuso, perchè come dice il protagonista lui non vuole ricordare le cose come sono, ma come le vuole ricordare.la parte latente di noi è sempre in agguato, basta nulla per trovarla, ma non se ne ha scampo. l'uomo misterioso rappresenta proprio ciò,l'entità malvagia da cui non si sfugge, che è ovunque siamo noi, ovunque desideremmo essere, con chiunque noi vogliamo che sia. quella parte che ci da una mano quando noi non abbiamo il coraggio di fare le cose, a cui ci appelliamo e che in tutti c'è, anche se soppressa con la forza. concludo dicendo che Lynch ha creato l'ennesimo capolavoro, per ben interpretarlo ci vuole impegno, bisogna lasciarsi andare e farsi prendere dalla paura, di noi stessi, degli altri.
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medz
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venerdì 1 giugno 2007
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la bellezza di lasciarsi guidare dai sensi
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Che Lynch sia oramai un genio del cinema contemporaneo, è fuori discussione; ed è fuori discussione anche che i suoi film continuino a dividere ogni volta critica e pubblico, come è successo appunto per lo stesso “Strade perdute”: è un puro gioco intellettuale da parte di Lynch (ci sta prendendo tutti per i fondelli, sostiene qualcuno) oppure i suoi film sono veri capolavori? A mio avviso, i film di Lynch meritano tutta l’attenzione possibile perché un film di Lynch è un esperienza cinematografica difficilmente reperibile nel cinema di oggi.
Storie cupe e buie, intrecci inverosimili, continuo alternarsi di sogno e realtà: questi in poche parole gli elementi tipici del nostro regista, e chi è riuscito a capire qualcosa delle storie dei suoi film è sicuramente degno di lode.
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Che Lynch sia oramai un genio del cinema contemporaneo, è fuori discussione; ed è fuori discussione anche che i suoi film continuino a dividere ogni volta critica e pubblico, come è successo appunto per lo stesso “Strade perdute”: è un puro gioco intellettuale da parte di Lynch (ci sta prendendo tutti per i fondelli, sostiene qualcuno) oppure i suoi film sono veri capolavori? A mio avviso, i film di Lynch meritano tutta l’attenzione possibile perché un film di Lynch è un esperienza cinematografica difficilmente reperibile nel cinema di oggi.
Storie cupe e buie, intrecci inverosimili, continuo alternarsi di sogno e realtà: questi in poche parole gli elementi tipici del nostro regista, e chi è riuscito a capire qualcosa delle storie dei suoi film è sicuramente degno di lode. Ma siamo sicuri che sia proprio questo l’importante? Siamo sicuri che sia estremamente necessario ricercare un senso e una spiegazione nei suoi film? Penso proprio di no. Un film come “Strade perdute” non va spiegato, ma va vissuto in tutta la sua intensità. I film di Lynch sono esperienze visive affascinanti, che lasciano indubbiamente il segno; David mischia volutamente in ogni sua opera le carte, ci fa perdere il filo della storia, ci porta in mondi dove niente è più comprensibile: allora noi ci troviamo smarriti, in balia delle immagini, persi nelle costruzioni mentali dei personaggi, e ci piace lasciarci trasportare dalle musiche, dalle immagini, anche se non capiamo più nulla oramai siamo catturati e stiamo seguendo con i protagonisti quelle folli strade perdute che probabilmente non conducono a nulla. Alla fine appaiono i titoli di coda e noi rimaniamo sconvolti, perché pensavamo che alla fine tutto fosse spiegato, ma non è così; eppure non ci rimaniamo male, perché quello che abbiamo appena vissuto è cinema vero, il cinema che con la potenza dell’immagine ci strappa via dal nostro mondo e ci catapulta in un altro mondo, dove ogni immagine è una scoperta, dove ogni sequenza è pura emozione. “Strade perdute” conferma appieno la regola, apparendo come un film totalmente fuori norma, un film per certi versi totalmente folle, ma in cui è maledettamente piacevole perdersi.
La storia per Lynch ha un ruolo assolutamente secondario, è solo un semplice pretesto; Lynch non ama le storie, Lynch ama il cinema.
E dietro tutto ciò Lynch costruisce comunque qualcosa su cui poggiare il film, un intreccio perfetto che se scoperto rivela ancora di più la sua originalità. Ma, come ho detto, non è essenziale scoprirlo.
