Il buio nella mente

Film 1995 | Drammatico 120 min.

Titolo originaleLa cérémonie
Anno1995
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata120 minuti
Regia diClaude Chabrol
AttoriSandrine Bonnaire, Jacqueline Bisset, Isabelle Huppert, Jean-Pierre Cassel, Virginie Ledoyen .
TagDa vedere 1995
MYmonetro 3,09 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Claude Chabrol. Un film Da vedere 1995 con Sandrine Bonnaire, Jacqueline Bisset, Isabelle Huppert, Jean-Pierre Cassel, Virginie Ledoyen. Titolo originale: La cérémonie. Genere Drammatico - Francia, 1995, durata 120 minuti. - MYmonetro 3,09 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Chabrol racconta la storia di una domestica assunta presso una villa che appartiene a una famiglia di ricchi borghesi. Il film è stato premiato al Festival di Venezia.

Consigliato sì!
3,09/5
MYMOVIES 3,08
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Analisi psicologica del mondo femminile.
Recensione di Annarita Mazzucca
Recensione di Annarita Mazzucca

Ispirato al romanzo del 1977 "La morte non sa leggere" di Ruth Rendell (già adattato per il grande schermo dal regista Ousama Rawi nel 1986). La premessa narrativa è irrilevante. Sophie (Sandrine Bonnaire) viene assunta dalla benestante famiglia Lelièvre a lavorare come collaboratrice domestica presso la loro residenza. La ragazza è dislessica e nasconde ossessivamente il suo handicap: non sa leggere. Stringerà presto amicizia con una postina (Isabelle Huppert) odiata dalla famiglia Lelièvre. Le due donne caratterialmente opposte ma a loro modo complementari nascondono un passato poco trasparente. Un'amicizia osteggiata che porterà al licenziamento di Sophie e a delle conseguenze imprevedibili.
Claude Chabrol (ribattezzato come il maestro francese della suspance) costruisce un thriller gelidamente controllato, rilettura degli stratagemmi hitckockiani (regista a cui Chabrol è stato più volte comparato) e di suprema eleganza ed estetica minimalista, disarmante e pieno di disperazione. Il titolo originale della pellicola ("La Ceremonie") richiama lo stile registico. Chabrol delinea gesti e azioni facendoli sembrare rituali ma nello stesso tempo rendendone impercettibili le modifiche infinitesimali, mantenendo ambigue tutte le pedine in gioco fino alla fine, senza far sospettare allo spettatore (quasi come se lo estraniasse e distraesse) l'incombenza e l'ineluttabilità del massacro finale. Di per sé, Il buio nella mente, offre un modello narrativo archetipo, molto familiare al regista, che sovente si spinge dal quotidiano alla tragedia con incursioni nella letteratura poliziesca e in quella più colta. Nel romanzo poliziesco, il comportamento criminale spesso non è tanto un risultato del libero arbitrio quanto qualcosa di determinato da fattori psicologici e sociali. Tuttavia in Chabrol il bisogno di comprendere il crimine è minata dalla visione che il male sia di per sé inspiegabile. I comportamenti illeciti di Sophie e Jeanne non sono semplicemente una reazione compulsiva contro le disuguaglianze di classe, ma un rito curiosamente ordinato, uno sfogo nato dal niente, di inconsapevole valenza rivoluzionaria (o quasi). La pellicola conferma un assioma fondamentale: un capolavoro non può essere "premeditato" in anticipo ma è il risultato di un'imprevedibile alchimia tra sceneggiatura, cast e regia. Superba l'interpretazione delle due protagoniste, Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia.

Sei d'accordo con Annarita Mazzucca?
Analisi psicologica del mondo femminile.

Chabrol racconta la storia di una domestica assunta presso una villa che appartiene a una famiglia di ricchi borghesi. La ragazza non sa leggere ma vuole nascondere questo suo handicap. Troverà la solidarietà di una postina, sua coetanea, che l'aiuterà a sterminare l'intera famiglia. Chabrol torna ad analizzare dei personaggi femminili all'interno di un contesto sociale in cui le differenze di classe restano intatte anche se l'omologazione televisiva si fa sempre più pericolosa. Non c'è partecipazione per gli uni o per gli altri da parte del regista, il quale sa che il suo posto potrebbe essere tra le vittime ma non disprezza le carnefici. Gli scontri ideologici del '68 sembrano scomparsi definitivamente ma il malessere esistenziale è, se possibile, ancora più forte.

