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killbillvol2
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domenica 6 maggio 2012
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reservoir dogs
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Il primo e grandioso film di Quentin Tarantino è un thriller violento, che mostra la violenza più che suggerirla, ed (strano a dirsi) è anche per questo che nel tempo è diventato un cult del cinema contemporaneo, dove anche nelle scene più crude non è mai morboso. A tratti divertente, riesce a coinvolgere lo spettatore catapultandolo in un garage per quasi un'ora e mezza.
Sei sconosciuti sono stati riuniti per realizzare il colpo perfetto, ma questo va parecchio male (due di loro muoiono e uno rimane ferito). I quattro superstiti vanno nel garage dove tutti si sarebbero dovuti incontrare dopo la rapina, e capiscono che tra di loro c'è un'infiltrato della polizia.
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Il primo e grandioso film di Quentin Tarantino è un thriller violento, che mostra la violenza più che suggerirla, ed (strano a dirsi) è anche per questo che nel tempo è diventato un cult del cinema contemporaneo, dove anche nelle scene più crude non è mai morboso. A tratti divertente, riesce a coinvolgere lo spettatore catapultandolo in un garage per quasi un'ora e mezza.
Sei sconosciuti sono stati riuniti per realizzare il colpo perfetto, ma questo va parecchio male (due di loro muoiono e uno rimane ferito). I quattro superstiti vanno nel garage dove tutti si sarebbero dovuti incontrare dopo la rapina, e capiscono che tra di loro c'è un'infiltrato della polizia.
Più della metà del cast non sopravvive fino ai titoli di coda, ma, in fondo, non si prova rimpianto quasi per nessuno, in quanto praticamente tutti i personaggi sono persone violente o sadiche(Mr. Blonde), oppure oportuniste e deboli(Mr. Pink) e così via... In più vanta una realistica scena di tortura girata tutta con un bellissimo piano sequenza, senza stacchi, e di dialoghi volgari e al limite del grottesco, come la conversazione iniziale al bar, in cui i vari protagonisti cogetturano sul vero significato della canzone "Like a Vergin" di Madonna. E' anche la dimostrazione che con un budget irrisorio si può realizzare un gran film...
VOTO REALE: 3 E MEZZO.
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sg.wolf
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giovedì 29 dicembre 2011
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capolavoro tarantiniano
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primo film di tarantino e anche quello che l'ha battezzato regista del secolo,le iene(reservoir dogs)oltre a azioni mozzafiato e sparatorie rappresenta la società in cui è uno solo a usufruire dei soldi.
Come ci si fa a scordare di mr white che si fidava ciecamente di orange,dello psicopatico mr.blonde e del professionista mr pink,tanto maldestro quanto freddo
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denzel for ever
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giovedì 24 novembre 2011
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bello....
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gli do 3 stelle ma è giusto i raiting che ha....e cioè 3.5.....il film è bello...che scorre molto bn.....nn è un capolavoro...ma cmq un ottimo esordio
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tiamaster
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mercoledì 28 settembre 2011
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99 minuti in un garage
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esordio eccellente quello ottenuto da tarantino,in un film dove c'è tutto il suo spirito pulp in uno dei film più belli dell'anno,bravissimi attori come l'eccellente harvey keitel,dando il via a uno stile che ai tempi spacco in due la critica con tematiche che tarantino bene o male ficca in ogni suo film:la violenza,la criminalità ecc. e i suoi tocchi personali come l'humor nero di certe scene,dialoghi ricchi di parolaccie,monologhi brillanti.un esordio come se ne vedono pochi,la genesi di un garnde regista,un film indimenticabile.
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the reservoir dude
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martedì 21 giugno 2011
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il debutto alla regia dell'andy warhol del cinema.
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Il cinema è un'arte. I registi sono artisti. Questo film è arte. Che si riallaccia ad un filone ben preciso: Pop Art. Si sente il peso di Andy qui. Tarantino ormai è un marchio di fabbrica. Ne "Le Iene" descrive il suo punto di vista dell'America e dei suoi abitanti. Rappresenta l'americano medio, non molto lontano da Homer Simpson. Ricco di citazioni e rimandi, "Reservoir Dogs" mostra la violenza, anzi la analizza. Senza dichiararsi a favore o contro essa. La sequenza cult della tortura, quella del taglio dell'orecchio del povero Marvin (nome porta-sfortuna), è profonda, perché nasce da pulsioni insite nello stomaco. Il torturatore ne ha bisogno, ma non lo ammette. Ha fame di violenza. E Tarantino analizza questa pulsione, mostrando come nasce, come si sviluppa e le sue conseguenze.