“Strade perdute” è il quartultimo film di David Lynch, girato nel 1996, tre anni prima del suo capolavoro assoluto, “Una storia vera”, un film su cui si può dire tutto tranne che sia un film Lynchiano; ed è sapendo che è riuscito a girare un film così straordinariamente differente dai suoi film precedenti, che possiamo confermare l’immensa bravura del maestro David; un film che è l’opposto di “Strade perdute”, dove di strada c’è ne è una sola, e la percorre un vecchietto a bordo di un lento tagliaerba; è un film in cui, lasciando da parte trame intricate e personaggi maledetti, Lynch porta sullo schermo la poesia e la forza immensa dell’immagine; un capolavoro, insomma. Due anni dopo girerà ancora un film bellissimo, tornando però al suo vecchio stile: “Mulholland drive”. Molti considerano “Strade perdute” un esercitazione prima di Mulholland, e forse è così. In effetti, “Strade perdute” risulta leggermente inferiore a quest’ultimo, forse per il non essere riuscito a sganciarsi totalmente dalla realtà, ed aver mantenuto in certi momenti lo stile del thriller tradizionale portando lo spettatore ad una continua ricerca della verità e forse non facendolo quindi perderlo completamente nei meandri del film: in “Mulholland drive” invece non ci si può più aggrappare a niente, perché il sogno è diventata realtà, la realtà è diventata sogno e lo spettatore vede i personaggi attraversare continuamente lo schermo senza sapere minimamente cosa stanno facendo e perché lo stanno facendo. Un sogno, un incubo, un viaggio magnifico.
Il suo ultimo film, “Inland Empire”, uscirà invece nel 2007; speriamo che Lynch continui la sua formidabile carriera.
Se proprio vogliamo guardare più approfonditamente “Strade perdute”, posso semplicemente dare la mia interpretazione: il film si presenta a mio avviso come un semplice e puro elogio della follia, dove niente è come sembra, ma tutto proviene da una mente malata, probabilmente quella del protagonista iniziale, interpretato da Bill Pulman. Già la costruzione della casa, con lunghi corridoi
che si perdono nel buio, richiamano probabilmente i labirinti oscuri della sua mente. E che dire del personaggio con la faccia bianca, che appare in tutti i momenti cruciali della sua vita e che risponde chiaramente alla sua domanda “chi ti ha fatto entrare in casa mia?” “tu mi hai invitato”; un personaggio che potrebbe risiedere nella sua mente, come la seconda vita che si va a costruire in un intreccio continuo tra follia e realtà. Ma è difficile trovare un vero senso. Tutto è strano. Tutto è indefinito. A tal proposito, un inquadratura che rimane impressa del film e che secondo me racchiude in se stessa tutta la filmografia Lynchiana è quella subito successiva alla crisi nervosa di Fred, il sassofonista, all’interno della sua cella, che ci indica il suo “passaggio di identità”: un inquadratura in cui si vedono solo i contorni indefiniti di una persona, che tiene la testa tra le mani. Ecco: niente è chiaro, tutto è indefinito, ma ugualmente affascinante e stupendo, come quella inquadratura, che non può fare a meno di colpirti.
Il film poi “degenera”: da horror-thriller che era all’inizio, diventa film d’azione, per poi sfociare in una travagliata storia d’amore e concludersi definitivamente come uno sporco pazzesco incubo; tant’è che viene spontaneo domandarsi durante il film cosa stia succedendo, quasi incerti che si stia guardando lo stesso film di prima, visto che dopo la prima mezz’ora tutto cambia completamente a partire dal protagonista; ma cambia anche lo stile, scompaiono i lunghi silenzi inquietanti dell’inizio e le cupe atmosfere angoscianti.
Si rimane sbalorditi, affascinati, stupiti, sconvolti: e quando il cinema è in grado di fare ciò, è senza dubbio una buona cosa.
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piernelweb
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mercoledì 14 marzo 2007
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lynch highway
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Intricatissimo puzzle fra realtà, ricordi e sogno, sorprendentemente inquietante e pervaso da un fascino visionario indiscutibile. Lynch, maestro del genere, rimescola la sequenzialità degli eventi sovrapponendo passato, presente e immaginario del protagonista con suggestiva abilità, regalando squarci memorabili. La fotografia e la scelta delle angolazioni di ripresa è per tutta la parte iniziale (in casa di Fred e Renée) sublime, mentre dalla fuga di Pete ed Alice in avanti, il racconto assume toni morbosi con venature horror dal raro impatto emotivo. Patricia Arquette è la perfetta icona della perversione e del delirio onirico del regista. La parte centrale, troppo lunga e poco influente è la più debole.
