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blackdragon89
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lunedì 7 maggio 2012
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il mondo interiore dagli occhi di una telecamera
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"L'amore è tutto ciò che si può ancora tradire" diceva Andrea Pazienza, famoso fumettista e illustratore italiano. Fred Madison è un sassofonista di Los Angeles, sposato con l'incantevole Renée, della quale sospetta però di tradimento, tanto da ritrovarsi spesso a stretto contatto con la follia. Strani fenomeni iniziano a verificarsi nella sua abitazione. "Dick Laurent è morto", esclama una voce priva di corpo al citofono; insolite cassette cominciano ad apparire sul pianerottolo, contenenti riprese della casa, eseguite tramite una videocamera persino in camera da letto. Il tutto sembra ricondursi a un uomo misterioso, che Fred incontra per la prima volta al party di Andy, un presunto amante della moglie.
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"L'amore è tutto ciò che si può ancora tradire" diceva Andrea Pazienza, famoso fumettista e illustratore italiano. Fred Madison è un sassofonista di Los Angeles, sposato con l'incantevole Renée, della quale sospetta però di tradimento, tanto da ritrovarsi spesso a stretto contatto con la follia. Strani fenomeni iniziano a verificarsi nella sua abitazione. "Dick Laurent è morto", esclama una voce priva di corpo al citofono; insolite cassette cominciano ad apparire sul pianerottolo, contenenti riprese della casa, eseguite tramite una videocamera persino in camera da letto. Il tutto sembra ricondursi a un uomo misterioso, che Fred incontra per la prima volta al party di Andy, un presunto amante della moglie. E' il punto di dipartita, in cui ci si accorge di essere sprofondati ancora una volta nel contorto mondo di Lynch; l'insolito individuo sostiene di aver già incontrato il musicista, e per l'appunto di essere a casa sua in quel preciso istante. Quando l'assurdità si concretizza con l'ausilio di una chiamata telefonica, il mondo di Fred comincia a crollare, rivelando oscuri retroscena. Chi è quell'uomo? Quali angoscianti verità si nascondono dietro le fantomatiche tende rosse, ormai marchio di fabbrica del regista? Perchè quella splendida abitazione diviene così opprimente durante la notte? Poi l'ultima cassetta, e la realtà si frammenta.
Un mistero fittissimo e psicologicamente grottesco; la disinvoltura con cui gli eventi vengono esposti, nonostante si reggano su fatti inspiegabili, non fa che alimentare una curiosità alienante, resa strenue da segreti che giocano con il pubblico, tardando a rivelare le loro fattezze.
"Non mi piacciono le telecamere. Preferisco ricordare le cose come le ricordo io, non necessariamente come sono avvenute." I temi cari a lynch sono qui all'ordine del giorno; trasfigurazione psicologica, personalità multipla, e quella tensione pungente enfatizzata alle volte dalle tipiche riprese soggettive, grazie alle quali lo spettatore può oltremodo immedesimarsi nel campo percettivo dei protagonisti. Merita ancora una volta di essere citato il montaggio sonoro, in linea come sempre con le esigenze di quello grafico, che sposta la linea di demarcazione tra attesa e impulso adrenalinico tramite forti sbalzi. Qualche sbavatura è comunque rintracciabile nei dizionari e nel doppiaggio, il cui influsso rischia di abbassare la lucidità del tragitto.
Ripercorrendo forse le idee di "Hotel Room", "Strade Perdute" è un intricato Nastro di Möbius, in cui trame e vicende si rincorrono e si avvolgono su se stesse, in perenne fuga da qualsiasi cosa le preceda. Un noir moderno, in cui i tipici contrasti peculiari del genere arrivano a toccare anche l'aspetto logico-sensitivo in quello che diventa un lavoro dal forte contenuto grottesco ed illusorio. Di profondo impatto psicologico, il film è un viaggio attraverso le tematiche dure e cupe del percorso Freudiano, non certo alla portata e all'interesse di tutti; un lavoro che traccia le sagome della nuova era di Lynch, nel quale il lato percettivo non termina nemmeno dopo i 135 minuti di pellicola.