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Il cinema è un'arte. I registi sono artisti. Questo film è arte. Che si riallaccia ad un filone ben preciso: Pop Art. Si sente il peso di Andy qui. Tarantino ormai è un marchio di fabbrica. Ne "Le Iene" descrive il suo punto di vista dell'America e dei suoi abitanti. Rappresenta l'americano medio, non molto lontano da Homer Simpson. Ricco di citazioni e rimandi, "Reservoir Dogs" mostra la violenza, anzi la analizza. Senza dichiararsi a favore o contro essa. La sequenza cult della tortura, quella del taglio dell'orecchio del povero Marvin (nome porta-sfortuna), è profonda, perché nasce da pulsioni insite nello stomaco. Il torturatore ne ha bisogno, ma non lo ammette. Ha fame di violenza. E Tarantino analizza questa pulsione, mostrando come nasce, come si sviluppa e le sue conseguenze. Come da Lui affermato, il suo vero interesse sta nello sciogliersi della vicenda violenta: egli, Tarantino, afferma che la violenza è insita nell'uomo e non la si può scacciare (al limite possiamo assopirla). Le citazioni sono nei film di Scorsese (Casinò, Mean Streets) e Kubrick (The Killing). Ha vinto un'Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale. Memorabile la colonna sonora, accuratamente scelta dallo stesso Quentin. Indimenticabile il Mexican Standoff finale. Non ci sono sopravvisuti. Apparte uno molto fortunato. Geniale e ricorrente in quasi tutti i suoi film l'intreccio a pezzi. Spezza il tempo. WOW. Un motivo per vederlo? E' arte.
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sixy89
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giovedì 5 maggio 2011
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sopravvalutato
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Un thriller come tanti altri. Forse il mio giudizio è dettato dal fatto che ho visto il film nel 2011 e non nel 1992 quando è uscito e il panorama cinematografico era molto diverso, fatto sta che non l'ho trovato un film speciale, non mi ha colpita in nessun senso. Un thriller discreto, da vedere, ma come tanti altri.
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mario73
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domenica 24 aprile 2011
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il folgorante esordio
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Nell'anno 1992, all'età di 29 anni, Quentin Tarantino, ex commesso di un videonoleggio, onnivoro di cinema, sforna un autentico capolavoro, in Italia passato assolutamente inosservato finanche nella seconda distribuzione (avvenuta successivamente all'uscita di "Pulp Fiction", sull'onda del successo di quest'ultima pellicola).
"Le Iene" è diventato poi, direi per fortuna, con il passare del tempo, un cult-movie. Meritandoselo.
Dal folgorante incipit in cui i sei componenti della banda messa su dall'anziano boss -i sei non si conoscono tra di loro ed usano nomi fittizi- parlano in una tavola calda, prima della rapina, del significato di "Like a vergin" di Madonna e di mance alle cameriere, si passa al post-raipna, finita in un massacro, con due rapinatori uccisi, uno gravemente ferito e vittime anche tra poliziotti e passanti.
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Nell'anno 1992, all'età di 29 anni, Quentin Tarantino, ex commesso di un videonoleggio, onnivoro di cinema, sforna un autentico capolavoro, in Italia passato assolutamente inosservato finanche nella seconda distribuzione (avvenuta successivamente all'uscita di "Pulp Fiction", sull'onda del successo di quest'ultima pellicola).
"Le Iene" è diventato poi, direi per fortuna, con il passare del tempo, un cult-movie. Meritandoselo.
Dal folgorante incipit in cui i sei componenti della banda messa su dall'anziano boss -i sei non si conoscono tra di loro ed usano nomi fittizi- parlano in una tavola calda, prima della rapina, del significato di "Like a vergin" di Madonna e di mance alle cameriere, si passa al post-raipna, finita in un massacro, con due rapinatori uccisi, uno gravemente ferito e vittime anche tra poliziotti e passanti. Chi tra loro è l'infiltrato della Polizia?