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Intricatissimo puzzle fra realtà, ricordi e sogno, sorprendentemente inquietante e pervaso da un fascino visionario indiscutibile. Lynch, maestro del genere, rimescola la sequenzialità degli eventi sovrapponendo passato, presente e immaginario del protagonista con suggestiva abilità, regalando squarci memorabili. La fotografia e la scelta delle angolazioni di ripresa è per tutta la parte iniziale (in casa di Fred e Renée) sublime, mentre dalla fuga di Pete ed Alice in avanti, il racconto assume toni morbosi con venature horror dal raro impatto emotivo. Patricia Arquette è la perfetta icona della perversione e del delirio onirico del regista. La parte centrale, troppo lunga e poco influente è la più debole. Forse non ai livelli del successivo Mulholland Drive ma difficile da dimenticare.
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blackdragon89
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lunedì 7 maggio 2012
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il mondo interiore dagli occhi di una telecamera
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"L'amore è tutto ciò che si può ancora tradire" diceva Andrea Pazienza, famoso fumettista e illustratore italiano. Fred Madison è un sassofonista di Los Angeles, sposato con l'incantevole Renée, della quale sospetta però di tradimento, tanto da ritrovarsi spesso a stretto contatto con la follia. Strani fenomeni iniziano a verificarsi nella sua abitazione. "Dick Laurent è morto", esclama una voce priva di corpo al citofono; insolite cassette cominciano ad apparire sul pianerottolo, contenenti riprese della casa, eseguite tramite una videocamera persino in camera da letto. Il tutto sembra ricondursi a un uomo misterioso, che Fred incontra per la prima volta al party di Andy, un presunto amante della moglie.
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"L'amore è tutto ciò che si può ancora tradire" diceva Andrea Pazienza, famoso fumettista e illustratore italiano. Fred Madison è un sassofonista di Los Angeles, sposato con l'incantevole Renée, della quale sospetta però di tradimento, tanto da ritrovarsi spesso a stretto contatto con la follia. Strani fenomeni iniziano a verificarsi nella sua abitazione. "Dick Laurent è morto", esclama una voce priva di corpo al citofono; insolite cassette cominciano ad apparire sul pianerottolo, contenenti riprese della casa, eseguite tramite una videocamera persino in camera da letto. Il tutto sembra ricondursi a un uomo misterioso, che Fred incontra per la prima volta al party di Andy, un presunto amante della moglie. E' il punto di dipartita, in cui ci si accorge di essere sprofondati ancora una volta nel contorto mondo di Lynch; l'insolito individuo sostiene di aver già incontrato il musicista, e per l'appunto di essere a casa sua in quel preciso istante. Quando l'assurdità si concretizza con l'ausilio di una chiamata telefonica, il mondo di Fred comincia a crollare, rivelando oscuri retroscena. Chi è quell'uomo? Quali angoscianti verità si nascondono dietro le fantomatiche tende rosse, ormai marchio di fabbrica del regista? Perchè quella splendida abitazione diviene così opprimente durante la notte? Poi l'ultima cassetta, e la realtà si frammenta.
Un mistero fittissimo e psicologicamente grottesco; la disinvoltura con cui gli eventi vengono esposti, nonostante si reggano su fatti inspiegabili, non fa che alimentare una curiosità alienante, resa strenue da segreti che giocano con il pubblico, tardando a rivelare le loro fattezze.
"Non mi piacciono le telecamere. Preferisco ricordare le cose come le ricordo io, non necessariamente come sono avvenute." I temi cari a lynch sono qui all'ordine del giorno; trasfigurazione psicologica, personalità multipla, e quella tensione pungente enfatizzata alle volte dalle tipiche riprese soggettive, grazie alle quali lo spettatore può oltremodo immedesimarsi nel campo percettivo dei protagonisti. Merita ancora una volta di essere citato il montaggio sonoro, in linea come sempre con le esigenze di quello grafico, che sposta la linea di demarcazione tra attesa e impulso adrenalinico tramite forti sbalzi. Qualche sbavatura è comunque rintracciabile nei dizionari e nel doppiaggio, il cui influsso rischia di abbassare la lucidità del tragitto.