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bibo43
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domenica 11 dicembre 2011
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molto strano
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Film molto strano che non risolve diversi problemi di... razionalità, ma forse il pregio e l'originalità sta proprio in questo...
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oblivion7is
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sabato 24 settembre 2011
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il meno bello della tetralogia sull'inconscio.
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Qualcuno dirà "Tetralogia?" "Inconscio?" perché molti invece la chiamano Trilogia dell'Inconscio, Trilogia del Sogno o Tetralogia del Sogno. No, a mio parere mettere Inconscio è più adeguato e idem per Tetralogia: "Eraserhead - La Mente che cancella" si può considerare come una specie di prologo o di dura introduzione alla faccenda, al duro cuore del concetto di film sull'inconscio, film che essenzialmente solo Lynch è riuscito a fare veramente bene, e qui si va a "Strade Perdute", "Mulholland Drive" e infine "INLAND EMPIRE - L'impero della Mente". C'è stato probabilmente un maturamento: "Eraserhead" non era altro che una sperimentazione registica ma soprattutto stilistica, che voleva inserire contesti surreali e grotteschi rendendo la pellicola come un film metaforico per la sua quasi totalità, la cui trama è difficilissima da tracciare, mentre "Strade Perdute" è un gran miglioramento (è stato girato, del resto, quasi 20 anni dopo) dal punto di vista della maturità, in quanto ha una trama delineabile che allo stesso tempo è anche una non-trama, poiché ogni volta che uno pensa di averci capito qualcosa nota quasi subito che ha sbagliato, quando sullo schermo appare un elemento contraddittorio, metodo spesso utilizzato da Lynch per ipnotizzare lo spettatore.
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Qualcuno dirà "Tetralogia?" "Inconscio?" perché molti invece la chiamano Trilogia dell'Inconscio, Trilogia del Sogno o Tetralogia del Sogno. No, a mio parere mettere Inconscio è più adeguato e idem per Tetralogia: "Eraserhead - La Mente che cancella" si può considerare come una specie di prologo o di dura introduzione alla faccenda, al duro cuore del concetto di film sull'inconscio, film che essenzialmente solo Lynch è riuscito a fare veramente bene, e qui si va a "Strade Perdute", "Mulholland Drive" e infine "INLAND EMPIRE - L'impero della Mente". C'è stato probabilmente un maturamento: "Eraserhead" non era altro che una sperimentazione registica ma soprattutto stilistica, che voleva inserire contesti surreali e grotteschi rendendo la pellicola come un film metaforico per la sua quasi totalità, la cui trama è difficilissima da tracciare, mentre "Strade Perdute" è un gran miglioramento (è stato girato, del resto, quasi 20 anni dopo) dal punto di vista della maturità, in quanto ha una trama delineabile che allo stesso tempo è anche una non-trama, poiché ogni volta che uno pensa di averci capito qualcosa nota quasi subito che ha sbagliato, quando sullo schermo appare un elemento contraddittorio, metodo spesso utilizzato da Lynch per ipnotizzare lo spettatore. Poi di "Mulholland Drive" (quasi lineare ma pieno di sorprese, affascinante e probabilmente il capolavoro assoluto di Lynch, anche se registicamente meno ricercato di "Strade Perdute") e "INLAND EMPIRE" (lavoro non tanto maturo quanto innovativo e suggestivo: sarà un'insensata accozzaglia di immagini, ma dopo averlo visto uno non fa altro che pensare a quello che ha visto tentando di dare spiegazioni) preferisco non parlare, per concentrarsi su questo. In poche parole, Fred, sospettoso che la moglie lo tradisca, trova nella posta una videocassetta che li mostra prima a letto e poi mentre lui la uccide. In prigione, il corpo del nostro si trasforma e diventa quello di Pete, tant'è che viene portato fuori dalla prigione: costui è un giovane dal passato difficile da delineare, che ha successo con le donne e che ha una tresca apparentemente solo sessuale con la donna di un criminale che è fisicamente identica alla moglie di Fred. Dei quattro non è nè il più ostico (che è "INLAND EMPIRE") nè il più weird (che è "Eraserhead"), ma è il più artificioso e banale, tant'è che sembra aver poco da dire, ma lo dice con stile. "Mulholland Drive" è meno weird e più o meno altrettanto complesso nella struttura (anche se per definire la