Recensione di Stefano Lo Verme

Sophie, una giovane colf analfabeta di bassa estrazione sociale, viene assunta da Georges e Catherine Lelievre, una coppia di coniugi alto-borghesi che vivono con i due figli in una cittadina della provincia francese; ma quando la donna conosce Jeanne, una bizzarra postina dall'oscuro passato, subisce la sua sinistra influenza, che la spingerà fino a un punto di non ritorno.
Il regista Claude Chabrol, un maestro del genere thriller, porta sul grande schermo il romanzo La morte non sa leggere, di Ruth Rendell (dal quale nel 1986 era già stato tratto un omonimo film passato più o meno inosservato), che ha riadattato di persona ambientandolo in un tipico paese di campagna francese, dove tutti gli abitanti si conoscono e in cui è assai difficile nascondere tensioni e conflitti. Come in moltissimi altri film di Chabrol, anche qui ritroviamo alcuni degli elementi ricorrenti del suo cinema problematico e controverso: lo scenario circoscritto di una piccola comunità di provincia, l'analisi lucida e disincantata della classe borghese, e soprattutto il tema dell'intrigo e del delitto.
La regia del film, sempre rigorosamente distaccata e oggettiva, evita di prendere posizione nei confronti delle vicende narrate e si limita a rappresentare con rigore geometrico le vite quotidiane dei personaggi, con un tono in apparenza minimalista che aiuta ad immedesimarsi nella storia, per poi farsi gradualmente più torbido e inquietante. Protagonista del film è Sophie (Sandrine Bonnaire), la silenziosa e introversa governante della famiglia Lelievre, la cui ostinata riservatezza non può che tenere sospesa la curiosità dello spettatore, inducendolo a seguirla nella sua progressiva discesa verso la follia. Altrettanto ambiguo è il personaggio di Jeanne (Isabelle Huppert), che se all'inizio può suscitare simpatia per il suo comportamento schietto e un po' stravagante, si rivelerà ben presto una donna tormentata sulla quale grava l'ombra dell'infanticidio. La sceneggiatura di Chabrol è abilissima nel costruire via via un indefinibile senso di minaccia che percorre tutta la narrazione, e nel delineare un accurato ritratto dell'alta borghesia, senza alcun intento di farne una critica a priori, ma con un assoluto realismo che include pregi e difetti (dalla simpatia e gentilezza manifestate dalla signora Lelievre e dalla figlia Melinda nei riguardi di Sophie, all'autoritaristica arroganza del capofamiglia).
Claude Chabrol ha realizzato dunque un eccellente dramma psicologico, con due anti-eroine motivate da un profondo senso di invidia sociale e culturale (Sophie è analfabeta e si vergogna di ammetterlo, Jeanne ostenta il proprio disprezzo per la ricchezza dei Lelievre), che sceglie di mostrare l'orrore nella sua totale incomprensibilità e insensatezza, lontano da qualunque tentativo di retorica o di giustificazione, un viaggio nell'abisso della psiche umana, nel "buio della mente". Indelebile la scena del massacro finale, con la musica del Don Giovanni in sottofondo. Premiate per l'interpretazione femminile al Festival di Venezia le due protagoniste, Sandrine Bonnaire e la superlativa Isabelle Huppert (alla sua quarta collaborazione con Chabrol), che ha ottenuto anche il César come miglior attrice.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Sedute al tavolo di un bar, si fronteggiano madame Lelièvre e Sophie. Una è sulla destra dello schermo, efficiente nella sua ricerca d’una donna di servizio (in famiglia, più tardi, si discuterà dell’uso di quest’espressione, troppo esplicita). Sulla sinistra, l’altra sta per essere assunta. Il dialogo è grigio, normale. La normalità, appunto, domina le prime immagini di Il buio nella mente (La Cérémonie), [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Come in Violette Noziere o in Un affare di donne, con uno stile più hitchcockiano che classico Chabrol sa raccontare magistralmente le componenti che stanno alla base anche di tanti delitti gratuiti contemporanei, giovanili oppure no: una naturalezza del crimine, l'amoralità stolida e la pulsione egocentrica, il misto di eccitazione e violenza biologica, il capovolgimento della sottomissione inaccettata [...] Vai alla recensione »

Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

C’è una scuola di pensiero che vorrebbe trasformare la Mostra di Venezia in un laboratorio di avanguardismi. Auguriamoci che non arrivi mai al potere perché il Lido deve restare la vetrina ecumenica istituzionalizzata da Gillo Pontecorvo, dove trovano posto tutte le realtà del cinema. Inclusa quella, non certo secondaria, dei film non esclusivamente «da festival», ovvero capaci di attrarre i pubblico [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Sophie (Sandrinc Bonnaire) non è capace di leggere, ma nessuno lo deve sapere. Nemmeno i signori Lelièvre, presso la sontuosa dimora dei quali la giovane donna presta servizio in qualità di governante. Di lei non ci si può lamentare: tutti i lavori sono eseguiti a puntino, e anche ai fornelli dà l’impressione di saperci davvero fare. Insomma, madame Lelièvre (Jacqueline Bisset) da tempo aspettava un [...] Vai alla recensione »

Maurizio Porro
Il Corriere della Sera

Pagato lo scotto del patriottismo agli italiani e del "colossalismo" agli americani, resta da dire di alcuni film del "terzo mondo europeo" (l’Africa è assente, ma ci sarà un Taiwan d’autore) che promettono di far parlare di loro alla Mostra. E alla "Finestra sulle immagini" ci saranno per la prima volta un titolo di Singapore, due brasiliani, un viaggio nella danza spagnola di Carlos Saura, "Flamenco", [...] Vai alla recensione »

winner
coppa volpi migliore int. femminile
Festival di Venezia
1995
winner
coppa volpi migliore int. femminile
Festival di Venezia
1995
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