Ripercorrendo forse le idee di "Hotel Room", "Strade Perdute" è un intricato Nastro di Möbius, in cui trame e vicende si rincorrono e si avvolgono su se stesse, in perenne fuga da qualsiasi cosa le preceda. Un noir moderno, in cui i tipici contrasti peculiari del genere arrivano a toccare anche l'aspetto logico-sensitivo in quello che diventa un lavoro dal forte contenuto grottesco ed illusorio. Di profondo impatto psicologico, il film è un viaggio attraverso le tematiche dure e cupe del percorso Freudiano, non certo alla portata e all'interesse di tutti; un lavoro che traccia le sagome della nuova era di Lynch, nel quale il lato percettivo non termina nemmeno dopo i 135 minuti di pellicola.
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dandy
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sabato 26 marzo 2011
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l'inzio del nuovo stile del regista.
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Con una strizzata d'occhio a "La donna che visse due volte" Lynch smonta i meccanismi del noir e crea con questo film un punto di svolta nella sua carriera.Costruisce un racconto che nega ogni spiegazione razionale.Nella prima parte,punta su un'atmosfera onirica e inquietante,piena di paradossi spazio-temporali.Nella seconda(più debole)prevalgono i siparietti pulp e le scene erotiche patinate.E' un metodo nuovo per Lynch,che perfezionerà con "Mulholland Drive" e "INLAND EMPIRE".Qui lo stile è ancora acerbo,le scappatoie nonsense non sempre convincono così,come il finale.L'idea delle videocassette minacciose sembra anticipare "Niente da nascondere" di MIchael Haneke.
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Con una strizzata d'occhio a "La donna che visse due volte" Lynch smonta i meccanismi del noir e crea con questo film un punto di svolta nella sua carriera.Costruisce un racconto che nega ogni spiegazione razionale.Nella prima parte,punta su un'atmosfera onirica e inquietante,piena di paradossi spazio-temporali.Nella seconda(più debole)prevalgono i siparietti pulp e le scene erotiche patinate.E' un metodo nuovo per Lynch,che perfezionerà con "Mulholland Drive" e "INLAND EMPIRE".Qui lo stile è ancora acerbo,le scappatoie nonsense non sempre convincono così,come il finale.L'idea delle videocassette minacciose sembra anticipare "Niente da nascondere" di MIchael Haneke.Musiche del fedele Angelo Badalamenti.Marilyn Manson,è una delle pornoattrici.
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dusk
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martedì 1 novembre 2005
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in medium stat virtus
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Si suole dire, riferendosi ai film realizzati da Lynch, che "o li si ama o li si odia".
Da una parte, generalmente, c'è la platea di aficionados oltranzisti, per i quali il regista americano "non si discute", e chi non ama i suoi film è per forza un idiota fallito che "non capisce nulla di cinema". Dall'altra, c'è chi si indigna altrettanto perchè "i film di Lynch non hanno senso".
Ho visto quasi tutte le opere dell'ideatore di Twin Peaks, e mi son fatto un'idea ben precisa della sua Arte. Idea che si può circoscrivere benissimo al singolo "Strade Perdute".
Credo che, per definizione, un'opera cinematografica sia qualcosa che debba necessariamente essere completa e totalmente conoscibile con una sola visione, e senza alcun libretto delle istruzioni che esplichi la trama.
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Si suole dire, riferendosi ai film realizzati da Lynch, che "o li si ama o li si odia".
Da una parte, generalmente, c'è la platea di aficionados oltranzisti, per i quali il regista americano "non si discute", e chi non ama i suoi film è per forza un idiota fallito che "non capisce nulla di cinema". Dall'altra, c'è chi si indigna altrettanto perchè "i film di Lynch non hanno senso".
Ho visto quasi tutte le opere dell'ideatore di Twin Peaks, e mi son fatto un'idea ben precisa della sua Arte. Idea che si può circoscrivere benissimo al singolo "Strade Perdute".
Credo che, per definizione, un'opera cinematografica sia qualcosa che debba necessariamente essere completa e totalmente conoscibile con una sola visione, e senza alcun libretto delle istruzioni che esplichi la trama.
Il fatto che "Strade Perdute", come quasi tutti i film di Lynch, sia ricco di raccordi poco chiari è, a mio avviso, un'enorme carenza concettuale. Dall'altra parte, però, riconosco al regista il grande merito di essersi creato una schiera di ammiratori, che, con fede incrollabile, commentano con i termini "onirico", "allucinato", "introspettivo" eccetera eccetera qualsiasi ruttino finisca sulle pellicole del regista.