struttura di entrambi bisogna ricorrere ad una spiegazione logica, cosa che, essendo diversa per tutte le persone, è quasi impossibile, visto che c'è perfino chi dice che la spiegazione di "Mulholland Drive" risiede nel fatto che Camilla Rhodes è in realtà un alieno), ma è stranamente anche più difficile forse da spiegare. Infatti, a differenza di "Strade Perdute", la risposta non risiede nel paranormale ma solo nell'inconscio, non in femomeni artificiali come l'Eterno Ritorno o la Striscia di Moëbius (che delineano la struttura di questa pellicola), per quanto questi possano non solo aver influenzato il film ma anche averlo reso tale. Un paragone con "INLAND EMPIRE" però non riesco a farlo. Passiamo a meriti e demeriti tecnici: gli attori sono perlopiù bravi, gli unici due punti in sfavore possono essere Balthazar Getty (che si vede sin troppo) e la Arquette quando non è bionda (non so perché, sembra quasi che il colore dei capelli demeriti la sua bravura); la regia è ricercata (anche più che in "Mulholland Drive" che però è visivamente superiore); la fotografia è bella, come anche la sceneggiatura; la colonna sonora Metal, per quanto io ami il genere nella maggior parte delle volte, non riesce ad essere efficace e anzi a volte sembra essere troppo esagerata, se combinata con le immagini che mostra questo neo-noir psicologico; poi vorrei dire che le scene di sesso, per quanto piacevoli, sembrano stonare, perché sono forse troppe e troppo esplicite e sembrano quasi levare fascino ad un film il cui piacere dovrebbe essere più estetico, che so, per le location, per gli effetti speciali o per l'atmosfera che per le tette e il sedere (ottimo tra l'altro) della Arquette. Con questo concludo senza dare una spiegazione alla pellicola, anche perché è facile trovarne una su google (a differenza che con "INLAND EMPIRE", che bisogna cercarla in inglese), e perfino su Wikipedia.
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ryochan
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lunedì 5 settembre 2011
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film discontinuo
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La prima mezz'ora è da maestro del thriller, direttamente all'essenza del genere, e cioè angoscia davanti all'ignoto e senso dell'assurdo, dell'incomprensibile. Vale la pena vederlo solo per questo. Nell'ora successiva però non succede niente, sembra addirittura un altro film, e nella mezz'ora finale non si capisce un'acca.
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misha90
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martedì 23 agosto 2011
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pazzesco
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lynch ha superto se stesso con questo film
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dandy
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sabato 26 marzo 2011
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l'inzio del nuovo stile del regista.
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Con una strizzata d'occhio a "La donna che visse due volte" Lynch smonta i meccanismi del noir e crea con questo film un punto di svolta nella sua carriera.Costruisce un racconto che nega ogni spiegazione razionale.Nella prima parte,punta su un'atmosfera onirica e inquietante,piena di paradossi spazio-temporali.Nella seconda(più debole)prevalgono i siparietti pulp e le scene erotiche patinate.E' un metodo nuovo per Lynch,che perfezionerà con "Mulholland Drive" e "INLAND EMPIRE".Qui lo stile è ancora acerbo,le scappatoie nonsense non sempre convincono così,come il finale.L'idea delle videocassette minacciose sembra anticipare "Niente da nascondere" di MIchael Haneke.
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Con una strizzata d'occhio a "La donna che visse due volte" Lynch smonta i meccanismi del noir e crea con questo film un punto di svolta nella sua carriera.Costruisce un racconto che nega ogni spiegazione razionale.Nella prima parte,punta su un'atmosfera onirica e inquietante,piena di paradossi spazio-temporali.Nella seconda(più debole)prevalgono i siparietti pulp e le scene erotiche patinate.E' un metodo nuovo per Lynch,che perfezionerà con "Mulholland Drive" e "INLAND EMPIRE".Qui lo stile è ancora acerbo,le scappatoie nonsense non sempre convincono così,come il finale.L'idea delle videocassette minacciose sembra anticipare "Niente da nascondere" di MIchael Haneke.Musiche del fedele Angelo Badalamenti.Marilyn Manson,è una delle pornoattrici.