La struttura composita del film, che già precorre quella "circolare" di "Pulp Fiction" è già una innovazione, ma ciò che colpisce in questo esordio è l'assoluta padronanza dell'autore il quale sembra scrivere e dirigere il film con un occhio a Scorsese e l'altro al Kubrick di "Rapina a mano armata". Contrappuntato da una colonna sonora anni '70 da urlo e segnato da scene in cui violenza ed ironia generano una miscela esplosiva ed esaltante (su tutte la quasi insostenibile scena della tortura del poliziotto da parte di Mr. Blonde). Impreziosito dalla presenza di Harvey Keitel -anche produttore- e infarcito di attori allora poco conosciuti (uno su tutti Tim Roth), il film, che al contrario dei successivi film di Tarantino, non vede la presenza di figure femminili, segna un modo nuovo di raccontare il gangster movie, concentrando l'azione all'interno di un luogo chiuso - il capannone dove era fissato l'appuntamento dopo la rapina -, facendo crescere la tensione riavvolgendo la storia su se stessa, instillando in chi guarda i dubbi dei protagonisti e facendo sopportare un'enorme carica di violenza in maniera naturale. Da applausi.
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andrea b
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venerdì 15 aprile 2011
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esordio straordinario
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Dopo aver fallito una repina ad una gioielleria,dove Mr. Blue e Mr. Brown trovano la morte, i superstiti si ritrovano in un deposito con Mr. Orange gravemente ferito.Uno di loro è però un infiltrato.L' esordio di Tarantino alla regia è un film che subito diventò un cult introducendolo nell' olimpo dei migliori registi di tutti i tempi.E' una pellicola a basso costo dove la violenza è usata in modo intelligente e soprattutto non fine a se stessa.Una storia cruda che non ammette citazione perbeniste dove non ci sono vincitori.Grande la colonna sonora e degna di nota la fantastica scena della tortura del poliziotto da parte di Mr. Blond.Il branco,marchio di fabbrica dell' autore, sarà presente in quasi tutte le opere del regista italo-americano.
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pier lorenzo pisano
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venerdì 1 aprile 2011
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una grande prima prova, cinica e violenta
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Il primo lungometraggio di Tarantino presenta molte tematiche che ritorneranno sempre: la violenza (qui ancora realistica e non ridicola, la formidabile sceneggiatura dai dialoghi ironici e sferzanti, un’esasperato citazionismo e in particolare un grosso debito col cinema orientale(al quale attinge pesantemente, basti pensare a “City on Fire”).
La vicenda tratta essenzialmente di una rapina andata male, per colpa di un infiltrato: ma l’attenzione è posta sui dialoghi e le differenti psicologie dei personaggi; la scena della rapina non verrà mai rappresentata sullo schermo, mentre attraverso vari flashback conosceremo gradualmente i retroscena e dettagli sui rapinatori.
La sequenza iniziale sintetizza l’essenza stessa del film: un gruppo di persone in un caffè, discutono di musica e di altri argomenti generici.
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Il primo lungometraggio di Tarantino presenta molte tematiche che ritorneranno sempre: la violenza (qui ancora realistica e non ridicola, la formidabile sceneggiatura dai dialoghi ironici e sferzanti, un’esasperato citazionismo e in particolare un grosso debito col cinema orientale(al quale attinge pesantemente, basti pensare a “City on Fire”).
La vicenda tratta essenzialmente di una rapina andata male, per colpa di un infiltrato: ma l’attenzione è posta sui dialoghi e le differenti psicologie dei personaggi; la scena della rapina non verrà mai rappresentata sullo schermo, mentre attraverso vari flashback conosceremo gradualmente i retroscena e dettagli sui rapinatori.
La sequenza iniziale sintetizza l’essenza stessa del film: un gruppo di persone in un caffè, discutono di musica e di altri argomenti generici. Questa scena è completamente slegata dal resto del film ed ha due funzioni: ci mostra i personaggi rilassati, a loro agio, scherzosi e crea nello spettatore empatia per loro (che sarebbe stato difficile creare mostrandoli come assassini spietati); in secondo luogo lancia alcuni indizi su ognuno attraverso i loro discorsi: i personaggi sono i loro dialoghi.