Riuscire a farsi idolatrare in cotal maniera, a mio avviso, è segno di genialità.
Lynch riesce a muovere nella psiche degli spettatori qualcosa di unico, che non viene toccato dalle opere di nessun altro regista al mondo.
"Strade Perdute" è un film intelligente, girato magistralmente secondo le regole classiche del Noir all'Americana, ma con un difficilmente ignorabile stravolgimento dei contenuti, dei nessi causa\effetto, nonchè del normale flusso temporale della trama.
Il senso della sceneggiatura, è poco chiaro. Se all'inizio della pellicola ci fosse un disclaimer che mi obbligasse a una seconda visione chiarificatoria o alla consultazione di qualche opuscolo, allora potrei ritenere necessarie tali operazioni al fine di avere una visione completa dell'opera, ma dato che così non è, mi limito all'impressione avuta dopo una visione con un altissimo livello di concentrazione mentale dall'inizio alla fine.
E' un gran bel film. Ma è impossibile da riassumere, da raccontare e da capire completamente. E la cosa per me costituisce un difetto. Non una cosa che mi manda su tutte le furie perchè "non ci capisce niente", ma nè tantomeno mi manda in brodo di giuggiole, facendomi scomodare parole come "delirio onirico" et similia.
Un gran bel film, ma non un capolavoro. Nè più nè meno.
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(di housebello)
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w la vita!!!!!!
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martedì 6 maggio 2008
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...senza speranza di ritorno
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E' un film che presenta , a mio avviso, un femminismo esasperato, in cui la donna è la tentazione, la gelosia, il tradimento, la pazzia e, infine, è la causa della condanna del povero Fred/Pete, che non riesce a trovare una via di fuga dalla perfida donna traditrice, che coinvolge Pete in un omicidio e una fuga, invece porta all'esasperazione Fred con l'uccisione della donna stessa, ma nemmeno questo serve a liberarsene, perkè catturato ècondannato a morte.Quindi, la donna governa l'uomo, lo priva della sua personalitè, lo modella a suo piacere fino a renderlo un asssassino e non c'è nessuna via di fuga per evitare tutto ciò.E'interessante osservare come al di sopra di tutto vi è un'entità, un essere che controlla tutto(L'uomo misterioso) che si prende gioco di questa imbarazzante condizione tra i due sessi, anzi è lui che dirige il tutto, è lui ke mette il coltello nella mano di Fred per uccidere.
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E' un film che presenta , a mio avviso, un femminismo esasperato, in cui la donna è la tentazione, la gelosia, il tradimento, la pazzia e, infine, è la causa della condanna del povero Fred/Pete, che non riesce a trovare una via di fuga dalla perfida donna traditrice, che coinvolge Pete in un omicidio e una fuga, invece porta all'esasperazione Fred con l'uccisione della donna stessa, ma nemmeno questo serve a liberarsene, perkè catturato ècondannato a morte.Quindi, la donna governa l'uomo, lo priva della sua personalitè, lo modella a suo piacere fino a renderlo un asssassino e non c'è nessuna via di fuga per evitare tutto ciò.E'interessante osservare come al di sopra di tutto vi è un'entità, un essere che controlla tutto(L'uomo misterioso) che si prende gioco di questa imbarazzante condizione tra i due sessi, anzi è lui che dirige il tutto, è lui ke mette il coltello nella mano di Fred per uccidere.In sintesi c'è una sorta di trilogia nel film:Dio,Donna e Uomo, visti rispettivamente come regista, protagonista e vittima... e la vita per alcuni è così , una vita che scorre in delle strade perdute...senza speranza di ritorno.
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[+] kissà
(di amantedell'horror)
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dr. o' le'
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giovedì 27 luglio 2006
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la razionalità non è benvenuta
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Prima di assistere ad una qualsiasi delle opere di Lynch bisogna fare proprio il mantra "non devo sperare di ottenere delle risposte di alcun genere da questo film".
Infatti tranne che in rarissime eccezioni (il solo "Una storia vera" probabilmente), al termine di un film del visionario cineasta americano ci si ritrova ad avere meno convinzioni e meno risposte di quante se ne avevano all'inizio della proiezione.
Strade perdute è una specie di manifesto di questo suo bizzarro modo di fare cinema (insieme al successivo Mulholland Drive).