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nick castle
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venerdì 27 agosto 2010
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bleaa...
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Siamo al 7° film di David Lynch. Una storia sconclusionata mascherata da sperimentale fa da padrona in questa messa in scena dei desideri più profondi di Lynch, che nonostante un innegabile fascino registico, stuzzica all'inizio, magari incuriosisce, ma man mano che prosegue annoia e diventa presuntuosa. Lynch cerca di essere il più personale possibile, creando e mixando un sonoro azzeccato con le atmosfere, che negli esterni hanno una fotografia da film hard, che poco si prestano alle scarne musiche di Angelo Badalamenti, ma si mischiano bene alle canzoni Marilyn Manson, che appare nel film nel ruolo di un pornoattore. Il film inizia come finisce, non ha nè capo nè coda, e Lynch di fronte a tutti gli spunti possibili è come un programmatore che davanti alla sua tastiera non batte nessun tasto.
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Siamo al 7° film di David Lynch. Una storia sconclusionata mascherata da sperimentale fa da padrona in questa messa in scena dei desideri più profondi di Lynch, che nonostante un innegabile fascino registico, stuzzica all'inizio, magari incuriosisce, ma man mano che prosegue annoia e diventa presuntuosa. Lynch cerca di essere il più personale possibile, creando e mixando un sonoro azzeccato con le atmosfere, che negli esterni hanno una fotografia da film hard, che poco si prestano alle scarne musiche di Angelo Badalamenti, ma si mischiano bene alle canzoni Marilyn Manson, che appare nel film nel ruolo di un pornoattore. Il film inizia come finisce, non ha nè capo nè coda, e Lynch di fronte a tutti gli spunti possibili è come un programmatore che davanti alla sua tastiera non batte nessun tasto.
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serafale94
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martedì 23 febbraio 2010
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un grandissimo film
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Secondo me è uno dei migliori di Lynch.
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cloudhead
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martedì 20 ottobre 2009
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tutte le strade portano a lynch
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Strade perdute è un gioco riuscito di vasi comunicanti,
che portano linfa nelle vite dei personaggi attraverso
continui avvicendamenti e cambi di prospettiva.
Da apprezzare il ruolo dell'uomo con la videocamera,
apparente chiave del mistero della doppia identità del protagonista,
che si dimostra doppiamente ambiguo quando, nel finale, chiede a Fred:
"E tu, invece, come ti chiami...che cazzo di nome hai tu?"
Magistrali le scelte musicali, in particolare le parti in tedesco, assai calzanti,
usate per sottolineare l'atmosfera da thriller noir che pervade tutto il dipanarsi
della storia.
Certamente surreale, ma non disassato, segue un filo conduttore che è spezzato
dal meccanismo delle "due vite in una" che è l'idea centrale di Lynch.
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Strade perdute è un gioco riuscito di vasi comunicanti,
che portano linfa nelle vite dei personaggi attraverso
continui avvicendamenti e cambi di prospettiva.
Da apprezzare il ruolo dell'uomo con la videocamera,
apparente chiave del mistero della doppia identità del protagonista,
che si dimostra doppiamente ambiguo quando, nel finale, chiede a Fred:
"E tu, invece, come ti chiami...che cazzo di nome hai tu?"
Magistrali le scelte musicali, in particolare le parti in tedesco, assai calzanti,
usate per sottolineare l'atmosfera da thriller noir che pervade tutto il dipanarsi
della storia.
Certamente surreale, ma non disassato, segue un filo conduttore che è spezzato
dal meccanismo delle "due vite in una" che è l'idea centrale di Lynch.
Sicuramente chi volesse trovare incoerenze non resterebbe deluso,
ma l'intreccio regge bene e il risultato è un racconto onirico
ma non dispersivo, folle ma non insensato.
Le strade, per quanto perdute, si riescono sempre a ritrovare.
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ethan
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lunedì 19 ottobre 2009
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grottesco
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E' la terza volta che cerco disperatamente di arrivare alla parola "The end", ma non ci riesco; è uguale a tutti i films di Lynch... soporifici, ma sopratutto, ecco la parola chiave: ONIRICI!
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