Mr. White(Harvey Keitel) è “anziano” rispetto agli altri e accomodante, ma sa farsi rispettare; Mr. Pink(Steve Buscemi) col suo discorso sulle mance appare anticonformista, cinico, materialista e calcolatore; Mr. Blonde(Michael Madsen) è taciturno, e l’unica battuta che dice è:“vuoi che spari a questo stronzo?”, che pur se detta in un contesto scherzoso esprime la sua violenza; Eddie "il bello" Cabot(Chris Penn) sembra amichevole, ma si distingue dagli altri: è lui che raccoglie le mance, si trova evidentemente in una situazione di superiorità, ed infatti è il figlio del boss; Joe Cabot(Lawrence Tierney) è il capo indiscusso, piu anziano di Mr. White, paga per gli altri e ignora le resistenze di Mr. Pink nel lasciare una mancia; Mr. Orange(Tim Roth) parla solo quando Joe chiederà chi non ha messo la mancia: fa la spia, ed infatti sarà lui a tradire.
È importante sottolineare come nulla faccia presagire che questi uomini siano dei criminali. Assistiamo solo ad una scena tranquilla in un bar.
Subito dopo questa lunga sequenza, il ritmo del film cambia drasticamente e davanti a noi c’è un uomo urlante in un lago di sangue, un irriconoscibile Mr. Orange(se confrontato alla persona vista nel bar) con Mr. White alla guida. Lo spettatore è catapultato nell’azione, senza nessuna idea su cosa stia succedendo, (sebbene inizialmente la sceneggiatura di Tarantino dopo la scena del bar prevedesse una didascalia “uno di questi uomini è un poliziotto. E prima della fine, saranno tutti morti tranne uno”).
A parte alcuni interni e pochissimi esterni, tutto il film si svolge nell’hangar, punto di ritrovo a rapina ultimata; come in un dramma teatrale tutta l’azione e la tensione passa attraverso il parlato, mentre la violenza oltre che verbale è anche fisica: celebre la scena della tortura del poliziotto da parte di Mr. Blonde a ritmo di "Stuck in the Middle With You".
Una grande prima prova, cinica e violenta; il piccolo hangar che ospita i rapinatori è una metafora del mondo fuori controllo in cui viviamo, dove la follia può presentarsi in ogni momento, nessuno è davvero in grado di conoscere gli altri, non ci si può fidare di nessuno ed anzi la fiducia paga pegno, non c’è nulla di pianificabile e l’imprevisto è all’ordine del giorno e tutti attendono impotenti il proprio destino.
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bella earl!
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mercoledì 16 marzo 2011
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in una parola: stellare!
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Non avrei mai pensato di poterlo dire. Ma ci sono alcuni passaggi, alcune atmosfere, alcune interpretazioni che mi fanno favorire questo film d'esordio (ci tengo a sottolineare quel termine) al seguente Pulp Fiction. Prendiamo, come esempio, l'interpretazione di Steve Buscemi. Alcuni passaggi facevano venire l'ansia. Provavo quello che provava lui. Nella scena del bagno (per intenderci il discorso con Harvey Keitel) il nostro Buscemi, o Mr. Pink che dir si voglia, mi ha trasmesso la voglia di scoprire e impallinare l'autore del tradimento. E' solo quando alla fine si scopre chi è questo traditore che la voglia m'è passata (ma per favoritismi in quanto sono un vero fan dell'attore che interpreta il traditore).
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Non avrei mai pensato di poterlo dire. Ma ci sono alcuni passaggi, alcune atmosfere, alcune interpretazioni che mi fanno favorire questo film d'esordio (ci tengo a sottolineare quel termine) al seguente Pulp Fiction. Prendiamo, come esempio, l'interpretazione di Steve Buscemi. Alcuni passaggi facevano venire l'ansia. Provavo quello che provava lui. Nella scena del bagno (per intenderci il discorso con Harvey Keitel) il nostro Buscemi, o Mr. Pink che dir si voglia, mi ha trasmesso la voglia di scoprire e impallinare l'autore del tradimento. E' solo quando alla fine si scopre chi è questo traditore che la voglia m'è passata (ma per favoritismi in quanto sono un vero fan dell'attore che interpreta il traditore). Tutti gli attori che hanno fornito la loro, splendida, partecipazione a questo primo progetto di colui che sarà universalmente riconosciuto come uno dei maestri del cinema, tali Tim Roth, Michael Madsen e i già citati Buscemi e Keitel, hanno sicuramente consolidato la loro posizione all'interno del mondo del cinema con questo Film con la F maiuscola.
Imperidibile per ogni amante del cinema che si rispetti.
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