Il film si dipana senza che ci sia il minimo rispetto dei piani temporali, della caratterizzazione dei personaggi o della trama in generale.
Una stessa protagonista (la bella Arquette) è allo stesso tempo rossa e bionda, ed interpreta due personaggi non si sa quanto differenti tra loro (ed anzi probabilmente la stessa persona).
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Prima di assistere ad una qualsiasi delle opere di Lynch bisogna fare proprio il mantra "non devo sperare di ottenere delle risposte di alcun genere da questo film".
Infatti tranne che in rarissime eccezioni (il solo "Una storia vera" probabilmente), al termine di un film del visionario cineasta americano ci si ritrova ad avere meno convinzioni e meno risposte di quante se ne avevano all'inizio della proiezione.
Strade perdute è una specie di manifesto di questo suo bizzarro modo di fare cinema (insieme al successivo Mulholland Drive).
Il film si dipana senza che ci sia il minimo rispetto dei piani temporali, della caratterizzazione dei personaggi o della trama in generale.
Una stessa protagonista (la bella Arquette) è allo stesso tempo rossa e bionda, ed interpreta due personaggi non si sa quanto differenti tra loro (ed anzi probabilmente la stessa persona).
Lynch si affida al suo solito arsenale di artifizi scenici: primissimi piani stretti sulle labbra (quasi scimmiottando gli spaghetti western di Leone) durante intense discussioni telefoniche, continua penombra e quasi sfocatezza dell'immagine, arditi passaggi da scena a scena.
La follia narrativa raggiunge il culmine in una memorabile scena: ambientazione braccio della morte di un carcere,notte, Pullman , recluso in una cella, urla di dolore richiedendo ai secondini una pillola per stare meglio. Mattina successiva: il secondino fa il solito giro per controllare che tutti gli "occupanti" siano nelle loro celle. Si avvicina a quella di Pullman e guarda sbigottito: all'interno della cella c'è un altro uomo, che presenta le stesse ferite di Pullman ma che evidentemente non è lui.... e che quindi sarà liberato poco dopo.
Dov'è andato a finire il buon Bill? Chi è quel ragazzo e per quale insensato motivo è lì?
Alla fine, fingendo di estraniarsi dal resto della storia, si può ridurre la trama a questo: un uomo è tradito dalla sua donna, la uccide e poi (o prima??) uccide i suoi due amanti. Peccato che tutto il resto che c'è intorno a questo è assolutamente senza senso e senza spiegazione (su tutto scena iniziale e finale che hanno lo stesso protagonista ma presente in due posti diversi... ubiquità?)
Ma va bene così, conosciamo Lynch e lo apprezziamo soprattutto per questo.
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[+] forse nonè mil tuo genere
(di p-syck-o)
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nick castle
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venerdì 27 agosto 2010
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bleaa...
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Siamo al 7° film di David Lynch. Una storia sconclusionata mascherata da sperimentale fa da padrona in questa messa in scena dei desideri più profondi di Lynch, che nonostante un innegabile fascino registico, stuzzica all'inizio, magari incuriosisce, ma man mano che prosegue annoia e diventa presuntuosa. Lynch cerca di essere il più personale possibile, creando e mixando un sonoro azzeccato con le atmosfere, che negli esterni hanno una fotografia da film hard, che poco si prestano alle scarne musiche di Angelo Badalamenti, ma si mischiano bene alle canzoni Marilyn Manson, che appare nel film nel ruolo di un pornoattore. Il film inizia come finisce, non ha nè capo nè coda, e Lynch di fronte a tutti gli spunti possibili è come un programmatore che davanti alla sua tastiera non batte nessun tasto.
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Siamo al 7° film di David Lynch. Una storia sconclusionata mascherata da sperimentale fa da padrona in questa messa in scena dei desideri più profondi di Lynch, che nonostante un innegabile fascino registico, stuzzica all'inizio, magari incuriosisce, ma man mano che prosegue annoia e diventa presuntuosa. Lynch cerca di essere il più personale possibile, creando e mixando un sonoro azzeccato con le atmosfere, che negli esterni hanno una fotografia da film hard, che poco si prestano alle scarne musiche di Angelo Badalamenti, ma si mischiano bene alle canzoni Marilyn Manson, che appare nel film nel ruolo di un pornoattore. Il film inizia come finisce, non ha nè capo nè coda, e Lynch di fronte a tutti gli spunti possibili è come un programmatore che davanti alla sua tastiera non batte nessun tasto.
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